Sospensione dei versamenti per l’emergenza Covid-19

Con il Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, meglio conosciuto come “Decreto Liquidità”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 8 aprile 2020 ed in vigore dal 9 aprile 2020, sono state stabilite ulteriori proroghe per quanto riguarda i termini di esecuzione dei versamenti sia ai fini fiscali che contributivi. Nel complesso, la sospensione dei versamenti risulta essere diversificata in base:

  • all’importo complessivo dei ricavi o dei compensi del periodo d’imposta 2019;
  • al parametro percentuale della diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei mesi di marzo e di aprile 2020 in rapporto agli stessi mesi dell’anno 2019;
  • alla collocazione in specificate zone colpite in maggior misura;
  • alla tipologia dell’attività esercitata.

Nello specifico, per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, con conseguimento di ricavi o di compensi non superiori a 50 milioni di euro nell’anno solare 2019, viene stabilita la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, l’addizionale regionale, l’addizionale comunale, l’Iva, i contributi previdenziali ed assistenziali ed i premi Inail, con la condizione necessaria che venga riscontrata una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% in rapporto allo stesso mese dell’anno 2019.

Nel caso in cui i ricavi o i compensi conseguiti nell’anno solare 2019 siano superiori a 50 milioni di euro, necessita che la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi risulti quantomeno del 50%.

I versamenti vengono sospesi anche per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione che hanno iniziato le attività stesse con decorrenza dal 1 aprile 2019.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 inferiori a 50 milioni di euro

L’art. 18, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce che per i soggetti  che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 9 aprile 2020,  viene prevista la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione dei sopraindicati versamenti viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi, di conseguenza il raffronto deve essere effettuato tra importi al lordo dell’Iva, quantomeno del 33% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione versamenti

Sospensione dei versamenti per i soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 inferiori a 2 milioni di euro

L’art. 62 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, stabilisce che i soggetti che esercitano  attività d’impresa, di arte o di professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 2 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo 2020, che non esercitano l’attività in determinati settori o Province maggiormente colpiti dall’emergenza, hanno usufruito della sospensione dei versamenti:

  • riguardanti l’Iva, le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, i contributi previdenziali ed assistenziali ed i premi Inail;
  • che avevano scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 ed il 31 marzo 2020.

Questi soggetti, per poter usufruire delle ulteriori sospensioni nei mesi di aprile e di  maggio 2020 devono pertanto attenersi al nuovo requisito della riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33%, come in precedenza riportato.

Sospensione dei versamenti per i soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 superiori a 50 milioni di euro

L’art. 18, commi 3 e 4, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce che i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 9 aprile 2020, viene prevista la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e maggio 2020 riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione dei sopraindicati versamenti viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi, di conseguenza il raffronto deve essere effettuato tra importi al lordo dell’Iva, quantomeno del 50% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 50% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti che hanno iniziato l’attività con decorrenza dal 1 aprile 2019

L’art. 18, comma 5, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 stabilisce la sospensione dei versamenti anche per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione,  indipendentemente dal riscontro della diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei mesi di marzo e di aprile 2020, che hanno:

  • il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato;
  • iniziato le attività stesse con decorrenza dal 1 aprile 2019.

Anche per questi soggetti si tratta dei versamenti riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

I versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.
Emergenza Covid Bergamo

I soggetti domiciliati o aventi sede legale oppure operativa nelle Province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza

L’art. 18, comma 6, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce la sospensione dei versamenti Iva nei mesi di aprile e di maggio 2020 relativamente ai soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione:

  • che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nei territori delle Province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza;
  • indipendentemente dall’importo complessivo dei ricavi o dei compensi conseguiti nel periodo d’imposta precedente.

La sospensione dei versamenti Iva viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti che esercitano l’attività in specificati settori colpiti in maggior misura dall’emergenza

In base a quanto previsto dall’art. 18, comma 8, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, in riferimento ai soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato e che esercitano l’attività nei settori colpiti in maggior misura dall’emergenza sanitaria, quali ad esempio turismo, ristorazione, trasporti, servizi di assistenza, attività sportive, intrattenimento, attività culturali, ecc., rimane invariata la sospensione, stabilita dall’art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e dall’art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, con decorrenza dal 2 marzo 2020 e fino al 30 aprile 2020, dei termini riguardanti i versamenti:

  • delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, che gli anzidetti soggetti effettuano nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

Per questi soggetti erano anche gia stati sospesi i termini dei versamenti riguardanti l’Iva, in scadenza nel mese di marzo 2020.

I soggetti in questione devono provvedere ad eseguire i versamenti sospesi in precedenza dall’art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e dall’art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, senza l’applicazione di sanzioni e interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020, che cadendo di domenica, viene posticipato al 1 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino a un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di maggio 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione dei versamenti per i soggetti che esercitano più attività

In conseguenza di quanto precisato al paragrafo 1.2 della Circolare Agenzia delle Entrate 3.4.2020 n. 8, nel caso in cui un soggetto svolga l’esercizio più attività nell’ambito della medesima impresa e solamente una oppura una parte di tali attività sia compresa nei settori descritti dai menzionati art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, per poter usufruire della sospensione dei versamenti è indispensabile che le attività facenti parte di quelle oggetto di sospensione vengano esercitate in modo prevalente in rapporto alle altre esercitate dalla stessa impresa, prendendo quale riferimento il maggiore ammontare dei ricavi o dei compensi che ne conseguono, con riferimento all’ultimo periodo d’imposta per il quale è stata presentata la dichiarazione.

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Le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 8, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche, rimane ferma la sospensione fino al 31 maggio 2020 dei versamenti riguardanti le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, i contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi Inail, a norma dell’art. 61, comma 5, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

I versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione dei versamenti per gli enti non commerciali

L’art. 18, comma 5, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 ha previsto che relativamente agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosicivilmente riconosciuti, che esercitano attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa, vengono sospesi i versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti:

  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 n. 23, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Gli acconti Irpef, Ires e Irap per l’anno 2020

L’art. 20 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 stabilisce, in sostanza, la riduzione all’80% della misura degli acconti Irpef, Ires e Irap dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, quindi l’anno 2020 per i soggetti solari, nel caso in cui gli acconti vengano conteggiati con il cosiddetto criterio previsionale.

In particolare, viene stabilito che non verranno applicate le sanzioni e gli interessi per omesso o insufficiente versamento dei sopraindicati acconti, nel caso in cui l’importo versato sia come minimo uguale all’80% dell’ammontare che risulterebbe dovuto a titolo di acconto in base alla dichiarazione relativa all’anno 2020, ossia in base ai modelli Redditi/2021 e Irap/2021.

La sospensione delle ritenute d’acconto per i soggetti con ricavi o compensi inferiori a 400.000 euro

L’art. 19 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, che adegua con modificazioni il comma 7 dell’art. 62 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, stabilisce che i professionisti e gli intermediari del commercio, quindi i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo, quali a titolo di esempio i professionisti e gli artisti, oppure redditi per rapporti di agenzia, di rappresentanza di commercio, di commissione, di mediazione e di procacciamento di affari, hanno la possibilità di richiedere ai propri committenti che non venga operata la ritenuta d’acconto al momento del pagamento dei propri compensi, nel caso in cui il pagamento venga effettuato nel periodo dal 17 marzo 2020 al 31 maggio 2020.

Per poter procedere all’applicazione di questa norma, i soggetti interessati devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • aver incassato nell’anno 2019 ricavi o compensi per un importo complessivo non superiore a 400.000,00 euro;
  • non aver sopportato costi per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato nel mese precedente,rispetto al momento dell’applicabilità della ritenuta.

La richiesta può essere specificata nella fattura, con uno specifico richiamo alla norma e di conseguenza non verrà indicato il rigo relativo alla ritenuta d’accontocon l’importo da trattenere.

Sarà poi cura del percipiente procedere direttamente al versamento dell’importo della ritenuta non operata, in unica soluzione entro il 31 luglio 2020 oppure in cinque rate mensili con decorrenza dal mese di luglio 2020, senza l’applicazione di sanzioni o di interessi.

La collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate, gli Enti di previdenza e l’Inail ai fini delle verifiche

L’art. 18, comma 9, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 dispone che l’Inps, gli altri Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e di assistenza e l’Inail procedano alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati identificativi dei soggetti che hanno provveduto ad effettuare la sospensione del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi di assicurazione obbligatoria in base alle norme previste dallo stesso art. 18 e che sono già state illustrate in precedenza. L’Agenzia delle Entrate provvederà poi a comunicare agli Enti suddetti i risultati dei riscontri eseguiti sulle verifiche dei requisiti riguardanti il fatturato ed i corrispettivi, che hanno rilevanza ai fini della sospensione dei versamenti.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Trattamenti di integrazione salariale, istruzioni Inps

Tramite la Circolare n. 47 del 28 marzo 2020, l’Inps ha illustrato le prime istruzioni per permettere alle imprese di poter accedere ai trattamenti di integrazione salariale in base alle procedure speciali introdotte dagli articoli da 19 a 22 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, meglio conosciuto come Decreto “Cura Italia”, per poter affrontare i danni economici provocati dalla diffusione della pandemia Covid-19.

In particolare, le anzidette misure si riferiscono:

  • alla cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO);
  • all’assegno ordinario;
  • alla cassa integrazione in deroga.

Nello specifico, relativamente alle procedure di pagamento della CIGO speciale, per le imprese permane invariata l’opportunità di procedere ad anticipare le prestazioni e di compensare in seguito gli importi, così come l’opportunità di procedere alla richiesta del pagamento diretto da parte dell’Inps.

L’Inps specifica che, in conseguenza dell’eccezionale contesto di emergenza, le imprese potranno procedere alla richiesta del pagamento diretto senza alcun obbligo di presentare i documenti attestanti le problematicità economiche dell’impresa.

Un ulteriore rilevante chiarimento concerne l’opportunità di accedere alla CIGO per le imprese che, alla data del 23 febbraio 2020, già beneficiano di un trattamento di CIGS e che devono procedere alla sospensione del correlato programma quale effetto della sospensione dell’attività produttiva in conseguenza dell’emergenza pandemica.

In relazione a questa ipotesi, regolata dall’art. 20 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, l’Inps specifica che la stessa riguarda solamente le imprese in CIGS che sono ammesse anche alla disciplina delle integrazioni salariali ordinarie, mentre per le imprese non ammesse sussiste tuttavia la possibilità di presentare la richiesta di CIG in deroga.

Le misure speciali di integrazione salariale, istruzioni Inps per la CIGO e per l’assegno ordinario

Relativamente ai trattamenti di cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) concessi tramite le procedure agevolate stabilite dall’art. 19 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, l’Inps rammenta quanto di seguito:

  • possono accedervi solamente i datori di lavoro facenti parte della categoria delle imprese specificate all’art. 10 del Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, che esercitano, per la maggiore, attività di tipo industriale;
  • spetta ai lavoratori dipendenti che, alla data del 23 febbraio 2020, risultano essere alle dipendenze delle imprese che richiedono la prestazione.

Tuttavia, ai fini della conservazione della suddetta caratteristica, nei casi di trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 del Codice Civile e nell’ipotesi di un lavoratore dipendente che passa alle dipendenze dell’impresa che subentra nell’appalto, deve essere conteggiato anche il lasso di tempo nel corso del quale il lavoratore dipendente stesso è stato alle dipendenze della precedente impresa.

Oltre a quanto sopra, l’Inps sottolinea che nell’eventualità della presenza di ferie pregresse non ancora beneficiate da parte dei lavoratori dipendenti interessati la fattispecie non risulta essere  di impedimento all’eventuale accoglienza dell’istanza di CIGO o di assegno ordinario, di conseguenza nelle richieste non dovrà essere inserito questo dato informativo.

Covid 19 sostegno lavoratori e imprese

Il periodo del trattamento ordinario

Una ulteriore ma rilevante precisazione è quella relativa alla durata massima di 9 settimane, per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 agosto 2020, del trattamento di CIGO regolato dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

Su questo punto viene evidenziato che il trattamentoin argomento fa venire meno quanto di seguito indicato:

  • il limite dei 24 mesi, ovvero dei 30 mesi relativamente alle imprese del settore edile e lapideo nel quinquennio mobile, fissato per la durata massima cumulativa dei trattamenti dall’art. 4 del Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015;
  • il limite di 1/3 delle ore lavorabili di cui all’art. 12, comma 5, dello stesso Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015.

Per questo motivo, l’Inps precisa che possono effettuare la richiesta del trattamento di CIGO e di assegno ordinario con indicazione della causale “Covid-19 nazionale” anche le imprese che già hanno raggiunto i sopraddetti limiti.

Il procedimento sindacale semplificato

Uno degli argomenti esaminati dalla Circolare n. 47 del 28 marzo 2020 è anche il procedimento semplificato di informazione e di consultazione sindacale che è necessaria, in base a quanto stabilito dall’art. 19, comma 2, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, all’atto della presentazione della richiesta di CIGO.

In breve, le imprese che presentano la richiesta di CIGO sono esonerate dall’ottemperanza del procedimento di informazione sindacale previsto dall’art. 14 del Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015.

Rimangono da ottemperare, invece, l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto che devono essere effettuati, anche tramite via telematica, entro i 3 giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

A questo proposito l’Inps precisa che, al momento della presentazione della richiesta di concessione di CIGO e di assegno ordinario, non sarà necessario dover dare comunicazione all’Inps circa l’esecuzione delle suddette osservanze, per cui l’Istituto ammetterà il provvedimento di autorizzazione nel caso risultino rispettati tutti gli altri requisiti.

Le procedure di pagamento della CIGO

Relativamente alle procedure di pagamento delle prestazioni, per le imprese permangono invariate le eventualità di procedere:

  • all’anticipazione delle prestazioni e di compensare in seguito gli importi;
  • in via di straordinaria, alla richiesta del pagamento diretto da parte dell’Inps.

Sul questo punto, nella Circolare n. 47 del 28 marzo 2020 viene chiarito che conseguentemente all’eccezionale contesto di emergenza, le imprese potranno procedere alla richiesta del pagamento diretto da parte dell’Inps senza essere obbligate a fornire i documenti attestanti le difficoltà finanziarie nelle quali le stesse si stanno trovando.

Identica condizione è ritenuta valida anche per quanto riguarda le richieste di assegno ordinario garantito dal Fondo di Integrazione Salariale.

Coronavirus trattamenti per le imprese

Il trattamento ordinario per le imprese che già fruiscono di CIGS

Un’ulteriore rilevante chiarimento è quello relativo alla possibilità di accedere alla CIGO ai sensi dell’art. 19 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 per quanto riguarda le imprese che, nel contempo:

  • alla data del 23 febbraio 2020 già beneficiano di un trattamento di CIGS;
  • devono interrompere il correlato programma per effetto dell’interruzione dell’attività produttiva in conseguenza dell’emergenza pandemica.

In relazione a questa ipotesi, regolamentata dall’art. 20 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, l’Inps precisa che sono interessate solamente le imprese in CIGS che rientrano anche nella regolamentazione delle integrazioni salariali ordinarie, mentre, per quelle non ammesse, quali ad esempio, le imprese del commercio e le agenzie di viaggio e turismo che occupano oltre 50 lavoratori dipendenti, sussiste in ogni caso l’eventualità di poter presentare la richiesta di Cassa integrazione salariale in deroga.

La Cassa integrazione salariale in deroga

L’art. 22, comma 1, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 stabilisce, per effetto dell’emergenza pandemica da Covid-19, che le Regioni e le Province autonome interessate possano procedere ad approvare trattamenti di Cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro ed in ogni caso per un periodo non superiore a 9 settimane, in relazione alle imprese:

  • del settore privato, comprese quelle agricole, della pesca e del terzo settore, inclusi gli enti religiosi civilmente riconosciuti;
  • per le quali non trovano attuazione le tutele disciplinate dalle normative in vigore per quanto riguarda la sospensione oppure la riduzione di orario, in continuità di rapporto di lavoro.

Sull’argomento, l’Inps conferma che le imprese che hanno diritto di avere accesso alle prestazioni ordinarie, CIGO e Assegno ordinario garantito dal Fondo di Integrazione Salariale oppure dagli altri Fondi di solidarietà ai sensi del Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, dovranno effettuare la richiesta della prestazione indicando la causale “Covid-19 nazionale” alla propria gestione di appartenenza e non saranno in grado di avere accesso alle prestazioni in deroga.

Relativamente agli accordi sindacali stabiliti dall’art. 22 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, si evidenzia che le imprese che occupano fino ai 5 lavoratori dipendenti sono escluse dall’accordo, mentre per quelle che occupano un numero di lavoratori dipendenti superiore a quello anzidetto, la CIG in deroga verrà autorizzata da parte delle Regioni e delle Province autonome tramite accordo preliminare, effettuato anche mediante procedura telematica, con le organizzazioni sindacali più significative a livello nazionale per le imprese.

Il suddetto accordo verrà considerato inoltre completato con la conclusione del procedimento semplificato di informazione, consultazione ed esame congiunto stabilito dall’art. 19 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020. Oltre a ciò la norma riconosce ai fruitori dei suddetti trattamenti sia la contribuzione figurativa che i relativi oneri accessori, quali ad esempio l’Assegno per il nucleo familiare,nel caso siano di spettanza.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Proroga dei termini per l’approvazione del bilancio 2019

L’art. 106 del Decreto Legge n. 18 del  17 marzo 2020, meglio conosciuto come Decreto Cura Italia, ha stabilito delle proroghe nelle approvazioni di bilancio. Nello specifico:

  • la proroga dei termini per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019, con l’assemblea che può essere convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, vale a dire entro il prossimo 28 giugno 2020, che, tra l’altro, viene a cadere di domenica, e questa particolare circostanza deve essere tenuta presente;
  • di adottare un elenco di regole allo scopo di poter concretamente agevolare lo svolgimento delle assemblee, indipendentemente dagli argomenti posti all’ordine del giorno.

Per quanto riguarda il primo punto, la News Legislativa Assonime pubblicata il 18 marzo  2020 evidenzia quanto di seguito indicato:

  • l’utilizzazione del termine più esteso si possa prospettare solamente quale eventuale possibilità, di conseguenza le società possono tenere l’assemblea nella data ritenuta più appropriata in considerazione delle proprie necessità, quali ad esempio il pagamento dei dividendi oppure l’attuazione di decisioni aggiuntive rispetto all’approvazione del bilancio;
  • la decisione dell’utilizzazione del suddetto maggior termine non deve essere motivata da parte della società;
  • il maggior termine dovrebbe essere correlato alla data della prima convocazione dell’assemblea.

Relativamente al secondo punto viene decretato, tra l’altro, che, tramite l’avviso di convocazione delle assemblee, le società possono informare, anche derogando alle diverse norme statutarie:

  • della possibilità di poter effettuare l’espressione del voto in via elettronica oppure per corrispondenza;
  • della possibilità di poter effettuare l’intervento all’assemblea attraverso l’utilizzo di mezzi di telecomunicazione.

Inoltre l’assemblea può svolgersi anche unicamente attraverso l’utilizzazione di mezzi di telecomunicazione.

I termini dell’assemblea per l’approvazione del bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019

L’art. 106, comma 1, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 in primo luogo dispone, in via generale, che, derogando a quanto stabilito dall’art. 2364, comma 2, del Codice Civile, per le società per azioni e le società in accomandita per azioni, e dall’art. 2478-bis, comma 1, del  Codice Civile, per le società a responsabilità limitata, o derogando anche alle diverse norme statutarie, l’assemblea ordinaria viene convocata entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, ovvero entro il prossimo 28 giugno 2020, che, tra l’altro, viene a cadere di domenica, e questa particolare circostanza deve essere tenuta presente.

E’ da tenere in considerazione che l’utilizzazione del termine più esteso si possa prospettare solamente quale eventuale possibilità.

Di conseguenza le società possono tenere l’assemblea nella data ritenuta più appropriata in considerazione delle proprie necessità, quali ad esempio:

  • il pagamento dei dividendi;
  • l’attuazione di decisioni aggiuntive rispetto all’approvazione del bilancio.

In ogni caso la decisione dell’utilizzazione del suddetto maggior termine non deve essere motivata da parte della società.

Inoltre, il maggior termine dovrebbe essere correlato alla data della prima convocazione dell’assemblea, come evidenziato dalla News Legislativa Assonime pubblicata il 18 marzo  2020.

Il prospetto successivo riassume i termini degli adempimenti collegati alla procedura di approvazione del bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2019, a seguito della deroga stabilita dall’art. 106 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, avendo quale riferimento l’ipotesi in cui l’assemblea di approvazione venga tenuta, in prima convocazione, in data 28 giugno 2020.

Tipologia adempimentoScadenza ordinariamente previstaTermine massimo per esercizi chiusi al 31 dicembre 2019
Redazione del progetto
di bilancio da parte
degli Amministratori
Almeno 30 giorni
prima di quello fissato
per l’assemblea che deve discuterlo
29 maggio 2020
Redazione della Relazione
sulla gestione da parte
degli Amministratori
Almeno 30 giorni
prima di quello fissato
per l’assemblea che deve discuterlo
29 maggio 2020
Consegna del progetto
di bilancio e della Relazione
al Collegio Sindacale
Almeno 30 giorni
prima di quello fissato
per l’assemblea che deve discuterlo
29 maggio 2020
Consegna del progetto
di bilancio e della Relazione
al Revisore (se presente)
Almeno 30 giorni
prima di quello fissato
per l’assemblea che deve discuterlo
29 maggio 2020
Deposito del bilancio, degli allegati, delle Relazioni di Amministratori, Collegio Sindacale e Revisore (se presente) presso la sede socialeDurante i 15 giorni che
precedono l’assemblea
e fino all’approvazione
12 giugno 2020
Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale oppure su un quotidiano dell’avviso di convocazione dell’assembleaAlmeno 15 giorni
prima di quello fissato
per l’assemblea
13 giugno 2020
Convocazione dell’assemblea mediante altri mezziRicevimento della convocazione almeno 8 giorni prima dell’assemblea (nelle s.r.l. la raccomandata deve
essere spedita ai soci almeno 8 giorni prima dell’adunanza)
20 giugno 2020
Assemblea per l’approvazione del bilancio (o riunione del Consiglio di sorveglianza)Entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale
(entro 180 giorni in caso di proroga)
28 giugno 2020
Se contenente anche la delibera di distribuzione di utili, registrazione del verbale di approvazione bilancio presso l’Agenzia delle EntrateEntro 20 giorni dalla
data di approvazione
del bilancio
20 luglio 2020
Deposito del bilancio e degli allegati presso il Registro delle impreseEntro 30 giorni dalla data
di approvazione del bilancio
28 luglio 2020
Annotazione e sottoscrizione del bilancio nel libro degli inventariEntro 3 mesi dal termine
di presentazione della
dichiarazione dei redditi
28 febbraio 2021

Le semplificazioni delle procedure per la tenuta delle assemblee

L’art. 106, comma 2, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 dispone, sempre in via generale, che, attraverso l’avviso di convocazione delle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le mutue assicuratrici possono introdurre, sebbene non siano vincolate a farlo, anche derogando alle diverse norme statutarie:

  • la possibilità di poter effettuare l’espressione del voto in via elettronica oppure per corrispondenza;
  • la possibilità di poter effettuare l’intervento all’assemblea attraverso l’utilizzo di mezzi di telecomunicazione.

Oltre a ciò tutte le tipologie di società sopra nominate possono programmare che l’assemblea possa essere tenuta, anche unicamente, attraverso l’utilizzo di mezzi di telecomunicazione che diano garanzia circa l’identificazione dei partecipanti, della loro partecipazione e dell’esercizio del diritto di voto, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 2370, comma 4, dall’art. 2479-bis, comma 4, e dall’art. 2538, comma 6, del Codice Civile, in ogni caso, senza che sia indispensabile che siano presenti nello stesso luogo il presidente, il segretario oppure il notaio, nell’ipotesi in cui quest’ultimo sia previsto.

Bilancio esercizio

Le regole stabilite per le società a responsabilità limitata

Come indicato dall’art. 106, comma 3, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, con specifico riferimento alle società a responsabilità limitata si deve tenere in considerazione la caratteristica che autorizza tali società all’espressione del voto tramite consultazione scritta oppure tramite consenso espresso per iscritto, evidenziando come questa procedura operativa possa essere sempre impiegata, anche derogando ai limiti fissati dall’art. 2479, comma 4, del Codice Civile ed alle diverse norme statutarie.

Di conseguenza, le suddette procedure possono essere impiegate anche nei casi in cui:

  • non siano previste dall’atto costitutivo e dallo statuto sociale;
  • la delibera sia relativa a modifiche dell’atto costitutivo oppure delibere riguardanti  operazioni che vadano a comportare una fondamentale modifica dell’oggetto sociale oppure una importante modifica dei diritti dei soci oppure perdite del capitale superiori ad un terzo;
  • venga effettuata una richiesta di utilizzazione della delibera dell’assemblea da parte di amministratori oppure di un numero qualificato di soci, come evidenziato dalla News Legislativa Assonime pubblicata il 18 marzo 2020.

Le regole stabilite per le società per azioni quotate

Delle regole aggiuntive sono stabilite per quanto riguarda:

  • le società per azioni quotate;
  • le società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione;
  • le società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante;
  • le banche popolari;
  • le banche di credito cooperativo;
  • le società cooperative;
  • le mutue assicuratrici;
  • le società a controllo pubblico.

Nello specifico si è orientati a facilitare l’utilizzazione delle deleghe di voto.

La valenza limitata nel tempo delle nuove disposizioni

Si deve tenere in considerazione che le menzionate disposizioni del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 sono destinate ad avere un ambito temporale di validità.

Le norme fissate dall’art. 106, comma 7, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, vengono applicate alle assemblee, sia ordinarie che straordinarie, convocate entro il 31 luglio 2020 o in ogni caso, se posteriore, entro la data fino alla quale rimarrà vigente lo stato di emergenza riguardante il rischio sanitario collegato allo svilupparsi della pandemia da Covid-19. In conseguenza di quanto sopra, al momento attuale,queste previsioni dovrebbero avere valenza anche per le assemblee di approvazione del bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2019 le quali, in prima convocazione, non dovessero conseguire i previsti quorum costitutivi e che dovrebbero essere nuovamente convocate entro 30 giorni dalla data della prima convocazione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Covid: lavoro e sostegno dell’occupazione

Il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo 2020), entrato in vigore dallo scorso 17 marzo 2020, ha stabilito l’introduzione di molte novità allo scopo di poter far fronte alla rilevante emergenza sanitaria in corso per Covid-19, sia tramite strumenti di sostegno al reddito ed all’occupazione, che tramite l’introduzione di novità che permettono di conformare necessità familiari e lavorative.

In particolare, tra i molti provvedimenti introdotti, si evidenziano quelli di seguito riportati:

  • le imprese che svolgono attività che risultano danneggiate dall’emergenza pandemica Covid-19 e che sospendono e/o riducono l’attività lavorativa in conseguenza della stessa, possono su tutto il territorio nazionale, presentare richiesta di concessione del trattamento di integrazione salariale ordinario, oppure di assegno ordinario, per una durata massima di 9 settimane;
  • le imprese che alla data di entrata in vigore del Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020 si trovano già in CIGS, oppure beneficiano di assegni di solidarietà, possono presentare richiesta di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, oppure di assegno ordinario, con la conseguente sospensione del trattamento già in corso;
  • con preliminare accordo sindacale, viene prevista l’opportunità di avere accesso alla CIGS, per un periodo massimo di 9 settimane, non è però previsto nessun accordo in favore delle imprese che impiegano fino a 5 lavoratori dipendenti;
  • viene prevista l’opportunità per i genitori lavoratori dipendenti di beneficiare di uno speciale congedo, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 15 giorni, con l’attribuzione di un indennizzo pari al 50% dell’emolumento spettante;
  • viene prevista l’opportunità di potersi astenere dal lavoro a favore dei lavoratori dipendenti del settore privato, con esclusione della possibilità di licenziamento, con il vincolo che nello stesso nucleo familiare non vi sia altro genitore che fruisca di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione oppure di cessazione dell’attività lavorativa;
  • viene aumentato di 12 giornate aggiuntive, il numero di permessi retribuiti disciplinati dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992;
  • vengono prolungati i termini previsti per la presentazione della richiesta della disoccupazione;
  • viene prevista la posticipazione dei termini di decadenza riguardanti le prestazioni previdenziali, assistenziali ed assicurative erogate da parte dell’Inps e dell’Inail;
  • viene prevista la sospensione dei termini per il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per i lavoratori domestici;
  • viene prevista l’opportunità per i lavoratori dipendenti di poter avere accesso al lavoro agile nel caso in cui siano colpiti da disabilità oppure debbano prestare assistenza ad una persona con disabilità che sia compresa nel proprio nucleo familiare.

Le principali novità introdotte per il lavoro e per il sostegno dell’occupazione durante l’emergenza da Covid-19

La CIG e l’assegno ordinario

Le imprese che nell’anno 2020 si trovano nelle condizioni di dover sospendere oppure di dover ridurre l’attività lavorativa in conseguenza di avvenimenti ricollegabili all’emergenza pandemica da Covid-19, possono presentare richiesta per la concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale oppure per l’accesso all’assegno ordinario, con causale “emergenza Covid-19”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 e per una durata massima di 9 settimane ed in ogni caso entro il mese di agosto 2020.

Le imprese che presentano la richiesta sono esonerate dalla procedura di consultazione sindacale, dal termine ordinario di presentazione della richiesta, sia per i trattamenti di integrazione che per gli assegni ordinari, fermi restando gli adempimenti relativi all’informazione, alla consultazione ed all’esame congiunto che devono essere effettuati, anche tramite procedura, entro i 3 giorni seguenti a quello della comunicazione preventiva.

In ogni caso la richiesta deve essere presentata entro e non oltre la fine del quarto mese successivo a quello in cui è iniziato il periodo di sospensione oppure di riduzione dell’attività lavorativa e comunque non è sottoposta al controllo della causale di richiesta dell’intervento.

I periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario accordati non vengono computati per quanto riguarda i limiti massimi di richiesta dell’intervento.

Solamente per i periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario accordati non viene adottata la contribuzione ordinaria a carico dell’azienda.

L’assegno ordinario viene accordato, solamente per il periodo stabilito e nell’anno 2020, anche ai lavoratori dipendenti presso imprese iscritte al Fondo di Integrazione Salariale che in media impiegano più di 5 dipendenti.

Crisi economica imprese

Le imprese che hanno in corso la CIGS

Le imprese che alla data di entrata in vigore del Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020    hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare richiesta di concessione del trattamento ordinario di integrazione per un periodo non superiore a 9 settimane.

La concessione del trattamento ordinario interrompe e subentra al trattamento di integrazione straordinario che era già in corso.

La concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale può spettare anche agli stessi lavoratori dipendenti che usufruiscono delle integrazioni salariali straordinarie a completa copertura dell’orario di lavoro.

La concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale è vincolata alla sospensione degli effetti della concessione della cassa integrazione straordinaria accordata in precedenza ed il correlato periodo di trattamento ordinario di integrazione salariale accordato non è computato per quanto riguarda i limiti massimi di richiesta dell’intervento.

Le imprese che beneficiano dell’assegno di solidarietà

Sul modello di quanto previsto per le imprese che beneficiano della CIGS, viene stabilito che le imprese iscritte al Fondo di integrazione salariale che, alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un assegno di solidarietà, possono comunque presentare richiesta di concessione dell’assegno ordinario.

La concessione del trattamento ordinario interrompe e subentra all’assegno di solidarietà che era già in corso.

La concessione dell’assegno ordinario può spettare anche agli stessi lavoratori dipendenti che usufruiscono dell’assegno di solidarietà a completa copertura dell’orario di lavoro.

La cassa integrazione in deroga per fronteggiare la pandemia da Covid-19

Con riferimento alle imprese del settore privato, comprese quelle agricole e della pesca, gli enti del terzo settore, compresi quelli religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non possano essere applicate le tutele previste dalle normative operanti in materia di sospensione oppure di riduzione di orario, in continuità di rapporto di lavoro, le Regioni e le Province autonome possono concedere, consequenzialmente all’emergenza pandemica da Covid-19 e con preliminare accordo sindacale,  trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro ed in ogni caso per un periodo non superiore a 9 settimane.

Solamente per quanto riguarda i lavoratori del settore agricolo, l’emolumento relativo alle ore di riduzione oppure di sospensione delle attività, entro i limiti previsti, viene parificato a lavoro relativamente al computo delle prestazioni di disoccupazione agricola.

E’ da evidenziare che non è previsto nessun accordo per le imprese che impiegano fino a 5 dipendenti e che non sono ammessi all’applicazione di questo istituto i datori di lavoro domestico.

Queste tipologie di trattamenti vengono concessi con apposito Decreto da parte delle Regioni e delle Province autonome interessate in merito all’emergenza Covid-19, che deve essere trasmesso all’Inps tramite procedura telematica entro 48 ore dalla decisione, il cui effetto è in ogni caso condizionato all’accertamento del fatto che siano stati rispettati i limiti di spesa.

I congedi indennizzati per i lavoratori dipendenti

Per l’anno in corso con decorrenza dal 05 marzo 2020, per effetto dei provvedimenti di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado a causa della pandemia da Covid-19. Per un periodo sia continuativo che frazionato ma in ogni caso non superiore a 15 giorni, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto a beneficiare, per i figli di età non superiore ai 12 anni, di un particolare congedo, per il quale viene riconosciuta una indennità corrispondente al 50% della retribuzione, ed i relativi periodi risultano coperti da contribuzione figurativa.

I periodi di congedo e di proroga del congedo parentale nell’ipotesi beneficiati dal 05 marzo 2020 devono ritenersi non beneficiati e trasformati nel congedo previsto dall’articolo 23 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

I genitori lavoratori che sono iscritti esclusivamente alla Gestione Separata Inps hanno diritto a beneficiare, per lo stesso periodo per i figli di età non superiore ai 12 anni, di un particolare congedo, per il quale viene riconosciuta una indennità, per ogni giornata indennizzabile, corrispondente al 50% di 1/365 del reddito riconosciuto sulla base del computo adottato ai fini della quantificazione dell’indennità di maternità.

La stessa indennità viene prevista per i genitori lavoratori autonomi iscritti all’Inps e viene determinata, per ogni giornata indennizzabile, nel 50% della retribuzione convenzionale giornaliera fissata annualmente dalla legge, sulla base della tipologia di lavoro autonomo che viene svolto.

Il beneficio del congedo viene ammesso in alternanza ad ambedue i genitori, per un totale cumulativo di 15 giorni, ed è condizionato al requisito che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore fruitore di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o di cessazione dell’attività lavorativa oppure altro genitore disoccupato o non lavoratore.

Il limite di età stabilito per l’assistenza dei figli non viene applicato relativamente ai figli con disabilità in situazione di gravità accertata in base a quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, iscritti alle scuole di ogni ordine e grado oppure ospitati in centri diurni aventi caratteristiche assistenziali.

I genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori, di età compresa tra i 12 e i 16 anni, a patto che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore fruitore di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o di cessazione dell’attività lavorativa oppure che non vi sia altro genitore disoccupato e non lavoratore, hanno diritto di potersi astenere dal lavoro per il periodo di durata della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, senza che vengano corrisposte indennità e con l’esclusione del riconoscimento della contribuzione figurativa, ma con il divieto di licenziamento ed il diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Come alternativa alla suddetta prestazione, gli stessi lavoratori beneficiari possono decidere per l’assegnazione di un bonus per procedere all’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo cumulativo di 600,00 euro, che viene elevato a 1.000,00 euro in favore del personale sanitario pubblico e privato accreditato e del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, da usufruire per i servizi effettuati nel periodo dal 05 marzo 2020. Tale bonus, emesso per la pandemia da Covid-19, viene corrisposto attraverso il libretto famiglia e viene attribuito anche a favore dei lavoratori autonomi che non sono iscritti all’Inps, con il vincolo essenziale che venga effettuata la comunicazione del numero dei beneficiari da parte delle relative casse previdenziali.

Emergenza interventi economici Covid-19

I permessi previsti dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992

Il numero di giorni di permesso retribuito garantito da contribuzione figurativa che sono stabiliti per quanto riguarda l’assistenza a favore dei portatori di handicap, viene aumentato di un totale di 12 giornate aggiuntive da poter utilizzare nei mesi di marzo e di aprile 2020.

La tutela del periodo di quarantena e dei soggetti immunodepressi

Il periodo che viene trascorso in quarantena a causa del contagio da Covid-19, sia con sorveglianza attiva che in permanenza domiciliare fiduciaria, da parte dei lavoratori dipendenti del settore privato, viene parificato a malattiaai fini del trattamento economico previsto dalla norma di riferimento e non risulta computabile ai fini del periodo di comporto.

Fino al 30 aprile 2020 ai lavoratori dipendenti pubblici e privati che sono in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, così come ai lavoratori dipendenti che sono in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione oppure da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, il periodo di assenza dal servizio che viene prescritto dalle competenti autorità sanitarie, risulta parificato al ricovero ospedaliero.

Il prolungamento dei termini per richiedere NASpI e DIS-COLL

Allo scopo di facilitare la presentazione delle richieste di disoccupazione NASpI e DIS-COLL, tenendo presente l’emergenza pandemica da Covid-19, relativamente ai casi di cessazione involontaria dall’attività lavorativa avvenuti con decorrenza dal 01 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, i termini di scadenza previsti vengono aumentati da 68 a 128 giorni.

Relativamente alle richieste di disoccupazione NASpI e DIS-COLL presentate successivamente  alla scadenza ordinariaviene comunque fatto salvo l’inizio della prestazione a decorrere dal 68mo giorno successivo rispetto alla data della cessazione involontaria del rapporto di lavoro.

Inoltre vengono differiti di 60 giorni i termini previsti per procedere alla presentazione della richiesta di incentivo all’autoimprenditorialità.

I termini di decadenza in materia previdenziali, assistenziali ed assicurativi

In conseguenza dell’emergenza pandemica da Covid-19, con decorrenza dal 23 febbraio 2020 e fino al 01 giugno 2020 è in vigore la sospensione di diritto della decorrenza dei termini di decadenza riguardanti le prestazioni previdenziali, assistenziali ed assicurative che vengono erogate da parte dell’Inps e dell’Inail.

I contributi per i lavoratori domestici

Beneficiano della sospensione le scadenze riguardanti i versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti dai datori di lavoro domestico per i quali i pagamenti risultano in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020.

Non viene effettuato il rimborso dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria nel caso siano già stati versati.

I versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria che beneficiano della sospensione devono essere eseguiti entro il 10 giugno 2020, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Interventi Covid-19: il lavoro agile  per i soggetti con disabilità

Fino alla data del 30 aprile 2020, i lavoratori dipendenti portatori di disabilità oppure che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità, in ambedue i casi nelle condizioni rappresentate all’articolo 3, comma 3, della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, hanno il diritto a poter eseguire la prestazione di lavoro in modalità agile, a condizione che questa procedura sia adattabile con le caratteristiche della prestazione.

Ai lavoratori dipendenti del settore privato che sono colpiti da gravi e certificate patologie e che di conseguenza hanno ridotta capacità lavorativa viene riconosciuta la prelazione nell’accoglimento delle richieste per l’effettuazione delle prestazioni lavorative in modalità agile in base a quanto previsto dagli articoli da 18 a 23 della Legge n. 81 del 22 maggio 2017.

Gli obblighi conseguenti dalla percezione dei benefici di sostegno al reddito

Oltre al ricevimento dei benefici economici, allo scopo di limitare i trasferimenti delle persone fisiche ai casi assolutamente indispensabili, per 2 mesi dall’entrata in vigore del Decreto beneficiano di sospensione gli obblighi collegati al percepimento delreddito dicittadinanza, le misure di condizionalità ed i correlati termini tuttavia in ogni caso previsti per i percettori di NASpI e di DIS-COLL, e per i fruitori di integrazioni salariali, gli adempimenti riguardanti gli obblighi previsti dall’articolo 7 della Legge n. 68 del 12 marzo 1999, i procedimenti di avviamento a selezione previsti dall’articolo 16 della Legge n. 56 del 28 febbraio 1987, ed anche i termini per le convocazioni da parte dei Centri per l’Impiego per la partecipazione ai progetti di orientamento.

Sospensione licenziamenti Covid-19

Covid-19: la sospensione dei procedimenti di licenziamento

Con decorrenza dal 17 marzo 2020 l’inizio dei procedimenti di licenziamento collettivo disciplinato dagli articoli 4, 5 e 24, della Legge n. 223 del 23 luglio 1991 viene interrotto per 60 giorni e nello stesso periodo vengono posti in sospensione i procedimenti pendenti iniziati in data successiva al 23 febbraio 2020.

Fino alla scadenza del termine sopraindicato, le imprese, a prescindere dal numero dei dipendenti occupati, non può effettuare il recesso dal contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo sulla base dell’articolo 3, della Legge n. 604 del 15 luglio 1966.

Gli incentivi per il potenziamento dei presidi sanitari in conseguenza all’emergenza da Covid-19

Al chiaro fine di favorire la permanenza in sicurezza dei processi produttivi delle imprese, in conseguenza dell’emergenza pandemica da Covid-19, l’Inail si fa carico, entro il 30 aprile 2020, del trasferimento ad Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. dell’importo di 50 milioni di euro da assegnare alle imprese per l’acquisizione di dispositivi e di altri strumenti di protezione individuale.

Le prestazioni Inail e l’andamento antinfortunistico

Viene stabilita la sospensione con decorrenza dal 23 febbraio 2020 fino al 01 giugno 2020 dei termini di decadenza e di prescrizione concernenti le richieste di prestazioni che vengono erogate da parte dell’Inail, nonché dei termini per il riesame della rendita su richiesta del titolare o dell’Inail, che sono in scadenza nel periodo sopraindicato. Oltre a ciò viene stabilito che per i lavoratori dipendenti dei settori sia privato che pubblico, il contagio da Covid-19 che ha avuto luogo in occasione di lavoro debba costituire infortunio sul lavoro e che questo tipo di infortunio non venga ricompreso nel calcolo ai fini della quantificazione dell’oscillazione del tasso medio per l’andamento antinfortunistico.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Bonus di 600 euro per partite iva, come fare la domanda sul sito INPS

I lavoratori potenziali destinatari delle indennità (bonus di 600 euro) di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del Decreto Legge n. 18/2020, al fine di ricevere la prestazione di interesse, dovranno presentare domanda all’INPS esclusivamente in via telematica.

A tal fine, stante il carattere emergenziale delle prestazioni in commento, i potenziali fruitori possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS.

Inoltre, per garantire a tutti i cittadini il diritto di accesso alle prestazioni economiche ed agli altri servizi individuali con modalità interamente telematiche, l’Istituto ha messo in atto un duplice intervento rivolto a:

  • semplificare la modalità di compilazione e di “invio on line” per alcune delle domande di prestazione per l’emergenza Covid-19 (tra cui il bonus di 600 euro);
  • approntare una nuova procedura di rilascio diretto del PIN dispositivo tramite riconoscimento a distanza.

I dati necessari per accedere ai servizi INPS per richiedere il bonus di 600 euro

In sintesi, le credenziali di accesso ai servizi per le nuove prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti:

  • PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo);
  • SPID di livello 2 o superiore;
  • Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
  • Carta nazionale dei servizi (CNS).

Chi è già in possesso di una qualsiasi delle elencate credenziali, potrà utilizzarle anche per l’inoltro delle nuove domande di prestazione introdotte dal Decreto in oggetto.

Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale Inps in modalità semplificata, per compilare ed inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’INPS, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN.

Indennità bonus 600 euro INPS

Come richiedere il PIN per effettuare la domanda di 600 euro

La richiesta del PIN può essere effettuata attraverso i seguenti canali:

  • sito internet www.inps.it, utilizzando il servizio “Richiesta PIN”;
  • Contact Center integrato, chiamando, da rete fissa, il numero verde 803 164 (gratuito), oppure, da rete mobile, il numero 06 164164 (a pagamento).

In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità una tantum, possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center, telefonando ai numeri sopra indicati.

Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.

Le tipologie di indennità una tantum sono specificate nella scheda informativa INDENNITA’ COVID-19 presente nel sito internet dell’INPS.

L’accesso ai servizi sul portale istituzionale è consentito in modalità semplificata con esclusivo riferimento alle seguenti domande di prestazione per emergenza Coronavirus di cui al Decreto Legge n. 18/2020:

  • indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
  • indennità lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’AGO;
  • indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali;
  • indennità lavoratori del settore agricolo;
  • indennità lavoratori dello spettacolo;
  • bonus per i servizi di baby-sitting.

Con riferimento alla sola prestazione “bonus per i servizi di baby-sitting”, nell’ipotesi che la domanda sia stata inoltrata con il PIN semplificato, il cittadino dovrà venire in possesso anche della seconda parte del PIN, al fine della necessaria registrazione sulla piattaforma Libretto di Famiglia e dell’appropriazione telematica del bonus.

Nuova procedura di emissione del PIN INPS:

L’INPS ha approntato il rilascio di una nuova procedura di emissione del PIN con il riconoscimento a distanza, gestita dal Contact Center, che consentirà ai cittadini di ottenere, in un unico processo da remoto, un nuovo PIN con funzioni dispositive senza attendere gli ulteriori 8 caratteri del PIN che ordinariamente venivano spediti tramite il servizio postale.

Per eventuali chiarimenti sulle modalità di richiesta e gestione del proprio PIN, si può fare riferimento alla guida accessibile dalla home page del portale, seguendo il seguente percorso:

  1. link “Assistenza” (in alto a sinistra);
  2. link “Ottenere e gestire il PIN” (menù di sinistra).

Nel sito web INPS dedicato alla presentazione delle istanze dell’indennità è stato precisato che il via alla domanda per il bonus di 600 euro è previsto per il 1 Aprile 2020.

L’INPS alla ricezione della richiesta e prima dell’erogazione verificherà se:

  • il lavoratore è iscritto alla relativa gestione previdenziale;
  • è in regola con i versamenti;
  • se la tipologia di attività svolta rientra fra quelle ammesse.

Inoltre, al seguente link trovate una semplice e chiara guida messa a disposizione dell’inps per richiedere in autonomia il bonus di 600 euro.

(Fonte: INPS)

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Memorizzazione e trasmissione corrispettivi giornalieri

Attraverso la Circolare n. 3/E del 21 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito dei chiarimenti a molti deidubbi di operatività manifestatisi in relazione all’applicazione degli   obblighi inerenti alla memorizzazione ed alla trasmissione telematica dei corrispettivi previsti dall’art. 2, comma 1, del Decreto Legislativo n. 127 del 5 agosto 2015.

Una delle indicazioni più importanti riguarda l’obbligo dell’emissione del documento commerciale al momento del pagamento, sia totale che parziale, del corrispettivo oppure alla consegna dei beni o all’ultimazione del servizio nel caso in cui questi eventi siano anteriori rispetto al pagamento.

In ambedue queste ultime ipotesi, il documento commerciale dovrà essere emesso avendo cura di evidenziare il corrispettivo non incassato.

Nello specifico, per quanto riguarda le prestazioni di servizi, si dovrà procedere all’emissione di un nuovo documento commerciale all’atto dell’incasso del corrispettivo, avendo cura di richiamare gli elementi identificativi di quello emesso in precedenza.

In alternativa, rimane immutata la possibilità di procedere all’emissione della fattura immediata oppure differita, entro il termine stabilito dall’art. 21, comma 4, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, ovverosia entro il giorno 15 del mese successivo a quello di compimento delle stesse.

Oltre a ciò, attraverso la Circolare n. 3/E viene anche fornito il chiarimento che possono beneficiare del credito d’imposta previsto per l’acquisto o per l’adattamento dei registratori di cassa anche i soggetti che utilizzano queste apparecchiature, ad esempio tramite leasing, sostenendo il costo nell’anno 2019 oppure nell’anno 2020, e che ne diventano, nel caso, proprietari solamente in un periodo successivo, mentre rimangono esclusi da tale agevolazione i soggetti che acquistano le apparecchiature non per l’utilizzazione diretta, ma per una susseguente vendita o locazione a vario titolo.

Il momento di emissione del documento commerciale nei corrispettivi

Una delle precisazioni più importanti incluse nella Circolare n. 3/E è quella relativa al momento di emissione del documento commerciale.

In linea con quanto previsto per lo scontrino fiscale e per la ricevuta fiscale, viene evidenziato che l’emissione del documento commerciale deve essere effettuata in contemporaneità con l’effettuazione dell’operazione, oppure in un momento che può non corrispondere con quello di esecuzione ai fini Iva, come previsto dall’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972.

In pratica, si deve procedere all’emissione del documento commerciale:

  • al momento del pagamento del corrispettivo;
  • al momento della consegna dei beni o dell’ultimazione del servizio nel caso in cui questi eventi siano anteriori rispetto al pagamento.

I corrispettivi non incassati

Nella situazione in cui il cedente o prestatore esegua operazioni per le quali non è stato incassato il corrispettivo, è necessario procedere alla distinzione degli adempimenti in base al fatto che si riferiscano a cessione di beni oppure a prestazione di servizi:

  • nell’ipotesi di beni consegnati senza che avvenga il pagamento del corrispettivo relativo, è necessaria l’emissione del documento commerciale al momento della consegna, avendo cura di evidenziare l’importo del corrispettivo non incassato, mentre al momento del pagamento non ci sarà l’obbligo di procedere all’emissione di un nuovo documento commerciale, ma sarà sufficiente rilasciare una quietanza oppure riportarne l’evidenza sul documento già emesso;
  • nel caso in cui la prestazione di servizi venga effettuata senza che sia eseguito il pagamento, il documento commerciale deve essere emesso avendo cura di evidenziare l’importo del corrispettivo non incassato e successivamente, in contemporaneità con il pagamento, necessiterà procedere all’emissione di un nuovo documento commerciale, avendo cura di richiamare gli elementi identificativi di quello emesso in precedenza, infatti l’operazione viene considerata effettuata ai fini Iva solamente con l’effettuazione del pagamento.
Fatturazione e corrispettivi

L’emissione della fattura

Il documento commerciale non deve essere emesso, ed i relativi dati non devono essere memorizzati o trasmessi, nel caso in cui il cedente o prestatore documenti l’operazione tramite fattura immediata, ovverosia procedendo all’emissione ed alla trasmissione di quest’ultimo documento entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione ai fini Iva.

Viene confermato che il documento commerciale nel quale sia indicato il codice fiscale o la partita Iva del cliente può essere utilizzato al fine dell’emissione di una successiva fattura differita come previsto dall’art. 21, comma 4, lettera a), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, ovverosia entro il giorno 15 del mese successivo a quello del compimento delle stesse.

La composizione del documento commerciale nei corrispettivi

Nel corpo del documento commerciale la descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi può essere effettuata anche in modo riassuntivo, a condizione che risulti adeguato all’identificazione degli stessi.

Si riporta l’esempio effettuato per i servizi di ristorazione, evidenziando che risulta adeguato indicare la descrizione “primo, secondo, dolce” oppure “pasto completo”.

Oltre a ciò, allo stesso modo di quanto stabilito per lo scontrino fiscale e per la ricevuta fiscale, il documento commerciale è esente da imposta di bollo.

Il credito d’imposta per l’acquisto di registratori telematici

In base a quanto previsto dall’art. 2, comma, 6-quinquies, del Decreto Legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, i soggetti che acquistano i registratori telematici oppure che procedono all’adeguamento dei vecchi misuratori fiscali usufruiscono di un credito d’imposta da poter utilizzare in compensazione di tipo orizzontale.

Il sopraindicato credito d’imposta è pari, per ciascuna apparecchiatura, al 50% del costo sostenuto, fino ad un massimo di 250,00 euro in caso di acquisto e di 50,00 euro in caso di adeguamento, il relativo pagamento deve essere effettuato tramite strumenti tracciabili, quali bonifico, assegno, carta di debito e di credito, ecc..

In base a quanto specificato dalla Circolare n. 3/E, il suddetto credito d’imposta compete:

  • in riferimento solamente ai costi sostenuti nell’anno 2019 e nell’anno 2020;
  • per l’acquisto oppure per l’adeguamento sia di modelli nuovi che usati, a condizione che siano conformi alle disposizioni in vigore;
  • anche ai soggetti che utilizzano le apparecchiature, ad esempio tramite leasing, sostenendo il costo nel periodo indicato, ma che ne diventano, nel caso, proprietari solamente in un periodo successivo, mentre il credito non compete ai soggetti che acquistano le apparecchiature non per l’utilizzazione diretta, ma per la susseguente vendita o locazione a vario titolo.

Ai fini della sua determinazione il credito d’imposta deve essere conteggiato in relazione all’ammontare del costo sostenuto.

Per quanto riguarda i soggetti che non hanno portato in detrazione la relativa imposta, come ad esempio i soggetti in regime forfetario, il costo deve essere calcolato al lordo dell’Iva.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione a decorrere dalla prima liquidazione Iva periodica successiva al mese nel quale è stata registrata la fattura d’acquisto e nel quale è stato effettuato il pagamento tramite mezzi tracciabili.

Nella Circolare n. 3/E viene indicato come esempio quello di un soggetto che liquida l’imposta con periodicità trimestrale su opzione e che registra e paga la fatturadell’acquisto nel mese di dicembre 2019, e che di conseguenza potrà procedere all’utilizzazione del credito d’imposta in compensazione a decorrere dal 16 marzo 2020.

Per quanto concerne i soggetti esonerati dalla registrazione Iva, come ad esempio i soggetti in regime forfetario, il credito d’imposta può essere utilizzato a decorrere dalla prima liquidazione, in questo caso figurativa, successiva al mese di acquisto/adeguamento e di effettuazione del pagamento tramite mezzi tracciabili.

Nell’ipotesi di pagamento rateizzato, il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione nella misura di quanto realmente pagato.

Invio dati fatture e corrispettivi

L’omessa memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi

La Circolare n. 3/E specifica che la memorizzazione e la trasmissione dei corrispettivi rappresentano un adempimento unico ai fini dell’esatta documentazione dei corrispettivi, per cui, a norma dell’art. 2, comma 6, del Decreto Legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, è sanzionabile:

  • sia il soggetto che esegue una corretta memorizzazione ma omette la trasmissione dei dati;
  • sia il soggetto che, dopo una memorizzazione infedele, trasmette normalmente i dati.

Se la condotta illegittima si riferisce sia alla fase di memorizzazione che a quella di trasmissione viene in ogni caso applicata un’unica sanzione a norma dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997.

Il guasto del registratore telematico

Le sanzioni vengono applicate anche nel caso in cui il regolare adempimento degli obblighi venga impedito in conseguenza di avvenimenti eccezionali come ad esempio il guasto del registratore telematico.

In questa circostanza, il soggetto utilizzatore dovrà provvedere:

  • all’annotazione dei dati nell’apposito registro la cui tenuta può essere effettuata anche in modalità informatica;
  • alla trasmissione mediante le apposite procedure web di emergenza che sono utilizzabili nel portale Fatture e Corrispettivi.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Lettere di intento disponibili nel Cassetto fiscale

L’art. 12-septies del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, convertito dalla Legge n. 58 del 28 giugno 2019, in estrema sintesi, ha stabilito a decorrere dall’anno 2020:

  • la soppressione dell’obbligo a carico dell’esportatore abituale di consegnare o di inviare al proprio fornitore oppure alla Dogana la dichiarazione d’intento, con allegata la ricevuta rilasciata da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • l’indicazione nelle fatture emesse o nelle dichiarazioni doganali degli estremi del protocollo di ricevimento della dichiarazione d’intento, verificati telematicamente;
  • l’abolizione di taluni adempimenti connessi all’emissione ed al ricevimento delle dichiarazioni d’intento, come la numerazione progressiva e l’annotazione in un apposito registro;
  • l’intensificazione della disciplina sanzionatoria prevista a carico del fornitore che esegue operazioni in regime di non imponibilità Iva, senza aver prima verificato telematicamente l’avvenuta presentazione della dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate.

In esecuzione di quanto disposto dall’art. 12-septies del Decreto Legge n. 34 del  30 aprile 2019,  convertito dalla Legge n. 58 del 28 giugno 2019,il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 96911 del 27 febbraio 2020 ha emanato le disposizioni attuative ed in particolare le modalità operative mediante le quali vengono rese disponibili ad ogni fornitore, tramite l’utilizzazione del Cassetto fiscale, le informazioni riguardanti le dichiarazioni d’intento trasmesse telematicamente da parte degli esportatori abituali all’Agenzia delle Entrate.

Istruzioni al Modello di Dichiarazione d’Intento

Attraverso il suddetto Provvedimento si è provveduto all’aggiornamento del Modello di Dichiarazione d’Intento (Modello DI), delle istruzioni e delle specifiche tecniche relative, come di seguito indicato:

  • mediante la rimozione dello spazio riservato all’indicazione del numero progressivo assegnato alla dichiarazione di intento da trasmettere ed all’anno di riferimento;
  • mediante l’indicazione, nelle istruzioni, delle modalità di compilazione del Modello nel caso di Gruppo Iva.

Nella risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-03673 del 26 febbraio 2020 concernente le anzidette novità, il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze:

  • ha fornito la conferma dell’obbligo a carico dell’esportatore abituale di trasmettere telematicamente la dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate che rilascia apposita ricevuta;
  • ha fornito la precisazione che l’art. 12-septies del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, convertito con la Legge n. 58 del 28 giugno 2019, non ha inserito la necessità di una verifica preventiva da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla posizione di esportatore abituale e nemmeno un controllo circa l’entità del plafond utilizzabile.
Dichiarazione intento dogana

Le informazioni a disposizione del fornitore dell’esportatore abituale

A decorrere dal 2 marzo 2020, l’Agenzia delle Entrate provvede a rendere fruibili, ad ogni fornitore, le informazioni riguardanti le dichiarazioni d’intento trasmesse telematicamente da parte degli esportatori abituali. 

Nella specifico, hanno la possibilità di avere accesso alle suddette informazioni:

  • i fornitori degli esportatori abituali mediante consultazione del proprio “Cassetto fiscale”;
  • gli intermediari che hanno già ricevuto apposita delega da parte dei sopraindicati fornitori ad avere accesso al proprio “Cassetto fiscale”.

Da parte degli studiosi del diritto viene di conseguenza rilevato che il fornitore avrà l’opportunità di poter visionare l’intera lettera di intento e di venire a conoscenza, per questo motivo, anche dell’ammontare per il quale l’esportatore abituale intende effettuare acquisti in regime di non imponibilità Iva.

L’aggiornamento del modello di dichiarazione d’intento e delle istruzioni relative

Si è provveduto ad aggiornare, allo scopo di poterli uniformare alle attuali normative, sia il modello di dichiarazione d’intento che le istruzioni e le specifiche tecniche relative, che erano  stati precedentemente approvati con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 213221 del 2 dicembre 2016,

In conseguenza dell’intervenuto aggiornamento, si può rilevare quanto di seguito indicato:

  • l’avvenuta rimozione dello spazio riservato all’indicazione del numero progressivo assegnato alla dichiarazione di intento da trasmettere ed all’anno di riferimento;
  • l’avvenuto inserimento, nelle relative istruzioni, del chiarimento in base al quale, nel caso di Gruppo Iva:
  • nel campo relativo alla “Partita Iva” deve essere indicato il numero di Partita Iva al medesimo attribuito;

e

  • nel campo relativo al “Codice fiscale” il codice fiscale del Gruppo, che corrisponde al numero di Partita Iva, oppure, in alternativa, il codice fiscale del singolo partecipante al Gruppo stesso, come stabilito dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 19/E del 31 ottobre 2018.

Infine è opportuno ricordare che fino al 60mo giorno successivo alla data di pubblicazione del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 96911 del 27 febbraio 2020, ovvero fino al 27 aprile 2020, sussiste ancora la possibilità dell’utilizzazione del modello di dichiarazione d’intento precedentemente approvato con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 213221 del 2 dicembre 2016.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Da aprile 2020 al via i controlli sui conti correnti

In conseguenza della continua evoluzione del contrasto all’evasione fiscale a decorrere dal mese di aprile 2020 vengono avviati molteplici ed estesi controlli sui conti correnti, quantomeno su quelli ritenuti potenzialmente a rischio.

In conseguenza di quanto sopra passiamo ad effettuare una sintetica analisi per cercare di capire in che cosa consisteranno i controlli, e nello specifico:

  • chi potrebbe finire nelle liste dell’Agenzia delle Entrate;
  • in che modo operano i controlli strumentali;
  • in cosa consiste il nuovo algoritmo del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Le novità dal 2020 per i controlli sui conti correnti

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze provvederà a comunicare ufficialmente le regole ed i limiti per quanto riguarda i controlli sui conti correnti dei contribuenti privati entro e non oltre la fine del mese di marzo 2020.

Si tratta di una delle varie misure, per tentare di contrastare l’evasione fiscale, studiate, manifestate e successivamente attuate da parte del Consiglio dei Ministri.

Sono sicuramente innovazioni importanti messe in atto allo scopo di fronteggiare un problema che è presente nel nostro Paese, ma il tutto non è certo privo di incertezze e di apprensioni al riguardo, fra tutte, principalmente, il dilemma collegato alla tutela della privacy.

Infatti, viste anche le sempre più restrittive normative europee, è importante poter capire attraverso quali criteri sia plausibile il fatto di poter intervenire allo scopo di controllare i singoli conti correnti.

La ricerca e l’esame dei conti correnti da controllare

Visto che al momento si tratta solamente di una bozza, per poter avere notizie sicure a proposito dei metodi di selezione dei controlli sui conti correnti è necessario aspettare l’apposito Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è in previsione per il giorno 1 Aprile 2020.

In linea di massima i controlli saranno impostati sulle verifiche incrociate delle principali banche dati che sono attualmente disponibili.

Le verifiche verranno effettuate attraverso l’utilizzo di un particolare algoritmo che avrà il compito di esaminare le informazioni attinenti alle operazioni in entrata e in uscita ed alle giacenze sui vari conti correnti.

In proposito, si può ragionevolmente confermare che si tratta di controlli in grado di selezionare le informazioni in conseguenza di analisi chiare, precise e circostanziate effettuate attraverso l’utilizzo di un efficace e potente algoritmo.

Le operazioni di monitoraggio saranno continuamente attive e saranno basate in modo particolare sulle informazioni ottenute presso l’Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari, che è stato istituito fino dal 2012.

L’Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari inerente ai controlli sui conti correnti

Nella banca dati dell’Archivio dei rapporti con gli operatori finanziari vengono raccolte e conservate tutte le comunicazioni e tutte le movimentazioni registrate da parte degli operatori finanziari.

Nello specifico, si può confermare, che ciascuna singola informazione dei contribuenti privati e le correlate movimentazioni bancarie, sia sui conti correnti unici, sia sui conti correnti cointestati, vengono rilevate, registrate, memorizzate e monitorate tramite il Sistema di Interscambio flussi Dati (SID).

La sopraindicata tecnologia permette di effettuare controlli incrociati tra banche dati pubbliche e private, dando, al tempo stesso, garanzia di massima sicurezza nello scambio delle informazioni.

Controlli fiscali conti correnti

I dati sotto osservazione per i controlli sui conti correnti

I dati e le informazioni che vengono presi in osservazione da parte dell’algoritmo di verifica e di controllo si basano sul codice fiscale della persona.

Le informazioni esaminate osservano in maniera specifica le operazioni che vengono compiute presso gli sportelli fisici delle filiali degli Istituti Bancari, le richieste di affidamenti, le varie movimentazioni ed i saldi.

Anche i dati relativi al denaro sia in entrata che in uscita dalle carte prepagate viene monitorato, indipendentemente dal fatto che la carta abbia o meno un collegamento ad un conto corrente, così come il contenuto delle cassette di sicurezza è oggetto di riscontro. 

La comunicazione attinente alle informazioni qui sopra esposte deve essere effettuata con periodicità annuale entro e non oltre il 15 febbraio.

E’ comunque da tenere presente che l’Archivio consente già al momento all’Agenzia delle Entrate di avere a disposizione un elenco dei conti correnti ritenuti sospetti e quindi con elevato rischio di evasione.

Tuttavia non sussiste ciò che può coordinare i due principali assi, ovverosia la raccolta delle informazioni e l’effettuazione delle verifiche. 

Nel caso in cui l’algoritmo commetta errori sussiste il diritto di rettifica

Anche se è difficile come ipotesi, si potrebbe verificare il caso in cui l’algoritmo di analisi possa commettere degli errori.

Per tale specifica situazione è però stato previsto il diritto di rettifica da parte del contribuente.

Allo scopo di acquisire maggiori informazioni relativamente alla sopraindicata possibilità,  bisogna tuttavia rimanere in attesa che il Ministero dell’Economia e delle Finanze provveda alla pubblicazione del Decreto, attraverso il quale verranno precisate le metodologie di utilizzazione dei vari algoritmi, i termini e le scadenze, oltre ai procedimenti di rettifica in mancanza di dati certi.

Quali sono i controlli già attivati

Il riscontro dei controlli sui conti correnti 2020 che prenderà il via il 1 aprile prossimo, è solamente uno rispetto alle varie operazioni contro l’evasione fiscale messe in atto in Italia. Di fatto, già a decorrere dallo scorso 1 gennaio 2020, qualunque persona che presenti domanda per un’agevolazione sociale oppure per l’ottenimento di un contributo, è sottoposta alle verifiche delle dichiarazioni Isee, attraverso azioni incrociate da parte degli Enti e delle Agenzie dell’Amministrazione Finanziaria.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Istanza indennità 600 euro fruibile entro marzo

Gli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, Decreto “Cura Italia”, prevedono la concessione di un’indennità, non imponibile ai fini Irpef, dell’importo di 600,00 euro a favore di specificate categorie di soggetti, sia esercenti attività economiche in forma autonoma, che lavoratori subordinati e parasubordinati.

L’indennità di 600 euro viene accreditata solamente per il mese di marzo 2020, ma potrebbe essere accreditata anche per periodi successivi, in rapporto al proseguire dell’emergenza sanitaria, con un successivo opportuno provvedimento.

L’Inps tramite il Messaggio n. 1288 del 20 Marzo 2020 ed il relativo Allegato n. 1, riassume le nuove misure di solidarietà preavvisando la successiva pubblicazione di una circolare illustrativa tramite la quale saranno fornite le istruzioni operative e procedurali per la presentazione delle istanze, che dovranno essere effettuate in via telematica mediante l’utilizzazione dei canali telematici del sito internet dell’Inps.

Contrariamente a quanto riportato dalle anticipazioni dei giorni scorsi, le istanze non verranno presentate attraverso un click day inteso come finestra dentro la quale si possono presentare le domande di prestazioni, ma ci saranno domande aperte a tutti, e un giorno di inizio, con un click.

Le istanze verranno rese fruibili, entro la fine del mese di marzo, non appena terminerà l’adeguamento delle procedure informatiche.

Viceversa non fa parte della competenza dell’Inps l’indennità prevista a favore dei collaboratori sportivi le cui risorse, pari a 50 milioni di euro, sono state assegnate in gestione alla società Sport e Salute S.p.A. che si occuperà alla preparazione delle istanze, alla distribuzione delle somme ed al continuo controllo dei fondi stanziati, come stabilito dall’art. 96 del Decreto “Cura Italia”.

Le misure di sostegno gestite da parte dell’Inps

Le misure di sostegno gestite da parte dell’Inps sono beneficiabili, entro i limiti degli importi determinati per ognuna delle stesse, dalle categorie di soggetti analiticamente indicate, e nel dettaglio:

  • i liberi professionisti titolari di partita Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o alle società semplici con attività di lavoro autonomo, e lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla stessa data, iscritti alla Gestione Separata Inps, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, come stabilito art. 27 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020;
  • i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Assicurazione Generale Obbligatoria Inps, ovverosia, come specificato dalla Relazione Tecnica al Decreto e confermato dal Messaggio n. 1288, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad eccezione della Gestione Separata Inps, come stabilito dall’art. 28 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020;
  • i lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno terminato non intenzionalmente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il primo gennaio 2019 ed il 17 marzo 2020,data di entrata in vigore del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente al 17 marzo 2020, come stabilito dall’art. 29 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020);
  • gli operai agricoli con rapporto di lavoro a tempo determinato, non titolari di pensione, che nel 2019 abbiano completato come minimo 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo, come stabilito dall’art. 30 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020;
  • i lavoratori iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo, che nell’anno 2019 abbiano come minimo 30 contributi giornalieri versati al Fondo stesso, da cui proviene un reddito che non superi l’importo di 50.000,00 euro, che risultino non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente al 17 marzo 2020, come stabilito dall’art. 38 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

Le suddette indennità non sono cumulabili tra di esse e non vengono accreditate a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Richiesta online Inps bonus 600 euro

Come fare e presentare l’istanza per il bonus da 600 euro

I lavoratori, possibili beneficiari delle sopraindicate indennità, allo scopo di percepire la prestazione di interesse, dovranno procedere alla presentazione dell’istanza in via telematica all’Inps mediante l’utilizzazione dei canali telematici abituali, che sono a disposizione dei cittadini e dei patronati nel sito internet dell’Istituto, www.inps.it.

Le istanze verranno rese fruibili, entro la fine del corrente mese di marzo, non appena terminerà l’adeguamento delle procedure informatiche.

Gli agenti ed i rappresentanti di commercio

Relativamente all’ambito soggettivo, è stata rimarcata la specifica circostanza degli agenti e dei rappresentanti di commercio, i quali sono soggetti al versamento dei contributi previdenziali, sia presso la Gestione Commercianti Inps che presso la Fondazione Enasarco.

Dal momento che l’art. 28 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 non ammette a beneficiare dell’indennità gli iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad eccezione della Gestione Separata Inps, le associazioni rappresentative della categoria hanno richiesto di precisare se il riferimento contenuto nella norma debba essere inteso alle gestioni obbligatorie e non anche alla gestione integrativa Enasarco.

Infatti l’interpretazione alla lettera della norma, potrebbe portare all’esclusione da tale beneficio della categoria, come da Comunicato Stampa unito Fnaarc Confcommercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS Uil, Ugl, Usarci del 18 marzo 2020.

In questo stato di cose il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha dato confermain un video del 21 marzo 2020 che gli agenti ed i rappresentanti di commercio che sono iscritti sia all’Assicurazione Generale Obbligatoria che all’Enasarco potranno avere accesso all’indennità dei 600,00 euro previsto dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

I professionisti iscritti alle casse di previdenza private

Non sono considerati tra i soggetti fruitori dell’indennità di 600 euro i professionisti che sono iscritti alle Casse private di previdenza obbligatoria.

Tuttavia vi sarebbero la volontà e l’impegno da parte del Consiglio dei Ministri di allargare la misura di sostegno anche a queste categorie di professionisti, nei casi in cui il reddito risulti contenuto al di sotto di specificati limiti. 

In ogni caso, a queste categorie di professionisti potrebbe essere destinata una quota del “Fondo per il reddito di ultima istanza”, che è stato istituito dall’art. 44 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 a vantaggio dei casi di cessazione, di riduzione o di sospensione dell’attività come diretta conseguenza dell’emergenza sanitaria. Il suddetto fondo è stato ideato “come fondo residuale per coprire tutti gli esclusi dall’indennizzo di 600,00 euro, compresi i professionisti iscritti agli ordini”, come risulta dal Comunicato Stampa n. 37 del 16 marzo 2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Elenco attività non sospese per virus Covid-19

In conseguenza dell’evoluzione del contesto epidemiologico, e tenendo in attenta valutazione il notevole aumento dei casi di contagio da virus Covid-19 su tutto il territorio nazionale, si è resa indispensabile l’adozione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020 per il Covid-19, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 22 marzo 2020, portante misure aggiuntive per quanto riguarda il contenimento del Covid-19, alla cui osservanza sono tenuti le persone fisiche, le imprese e le attività professionali.

Il Decreto stabilisce che è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o di spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Di conseguenza adesso non è più consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Oltre a ciò il Decreto prescrive che le attività professionali non sono sospese e restano ferme le previsioni di cui all’art. 1, punto 7, del DPCM 11 marzo 2020” per l’esecuzione dei servizi urgenti  e non differibili oppure assoggettati a termini di scadenza, ovvero le raccomandazioni riguardanti l’incentivazione del lavoro agile, delle ferie e dei congedi retribuiti, e all’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio quale il rispetto della distanza interpersonale e, nel caso ciò non fosse possibile, la dotazione ai dipendenti di adeguati strumenti di protezione quali guanti e mascherine.

Al contrario vengono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad esclusione di quelle specificate nell’allegato 1 dello stesso Decreto che comprende, fra l’altro:

  • l’industria alimentare (codice Ateco 10);
  • l’industria delle bevande (codice Ateco 11);
  • l’industria chimica (codice Ateco 20);
  • i servizi dell’informazione e tutte le altre attività che sono state ritenute sostanziali da  parte del Consiglio dei Ministri, tra le quali figurano le attività legali e contabili (codice Ateco 69).

Le nuove disposizioni introdotte per contrastare il Covid-19 generano i loro effetti dal giorno 23 marzo 2020 e rimangono attive fino al giorno 3 aprile 2020, tuttavia alle imprese che devono sospendere la loro attività viene concessa la possibilità di terminare quanto occorre per procedere alla sospensione entro il giorno 25 marzo 2020, inclusa anche la spedizione delle merci in giacenza.

Le nuove misure sono in vigore, congiuntamente, a quelle stabilite dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020, ed anche a quelle previste dall’Ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020 per il Covid-19 i cui termini di effetto, già fissati al 25 marzo 2020, vengono ambedue prorogati al 3 aprile 2020.

Le misure di contrasto Covid-19 per tutte le persone fisiche

Al fine di fronteggiare e di limitare il diffondersi del contagio del virus Covid-19, sull’intero territorio nazionale, viene fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o di spostarsi utilizzando mezzi di trasporto sia pubblici che privati in un Comune diverso rispetto a quello in cui si trovano al momento, salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

Di conseguenza non è più consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

La suddetta misura va ad aggiungersi alle ulteriori misure restrittive emanate nell’Ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020 Covid-19 attraverso la quale sono stati vietati:

  • l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco ed ai giardini pubblici;
  • lo svolgimento di attività ludica o ricreativa all’aperto Ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020, rimanendo in ogni caso consentito lo svolgimento individuale di attività motoria in prossimità della propria abitazione, a condizione che venga tuttavia rispettata la distanza di almeno un metro da ogni altra persona;
  • ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, ivi comprese le seconde case utilizzate per vacanza nei giorni festivi e prefestivi, come pure negli altri giorni che immediatamente precedono oppure seguono detti giorni.

Le misure per le imprese e per le attività professionali

Sempre al fine di fronteggiare e di limitare il diffondersi del contagio del virus Covid-19, è stata inoltre disposta la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad esclusione di quelle specificate nell’allegato 1 del Decreto del 22 marzo 2020, sempreché dette attività, che sonoautorizzate a rimanere aperte, rispettino i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro sottoscritto in data 14 marzo 2020 tra il Governo e le parti sociali.

L’elenco dei codici Ateco di cui all’anzidetto allegato 1, che viene di seguito riportato, può essere integrato con apposito Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, sentito il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Elenco delle attività che sono autorizzate a rimanere aperte durante la quarantena per Covid-19


Codice Ateco Descrizione
01 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali
03 Pesca e acquacoltura
05 Estrazione di carbone
06 Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
09.1 Attività dei servizi di supporto all’estrazione di petrolio e di gas naturale
10 Industrie alimentari
11 Industria delle bevande
13.96.20 Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali
13.94 Fabbricazione di spago, corde, funi e reti
13.95 Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di abbigliamento)
14.12.00 Confezioni di camici, divise e altri indumenti da lavoro
16.24.20 Fabbricazione di imballaggi in legno
17 Fabbricazione di carta
18 Stampa e riproduzione di supporti registrati
19 Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
20 Fabbricazione di prodotti chimici
21 Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
22.1 Fabbricazione di articoli in gomma
22.2 Fabbricazione di articoli in materie plastiche
23.19.10 Fabbricazione di vetrerie per laboratori, per uso igienico, per farmacia
26.6 Fabbricazione di apparecchi per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed elettroterapeutiche
27.1 Fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettriche di apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità
28.3 Fabbricazione di macchine per l’agricoltura e la silvicoltura
28.93 Fabbricazione di macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (incluse parti e accessori)
28.95.00 Fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori)
28.96 Fabbricazione di macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse parti e accessori)
32.50 Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche
32.99.1 Fabbricazione di attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza
32.99.4 Fabbricazione di casse funebri
33 Riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature
35 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
36 Raccolta, trattamento e fornitura di acqua
37 Gestione delle reti fognarie
38 Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
39 Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
42 Ingegneria civile
43.2 Installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di installazione di costruzione
45.2 Manutenzione e riparazione di autoveicoli
45.3 Commercio di parti e accessori di autoveicoli
45.4 Per la sola attività di manutenzione e riparazione di motocicli e commercio di relative parti e accessori
46.2 Commercio all’ingrosso di materie prime agricole e animali vivi
46.3 Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e prodotti del tabacco
46.46 Commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici
46.49.2 Commercio all’ingrosso di libri riviste e giornali
46.61 Commercio all’ingrosso di macchinari, attrezzature, macchine, accessori, forniture agricole e utensili agricoli, inclusi i trattori
46.69.19 Commercio all’ingrosso di altri mezzi ed attrezzature da trasporto
46.69.91 Commercio all’ingrosso di strumenti e attrezzature ad uso scientifico
46.69.94 Commercio all’ingrosso di articoli antincendio e antinfortunistici
46.71 Commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti da autotrazione, di combustibili per il riscaldamento
49 Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
50 Trasporto marittimo e per vie d’acqua
51 Trasporto aereo
52 Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
53 Servizi postali e attività di corriere
55.1 Alberghi e strutture simili
j (da 58 a 63) Servizi di informazione e comunicazione
K (da 64 a 66) Attività finanziarie e assicurative
69 Attività legali e contabili
70 Attività di direzione aziendali e di consulenza gestionale
71 Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
72 Ricerca scientifica e sviluppo
74 Altre attività professionali, scientifiche e tecniche
75 Servizi veterinari
80.1 Servizi di vigilanza privata
80.2 Servizi connessi ai sistemi di vigilanza
81.2 Attività di pulizia e disinfestazione
82.20.00 Attività dei call center
82.92 Attività di imballaggio e confezionamento conto terzi
82.99.2 Agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste
84 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
85 Istruzione
86 Assistenza sanitaria
87 Servizi di assistenza sociale residenziale
88 Assistenza sociale non residenziale
94 Attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali
95.11.00 Riparazione e manutenzione di computer e periferiche
95.12.01 Riparazione e manutenzione di telefoni fissi, cordless e cellulari
95.12.09 Riparazione e manutenzione di altre apparecchiature per le comunicazioni
95.22.01 Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa
97 Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico

Contrariamente a quanto diffuso da parte di alcuni organi di stampa on line, il Decreto non ha disposto la sospensione delle attività professionali per l’esecuzione dei servizi indifferibili ed urgenti oppure sottoposti a termini di scadenza.

Oltre a ciò, tenendo in considerazione che la potestà legislativa sulla materia rimane in capo al Governo centrale, questa disposizione deve intendersi valida anche per quelle regioni, come la Lombardia ed il Piemonte, nelle quali delle specifiche ordinanze emanate da parte dei Governatori regionali il 21 marzo 2020 ne avevano disposto la chiusura.

In più il nuovo Decreto del 22 marzo 2020 stabilisce, che per le attività di impresa o professionali, autorizzate a rimanere operative dal momento che per le stesse non è in vigore la sospensione, vale quanto già stabilito dall’art. 1, punto 7, del Decreto del 11 marzo 2020.

Relativamente alle attività produttive ed alle attività professionali, il menzionato art. 1, punto 7, del Decreto del 11 marzo 2020 ammonisce che:

  • venga effettuata la massima utilizzazioneda parte delle imprese e delle attività professionali della modalità di lavoro agile per tutte le attività che possono essere eseguite al proprio domicilio oppure in modalità a distanza;
  • venga effettuata l’incentivazione delle ferie e dei congedi retribuiti per i dipendenti ed anche degli altri strumenti contemplati dalla contrattazione collettiva;
  • vengano sospese le attività dei reparti aziendali che non risultano essere essenziali ai fini della produzione;
  • vengano assunti i protocolli di sicurezza anti-contagio e, nel caso in cui non risultasse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro quale primaria misura di contenimento, con la dotazione al personale dipendente di adeguati strumenti di protezione quali guanti e mascherine.

Invece coloro che esercitano una delle attività commerciali autorizzate a non sospendere la propria attività, oltre al fatto di doversi attenere alle prescrizioni emanate con il menzionato Decreto del 11 marzo 2020 Covid-19, dovranno attenersi alle disposizioni contenute nell’Ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020, di conseguenza avranno il dovere di garantire senza eccezioni il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

Le disposizioni per le attività sospese

Il Decreto del 22 marzo 2020 prescrive che tutte le attività produttive sospese, ovvero quelle che non risultano indicate nel menzionato allegato 1, sono in ogni caso in grado di poter continuare lo svolgimento dell’attività se risultano strutturate in modalità a distanza o in lavoro agile.

Nel caso in cui questo non fosse possibile, le suddette imprese potranno soltanto terminare le attività indispensabili alla sospensione entro il 25 marzo 2020, inclusa anche la spedizione delle merci in giacenza.

Le altre attività autorizzate o sospese

Il Decreto stabilisce che sono tuttavia permesse le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, come pure dei  servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali previsti dalla Legge n. 146 del 12 giugno 1990, previa apposita comunicazione al Prefetto della Provincia nel cui territorio è situata l’attività produttiva, nella quale devono essere dettagliatamente specificate le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e dei servizi relativi alle attività autorizzate.

Il Prefetto può far sospendere le suddette attività nel caso in cui valuti che non risultino validi i requisiti specificati nel periodo precedente.

Fino al momento dell’emanazione dei provvedimenti regionali di sospensione dell’attività, la stessa viene lecitamente svolta sulla base della comunicazione resa.

Viene autorizzata senza eccezioni l’attività di produzione, di commercializzazione, di trasporto e di consegna:

  • di farmaci, di tecnologia sanitaria e di dispositivi medico-chirurgici;
  • di prodotti agricoli e di prodotti alimentari.

Inoltre rimane permessa qualsiasi attività che sia in qualunque modo efficiente e funzionale al fine di contrastare l’emergenza.

Vengono altresì autorizzate le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della Provincia nel cui territorio è situata l’attività produttiva, dalla sospensione della quale scaturisca un rilevante pregiudizio agli impianti medesimi oppure un rischio di incidenti.

Il Prefetto può far sospendere le suddette attività nel caso in cui valuti che non siano fondati i vincoli di cui al periodo precedente.

Ciò nonostante non è subordinata a comunicazione nel caso in cui l’attività dei suddetti impianti sia indirizzata ad assicurare la somministrazione di un servizio pubblico primario.

Per concludere vengono permesse le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, così come le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa specifica autorizzazione del Prefetto della Provincia nel cui territorio sono situate le attività produttive. Rimane confermata anche la sospensione del servizio di apertura al pubblico di musei e di altri istituti e luoghi della cultura, come pure dei servizi relativi all’istruzione nel caso in cui non vengano forniti a distanza oppure in modalità da remoto nei limiti al momento permessi.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com