Trading online: un mercato di possibilità tutte da scoprire

Stai pensando di provare il trading online? Hai voglia di garantirti qualche entrata extra ma hai paura di “giocare” in borsa?

Il trading online è un sistema che consente di investire denaro nei mercati finanziari, bypassando il passaggio di un terzo (intermediario finanziario) e gestendo personalmente le proprie operazioni. In sostanza l’utente, in autonomia, amministra i propri guadagni, operando compravendite sul mercato borsistico.

Se sei un neofita ti consigliamo di seguire la guida al trading online di migliorbrokerforex.net che potrebbe esserti utile nei tuoi primi passi per cominciare un’attività di trading il più possibile redditizia e sicura.

Una delle caratteristiche principali del trading online è quella di poter attirare a sé esperti operatori finanziari ed anche utenti alle prime armi, garantendo ad entrambe le categorie significative chance di successo, grazie all’interfaccia “user friendly”messa a disposizione dai vari broker online che consente operazioni sostanzialmente intuitive.

Certificazioni piattaforme trading online

E’ essenziale, per un trader alle prime armi ma anche per un operatore esperto, la scelta di un portale affidabile, tramite il quale operare.

La piattaforma sulla quale avvengono materialmente le operazioni di trading online è nota come broker e va scelta con molta attenzione per non incorrere in truffe che possano dilapidare un intero capitale. Le autorità sovranazionali hanno regolamentato il settore e per questo occorre sempre cercare le certificazioni CONSOB, CySEC e MiFID sul proprio portale di riferimento, prima di cominciare ad investire.

I mercati sui quali è possibile operare del trading online sono molteplici, in primis – primo per popolarità ed importanza – il Forex. Questo mercato è di tipo valutario ed ha numerosi vantaggi:

  • Nessun costo di commissione
  • Nessuna tassa governativa
  • Mercato sempre aperto (5 giorni a settimana) a disposizione a qualsiasi ora
  • Mercato ricco di liquidità
  • Possibilità di bassa capitalizzazione (non vi è obbligo di investire necessariamente grosse cifre)
  • Operatività easy senza intermediari

Gli investimenti di trading online possono essere operati su singole azioni o pacchetti azionari, generalmente per un primo approccio si analizza e si segue il titolo di un’unica società.

Le guide al trading online possono esserti utili per capire materialmente come attuare i tuoi primi investimenti e come comprendere se un titolo probabilmente aumenterà o perderà valore in un dato lasso di tempo. Maggiori saranno le informazioni raccolte su di un dato titolo e maggiori saranno le possibilità d’investire in maniera fruttuosa su di esso.

Grafico andamento trading online

Il trading online, a seconda delle impostazioni date, può garantire profitti sia nel caso di aumento del valore del titolo, sia in nel caso di perdita di quotazioni. Un caso particolarmente semplice che ben esemplifica questa possibilità sono le cosiddette opzioni binarie. Tutto ciò che si chiede al trader in questo caso è di indovinare se un titolo aumenterà o perderà di valore.

Uno dei mercati top del momento è quello delle criptovalute, rese note dal recente fenomeno dei bitcoin che hanno consentito guadagni da capogiro a chi ha avuto fortuna e giusto tempismo. Le criptovalute sono capitali volatili (utilizzabili anche per vendite allo scoperto) ammessi anche nel Forex, che hanno dimostrato di essere in enorme crescita.

Altro mercato particolarmente fiorente è quello delle materie prime, categoria in cui i traders possono speculare sugli aumenti di valore di un titolo riguardo – ad esempio – materiali preziosi.

Come detto, le potenzialità del trading online, sono molteplici e ricche di possibili soddisfazioni per gli operatori.  Evitando l’improvvisazione ed informandoti, potrai cogliere da questi mercati ottimi guadagni, limitando al massimo i rischi.

Aggiornato lo scadenzario Iva per l’anno 2018

I nuovi Provvedimenti normativi hanno modificato in maniera abbastanza significativa le varie scadenze relative alle comunicazioni ed ai versamenti dell’Imposta sul Valore Aggiunto.

Con le modificazioni della Legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018) e con il Provvedimento Agenzia delle Entrate Protocollo n. 29190 del 5 febbraio 2018, la “Comunicazione dei dati delle fatture” è stata sottoposta a modifiche sia nei termini che nella periodicità di trasmissione nonché ad una significante riduzione dei dati da inviare all’Agenzia delle Entrate.

Oltre alla trasmissione della “Comunicazione dei dati delle fatture”, lo scadenzario principale degli adempimenti ai fini Iva è composto, comunque, anche dalle liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali) e della conseguente comunicazione, ed inoltre dalla dichiarazione annuale con i correlati effetti sia sul versamento che sulle compensazioni del saldo Iva.

Visto quanto sopra, diviene, di conseguenza, necessario predisporre un riepilogo della cronologia dei termini previsti per il 2018, in relazione sia all’anno d’imposta 2017 che all’anno d’imposta 2018.

Sono rimaste invariate le scadenze (già trascorse):

  • del 28 febbraio 2018, per la Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche relative al quarto trimestre 2017;
  • Il 16 marzo 2018 per il versamento, in un’unica soluzione, del saldo Iva, per l’anno d’imposta 2017, ai sensi dell’ 7 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 542/1999.

Calcolo saldo iva 2018

Il saldo Iva può anche essere versato entro il termine del 2 luglio 2018 (scadenza del termine di versamento delle imposte scaturenti dal Modello Redditi) con la maggiorazione dello 0,4% per ogni mese o frazione successivo al 16 marzo oppure, con l’ulteriore maggiorazione dello 0,4%, entro il 20 agosto 2018 in virtù del fatto che il decorso dei 30 giorni dal 2 luglio 2018, previsto dall’art. 17, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 435/2001 cade il 1° agosto 2018, quindi nel corso del periodo di proroga feriale dei versamenti. Dalle sopraindicate date è in ogni caso possibile poter effettuare il versamento in forma rateale.

La Comunicazione dei dati delle fatture relative al secondo semestre 2017, nonché l’eventuale integrazione delle Comunicazioni per il primo semestre 2017, deve essere effettuata entro il 6 aprile 2018.

La Comunicazione entro la data anzidetta permette di potersi avvalere della riduzione del contenuto informativo dei dati da trasmettere, previsto dall’art. 1-ter del Decreto Legge n. 148/2017, ed inoltre della facoltà di poter trasmettere i dati del documento riepilogativo delle fatture di importo inferiore a 300,00 euro (comprensivo dell’Iva).

Il termine del 6 aprile 2018 e la riduzione dei dati da trasmettere riguarda, oltre che la Comunicazione obbligatoria prevista dall’art. 21 del Decreto Legge n. 78/2010, anche i contribuenti che hanno effettuato la scelta per la Comunicazione opzionale dei dati prevista dall’art. 1, comma 3, del Decreto Legislativo n. 127/2015.

Come segnalato tramite il Comunicato Stampa Agenzia delle Entrate del 19 gennaio 2018, rimane sempre la possibilità di poter proseguire ad utilizzare i software di mercato e di poter trasmettere la Comunicazione dati fatture in forma “non semplificata”.

Come previsto dalla Circolare Agenzia delle Entrate n. 1/2017, la Comunicazione dei dati delle fatture ricevute opera in base al momento della registrazione del documento e, di conseguenza, per la Comunicazione relativa al secondo semestre 2017, si deve fare riferimento solamente alle fatture annotate nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2017, non dovendo inserire i documenti, aventi data di emissione nell’anno 2017, ma annotati nei registri IVA, ai sensi dell’art. 25 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633/1972, nel corso del 2018.

Entro il 30 aprile 2018 deve essere trasmessa la Dichiarazione Iva annuale. Questa nuova scadenza deriva dalle modificazioni apportate dall’art. 4 del Decreto Legge n. 193/2016 all’art. 8 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 322/1998 ed è accompagnato dalla variazione ai termini ad iniziare dai quali è possibile poter effettuare l’eventuale compensazione orizzontale del credito Iva derivante dalla dichiarazione. Ai sensi dell’art. 17, comma 1, del Decreto Legislativo n. 241/1997 è difatti possibile poter compensare il credito Iva annuale, per importi superiori ai 5.000,00 euro, già a decorrere dal decimo giorno successivo a quello in cui è avvenuta la presentazione della dichiarazione.

Dichiarazione IVA 2018

La prima liquidazione per i contribuenti Iva trimestrali è fissata per il 16 maggio 2018 e, di conseguenza, il 31 maggio 2018 è prevista la Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche relative al primo trimestre del 2018. La Comunicazione è dovuta, sempre entro il 31 maggio 2018, anche da parte dei contribuenti che effettuano le liquidazioni Iva con periodicità mensile.

Il 31 maggio 2018 scade altresì il termine per eseguire la Comunicazione dei dati delle fatture, per i contribuenti che non intendessero avvalersi della facoltà, prevista dall’art. 1-ter del Decreto Legge n. 148/2017, di trasmettere i dati periodicità semestrale.

La possibilità di poter presentare ogni semestre i dati è concessa anche ai contribuenti che si avvalgono del regime opzionale di comunicazione delle fatture.

La trasmissione relativa al primo semestre 2018 (ovvero relativa al secondo trimestre 2018) è prevista per il 1° ottobre 2018. La scadenza ordinaria prevista all’art. 21 del Decreto Legge n. 78/2010 (16 settembre) è stata prorogata, solamente per l’anno 2018, al 30 settembre 2018 (e, per questo, al 1° ottobre 2018 dal momento che il 30 settembre cade di domenica) in conseguenza di quanto previsto dall’art. 1, comma 932, della Legge n. 205/2017.

Si può ragionevolmente ritenere che la proroga del termine dal 16 settembre al 1° ottobre 2018 sia riferita anche alla Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche in ragione del rimando effettuato dall’art. 21-bis del Decreto Legge n. 78/2010 ai termini di cui all’art. 21 del Decreto Legge n. 78/2010.

Nella tabella che segue si riepilogano le scadenze previste relativamente agli adempimenti di prossima scadenza:

Scadenza prevista

 

Tipologia adempimento
6 aprile 2018 “Spesometro” secondo semestre 2017
30 aprile 2018 Dichiarazione annuale Iva relativa al 2017
31 maggio 2018 Comunicazione liquidazioni primo trimestre 2018
31 maggio 2018 “Spesometro” primo trimestre 2018

(per chi effettua l’invio con periodicità trimestrale)

1° ottobre 2018
(il 30 settembre è domenica)
“Spesometro” primo semestre 2018

(per chi effettua l’invio con periodicità semestrale)
“Spesometro secondo trimestre 2018

(per chi effettua l’invio con periodicità trimestrale)

1° ottobre 2018
(il 30 settembre è domenica)
Comunicazione liquidazioni secondo trimestre 2018
30 novembre 2018 “Spesometro” terzo trimestre 2018

(per chi effettua l’invio con periodicità trimestrale)

30 novembre 2018 Comunicazione liquidazioni terzo trimestre 2018

Tassa annuale vidimazione libri sociali: versamento entro il prossimo 16 marzo 2018

Libri sociali vidimazione 2018Entro il prossimo 16 marzo 2018 i contribuenti interessati devono provvedere al versamento della tassa annuale per la numerazione dei libri e dei registri sociali obbligatori per l’anno 2018, per i quali esiste l’obbligo della bollatura presso il Registro delle Imprese o un notaio.

Tale adempimento riguarda solamente le società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata).

Non sono, invece, tenute al pagamento della tassa di concessione governativa, le imprese individuali, le società di persone (società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice), i consorzi tra imprese, le società cooperative nonché le società di mutua assicurazione, in quanto non rientrano nel libro V del Codice Civile, le quali sono in ogni modo tenute, per la numerazione e la bollatura di libri e registri, al versamento della tassa di concessione governativa di euro 67,00 per ogni 500 pagine o frazioni di 500 pagine.

La tassa è dovuta in forma forfettaria, quindi in misura fissa, indipendentemente dal numero dei libri o registri e delle relative pagine adoperati nel corso dell’anno solare ed è pari a:

 

euro 309,87

Se il capitale sociale o fondo di dotazione alla data del

1 gennaio 2018 è inferiore o uguale ad euro 516.456,90

 

euro 516,46

Se il capitale sociale o fondo di dotazione alla data del

1 gennaio 2018 supera euro 516.456,90

Il versamento della tassa annuale per la numerazione e bollatura dei libri e registri sociali prevista dall’art. 23, nota 3, Tariffa, D.P.R. n. 641 del 26.10.1972 (Disciplina delle Tasse sulle Concessioni Governative) è un adempimento che:

  • riguarda esclusivamente le società di capitali;
  • deve essere effettuato entro il prossimo 16 marzo 2018. 

I libri sociali, per i quali sussiste l’obbligo della bollatura presso il Registro delle Imprese o presso un notaio,  sono quelli indicati dagli articoli 2421 e 2478 del Codice Civile e più nel dettaglio:

Libro dei soci (ad esclusione delle società a responsabilità limitata)
Libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee
Libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione
Libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale
Libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo
Libro delle obbligazioni
Libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti
Libri previsti per i nuovi organi societari
Tutti gli altri libri o registri per i quali l’obbligo della bollatura è previsto da norme speciali

Non sussiste, invece, l’obbligo della bollatura e vidimazione, per gli altri libri contabili previsti dal Codice Civile (libro giornale e libro degli inventari) e quelli previsti dalle normative fiscali (registri ai fini Iva, registro dei beni ammortizzabili, ecc.), pertanto l’unica formalità richiesta per l’utilizzo degli stessi riguarda la numerazione progressiva delle pagine eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle stesse. 

Come detto, i soggetti interessati all’adempimento sono:

  • le società di capitali (S.p.A., s.r.l., S.a.p.A.);
  • le società in liquidazione ordinaria volontaria e quelle sottoposte a procedure concorsuali (escluso il fallimento) a condizione che sussista l’obbligo di tenuta di libri numerati e bollati secondo le disposizioni del Codice civile (come precisato dalla Circolare Ministeriale 108/E del 3.5.1996).

La soggettività passiva si deve estendere anche agli enti commerciali di cui all’art. 73 (ex art. 87), comma 1, lettera b), del D.P.R. n. 917/1986 T.U.I.R.), e di conseguenza agli Enti pubblici e privati, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (come risulta dalla Risoluzione Ministeriale n. 265/E del 23 dicembre 1996 del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Sono, invece, esentati dal versamento, come riportato all’art. 73, comma 11, lettera a), del T.U.I.R.:

  • le società cooperative;
  • le società di mutua assicurazione;
  • le società di capitali dichiarate fallite, i consorzi che non hanno assunto la forma di società consortili (come precisato dalla R.M. n. 411461 del 10.11.1990).
Soggetti tenuti al versamento
Per “società di capitali”, ai fini del versamento della tassa di concessione governativa forfettaria annuale per la numerazione e la bollatura dei libri e dei registri, devono essere intese:

  • le società per azioni;
  • le società a responsabilità limitata (ordinarie, semplificate, a capitale ridotto);
  • le società in accomandita per azioni;
  • le società consortili a responsabilità limitata;
  • i consorzi tra enti territoriali;
  • le aziende speciali;
  • le società in liquidazione ordinaria volontaria;
  • le società sottoposte a procedure concorsuali (escluse unicamente le società fallite), sempre che sussista l’obbligo/onere di tenuta delle scritture contabili e/o sociali da sottoporre a vidimazione nei modi stabiliti dalle disposizioni del Codice Civile.
Soggetti esentati dal versamento
Non sono tenute, come norma, al versamento della tassa di concessione governativa forfettaria annuale per la numerazione e la bollatura dei libri e dei registri:

  • le imprese individuali;
  • i consorzi tra imprese;
  • le società di persone (società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice);
  • le società cooperative e le società di mutua assicurazione, in quanto non rientrano nel libro V del Codice Civile. In sede di vidimazione di libri e registri da parte di una cooperativa / mutua assicuratrice è difatti dovuta solamente la tassa di concessione governativa, pari a euro 67,00 per ogni 500 pagine o frazioni di 500 pagine.
  • gli enti non economici;
  • le aziende ospedaliere;
  • le aziende socio sanitarie;
  • le associazioni e le fondazioni organizzazioni di volontariato (sia iscritte che non iscritte al R.E.A. (Repertorio delle Attività Economiche);
  • le società di capitali dichiarate fallite, dal momento che il curatore fallimentare non deve tenere le scritture previste dal Codice Civile, ma solamente quelle imposte dalla Legge Fallimentare, le quali devono essere vidimate dal Giudice Delegato senza nessun onere;
  • i consorzi che non hanno assunto la forma di società consortile.

La tassa deve essere versata in forma forfettaria, ovverosia in misura fissa indipendentemente dal numero dei libri o registri e delle relative pagine impiegati nel corso dell’anno solare e di conseguenza si riferisce, a tutte le formalità di numerazione e bollature effettuate nell’anno solare di riferimento, comprese anche quelle poste in essere prima del versamento della tassa stessa.

L’importo versato è deducibile ai fini delle imposte (Ires ed Irap) e può essere compensato nel caso in cui il soggetto tenuto al versamento abbia dei crediti per altri tributi compensabili con il Modello F24.

Come puntualizzato nella R.M. n. 170/E del 20 novembre 2000 i pubblici ufficiali sono autorizzati a procedere alla bollatura e vidimazione dei libri e registri delle società di capitali, senza richiedere la ricevuta comprovante l’avvenuto versamento della relativa tassa, nel caso in cui i libri ed i registri vengano presentati prima della scadenza del termine previsto per il versamento stesso; infatti il riscontro dell’avvenuto versamento dovrà essere eseguito, in un successivo momento, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, anche in occasione di eventuali verifiche, ispezioni o accertamenti da parte degli Organi preposti.

L’importo della tassa da versare dipende dall’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione al 1° gennaio dell’anno per il quale si effettua il versamento ed ammonta a:

  • euro 309,87 se il capitale sociale o il fondo di dotazione è inferiore o uguale ad euro 516.456,90;
  • euro 516,46 se il capitale sociale o il fondo di dotazione è superiore ad euro 456,90.

Come detto per la quantificazione dell’importo da versare si deve far riferimento al capitale sociale o al fondo di dotazione risultante al 1° gennaio dell’anno, di conseguenza non assumono rilievo eventuali variazioni del capitale o del fondo di dotazione intervenute successivamente alla data del 1 gennaio 2018, variazioni che saranno invece rilevanti per la quantificazione dell’importo da versare per l’anno 2019.

Nel caso in cui la società trasferisca la propria sede sociale in una circoscrizione territoriale di competenza di un altro ufficio dell’Agenzia delle Entrate, dopo che la società stessa abbia già provveduto al versamento della tassa annuale, non sarà tenuta ad effettuare un altro versamento della tassa in quanto il trasferimento della sede legale non impone una nuova numerazione e bollatura dei libri e registri sociali.

Le modalità di versamento della tassa di concessione governativa sono diverse per le società che si trovano nel primo anno di attività, rispetto a quelle che si trovano in un anno di attività successivo al primo.

Primo anno di attività (Società di nuova costituzione)
La tassa annuale deve essere versata:

  • prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini Iva, sulla quale devono essere riportati gli estremi del versamento;
  • mediante apposito bollettino di c/c postale n. 6007, intestato a: “Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Pescara – Bollatura numerazione libri sociali”.
Anni di attività successivi al primo
La tassa annuale deve essere versata:

  • entro il 16 marzo di ciascun anno;
  • mediante il Modello F24, esclusivamente in modalità telematica, indicando nella Sezione “Erario” il “codice tributo 7085 – Tassa annuale vidimazione libri sociali”, indicando anche l’anno per il quale il versamento viene effettuato.

Come detto se il soggetto tenuto al versamento vanta dei crediti per altri tributi compensabili con il Modello F24, questi possono essere utilizzati in compensazione con le somme dovute a titolo di tassa di concessione governativa. Si ricorda che il Modello F24 deve essere presentato anche nel caso in cui il saldo sia pari a zero.

In caso di omesso pagamento, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Entrate nel proprio sito internet, la sanzione amministrativa irrogabile varia dal 100% al 200% dell’importo della tassa stessa e, in ogni caso, non inferiore ad euro 103,29, in quanto sarebbe applicabile l’art. 9, comma 1, del D.P.R. n. 641/1972.

E’ in ogni caso possibile fare ricorso all’istituto del ravvedimento operoso, con il quale si può beneficiare di una riduzione della sanzione a seconda di quando venga effettuato il versamento, per l’effettuazione del versamento della tassa e degli interessi va utilizzato il Modello F24 (codice tributo “7085”), mentre per l’effettuazione del versamento della sanzione va invece utilizzato il Modello F23 indicando il codice tributo “678T”, la causale di versamento “SZ” e il codice ufficio della Direzione Provinciale competente per territorio.

E’ opportuno segnalare che, in attesa di un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, secondo una parte della dottrina la corretta sanzione da applicare in caso di omesso versamento sia pari al 30% dell’importo dovuto, così come previsto dall’art. 13, comma 2, del D.Lgs. n. 471/1997.

La suddetta diversa interpretazione comporta, di conseguenza, una differente riduzione della sanzione in caso di ricorso all’istituto del ravvedimento operoso.

Come trovare titoli, materie prime, forex e criptovalute ai minimi o ai massimi?

Per chi fa trading è importante sapere se un titolo è in trend rialzista, ribassista o laterale ma anche se ha raggiunto livelli di prezzo minimo o massimo.

Ad esempio conoscere i titoli, azioni, valute o criptovalute che sono ai minimi degli ultimi 30 giorni (o 6 mesi) può essere un buon punto di inizio per applicare una qualche strategia di acquisto.

Allo stesso modo è possibile valutare di aprire posizioni short (vendita allo scoperto) se il trader trova coppie forex, azioni o indici che sono ai massimi degli ultimi 12 mesi.

Solitamente i livelli monitorati dai trader online sono:

  • massimi e minimi a 7 giorni
  • massimi e minimi a 30 giorni
  • massimi e minimi a 3 mesi
  • massimi e minimi a 12 mesi.

 

Come si fa a sapere se siamo sui massimi o minimi?

Naturalmente il metodo più intuitivo è quello di visionare il grafico su timeframe daily e analizzare il trend. Si riesce a capire da subito se è su un massimo o minimo.

Tuttavia se ipotizziamo di voler controllare 2-300 sottostanti (tra forex, azioni, indici, materie prime e criptovalute) diventa molto faticoso riuscire a “scannerizzare” tutto il mercato.

Per fortuna ci sono alcuni tool molto utili forniti da Markets.com che permettono di trovare con estrema velocità i minimi o massimi di borsa.

 

Come usare la piattaforma trading Markets

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  • studiare i grafici con indicatori, timeframe e altro.

 

Strumenti per il trading

Inoltre ti invitiamo a visionare la sezione “Strumenti per il trading” che raccoglie diverse utili funzionalità come:

  • analisi tecnica e fondamentale dei migliori analisti finanziari delle principali banche d’affari del mondo

  • studi di trend sulle azioni e indici con indicazioni di supporti, resistenze e altri dati utili

  • Studi di Insider trading, ovvero conoscere e apprendere come tutti gli altri trader si sono posizionati (al rialzo o al ribasso) sui titoli che ti interessano.

Strumento eventi e trading per investire sui mercati finanziari

Posso guidare un’auto con assicurazione intestata a un’altra persona?

Assicurazioni auto proprietarioGuidare un’auto intestata caratterizzata dall’avere una polizza auto intestata ad un’altra persona è possibile. Il proprietario di un determinato veicolo, infatti, non dove obbligatoriamente essere anche l’intestatario dell’assicurazione auto, ovvero l’individuo che si impegna a pagare il premio alla compagnia assicuratrice.

Ricordiamo che per ridurre i costi legati all’assicurazione della propria auto, che in Italia, soprattutto in alcune regioni, può raggiungere valori anche molto elevati, la soluzione migliore è rappresentata dalla possibilità di individuare il preventivo più conveniente tra le varie proposte disponibili sul comparatore per assicurazioni auto.

E’ importante sottolineare, per quanto riguarda la possibilità di guidare un’auto con assicurazione intestata ad un’altra persona, la differenza presente tra il contraente della polizza, che come detto in precedenza è rappresentato da colui che sottoscrive il contratto, ed il proprietario dell’auto, ovvero il soggetto che risulta registrato presso il Pubblico Registro Automobilistico come intestatario del veicolo (PRA).

Al momento della sottoscrizione di una nuova assicurazione auto, il premio assicurativo viene calcolato basandosi sulla classe di merito relativa al proprietario dell’auto stessa. Non è possibile, quindi, utilizzare l’eventuale classe di merito migliore del contraente. Il vantaggio di sottoscrivere un’assicurazione per un’auto di proprietà di un’altra persona è rappresentato dalla possibilità di evitare i costi legati al passaggio di proprietà. Per quanto riguarda i costi assicurativi non vi sono particolari vantaggi.

Ricordiamo, in ogni caso, che è possibile utilizzare la Legge Bersani per assicurare una nuova auto che entri per la prima volta nel parco macchine familiare. Grazie a questa legge, infatti, si potrà ereditare la classe di merito di un convivente appartenente al proprio Stato di famiglia al fine di assicurare un’auto che entri a far parte per la prima volta del parco macchine del nucleo familiare. Questo scenario rappresenta una soluzione per poter sfruttare la classe di merito di un membro della propria famiglia.

Per quanto riguarda, invece, la possibilità di guidare un’auto di proprietà di un’altra persona, non familiare o convivente, non ci sono particolari limitazioni per il breve periodo. Se, invece, si guida un’auto intestata a terzi per periodi lunghi e continuativi, al fine di evitare una multa, vanno annotati sulla Carta di Circolazione e nell’Archivio Nazionale dei Veicoli i dati dell’automobilista. Un caso tipico che descrive quest’eventualità è quello delle flotte aziendali.

Continua il sondaggio di FondItalia “Il lavoro si trasforma”, per comprendere le trasformazioni in atto nelle imprese italiane

Sondaggi lavoroContinua il sondaggio promosso da FondItalia, il Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione continua promosso da UGL e FederTerziario, dal titolo “Il lavoro si trasforma”, finalizzato a comprendere meglio le trasformazioni in atto presso le imprese italiane, coinvolgendo direttamente i protagonisti di questo cambiamento: imprenditori, lavoratori, ma anche esperti del settore, giornalisti, sociologi ed economisti.

Cosa significa “innovare” per le imprese? E quanto innovano effettivamente? Cosa può comportare per le risorse umane che collaborano con una azienda? Cosa può rappresentare Industria 4.0? E quali possono eventualmente essere i soggetti più idonei a sostenere le aziende italiane nel processo di digitalizzazione e robotizzazione dei sistemi produttivi?

Anche quest’anno al fianco di FondItalia vi saranno ExpoTraining ed ExpoLavoro&Sicurezza, la più importante manifestazione italiana sul mondo del lavoro e della formazione, e Fiera Milano.

E’ possibile partecipare al panel online al link:

https://it.surveymonkey.com/r/fonditalia2017-2018

Il sondaggio resterà online fino al 30 aprile 2018. I dati verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà a maggio 2018 a Roma, in data da definire.

“Se è vero che il lavoro si trasforma molto velocemente per via dell’innovazione tecnologica, allora anche la formazione deve sapersi trasformare altrettanto velocemente, adattandosi ai nuovi scenari di mercato, alle nuove forme organizzative, alle nuove forme di comunicazione – ha dichiarato Francesco Franco, Presidente di FondItalia.

“Più velocemente cambia il lavoro più velocemente occorre dare nuove risposte alle persone che lavorano – ha aggiunto Egidio Sangue, Vice Presidente di FondItalia – E non basta conoscere gli scenari che sono stati validi fino ad oggi. Occorre quindi coinvolgere tutto il mondo del lavoro e della formazione, ascoltare esperti e giornalisti, lavoratori ed imprenditori, per cogliere le mutate esigenze ed affrontarle con l’adeguata flessibilità. La “rivoluzione tecnologica ed industriale” a cui stiamo assistendo in questi decenni può e deve essere compresa ed interpretata e FondItalia vuole rappresentare una concreta risorsa per le imprese ed i lavoratori in tal senso”.

“Se non si punta con convinzione ad una seria strategia per la formazione, le aziende muoiono e muore il tessuto produttivo del paese. Tra 10 anni oltre la metà delle competenze attuali dei lavoratori saranno obsolete e già oggi non sono pochi i lavoratori che rischiano di trovarsi esclusi dal mercato del lavoro. Nell’ultima edizione di ExpoTraining abbiamo parlato molto del futuro che attende il lavoro, un futuro sempre più prossimo, un futuro che probabilmente è già arrivato. Per questo l’iniziativa di FondItalia mi pare straordinariamente utile, perché ci permette di guardare a quello che succederà da qui ai prossimi anni e di tracciare le strategie per non essere colti impreparati. Dobbiamo formare oggi le imprese ed i lavoratori che affronteranno il mercato tra 3/5 anni.” – ha concluso Carlo Barberis, Presidente di ExpoTraining.

Certificazione utili e altri proventi equiparati: nuovi aspetti normativi

Certificazioni utili 2018Con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate Protocollo n. 9520 del 12 gennaio 2018 è stato approvato il nuovo Modello di Certificazione degli Utili (CUPE), completo delle relative istruzioni per la compilazione, che sostituisce il precedente modello, utilizzato dall’anno 2013, come da Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 7 gennaio 2013.

A seguito della riduzione dal 27,5% al 24% dell’aliquota IRES e dal 1,365% al 1,20% della ritenuta d’imposta sugli utili corrisposti a società, il nuovo modello è stato adeguato a quanto disposto dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 26 maggio 2017, che ha previsto una proporzionale riduzione delle percentuali di esenzione:

  • degli utili derivanti da partecipazioni qualificate percepite da soggetti residenti;
  • dei proventi equiparati relativi a titoli e strumenti finanziari;
  • degli utili derivanti dai contratti di associazione in partecipazione;

che concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 58,14% del loro ammontare, con riferimento ai dividendi relativi ad utili prodotti a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 (dal 2017) e quindi, mentre il precedente modello prevedeva per ciascuna tipologia di componente di provento percepito una sola casella per indicare gli utili formati post 31/12/2007, ora questa casella è stata sdoppiata in due caselle:

  • “post 31/12/2007 ante 31/12/2016”;
  • “post 31/12/2016”.

Il Modello CUPE va utilizzato per l’attestazione degli utili corrisposti a soggetti residenti derivanti dalla partecipazione al reddito delle società, residenti e non residenti nel territorio dello Stato e deve essere rilasciato da parte del sostituto d’imposta ai singoli percettori di utili entro la data del 31 marzo (il precedente termine del 28 febbraio è stato modificato nella nuova scadenza del 31 marzo a seguito delle modifiche apportate all’articolo 4, comma 6-quater, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 22 luglio 1998, operate dall’articolo 7-quater, comma 14, del Decreto Legge n. 193 del 22 ottobre 2016, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 225 del 1 dicembre 2016).

Sono obbligati al rilascio del modello di certificazione:

  • i soggetti IRES che nel corso dell’anno 2017 hanno corrisposto utili;
  • i soggetti che nel corso dell’anno 2017 hanno corrisposto proventi equiparati agli utili.

Con riferimento ai soggetti IRES, residenti e non residenti, che hanno corrisposto utili, la certificazione deve essere rilasciata al socio persona fisica non imprenditore, se la partecipazione è qualificata, oppure al socio persona fisica imprenditore, al socio società di persone, al socio società di capitali ed al socio Ente con commerciale, per la partecipazione sia qualificata che non qualificata.

La certificazione deve essere inoltre rilasciata anche dai soggetti che hanno corrisposto proventi equiparati agli utili, quali proventi riferiti ai titoli ed agli strumenti finanziari assimilati alle azioni, interessi riqualificati come dividendi, proventi riferiti a contratti di associazione in partecipazione.

Il modello di certificazione degli utili, oltre al riquadro riservato ai dati del soggetto obbligato ed alle “Annotazioni”, si compone di 4 sezioni, di cui le prime tre sono riservate all’indicazione dei dati del soggetto emittente, dell’intermediario non residente e del percettore degli utili, mentre, la quarta, è destinata all’indicazione dei dati relativi agli utili/proventi equiparati corrisposti.

Costi chilometrici veicoli aziendali: pubblicate le tabelle ACI per il 2018

Veicoli aziendali costi chilometri ACIL’Agenzia delle Entrate, con il Comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 302, Supplemento Ordinario n. 63, di venerdì 29 dicembre 2017, ha diffuso le tabelle predisposte dall’ACI con i costi chilometrici di esercizio per l’anno 2018 di autoveicoli, motocicli, microcar e ciclomotori (articolo 3, comma 1, Decreto Legislativo n. 314 del 2 settembre 1997).

Le tabelle si riferiscono alle categorie di veicoli di seguito indicate:

  • autoveicoli a benzina, in produzione;
  • autoveicoli a gasolio, in produzione;
  • autoveicoli a benzina-gpl, benzina-metano o metano esclusivo;
  • autoveicoli elettrici, ibridi e ibridi plug-in, in produzione
  • autoveicoli a benzina, fuori produzione.
  • autoveicoli a gasolio, fuori produzione;
  • autoveicoli a benzina-gpl, benzina-metano e metano esclusivo, fuori produzione;
  • autoveicoli elettrici, ibridi e ibridi plug-in, fuori produzione;
  • motoveicoli, ciclomotori, microcar.

Le tabelle, che risultano suddivise per tipo di alimentazione, marca e modello, sono indispensabili per poter conteggiare l’importo dei rimborsi spettanti ai dipendenti, ai collaboratori od ai professionisti che utilizzano il proprio veicolo svolgendo attività a favore del datore di lavoro ed anche per il calcolo del fringe-benefit, ossia della retribuzione in natura derivante dalla concessione in uso ai dipendenti dei veicoli aziendali che vengono utilizzati ad uso promiscuo sia per esigenze di lavoro che per esigenze personali.

Si ricorda che le tabelle ACI del benefit veicoli vengono elaborate sulla base di una percorrenza annuale di 15.000 chilometri, che risulta quella prevista dalla normativa fiscale per il computo del reddito da riportare in busta paga. Il fringe benefit annuale, indicato nell’ultima colonna a destra è ottenuto moltiplicando il costo al chilometro del veicolo interessato per 15.000 e conteggiando poi il 30% del risultato, percentuale che la normativa fiscale attribuisce all’uso privato da parte del dipendente.

E’ possibile determinare i valori relativi ad ogni singolo veicolo, selezionando i parametri di seguito indicati:

  • categoria di veicoli (autovetture, fuoristrada, autofurgoni, motocicli, ciclomotori, microcar);
  • elenco marche e modelli;
  • alimentazione (benzina, gasolio, gpl, metano, ibrida, elettrica);
  • veicoli in produzione e fuori produzione.

Accedendo al sito dell’ACI, all’indirizzo internet www.aci.it c’è la possibilità di eseguire il conteggio direttamente online.

Nell’ipotesi in cui il veicolo sia un nuovo modello, non riportato nelle tabelle, l’importo dovrà essere calcolato prendendo come riferimento quello che per tutte le sue caratteristiche risulti essere più similare al veicolo in questione.

Altre informazioni e notizie

 

 UNITA DI MISURA

Unità  di peso Grammi Libbre Troy Once

Troy

Penny

Weights

Grani Masha
1 Chilogrammo 1.000.0 2.679228 32.1507425 643.015 15.432.35 1.028.82
1 Oncia Troy 31.1034807 0.083333 1 20 480 32
1 Libbra Troy 373.242 1 12 240 5760 384
1 Tola (India) 11.6638 0.031249 0.375 7.499995 12
1 Tael (Honk Hong) 37.4174873 0.10025 1.203 24.06 577.44 32.496
1 Tael (Cina) 37.4485908 0.10033 1.204 24.08 577.92 32.528
1 Lingotto
(Barra) di oro standard
12.500.00 33.49035 400 8.000 19.2904.45 12.860.30

 

 PUREZZA (TITOLO) DELL’ORO

 CARATI 8 9 10 14 18 22 24
 PUREZZA 333‰ 375‰ 417‰ 585 750‰ 917‰ 1.000‰

 

NOMENCLATURA

Metallo Simbolo Num.
Atomico
Peso
Atomico
Densità Punto
fusione
Temp. di
ebollizione
Colore
ARGENTO Ag 47 107.88 10.50 960.5° C 2.170.0° C bianco
brillante
IRIDIO Ir 77 193.10 22.42 2.454.0°C 4.400.0° C grigio
acciaio
 

ORO

 

Au 79 197.20 19.30 1.063.0°C 2.960.0° C giallo
 

OSMIO

 

Os 76 190.20 22.48 2.500.0°C 5.300.0° C blu
PALLADIO Pd 46 106.70 11.97 1.555.0°C 2.200.0° C bianco
argento
PLATINO Pt 78 195.23 21.45 1.733.5°C 4.400.0° C bianco
grigiastro
RODIO Rh 45 102.91 12.50 1.966.0°C 2.500.0° C bianco
argento
RUTENIO Ru 44 101.70 12.43 1.950.0°C 2.900.0° C bianco
grigiastro

 

Fonti:

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I fattori che influenzano il prezzo dell’oro

Prezzi monete oroCome tutti gli investimenti ed i prodotti di base, il prezzo dell’oro è stabilito, chiaramente, dall’esame della domanda e dell’offerta della commodity stessa. Differentemente dalla maggior parte di altre materie prime, l’accumulo e lo smaltimento di oro ha una funzione fondamentale sul prezzo dello stesso, dal momento che la maggior parte dell’oro estratto non esiste tuttora ed è potenzialmente in grado di essere immesso sul mercato al prezzo giusto.

Data la grande quantità di oro custodita rispetto alla produzione annua, il prezzo dell’oro è soprattutto condizionato dai mutamenti del clima anziché dalle variazioni della produzione annuale. Secondo il World Gold Council la produzione annuale delle varie miniere d’oro del mondo, nel corso degli ultimi anni, è stata approssimativamente 2.500 tonnellate. Di queste, circa 2.000 tonnellate sono utilizzate per creare gioielli o prodotti industriali, mentre 500 tonnellate vanno agli investitori al dettaglio.

Le Banche Centrali e il Fondo Monetario Internazionale hanno un ruolo considerevole per stabilire il prezzo dell’oro. Alla fine del 2004, difatti, le banche centrali e le organizzazioni ufficiali hanno tenuto per sé il 19% della produzione d’oro, come riserva aurea ufficiale.  Secondo l’accordo di Washington sull’oro, WAG, che risale al settembre del 1999, i termini di vendite di oro dei suoi membri, ovvero Europa, Stati Uniti, Giappone, Australia, la Banca dei Regolamenti Internazionali e il Fondo monetario internazionale, è di meno di 400 tonnellate l’anno.

L’India, oltre a ciò, nel corso degli ultimi anni ha acquisito oltre 200 tonnellate di oro, circostanza che ha portato ad un aumento dei prezzi.

Un altro fattore che influenza il prezzo dell’oro è un basso tasso di interesse, se infatti i titoli non fossero adeguatamente ricompensati, la domanda d’oro aumenterebbe come interesse verso investimenti alternativi.

Infine, anche le guerre, le invasioni, i saccheggi ed i periodi di crisi fanno aumentare il prezzo dell’oro, dato che c’è timore che la moneta possa divenire superflua. Perciò l’oro è l’investimento solido che sarà sempre in grado di acquistare cibo o trasporto.

Come già specificato in precedenza, e ciò anche negli ultimi tempi, il prezzo dell’oro è sempre determinato fondamentalmente dalla domanda e dall’offerta, anche se l’esistenza di notevoli “stocks” di metallo possono avere un’influenza rilevante. In buona sostanza l’oro è diventato sempre più “price sensitive” al comportamento delle Banche Centrali in materia di riserve e ciò rappresenta una svolta storica tale che le elaborazioni sui prezzi dovranno in un prossimo futuro tener conto di questo fattore e in secondo luogo, dell’aumento della domanda in alcuni Paesi molto popolosi come la Cina e l’India.

I fattori che influenzano il prezzo dell’oro, nel breve termine, sono riepilogati nella tabella che segue:

 

Fattori che influenzano il prezzo dell’oro

 

 

Buoni                           indicatori

 

Puntatore freccia tassi d’interesse (in particolare reali e statunitensi)

Puntatore freccia inflazione (in particolare aspettative di quella statunitense)

Puntatore freccia tassi di cambio (in particolare del dollaro contro euro e yen)

 

Indicatori che mostrano una relazione                    interessante

 

Puntatore freccia mercato azionario (in particolare statunitense)

Puntatore freccia prezzo del petrolio

Puntatore freccia prezzo di altri metalli (in particolare argento)

Puntatore freccia stabilità economica e politica

 

Indicatori  difficilmente              definibili

 

Puntatore freccia operazioni “ufficiali” delle banche centrali (con influenza sempre più marcata negli ultimi anni)

Puntatore freccia offerta e domanda netta

Puntatore freccia quantità di moneta

Puntatore freccia crescita economica

 

Fonti:

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