Le novità in tema di transazione fiscale

L’art. 3, comma 1-bis, del Decreto Legge n. 125 del 7 ottobre 2020 convertito dalla Legge n. 159 del 27 novembre 2020, in vigore dal 4 dicembre 2020, ha provveduto ad anticipare alcune delle innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, e quindi ha modificato gli articoli 180, comma 4, e 182-bis, comma 4, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942 in materia di transazione fiscale.

Per mezzo della Circolare n. 34 del 29 dicembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad analizzare la materia della transazione fiscale, ed ha fornito delle nuove istruzioni per gli Uffici per quanto riguarda le procedure di valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario nelle procedure di regolazione e di composizione della crisi, di cui alla Circolare n. 16 del 29 ottobre 2018 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Oltre a ciò, vengono anche fornite indicazioni riguardanti:

  • la cosiddetta “finanza esterna”;
  • il trattamento per i “creditori strategici”.

Il suddetto provvedimento di prassi si rende indispensabile anche in conseguenza delle modificheapportateagli articoli 180, comma 4, e 182-bis, comma 4, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942 nonché delle innovazioni di cui al Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, che adesso autorizzano l’omologazione del concordato oppure degli accordi di ristrutturazione anche nei casi in cui si verifichi la mancanza di voto o di adesione da parte dell’Amministrazione Finanziaria, oppure degli Enti gestori di forme di previdenza o di assistenza obbligatorie, allorché:  

  • l’adesione risulta essere determinante allo scopo di poter raggiungere le maggioranze per l’approvazione del concordato, di cui all’art. 177 del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942;
  • l’adesione risulta essere decisiva ai fini delle maggioranze per la stipulazione dell’accordo, di cui all’art. 182-bis, comma 1, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942;
  • anche in base a quanto evidenziato nella relazione del professionista, di cui all’art. 161, comma 3, o all’art. 182-bis, comma 1, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, la proposta di soddisfacimento dell’Amministrazione oppure degli Enti previdenziali risulta essere vantaggiosa in relazione all’alternativa liquidatoria.
Tasse e fisco

Per questo motivo, viene evidenziato chel’approvazione della proposta risulta essere fondata sul maggiore, oppure minore, vantaggio economico della stessa in relazione all’alternativa liquidatoria e, a questo scopo, la valutazione degli Uffici si basa sulla relazione del professionista, che di conseguenza assume un’importanza ormai determinante.

Ai fini della valutazione della proposta, oltre a ciò, assume rilevanza il comportamento da parte del contribuente.

Per quanto riguarda i tempi di rateizzazione del debito tributario, l’Agenzia delle Entrate reputa indispensabile procedere alla valutazione delle possibilità di esito positivo del progetto di risanamento, lasciando da parte valutazioni di tipo ipotetico.

Equivalenti attente valutazioni vengono effettuate anche per quanto riguarda la percentuale di ristoro.

In relazione all’accordo di ristrutturazione, non sono da ritenersi di impedimento le clausole che vanno ad estendere gli effetti remissori della transazione a beneficio dei coobbligati.

La relazione del professionista e la valutazione di convenienza da parte dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate stabilisce che, nel nuovo sistema normativo, la relazione del professionista attestatore assume una determinante importanza per la procedura e deve contenere una lista minima di indicazioni, che sono state esposte nella Circolare.

L’accettazione della proposta di trattamento del credito tributario deve essere basata sulla maggiore o minore convenienza economica della stessa in rapporto all’alternativa liquidatoria e, per questo motivo, la relazione del professionista riveste un ruolo sostanziale.

Di fatto la valutazione da parte degli uffici si basa sulle indicazioni evidenziate nel piano attestato da parte del professionista indipendente e, nell’ipotesi di concordato, anche su quanto attestato ed accertato da parte del commissario giudiziale.

In caso di contestazione di detti elementi, il giudizio di palese inattendibilità o insostenibilità dell’ufficio deve essere motivato e portato a conoscenza del contribuente, anche per poter permettere un puntuale contraddittorio con il debitore.

I metodi per la valutazione della proposta di transazione fiscale

Per quanto riguarda la valutazione della proposta, acquisiscono rilevanza sia il comportamento del contribuente che le attività distrattive oppure decettive in ipotesi effettuate.

Solitamente i precedenti fiscali non vengono sottoposti ad esame relativamente alla valutazione della proposta, ciò nonostante, il verificarsi di una sistematica e deliberata violazione degli obblighi fiscali, anche se non avrà una rilevanza autonoma, sarà ricompresa nell’ambito della valutazione.

Una specifica attenzione viene destinata anche agli atti di frode, quali:

  • l’utilizzazione di documentazione falsa;
  • gli artifizi ed i raggiri;
  • le operazioni simulate, in tutto o in parte;

inoltre hanno rilevanza le situazioni di discontinuità relativamente alla compagine sociale oppure agli organi direttivi dell’impresa.

La rateizzazione del debito tributario e la percentuale di ristoro

Per quanto riguarda i tempi di rateizzazione del debito tributario nell’ambito del concordato, l’Agenzia delle Entrate non consente che un puntuale scadenzario debba, a priori, essere ritenuto o meno accettabile, visto che risulta indispensabile procedere alla valutazione delle possibilità di esito positivo del progetto di risanamento.

Valutazioni similari vengono effettuate in relazione alla percentuale di ristoro che viene proposta per quanto riguarda il pagamento del debito tributario.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nella transazione fiscale

In relazione agli accordi di ristrutturazione dei debiti, non vengono considerate di ostacolo automatico le clausole che ampliano le conseguenze remissorie della transazione a beneficio dei coobbligati.

Così come accade per il concordato, anche per gli accordi di ristrutturazione dei debiti viene applicato il principio del trattamento non inferiore per l’Erario. Le sole eccezioni sono quelle contraddistinte dalla presenza di creditori che hanno valenza strategica, così come previsto dall’art. 182-quinquies, comma 5, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Tabelle ACI 2021 per veicoli aziendali

L’Agenzia delle Entrate, attraverso il Comunicato sulle tabelle ACI 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 317, Supplemento Ordinario n. 42, di martedì 22 dicembre 2020, ha diffuso le tabelle elaborate dall’Automobile Club Italia (ACI) con i costi chilometrici di esercizio per l’anno 2021 di autoveicoli, motocicli, microcar e ciclomotori, in base a quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, Decreto Legislativo n. 314 del 2 settembre 1997.

Le tabelle si riferiscono alle categorie di veicoli di seguito indicate:

  • autoveicoli a benzina, in produzione;
  • autoveicoli a gasolio, in produzione;
  • autoveicoli a benzina-gpl, benzina-metano o metano esclusivo;
  • autoveicoli ibrido-benzina e ibrido-gasolio in produzione;
  • autoveicoli elettrici e ibridi plug-in, in produzione
  • autoveicoli a benzina, fuori produzione.
  • autoveicoli a gasolio, fuori produzione;
  • autoveicoli a benzina-gpl, benzina-metano e metano esclusivo, fuori produzione;
  • autoveicoli ibrido-benzina e ibrido-gasolio fuori produzione;
  • autoveicoli elettrici e ibridi plug-in, fuori produzione;
  • motoveicoli, ciclomotori, microcar.

Tabelle ACI 2021 suddivise per modello, marca e alimentazione

Le tabelle, che risultano suddivise per tipo di alimentazione, per marca e per modello, sono indispensabili:

  • per poter conteggiare l’importo dei rimborsi spettanti ai dipendenti, ai collaboratori od ai professionisti che utilizzano il proprio veicolo svolgendo attività a favore del datore di lavoro;
  • per poter effettuare il calcolo del fringe-benefit, ossia della retribuzione in natura derivante dalla concessione in uso ai dipendenti dei veicoli aziendali che vengono utilizzati ad uso promiscuo sia per esigenze di lavoro che per esigenze personali, che i dipendenti stessi devono poi indicare nella propria dichiarazione dei redditi.

In base a quanto stabilito dall’art. 1, comma 637, della Legge di Bilancio 2020, che ha modificato l’art. 51, comma 4, lettera a), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi relativo alla tassazione sui veicoli concessi in uso promiscuo, viene previsto che l’attuale modalità di calcolo, ferma restando la percorrenza annuale convenzionale di 15.000 chilometri, venga effettuata facendo riferimento alla percentuale da applicare, come di seguito indicato:

  • 25% per i veicoli con valori di emissione di CO2 fino a 60g/km;
  • 30% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 60g/km ma non a 160g/km;
  • 50% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 160g/km ma non a 190g/km;
  • 60% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiore a 190g/km.
Auto aziendali tabelle ACI 2021

Lo scopo della nuova normativa è chiaramente quello di incentivare l’acquisto di autovetture ecologiche con minori emissioni di anidride carbonica, in pratica ci saranno percentuali più basse per i veicoli con minori emissioni inquinanti e percentuali gradualmente più alte che andranno a penalizzare i veicoli maggiormente inquinanti.

Di conseguenza la deducibilità dei costi sostenuti per i veicoli aziendali sarà differenziata in base ai valori di emissione di anidride carbonica, e con l’aumentare delle emissioni andrà ad aumentare anche il reddito da lavoro e perciò l’imposta dovuta.

Si ricorda che le tabelle ACI del benefit veicoli vengono elaborate sulla base di una percorrenza annuale di 15.000 chilometri, che risulta quella prevista dalla normativa fiscale per il computo del reddito da riportare in busta paga.

Fringe benefit annuale tabelle ACI 2021

Il fringe benefit annuale, indicato nelle ultime quattro colonne di destra, è ottenuto moltiplicando il costo al chilometro del veicolo interessato per 15.000 e conteggiando poi le sopra indicate percentuali del risultato, percentuali che la normativa fiscale attribuisce all’uso privato da parte del dipendente.

E’ possibile determinare i valori relativi ad ogni singolo veicolo, selezionando i parametri di seguito indicati:

  • categoria di veicoli (autovetture, fuoristrada, autofurgoni, motocicli, ciclomotori, microcar);
  • elenco marche e modelli;
  • alimentazione (benzina, gasolio, gpl, metano, ibrida, elettrica);
  • veicoli in produzione e fuori produzione.

Nell’ipotesi in cui il veicolo sia un nuovo modello, non riportato nelle tabelle, l’importo dovrà essere calcolato prendendo come riferimento quello che per tutte le sue caratteristiche risulti essere più similare al veicolo in questione. Accedendo al sito dell’ACI, all’indirizzo internet www.aci.it c’è la possibilità di poter eseguire il conteggio direttamente online.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Le novità del superbonus del 110%

Attraverso la Legge di Bilancio 2021 sono state apportate numerose variazioni alla normativa concernente il superbonus del 110%, istituito dall’art. 119 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, anche se l’esito ottenuto è risultato inferiore al quelle che erano le attese, in particolar modo relativamente alla proroga dei termini.

Tra le più significative modifiche si evidenziano quelle di seguito indicate:

  • la proroga, con l’esclusione degli Istituti Autonomi Casa Popolari e degli Enti equiparabili, della detrazione relativa alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022, riguardanti gli interventi di riqualificazione energetica, antisismici, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica dei veicoli elettrici;
  • la suddivisione in 4 quote annuali di uguale importo, in luogo delle 5 quote stabilite in precedenza, per le spese sostenute nell’anno 2022, con un’esclusione prevista per gli Istituti Autonomi Case Popolari e per gli Enti equiparabili;
  • l’introduzione, tra i soggetti che possono usufruirne, delle persone fisiche, che non operano nell’esercizio di attività di impresa, di arte o di professione, in relazione agli interventi su edifici costituiti da 2 a 4 unità immobiliari accatastate separatamente, anche se di proprietà di un’unica persona fisica oppure in comproprietà di più persone fisiche;
  • il requisito dell’indipendenza funzionale dell’unità immobiliare, necessaria al fine di essere accomunata all’edificio unifamiliare;
  • l’introduzione tra gli interventi cosiddetti trainanti che beneficiano dell’agevolazione, e specificatamente negli interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali ed inclinate che riguardano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda, degli interventi di isolamento del tetto, indipendentemente dal fatto che sia presente un sottotetto riscaldato o meno;
  • l’introduzione fra gli interventi cosiddetti trainati, che se effettuati in maniera congiunta a quelli trainanti, possono usufruire del superbonus del 110%,di quelli rivolti alla rimozione delle barriere architettoniche di cui all’art. 16-bis, comma 1, lettera e), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, anche se realizzati in favore di persone di età superiore a 65 anni;
  • l’ampliamento della detrazione agli impianti solari fotovoltaici realizzati sulle strutture di pertinenza degli edifici;
  • la fissazione di nuovi limiti di spesa per gli interventi relativi all’installazione di impianti per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici di cui all’art. 16-ter del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013;
  • l’obbligo di collocare presso il cantiere, in un luogo accessibile e ben visibile, un cartello con la presente dicitura: “Accesso agli incentivi statali previsti dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77, superbonus 110% per interventi di efficienza energetica o interventi antisismici”.

La nuova durata del superbonus del 110%

In base al testo iniziale dell’art. 119 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, il superbonus del 110% viene applicato per quanto riguarda le spese sostenute nel periodo dal 1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, indipendentemente dalla data di inizio e di fine dei lavori.

Viene anche previsto un maggiore termine, rispetto al 30 giugno 2022, solamente per gli Istituti Autonomi Case Popolari e per le società “in house”, queste ultime sono aziende pubbliche costituite in forma societaria, tipicamente società per azioni, il cui capitale è detenuto in toto o in parte, direttamente o indirettamente, da un ente pubblico che affida loro attività strumentali o di produzione.

Con le modificazioni che sono state introdotte dalla Legge di Bilancio 2021, la durata è stata prorogata come di seguito indicato:

  • al 30 giugno 2022 per tutti i soggetti;
  • al 31 dicembre 2022 per gli Istituti Autonomi Case Popolari e per le società in house.

Viene poi previsto che, solamente per i condomini che entro il 30 giugno 2022 eseguiranno lavori perlomeno per il 60% dell’intervento totale, la detrazione competerà anche per le spese sostenute dal 1 luglio 2022 al 31 dicembre 2022.

Oltre a ciò, è da segnalare che soltanto per le spese sostenute nell’anno 2022 la detrazione dovrà essere suddivisa in 4 quote annuali di uguale importo, a differenza di quanto previsto invece per le spese sostenute dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per le quali permane la ripartizione in 5 quote annuali.

Ristrutturazione tetto casa

Gli interventi di coibentazione del tetto

Mediante una modifica al comma 1 dell’art. 119 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, con la Legge di Bilancio 2021 è stato chiarito il dubbio, oggetto di vari dibattimenti, relativo agli interventi di coibentazione del tetto, per i quali la detrazione era subordinata al fatto che la suddetta superficie risultasse anche disperdente.

Per tale motivo, era indispensabile, sulla base delle indicazione fornite da parte dell’Enea, che il sottotetto risultasse formato da un ambiente riscaldato.

In caso contrario, nell’ipotesi in cui il sottotetto fosse costituito da un solaio non riscaldato, la superficie disperdente sarebbe stata unicamente quella orizzontale, con esclusione pertanto del sottotetto stesso.

La Legge di Bilancio 2021, ha chiarito il dubbio dal momento che ha stabilito che la detrazione  del 110% può essere applicata anche alla coibentazione del tetto senza limitare la superficie disperdente al solo sottotetto nel caso in cui fosse presente.

L’edificio di proprietà di un’unica persona fisica

Anteriormente alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2021, l’art. 119, comma 9, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, stabiliva che la detrazione del 110% per gli interventi sulle parti comuni dell’edificio realizzati dai condomini necessitassero della nozione giuridica di condominio, in base a quanto evidenziato dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 24/E del 8 agosto 2020.

Secondo l’Amministrazione Finanziaria, questo evidenziava che non si potrebbe ritenere formato un condominio nel caso in cui tutte le unità immobiliariche costituiscono il condominio medesimo siano di proprietà di un unico soggetto oppure in comproprietà con altri soggetti.

La suddetta restrizione riflette le sue conseguenze anche sulle singole unità immobiliari che costituiscono il condominio, dal momento che nella non possibilità di poter eseguire interventi trainanti sulle parti comuni dell’edificio, non è ammissibile l’accesso al Superbonus per gli interventi trainati sulle singole unità immobiliari, come risulta dalla Faq n. 12 della Guida dell’Agenzia delle Entrate.

Attraverso la Legge di Bilancio 2021, è stato inserito un periodo all’art. 119, comma 9, lettera a), del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, per effetto del quale oltre ai condomini, possono avere accesso alla detrazione del 110% anche le singole persone fisiche in relazione agli interventi su edifici costituiti da 2 a 4 unità immobiliari accatastate separatamente, anche se di proprietà di un’unica persona fisica oppure in comproprietà di più persone fisiche.

La modifica sopra esposta permette alle persone fisiche proprietarie, oppure comproprietarie, uniche di tutte le unità immobiliari che costituiscono l’edificio, però con il vincolo che non siano più di 4, di poter effettuare gli interventi sia sugli edifici, che sulle parti comuni e sulle singole unità immobiliari che li costituiscono, pur rimanendo in vigore, per quanto riguarda gli interventi trainati, il limite delle 2 unità immobiliari fissato dal successivo comma 10 dell’art. 119.

Bonus per ristrutturazioni edifici

Il concetto di edificio funzionalmente indipendente

In base a quanto stabilito dall’art. 119 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, sono compresi tra gli edifici che hanno accesso alla detrazione, quelli plurifamiliari, delle tipologie bifamiliari oppure villette a schiera, a condizione che siano funzionalmente indipendenti e con accessibilità dall’esterno indipendente.

Per questo ultimo aspetto, tramite il Decreto Agosto, Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020, nel comma 1-bis dell’art. 119, è stato stabilito che l’accessibilità indipendente si ritiene esistente anche nel caso in cui si abbia la necessità di percorrere un cortile oppure un giardino di proprietà non esclusiva, il concetto di edificio funzionalmente indipendente concerne l’indipendenza degli impianti.

Anteriormente all’approvazione della Legge di Bilancio 2021, l’autonomia funzionale poteva ritenersi valida soltanto se l’unità immobiliare era corredata della proprietà esclusiva degli impianti di seguito indicati:

  • di fornitura idrica;
  • di fornitura del gas;
  • di fornitura dell’energia elettrica;
  • di climatizzazione sia estiva che invernale.

Nel corso di un incontro con la stampa specializzata avvenuto nel mese di ottobre 2020, l’Agenzia delle Entrate aveva chiaramente evidenziato che il sopraindicato elenco doveva essere considerato inderogabile.

La Legge di Bilancio 2021 inserisce un periodo al comma 1-bis, dell’art. 119 del Decreto Legge   n. 34 del 19 maggio 2020, in conseguenza del quale per poter ritenere un’unità immobiliare funzionalmente indipendente la stessa deve essere corredata della proprietà esclusiva di almeno tre degli impianti di seguito indicati:

  • di fornitura idrica;
  • di fornitura del gas;
  • di fornitura dell’energia elettrica;
  • di climatizzazione sia estiva che invernale.

In pratica, viene ammessa la possibilità che un impianto dei quattro sopraindicati può risultare anche in comune con le altre unità immobiliari e comunque questa casistica non fa venire meno la peculiarità dell’autonomia funzionale dell’edificio,

E’ da ritenersi probabile che in molti casi potrà trattarsi dell’impianto di fornitura idrica che in numerose situazioni di edifici e di villette a schiera, risulta in condivisione a tutte le unità immobiliari.

Casa ristrutturazione superbonus 110

Le ulteriori novità del superbonus 110%

Oltre a quanto già illustrato, la Legge di Bilancio 2021 stabilisce le novità per il superbonus 110% di seguito indicate:

  • proroga al 30 giugno 2022 anche dell’incremento del 50% dei limiti delle spese ammesse alla detrazione del 110% per quanto riguarda gli interventi di ricostruzione relativamente ai fabbricati che hanno subito danneggiamenti dai terremoti dell’anno 2016, inoltre sono stati inseriti in questa agevolazione anche i Comuni coinvolti in tutti gli eventi sismici accaduti dopo l’anno 2008, con il vincolo che sia stato dichiarato lo stato d’emergenza;
  • viene inserita l’installazione degli impianti fotovoltaici anche sulle pertinenze degli edifici nell’elenco degli interventi trainati;
  • vengono considerati interventi trainati anche quelli diretti alla soppressione delle barriere architettoniche, anche se sono rivolti a soggetti al di sopra dei 65 anni;
  • vengono fissati nuovi limiti massimi di spesa per la detrazione delle colonnine di ricarica dei veicoli elettrici, come di seguito indicato:
    • 2.000,00 euro per gli edifici unifamiliari oppure per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti;
    • 1.500,00 euro per gli edifici plurifamiliari oppure per i condomini che installino un numero massimo di 8 colonnine;
    • 1.200,00 euro per gli edifici plurifamiliari oppure per i condomini che installino un numero superiore a 8 colonnine;
  • vengono inseriti tra gli edifici che possono accedere alla detrazione anche quelli sprovvisti di Attestato di Prestazione Energetica in quanto risultano mancanti di copertura, di uno o più mura perimetrali, a patto che al completamento degli interventi ottengano una classe energetica in fascia A;
  • viene prevista, per quanto riguarda i condomini, la possibilità di deliberare con lo stesso quorum previsto sia per la deliberazione dei lavori, che per le opzioni riferite alla cessione della detrazione ed allo sconto in fattura, anche l’addebito ad uno o più condomini della spesa totale sulle parti comuni nel caso in cui non tutti i proprietari vogliono o possono avere accesso al superbonus, è da ricordare che questa norma, prevista dal comma 9-bis dell’art. 119, necessita dell’approvazione dell’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio;
  • per quanto riguarda l’obbligo di sottoscrivere la polizza assicurativa da parte dei soggetti che possono procedere al rilascio dell’asseverazione, richiesta sia per il beneficio diretto, che per la possibilità di cessione o di sconto in fattura, viene stabilito che sono da ritenere legittime anche le polizze assicurative per danni conseguenti da attività professionale qualora siano presenti le condizioni di seguito indicate:
    • non siano previste esclusioni relativamente all’attività di asseverazione;
    • il massimale riguardante specificatamente il rischio di asseverazione non sia inferiore a 500.000,00 euro;
    • sia prevista una garanzia postuma pari ad almeno cinque anni nel caso di cessazione dell’attività;
    • sia prevista una retroattività pari ad almeno cinque anni a garanzia di asseverazioni effettuate negli anni precedenti;
  • viene previsto che per l’anno 2021, allo scopo di permettere ai Comuni di poter opportunamente fronteggiare i maggiori costi di gestione relativi alle procedure collegate all’erogazione del superbonus, è autorizzata l’assunzione, a tempo determinato e a tempo parziale e per la durata massima di un anno, non rinnovabile, di personale da utilizzare allo scopo di potenziare l’attività degli uffici, che i Comuni possono impiegare anche in forma associata;
  • l’obbligo di collocare presso il cantiere, in un luogo accessibile e ben visibile, un cartello con la presente dicitura: “Accesso agli incentivi statali previsti dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77, superbonus 110% per interventi di efficienza energetica o interventi antisismici”.

Per una più completa informazione su questa vasta e complessa materia, è possibile aprire e/o scaricare i corrispondenti documenti tramite i link sottostanti:

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Detrazioni fiscali: bonus edilizia, arredo e risparmio energetico

Anche per l’anno 2021 è stata disposta la proroga della disciplina delle detrazioni fiscali in materia di:

  • recupero edilizio;
  • risparmio energetico;
  • bonus facciate;
  • detrazioni per il verde;
  • bonus arredi.

Infatti, in prospettiva dell’accorpamento delle suddette detrazioni con l’applicazione di un’unica aliquota di detrazione pari al 36%, il Legislatore ha stabilito gradualmente la proroga delle agevolazioni maggiorate attualmente in vigore.

Non risultano da evidenziare dei significativi cambiamenti per quanto riguarda le detrazioni sul recupero edilizio, le normative in vigore in precedenza, infatti, risultano prorogate relativamente alle spese sostenute fino al prossimo 31 dicembre 2021:

  • con la detrazione maggiorata al 50%;
  • con il limite di spesa di 96.000,00 euro.

Relativamente al risparmio energetico, sono state prorogate le normative, alle stesse condizioni stabilite per l’anno precedente, per cui risulta confermata al 65% o al 50% l’aliquotaconcernente gli interventi comprendenti l’acquisizione e la posatura di:

  • finestre comprensive di infissi;
  • schermature solari;
  • climatizzazione invernale con impianti muniti di generatori di calore alimentati a biomasse;
  • caldaie a condensazione.

Anche l’agevolazione sull’acquisizione di arredi e di elettrodomestici viene rinnovata, alle medesime condizioni degli anni precedenti, con riferimento alle spese realizzate fino al 31 dicembre 2020.

Anche per quanto riguarda il bonus verde viene prevista la proroga per tutto l’anno 2021 con gli stessi limiti fissati per gli anni precedenti.

Relativamente alle novità sono, invece, da segnalare:

  • la maggiorazione del bonus mobili, per il quale il limite di spesa viene elevato da 10.000,00 a 16.000,00 euro;
  • l’inserimento di un nuovo bonus idrico per gli interventi di sostituzione di vasi sanitari in ceramica con nuovi apparati a scarico ridotto e di dispositivi di rubinetteria sanitaria, soffioni doccia e colonne doccia con nuovi dispositivi a limitazione del flusso d’acqua, da poter applicare fino al 31 dicembre 2021, con il limite di spesa di 1.000,00 euro.
  • la proroga fino al 30 giugno 2022 della scadenza di applicazione del cosiddetto superbonus del 110% e l’inserimento delle persone fisiche nell’ambito di applicazione in relazione agli interventi sugli edifici costituiti da due a quattro unità immobiliari accatastate separatamente;
  • l’inserimento degli interventi di sostituzione dei gruppi elettrogeni di emergenza esistenti con generatori di emergenza a gas di ultima generazione tra le spese ammesse ai sensi dell’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Nel prosieguo, vengono illustrate le disposizioni inserite dalla Legge n. 178 del 30 dicembre 2020 in relazione ai vari bonus sui lavori edili.

Detrazioni fiscali edilizia

Detrazioni fiscali per gli interventi di recupero edilizio

In conseguenza delle modificazioni che sono state apportate alla materia delle agevolazioni sul recupero edilizio e sul risparmio energetico i contribuenti potranno usufruire fino al prossimo 31 dicembre 2021 di una detrazione del 50% con un limite di spesa di 96.000,00 euro.

L’incremento della detrazione viene applicato a tutti gli interventi previsti nell’ambito di applicazione della detrazione del 36%, inclusi anche i casi di recupero edilizio e di restauro conservativo di fabbricati compiuto da cooperative edilizie con assegnazione dei fabbricati, per tale ipotesi opera l’ampliamento del periodo, da 6 mesi a 18 mesi dall’ultimazione dei lavori, in cui può essere effettuata la cessione.

Questa ipotesi si differenzia da quelle ordinarie dal momento che l’importo della spesa detraibile viene fissato al 25% del prezzo di cessione/vendita del fabbricato, di conseguenza non si procede al conteggio delle spese ma si stabilisce a forfait la quota detraibile sulla base dell’importo della cessione/vendita.

Rimane invariata la norma in base alla quale per le spese sostenute dal 01 gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021 per gli interventi antisismici (nelle zone 1, 2 e 3) su costruzioni destinate ad abitazione oppure ad attività produttive, compete una detrazione del 50% con un limite di spesa di 96.000,00 euro per ogni unità immobiliare per ciascun anno, da ripartire in 5 quote annuali.

Nel caso in cui dalla effettuazione degli interventi si ottenga una riduzione del rischio sismico che comporti il passaggio:

  • ad una classe di rischio inferiore, la detrazione dell’imposta compete nella misura del 70% della spesa sostenuta oppure del 75% se riferita alle parti comuni del fabbricato;
  • a due classi di rischio inferiore, la detrazione compete nella misura dell’80% della spesa sostenuta oppure dell’85% se riferita alle parti comuni del fabbricato.

Relativamente agli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali del fabbricato, viene prevista la possibilità di poter effettuare la cessione del correlato credito ai fornitori che hanno realizzato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di poter procedere alla susseguente cessione del credito.

In attuazione delle proroghe disposte dalla Legge n. 178 del 30 dicembre 2020, i contribuenti possono usufruire delle agevolazioni di seguito indicate:

Sintesi relativa agli interventi di recupero edilizio:

Recupero edilizio, interventi conservativi:

Importo detraibile                    50%

Limite di spesa               96.000,00 euro

Scadenza                      Spese sostenute dal 26 giugno 2013 al 31 dicembre 2020   

Interventi antisismici:

Interventi antisismici in zone ad alto rischio:

Importo detraibile                    50%

Limite di spesa               96.000,00 euro

Scadenza                      Spese sostenute fino al 31 dicembre 2021

Con riduzione rischio sismico di 1 classe:

Importo detraibile                    70%

Limite di spesa               96.000,00 euro

Scadenza                      Spese sostenute fino al 31 dicembre 2021

Con riduzione rischio sismico di 2 classi:

Importo detraibile                    80%

Limite di spesa               96.000,00 euro

Scadenza                      Spese sostenute fino al 31 dicembre 2021

Interventi antisismici che insistono su parti comuni di fabbricati:

Importo detraibile                    +5%

Limite di spesa               96.000,00 euro per ciascun fabbricato compreso nell’intervento

Scadenza                      Spese sostenute fino al 31 dicembre 2021

L’agevolazione concernente le misure antisismiche può essere beneficiata anche da:

  • Istituto Autonomo Case Popolari;
  • Enti con le stesse finalità sociali;
  • cooperative di abitazione a proprietà indivisa.
detrazioni risparmio energetico

Detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico

Per l’anno 2021 relativamente agli interventi di risparmio energetico, viene prevista, in linea generale, l’applicazione di una detrazione pari al 65%, ad eccezione di quanto previsto per gli interventi sulle parti comuni condominiali.

In mancanza di ulteriori presupposti tendenti a delineare l’applicazione della maggiore detrazione del 65% in riferimento alla data di inizio degli interventi, si può ragionevolmente ritenere che l’uso delle parole “spese sostenute” significhi che ai fini dell’imputazione delle stesse bisogna procedere come di seguito indicato:

  • al criterio di cassa e, di conseguenza, alla data dell’effettivo pagamento, a prescindere dalla data di inizio degli interventi ai quali i pagamenti fanno riferimento, per quanto riguarda le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e gli enti non commerciali;
  • al criterio di competenza e, di conseguenza, alla data di completamento della prestazione, a prescindere sia dalla data di inizio degli interventi ai quali le spese fanno riferimento che dalla data dei pagamenti, per quanto riguarda le imprese individuali, le società e gli enti commerciali.

Mediante la Legge di Bilancio 2017 era stata inserita una apposita possibilità di proroga per quanto riguarda gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici condominiali, usufruibile anche da parte degli Istituti Autonomi Case Popolari, in tale circostanza la misura viene finanziata fino al prossimo 31 dicembre 2021 e la misura della detrazione può cambiare in base alle varie ipotesi.

Nello specifico, viene stabilito che per quanto riguarda gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici condominiali, che riguardano come minimo il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, saranno oggetto di una detrazione maggiorata nella misura del 70%.

La detrazione maggiorata compete nella misura del 75% per quanto riguarda gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali che assicurano un’ottimizzazione della prestazione energetica sia invernale che estiva adeguata alla qualità media che viene richiesta dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 gennaio 2015.

In ambedue le suddette ipotesi, la sussistenza dei requisiti per poter riconoscere i relativi benefici dovrà essere certificata da professionisti abilitati tramite l’Attestato di Prestazione Energetica.

Le detrazioni maggiorate verranno ammesse nel limite di spesa di 40.000,00 euro per ciascuna unità abitativa interessata dagli interventi di riqualificazione energetica.

Tramite la Legge di Bilancio 2020 sono state prorogate le detrazioni, alle stesse condizioni che risultano stabilite dalla Legge di Bilancio 2018, attraverso la quale sono state apportate varie e rilevanti modifiche alle detrazioni, che vengono di seguito riassunte:

  • la detrazione viene ridotta al 50% per quanto riguarda le spese, sostenute dal 01 gennaio 2018, concernenti gli interventi di acquisto e di posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti provvisti di caldaie a condensazione con efficienza come minimo pari alla classe A, mentre risultano esclusi dalla detrazione gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti provvisti di caldaie a condensazione con efficienza sottostante alla classe A;
  • la detrazione fiscale viene applicata nella misura del 65% per quanto riguarda gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti provvisti di caldaie a condensazione di efficienza come minimo pari alla classe A di prodotto, prevista dal Regolamento Delegato (UE) n. 811/2013, e contemporanea installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, o con impianti provvisti di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed appositamente progettati dal fabbricante per poter funzionare in abbinamento tra di loro, oppure per quanto riguarda le spese sostenute per l’acquisto e per la posa in opera di generatori di aria calda a condensazione;
  • viene stabilita la detrazione del 65% delle spese per quanto riguarda l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 01 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, nel limite massimo della detrazione di 100.000,00 euro, con il vincolo che per poter usufruire di tale detrazione gli interventi in questione devono portare ad un risparmio di energia primaria (PES – Primary Energy Saving) equivalente come minimo al 20%;
  • la detrazione nella misura del 50% viene applicata alle spese sostenute nell’anno 2018 per quanto riguarda l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti provvisti di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, nel limite massimo della detrazione di 30.000,00 euro;
  • per quanto riguarda le spese concernenti gli interventi sulle parti comuni di edifici condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, indirizzati in maniera congiunta sia alla riduzione del rischio sismico che alla riqualificazione energetica, compete una detrazione nella misura dell’80%, nel caso in cui gli interventi comportino il passaggio ad una classe di rischio inferiore, oppure nella misura dell’85% nel caso in cui gli interventi comportino il passaggio a due classi di rischio inferiori, l’anzidetta detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di uguale importo e viene applicata su un importo di spese non superiore a 136.000,00 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ogni edificio.

La detrazione può essere beneficiata anche da:

  • Istituto Autonomo Case Popolari;
  • Enti con le medesime finalità sociali;
  • cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

In linea generale, fatta eccezione per quanto sopra riportato, le detrazioni maggiorate sono applicabili entro i termini di seguito indicati:

Sintesi relativa agli interventi di risparmio energetico:

Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 06 giugno 2013 fino al 31 dicembre 2021 (previsione generale):

Importo detraibile                    65%

Limite di spesa               In base al tipo di intervento

Ripartizione in quote       10 rate annuali

Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 01 gennaio 2018 fino al 31 dicembre 2021 (eccezioni):

Importo detraibile                    50%

Limite di spesa               In base al tipo di intervento

Ripartizione in quote       10 rate annuali

Interventi di risparmio energetico su parti comuni, con  almeno il 25% di superficie disperdente, per le spese sostenute dal 01 gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021:

Importo detraibile                    70%

Limite di spesa               40.000,00 euro

Ripartizione in quote       10 rate annuali

Interventi di risparmio energetico su parti comuni, per miglioramento prestazioni energetiche estive e invernali, per le spese sostenute dal 01 gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021:

Importo detraibile                    75%

Limite di spesa               40.000,00 euro

Ripartizione in quote       10 rate annuali

Interventi antisismici di risparmio energetico:

Importo detraibile                    85%

Limite di spesa               136.000,00 euro

Ripartizione in quote       10 rate annuali

Bonus facciate 2021

Il bonus facciate, sintesi delle detrazioni fiscali

Come segnalato in precedenza, la Legge di Bilancio 2020 ha previsto l’inserimento di una particolare caso di detrazione collegata agli interventi edilizi effettuati nell’anno 2020 sulle strutture opache della facciata, sui balconi, sui fregi e sugli ornamenti, compresi quelli di sola pulitura o di sola tinteggiatura esterna destinati al recupero ed al restauro della facciata esterna degli edifici situati nelle zone A e B di cui al Decreto del Ministero per i Lavori Pubblici di concerto con il Ministero per l’Interno n. 1444 del 02 aprile 1968, riferito ai centri storici o ai centri totalmente/parzialmente edificati.

Con la Legge di Bilancio 2021 i termini previsti per il sostenimento delle suddette spese vengono prorogati fino al 31 dicembre 2021.

La detrazione viene applicata nella misura del 90% delle spese sostenute e viene ripartita in 10 quote annuali di uguale importo.

E’ da evidenziare che, relativamente al limite di spesa, la norma non fornisce nessuna indicazione.

Sintesi relativa al bonus facciate:

Importo detraibile                               90%

Limite di spesa                        N/D

Ripartizione in quote                 10 rate annuali

Bonus spazi verdi

Il bonus verde

Sul modello delle detrazioni relazionate in precedenza, viene fissata la proroga anche relativamente alle spese sostenute nell’anno 2021 per quanto riguarda i lavori di sistemazione a verde.

Con la Legge di Bilancio 2018 viene previsto il riconoscimento di un detrazione, nella misura del 36%, relativamente alle spese sostenute, con un limite di spesa di 5.000,00 euro, per:

  • la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici;
  • la realizzazione di coperture a verde;
  • la realizzazione di giardini pensili.

La detrazione compete anche con riferimento alle parti comuni degli edifici condominiali:

  • con il limite di spesa di 5.000,00 per ciascuna singola unità abitativa;
  • è prevista ripartizione in quote in 10 rate annuali;
  • con pagamenti effettuati unicamente mediante strumenti tracciabili.

Sintesi relativa al bonus verde:

Lavori di sistemazione a verde sostenuti nell’anno 2021:

Importo detraibile                                                             36%

Limite di spesa                                                       5.000 euro

Limite di spesa su parti comuni condominiali               5.000 euro per unità abitativa

Bonus arredo

Il bonus arredi

In relazione a quanto stabilito dalla Legge n. 178 del 30 dicembre 2020, ai contribuenti che beneficiano della detrazione per il recupero edilizio viene riconosciuta anche una detrazione dall’imposta lorda, fino al raggiungimento del suo importo totale, nella misura del 50% delle ulteriori spese documentate per gli acquisti, diretti al completamento dell’arredamento del fabbricato oggetto di ristrutturazione, di:

  • mobili;
  • arredi;
  • grandi elettrodomestici, per i quali sia prevista l’etichetta energetica, di classe non inferiore alla A+;
  • forni, per i quali sia prevista l’etichetta energetica, di classe non inferiore alla A.

In base alle nuove disposizioni, i requisiti richiesti sono:

  • che l’intervento di recupero abbia avuto inizio dal 01 gennaio 2020;
  • che le spese per gli acquisti siano sostenute nell’anno 2021.

La detrazione, usufruibile dal 01 gennaio 2021, può essere beneficiata:

  • su un limite di spesa di 16.000,00 euro, invece che sugli abituali 10.000,00 euro;
  • con ripartizione in quote in 10 rate annuali.

L’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che possono rappresentare un legittimo presupposto per poter beneficiare della detrazione, l’esecuzione di interventi edilizi sia sulle singole unità immobiliari residenziali che sulle parti comuni di edifici residenziali, rispettivamente per l’acquisto di mobili e arredi destinati all’abitazione e per l’acquisto di mobili e arredi destinati alle parti comuni.

Nell’insieme le varie ipotesi in cui viene consentita la detrazione su mobili e arredi vengono di seguito indicate:

  • interventi di manutenzione ordinaria, di cui alla lettera a) dell’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001, eseguiti sulle parti comuni di edificio residenziale;
  • interventi di manutenzione straordinaria, di cui alla lettera b) dell’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001, eseguiti sulle parti comuni di edificio residenziale e sulle singole unità immobiliari residenziali;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo, di cui alla lettera c) dell’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001, eseguiti sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole unità immobiliari residenziali; di ristrutturazione edilizia, di cui alla lettera d) dell’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale e sulle singole unità immobiliari residenziali;
  • interventi necessari alla ricostruzione oppure al ripristino del fabbricato danneggiato in conseguenza di eventi calamitosi, sebbene non rientranti nelle categorie precedenti, con la condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo, e di ristrutturazione edilizia, di cui alle lettere c) e d) dell’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 6 giugno 2001, riguardanti interi fabbricati, effettuati da parte di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da parte di cooperative edilizie, che provvedano entro sei mesi dalla ultimazione dei lavori alla successiva cessione o assegnazione del fabbricato.

I beni rientranti nella detrazione devono essere di nuova costruzione e sono costituiti da:

  • mobili;
  • arredi;
  • elettrodomestici per i quali è prevista l’etichetta energetica.

A solo titolo di esempio, fanno parte dei mobili e degli arredi che rientrano nella detrazione:

  • letti, armadi, comodini, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, divani, poltrone, credenze;
  • materassi ed apparecchi di illuminazione che rappresentano un indispensabile completamento dell’arredamento del fabbricato oggetto di ristrutturazione.

Diversamente, non rientrano nella detrazione gli acquisti di:

  • porte;
  • pavimentazioni (compreso il parquet);
  • tende e tendaggi;
  • altri complementi di arredo.

Relativamente ai grandi elettrodomestici, la norma pone dei limiti alla detrazione per quanto riguarda l’acquisto delle tipologie corredate di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni, nei casi in cui per quelle tipologie è obbligatoria l’etichetta energetica.

L’acquisto di grandi elettrodomestici privi di etichetta energetica risulta rientrante nella detrazione solamente nei casi in cui per quelle tipologie non sia al momento previsto l’obbligo di etichetta energetica.

Al fine di poter correttamente individuare i grandi elettrodomestici, in mancanza di specifiche indicazioni nella norma agevolativa, rappresenta un valido raffronto l’elenco di cui all’allegato 1B del Decreto Legislativo n. 151 del 25 luglio 2005, in base al quale, a titolo di esempio, rientrano nella categoria dei grandi elettrodomestici:

  • frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, forni, apparecchi di cottura, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, stufe elettriche, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Per l’effettuazione del pagamento dei mobili, degli arredi e degli elettrodomestici rientranti nella detrazione si deve ricorrere all’utilizzazione di:

  • i bonifici, con l’indicazione del codice fiscale e della partita iva del beneficiario e la specificazione del pagamento di ristrutturazioni fiscalmente agevolabili;
  • le carte di credito/debito.

Sintesi relativa al bonus arredi:

Acquisto di mobili, di arredi, di grandi elettrodomestici in concomitanza di interventi di recupero edilizio:

Importo detraibile             50%

Limite di spesa       16.000,00 euro

Scadenza               Spese sostenute nell’anno 2021 su interventi di recupero dell’anno 2020

E’ importante precisare che i contribuenti possono beneficiare della detrazione d’imposta a prescindere dall’ammontare dell’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.

Bonus idrico 2021

Il bonus idrico

Attraverso la Legge di Bilancio 2021 viene inserita un nuova detrazione a favore delle persone fisiche residenti in Italia che, entro il 31 dicembre 2021, eseguono interventi di sostituzione di:

  • vasi sanitari in ceramica con nuovi apparati a scarico ridotto;
  • di dispositivi di rubinetteria sanitaria, soffioni doccia e colonne doccia con nuovi dispositivi a limitazione del flusso d’acqua.

I suddetti interventi possono essere effettuati su edifici esistenti, su parti di edifici esistenti oppure su singole unità immobiliari esistenti, con il limite di spesa di 1.000,00 euro.

Sintesi relativa al bonus idrico:

Interventi di sostituzione eseguiti nell’anno 2021:

Limite di spesa               1.000 euro

Il superbonus del 110%

Per quanto riguarda, infine, il cosiddetto superbonus del 110%, si evidenziano le novità di seguito indicate:

  • la proroga della detrazione alle spese sostenute fino al 30 giugno 2022;
  • la ripartizione in 4 quote annuali della detrazione per le spese sostenute nell’anno 2022;
  • la proroga della possibilità di effettuare l’opzione per la cessione del credito connesso alla detrazione spettante oppure per il cosiddetto sconto sul corrispettivo;
  • l’introduzione tra i soggetti beneficiari delle persone fisiche nell’ambito di applicazione in relazione agli interventi sugli edifici costituiti da due a quattro unità immobiliari accatastate separatamente;
  • interventi cosiddetti trainati per gli interventi relativi all’isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali ed inclinate che fatto parte dell’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda;
  • l’introduzione tra gli interventi cosiddetti trainati, degli interventi relativi all’isolamento del tetto, indipendentemente dal fatto che nell’edificio sia presente un sottotetto riscaldato o meno;
  • l’introduzione tra gli interventi cosiddetti trainati, di quelli rivolti alla soppressione delle barriere architettoniche;
  • l’allargamento della detrazione alla realizzazione di impianti solari fotovoltaici su strutture che risultano di pertinenza degli edifici;
  • la previsione di nuovi limiti di spesa per quanto riguarda gli interventi di installazione di impianti per la ricarica di veicoli elettrici.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Detrazione Iva sulle fatture 2020 – 2021

La Circolare n. 1/E del 17 gennaio 2018 dell’Agenzia delle Entrate stabilisce che il diritto alla detrazione dell’Iva ha origine nel momento in cui avvengono i due presupposti di seguito indicati:

  • l’imposta è divenuta esigibile ai sensi dell’art. 6, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, cosiddetto requisito sostanziale;
  • il cessionario o committente è in possesso di una valida fattura di acquisto, cosiddetto requisito formale.

La detrazione viene effettuata, in base le regole sopra esposte, alle condizioni in essere nel periodo d’imposta in cui l’Iva è diventata esigibile.

In quel momento risultano riscontrati i presupposti che convalidano il diritto stesso:

  • il requisito di inerenza;
  • l’afferenza dell’acquisto al compimento di operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione.

In base a quanto stabilito dall’art. 1, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 100 del 23 marzo 1998, modificato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018, per le fatture ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello del compimento dell’operazione, è possibile esercitare il diritto alla detrazione entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta è diventata esigibile.

La suddetta opportunità non è permessa per quanto riguarda i documenti di acquisto riguardanti  operazioni eseguite nell’anno precedente.

Il diritto alla detrazione dell’Iva può essere effettuato al massimo entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva riguardante l’anno in cui il diritto stesso ha avuto origine, cioè il momento in cui è venuto a verificarsi il doppio presupposto:

  • dell’esigibilità dell’imposta, stabilito ai sensi dell’art. 6, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • del possesso della fattura di acquisto da parte del cessionario o committente.

Detrazione Iva fatture ricevute nell’anno 2020

Per quanto riguarda le fatture ricevute nell’anno 2020 e relative ad operazioni la cui esigibilità ha avuto origine nel suddetto anno, la detrazione dell’Iva può essere effettuata entro il 30 aprile 2021, termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno 2020, annotando le fatture di acquisto:

  • entro il 31 dicembre 2020, in base alle regole ordinarie;
  • tra il 1 gennaio 2021 ed il 30 aprile 2021, in una sezione ad hoc del registro Iva acquisti, facendo contribuire l’imposta stessa a formare il saldo Iva della dichiarazione riguardante l’anno 2020.

Per quanto riguarda, invece, le fatture ricevute nell’anno 2021 ma relative ad operazioni la cui esigibilità ha avuto origine nell’anno 2020, ad esempio per beni recapitati in tale anno, la detrazione dell’Iva può essere effettuata tramite la registrazione delle fatture passive in una delle liquidazioni periodiche dell’anno 2021.

Esiste altresì la possibilità di eseguire la registrazione delle fatture passive tra il 1 gennaio 2022 ed il 30 aprile 2022, in una sezione ad hoc del registro Iva acquisti, facendo contribuire l’imposta stessa a formare il saldo Iva della dichiarazione riguardante l’anno 2021.

Relativamente ai soggetti che non avessero provveduto ad esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva entro i termini sopra riportati, in ogni caso è possibile poter procedere ad esercitare il suddetto diritto entro il termine del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, tramite l’istitutodella “dichiarazione integrativa a favore”, fermo rimanendo l’obbligo di regolarizzazione dell’acquisto e dell’applicazione delle sanzioni per l’illegittima registrazione delle fatture d’acquisto.

Detrazioni iva

Ai sensi dell’art. 19, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, il diritto alla detrazione dell’Iva addebitata in rivalsa ha origine, in capo ai soggetti passivi d’imposta, “in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione”.

Al fine della detraibilità dell’imposta, i beni e/o i servizi acquisiti:

  • devono essere destinati all’esercizio dell’attività d’impresa del soggetto passivo, cosiddetto requisito di inerenza;
  • devono essere afferenti ad operazioni che attribuiscono il diritto alla detrazione dell’imposta, oppure ad esse assimilate.

La Circolare Ministeriale n. 328/E del 24 dicembre 1997, del Ministero delle Finanze, al paragrafo 3.1, stabilisce che la detrazione dell’imposta compete anche per l’acquisizione di beni e/o di servizi riguardanti operazioni non soggette ad Iva ma “indirettamente e funzionalmente ricollegabili ad altre operazioni imponibili o ad esse assimilate dalla legge ai fini della detrazione” ossia nell’ipotesi in cui “l’ordinaria attività dell’impresa (sia) volta a porre in essere operazioni che danno diritto a detrazione”.

I casi in cui l’Iva non detraibile

Al contrario, l’Iva non è detraibile:

  • per gli acquisti di beni e/o di servizi destinati all’ambito personale del soggetto passivo,  per mancanza del requisito di inerenza;
  • per gli acquisti di beni e/o di servizi relativi ad operazioni esenti oppure non soggette ad imposta, per indetraibilità specifica ai sensi dell’art. 19, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • per particolari tipologie di acquisti, per effetto di una preclusione oggettiva ai sensi dell’art. 19-bis.1 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972.

Ai sensi dell’art. 6, comma 3-bis, del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, relativamente all’Iva per errore addebitata in eccesso, il diritto alla detrazione compete ai sensi dell’art. 6, comma 6, del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997, modificato dalla Legge n. 205 del 27 dicembre 2017, anche per i casi avvenuti prima dell’entrata in vigore della Legge stessa.

Detrazioni iva contabilità

Il termine iniziale per esercitare il diritto alla detrazione

Ai sensi della Circolare n. 1/E del 17 gennaio 2018, il diritto alla detrazione dell’Iva ha origine nel momento in cui avvengono i due presupposti di seguito indicati:

  • l’imposta è divenuta esigibile ai sensi dell’art. 6, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, cosiddetto requisito sostanziale;
  • il cessionario o committente è in possesso di una valida fattura di acquisto, cosiddetto requisito formale.

La detrazione viene effettuata, in base le regole sopra esposte, alle condizioni in essere nel periodo d’imposta in cui l’Iva è diventata esigibile.

In quel momento risultano riscontrati i presupposti che convalidano il diritto stesso:

  • il requisito di inerenza;
  • l’afferenza dell’acquisto al compimento di operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione.

Rimane dovuta, nell’ipotesi di variazione del regime Iva delle operazioni “a valle”, la rettifica della detrazione effettuata ai sensi dell’art. 19-bis2 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972.

La detrazione nella prima liquidazione successiva all’esecuzione

In base a quanto stabilito dall’art. 1, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 100 del 23 marzo 1998, modificato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018, relativamente alle fatture ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello del compimento dell’operazione, è possibile esercitare il diritto alla detrazione entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta è diventata esigibile.

La suddetta opportunità non è permessa per quanto riguarda i documenti di acquisto riguardanti  operazioni eseguite nell’anno precedente.

Esattamente, trattandosi di un documento di acquisto riguardante l’anno precedente, anche se   la fattura si riferisce ad un’operazione relativa al mese precedente, dicembre 2020, non è valida la norma che permette la detrazione nello stesso mese nell’ipotesi di registrazione entro il giorno 15 del mese successivo.

Per questo motivo, l’Iva potrà essere detratta in modo legittimo da parte dell’acquirente solamente a decorrere dal mese di gennaio 2021, con l’effettuata annotazione della fattura.

Il termine finale per esercitare il diritto alla detrazione

Il diritto alla detrazione dell’Iva può essere effettuato al massimo entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva riguardante l’anno in cui il diritto stesso ha avuto origine, cioè il momento in cui è venuto a verificarsi il doppio presupposto:

  • dell’esigibilità dell’imposta, stabilito ai sensi dell’art. 6, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • del possesso della fattura di acquisto da parte del cessionario o committente.

Precedentemente alle modificazioni di cui all’art. 2 del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017, il termine per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’Iva era fissato entro la scadenza per la presentazione della dichiarazione Iva relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto stesso aveva avuto origine.

Le fatture ricevute nell’anno 2020

Per quanto riguarda le fatture ricevute nell’anno 2020 e relative ad operazioni la cui esigibilità ha avuto origine nel suddetto anno, la detrazione dell’Iva può essere effettuata entro il 30 aprile 2021, termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno 2020, annotando le fatture di acquisto:

  • entro il 31 dicembre 2020, in base alle regole ordinarie;
  • tra il 1 gennaio 2021 ed il 30 aprile 2021, in una sezione ad hoc del registro Iva acquisti, facendo contribuire l’imposta stessa a formare il saldo Iva della dichiarazione riguardante l’anno 2020.

A titolo di esempio:

  • il soggetto A consegna dei beni al soggetto B in data 21 dicembre 2020, con emissione di fattura accompagnatoria;
  • la fattura viene registrata soltanto in data 22 febbraio 2021, in una sezione ad hoc del registro Iva acquisti relativo alle fatture dell’anno 2020.

L’imposta a credito non viene evidenziata nelle liquidazioni periodiche ma, comunque, contribuisce alla definizione dell’Iva che risulta dalla dichiarazione concernente l’anno 2020, che deve essere presentata entro il 30 aprile 2021, che costituisce, quindi, il termine finale per poter esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva per l’acquisto in argomento.

Iva detrazione fatture 2020 2021

Le fatture ricevute nell’anno 2021

Relativamente alle fatture ricevute nell’anno 2021 ma riguardanti operazioni per le quali l’esigibilità si è manifestata nell’anno 2020, ad esempio per beni consegnati nell’anno 2020, la detrazione dell’Iva può avere luogo attraverso l’annotazione delle fatture passive in una delle liquidazioni periodiche dell’anno 2021.

Oltretutto è possibile poter eseguire l’annotazione delle fatture passive tra il 1 gennaio 2022 ed il 30 aprile 2022, in una sezione ad hoc del registro Iva acquisti, facendo contribuire l’imposta stessa a formare il saldo Iva della dichiarazione riguardante l’anno 2021.

Per mezzo dell’istituto della dichiarazione integrativa a favore, è in ogni modo possibile, per i soggetti che non avessero esercitato il diritto alla detrazione dell’Iva nei termini sopra riportati, poter esercitare il diritto alla detrazione nel termine del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione,fermo rimanendo l’obbligo di regolarizzazione dell’acquisto e dell’applicazione delle sanzioni per l’illegittima annotazione delle fatture d’acquisto.

La fattura elettronica e la data di avvenuta consegna della stessa

In chiusura di questa informativa, è opportuno evidenziare che l’istituzione del regime della fattura elettronica ha fatto si che sia indubbia e comprovabile la data di avvenuta consegna alla controparte della fattura emessa.

A tale proposito si rammenta:

  • che la fattura immediata deve essere emessa entro 12 giorni dal compimento dell’operazione determinata secondo quanto stabilito dall’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • che per la fattura differita, invece, la trasmissione della fattura può essere effettuata entro il giorno 15 del mese successivo rispetto a quello in cui sono state compiute le operazioni, sempre tenendo presente quanto stabilito dall’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972 per quanto riguarda la determinazione del momento del compimento.

In conseguenza delle suddette norme potrebbe verificarsi che la data indicata nella fattura elettronica e la data della reale consegna della stessa potrebbero non corrispondere, ma per poter procedere alla detrazione dell’Iva sugli acquisti è indispensabile che la fattura sia ricevuta e registrata.

Riepilogando, in conseguenza della norma in base alla quale la detrazione dell’imposta può essere effettuata in riferimento alle fatture di acquisto ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello del compimento dell’operazione, ma non per le operazioni relative all’anno precedente, si conferma:

  • che per la fattura con data dicembre 2020 e ricevuta a dicembre 2020, la detrazione può essere effettuata nella liquidazione che comprende dicembre 2020, mese o trimestre, oppure, entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva dell’anno 2020, previsto al 30 aprile 2021;
  • che per la fattura con data dicembre 2020 e ricevuta a gennaio 2021, la detrazione può essere effettuata nella liquidazione che comprende gennaio 2021, mese o trimestre, oppure, entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva dell’anno 2021, previsto al 30 aprile 2022.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Divieto di licenziamento per cause economiche fino al 31 gennaio 2021

L’art. 12, ai commi 9,10 e 11, del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, meglio conosciuto come Decreto Ristori, ha prolungato fino al 31 gennaio 2021 la scadenza del divieto di licenziamento per cause economiche, che era stato originariamente introdotto, con inizio dal 17 marzo 2020, dall’art. 46 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 e successivamente confermato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

In seguito della specificazione di una data certa sono state superate le incertezze sulla reale scadenza del divieto, dal momento che il Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva collegato questa scadenza alla ricezione degli ammortizzatori sociali e dell’esonero contributivo previsti nel decreto stesso.

Il “Decreto Ristori” ha conservato le eccezioni al divieto prescritte dall’art. 14 del Decreto Legge n.  104 del 14 agosto 2020, di conseguenza si potranno effettuare licenziamenti:

  • nel caso in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore;
  • in caso di cessazione definitiva dell’attività di impresa;
  • nel caso di procedura fallimentare senza esercizio provvisorio dell’impresa o cessazione della stessa;
  • in presenza di un accordo sindacale aziendale che autorizzi l’esodo incentivato di volontari.

La scadenza del divieto

Il sopraindicato art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva previsto che il divieto di licenziamento venisse applicato ai datori di lavoro che non avessero interamente beneficiato dei trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19 previsti dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali previsti dall’art. 3 dello stesso Decreto Legge.

La conseguenza della suddetta norma era stata quella di frazionare i datori di lavoro in varie tipologie, per i quali il divieto di licenziamento era operativo sulla base di scadenze variabili, anche se il termine ultimo sarebbe stato in ogni caso il 31 dicembre 2020.

Per i datori di lavoro che si fossero avvalsi fin dall’inizio e senza soluzione di continuità delle 18 settimane previste dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020, il divieto in questione sarebbe in realtà scaduto prima, per l’esattezza il 15 novembre 2020, con la conseguente possibilità di poter procedere con un licenziamento per cause economiche a decorrere dal giorno seguente.

Al contrario, la nuova norma disposta del “Decreto Ristori” torna a stabilire una data certa di scadenza per quanto riguarda il divieto di licenziamento, e questo per tutti i datori di lavoro.

Con il differimento al 31 gennaio 2021, l’efficacia del divieto di licenziamento ha in questo modo superato i 10 mesi e si può ragionevolmente ritenere che possa essere destinata ad un prolungamento, dal momento che sono state preannunciate, da parte di esponenti del Consiglio dei Ministri, ulteriori proroghe per quanto riguarda la durata degli ammortizzatori sociali emergenziali, da cui dovrebbe derivare un ulteriore posticipazione del termine di scadenza del divieto, perlomeno per i datori di lavoro che usufruiranno di questi ammortizzatori.

I licenziamenti preclusi

In conclusione, fino alla data del 31 gennaio 2021, ai datori di lavoro:

  • rimane vietato dare inizio a procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223 del 23 luglio 1991 e rimangono sospese quelle in corso che sono iniziate dopo il 23 febbraio 2020, fatte salve le eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro oppure di clausola del contratto di appalto;
  • rimane vietato, a prescindere dal numero di dipendenti, il recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 604 del 15 luglio 1966 e rimangono sospese le procedure già iniziate ai sensi dell’art. 7 della legge stessa.

Le eccezioni al divieto di licenziamento

L’art. 12 del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 ha conservato le eccezioni al divieto di licenziamento per cause economiche già previste dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

Di conseguenza, sarà possibile procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro oltre che, come già segnalato, nell’eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore, anche nelle situazioni di:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, consequenziale alla messa in liquidazione della società senza proseguimento, anche ridotto, dell’attività, a condizione che non possa essere configurabile un trasferimento d’azienda oppure di un ramo della stesa ai sensi dell’art. 2112 del Codice Civile e che la cessazione dell’attività sia definitiva e si riferisca all’intera azienda, non essendo sufficiente la chiusura di un’unità produttiva oppure di un singolo reparto;
  • stesura di un accordo collettivo aziendale, stipulato dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che includa un’incentivazione all’esodo per quei lavoratori dipendenti che diamo la loro disponibilità ad accettare la risoluzione del rapporto di lavoro, senza che questo possa comportare la perdita della NASpI;
  • procedura fallimentare, qualora non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa oppure ne sia disposta la cessazione, mentre nel caso in cui l’esercizio provvisorio riguardi solamente un ramo dell’azienda, si potrà procedere con i licenziamenti, in deroga al divieto, con riferimento ai lavoratori dipendenti impiegati nei settori dell’azienda che non sono compresi tra quelli per i quali è stato disposto l’esercizio provvisorio.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Realizzazione siti web Milano: grafica e contenuti di qualità per il tuo successo

La realizzazione di siti web è un processo che va studiato in modo approfondito e personalizzato. Un sito web su misura deve essere di facile consultazione e con una grafica accattivante per essere un ottimo biglietto da visita. Tutti, prima di cercare qualsiasi servizio o prodotto, iniziano una ricerca in rete per approfondire al meglio l’argomento. Il web offre in questo senso un’attendibilità molto alta, considerando anche le eventuali recensioni dei clienti. Ecco perché, per chi lavora nel mondo del business e non, l’attenzione da rivolgere alla creazione di una “vetrina virtuale” deve essere minuziosa e dettagliata.

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Cosa succede se non si paga il mutuo della casa

L’acquisto di una casa è un investimento che dura nel tempo, frutto di una – spesso – lunga fase di ricerca che culmina con l’accensione di un mutuo. In tempi di crisi come quelli che purtroppo stiamo vivendo sempre più persone si trovano costrette a porsi una domanda fatidica e a cercare di comprendere cosa succede se non si paga il mutuo della casa. Un dubbio che assale e toglie il sonno: si presenta quando non si riesce più a versare la rata mensile a suo tempo pattuita per restituire il mutuo della casa. Ovviamente bisogna comprendere inoltre cosa succede quando il mutuo non viene pagato per cause legittime e quali siano invece le conseguenze per chi finisce per pagare con ritardo. 

Quando la casa viene pignorata e messa all’asta

Nel caso in cui non si riuscissero più a pagare le rate del mutuo, la banca sarà obbligata ad attendere che queste arrivino a quota 18 prima di procedere con il pignoramento della casa. A stabilirlo, dall’aprile del 2016, è un decreto ministeriale ad hoc. L’immobile in relazione al quale quindi non risultassero pagate le ultime 18 rate potrà essere confiscato e messo all’asta. Se la banca dovesse ottenere maggiori ricavi da questa vendita rispetto al debito del cliente, allora dovrà procedere a versare il denaro in eccedenza al creditore.

Per quanto riguarda l’intervento dell’agenzia delle entrate pignoramento casa, è bene sapere che in ogni caso l’agenzia può procedere in questo senso soltanto in presenza di condizioni ben precise, sia che si tratti di ‘prima casa’ che di altri immobili dei quali il contribuente è proprietario o possiede una quota. Inoltre è sempre bene seguire la fase di preavviso e quella dell’iscrizione di ipoteca: la procedura potrebbe risultare invalidata da eventuali errori dell’agenzia delle entrate.

Mutuo casa

Le motivazioni alla base del ritardo nei pagamenti: una mappa

Se il ritardo nel pagamento delle rate fosse dovuto, per esempio, alla perdita del lavoro (o altre motivazioni di grave entità) in quel caso la normativa consente di richiedere che il mutuo venga sospeso o di procedere a rinegoziare il piano di ammortamento. Nel caso in cui invece le rate vengano pagate in ritardo per problemi tecnici, sarà compito e responsabilità del mutuatario verificare per ciascun mese la buona riuscita dei versamenti (in caso di problemi deve informare l’istituto).

Tra i motivi economici bisogna inserire anche l’eventualità che, alla data di scadenza della rata, non si abbia sufficiente copertura per pagare sul proprio conto. La banca naturalmente deve essere avvisata, inoltre – esponendo le problematiche – si potrà fare richiesta di una dilazione. E’ sempre bene recarsi di persona allo sportello per chiarificare la situazione, mentre se avete optato per soluzioni online è bene rivolgersi tempestivamente al servizio clienti. Avvisare del ritardo l’istituto consentirà molto probabilmente di evitare la segnalazione al Crif (Centrale rischi finanziari), ovvero un archiviodigitale che contiene la totalità delle informazioni e dei dati relativi a finanziamenti richiesti ed erogati sia alle imprese che ai privati cittadini. Ad ogni modo, potranno scattare gli interessi di mora.

   

Redazione Economiapertutti.com
info@economiapertutti.com

16 giugno 2020, versamento della prima rata IMU

L’art. 1, comma 738, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019 ha abrogato, con decorrenza dall’anno 2020, il tributo IUC, Imposta Unica Comunale, istituita dall’art. 1, comma 639, della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, con contemporanea soppressione della TASI, Tributo per i Servizi Indivisibili, di cui era una componente, ad esclusione delle norme riguardanti la TARI, Tassa sui Rifiuti. Allo stesso tempo il citato comma 738 ha variato la disciplina della IMU, Imposta Municipale Propria, sulla base dei commi da 739 a 783 del suddetto art. 1 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Attraverso la Circolare n. 1/DF del 18 marzo 2020 il Ministero dell’Economia e Finanze ha fornito dei chiarimenti sulla IMU in vigore dal 1 gennaio 2020, commi da 738 a 783 dell’art. 1 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Tra i vari aspetti, sono stati precisati i punti di seguito indicati:

  • la prima rata della IMU per l’anno 2020 è pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e di TASI per l’anno 2019,
  • se l’immobile è stato venduto nel corso dell’anno 2019 non si concretizza il presupposto impositivo nell’anno 2020 per cui non deve essere effettuato il versamento;
  • se l’immobile che era tenuto a disposizione oppure era locato nell’anno 2019 e dal 1 gennaio 2020 viene destinato ad abitazione principale non si concretizza il presupposto impositivo nell’anno 2020 per cui non deve essere effettuato il versamento;
  • se l’immobile è stato acquisito nel corso dell’anno 2020, il contribuente può, alternativamente, non versare niente oppure versare l’acconto in base ai mesi di possesso nel primo semestre dell’anno 2020, prendendo a computo l’aliquota IMU per l’anno 2019;
  • se l’immobile era destinato ad abitazione principale nell’anno 2019 e dal 1 gennaio 2020 viene locato oppure tenuto a disposizione come seconda casa, il contribuente può, alternativamente, non versare niente oppure versare l’acconto in base ai mesi di possesso nel primo semestre dell’anno 2020, prendendo a computo l’aliquota IMU per l’anno 2019;
  • per i fabbricati strumentali, nell’anno 2019 esenti da IMU ma soggetti a TASI, per il versamento della prima rata per l’anno 2020 deve essere applicata l’aliquota base dello 0,1%;
  • la casa coniugale assegnata ad uno dei coniugi in sede di separazione legale non può essere assimilata all’abitazione principale in mancanza di figli;
  • le aree fabbricabili di pertinenza del fabbricato possono essere considerate pertinenze ai fini IMU solamente nel caso in cui le stesse risultino accatastate unitariamente al fabbricato, anche tramite la cosiddetta graffatura;
  • nel caso di risoluzione dei contratti di leasing, il soggetto passivo è il locatario fino alla conclusione ufficiale del contratto stesso indipendentemente dalla restituzione del bene.

Va evidenziato che il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, meglio conosciuto come Decreto Rilancio, non ha previsto nessuna proroga della scadenza per il versamento della IMU.

Di conseguenza, resta confermata al 16 giugno 2020 la data entro la quale deve essere effettuato il versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020.

Il predetto Decreto Rilancio ha, tuttavia, esentato dal versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020 gli immobili adibiti a:

  • stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali;
  • stabilimenti termali;
  • alberghi e pensioni, rientranti nella categoria catastale D/2;
  • agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed & breakfast, residence e campeggi, a patto che i relativi proprietari risultino anche gestori delle attività svolte negli immobili stessi.

L’esonero non viene applicato all’immobile, che viene dato in locazione ad un soggetto per svolgere l’attività turistica, ma che è di proprietà di un altro soggetto che pertanto deve versare la IMU.

Di conseguenza, per gli immobili sopraelencati non deve essere effettuato nessun versamento a titolo di IMU entro il 16 giugno 2020.

Non essendo più in vigore la TASI, con decorrenza dal 1° gennaio 2020, cessano di avere valenza anche le ripartizioni del tributo, che erano stabilite dal comma 681 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, tra il titolare del diritto reale e l’occupante, mentre la IMU prosegue ad essere dovuta solamente dal titolare del diritto reale, in base alle regole ordinarie.

Ne consegue che la disciplina riguardante la IMU si colloca in una linea di continuità con la disciplina precedente dal momento che rappresenta una chiara evoluzione normativa della stessa.

Tasse IMU

Le scadenze di versamento e la definizione della prima rata IMU 2020

La IMU dovuta per l’anno 2020 deve essere corrisposta in due rate:

  • la prima con scadenza il 16 giugno, corrispondente all’imposta dovuta per il primo semestre con applicazione dell’aliquota e della detrazione dei 12 mesi dell’anno precedente;
  • la seconda con scadenza il 16 dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno ed a conguaglio in base alle aliquote stabilite.

Anche se la scadenza del 16 giugno 2020 non ha avuto nessuna sospensione normativa, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale, tramite un Comunicato del 21 maggio 2020, ha pubblicato uno schema di delibera che dispone la proroga del termine di versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020 che i Comuni hanno facoltà di prevedere in favore dei contribuenti che hanno subito difficoltà economiche in conseguenza della situazione di emergenza determinata dal Covid-19.

Pertanto, in taluni casi, i Comuni potrebbero deliberare di differire il versamento dell’acconto 2020 entro una data successiva al 16 giugno 2020, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Con la Legge n. 2 del 23 marzo 2020 della Provincia Autonoma di Trento è stato stabilito che il versamento della IMIS, Imposta Immobiliare Semplice, dovuta per l’intero periodo d’imposta 2020 possa essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2020 senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Con l’Ordinanza Presidenziale n. 14 del 26 marzo 2020 della Provincia Autonoma di Bolzano il versamento dell’acconto della IMI, Imposta Municipale Immobiliare, 2020 è stato sospeso per l’emergenza da Covid-19 fino al 15 dicembre 2020 ed il versamento dell’intera imposta 2020 può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2020 senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Secondo quando riportato sul proprio sito internet, il Comune di Aosta ha prorogato l’adempimento del versamento al 16 dicembre 2020, ad esclusione di quello relativo gli immobili iscritti in Catasto nella categoria D.

L’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale in data 30 aprile 2020 ha pubblicato un Documento nel quale:

  • vengono forniti gli schemi di regolamento IMU e di delibera delle aliquote 2020;
  • si evidenzia che l’emergenza pandemica da Covid-19 tuttora in corso potrebbe indurre molti Comuni a valutare l’opportunità di disporre agevolazioni a favore delle categorie economiche e dei soggetti più colpiti dall’emergenza.  

Queste decisioni rientrano nella piena discrezionalità di ogni amministrazione locale, sempre con i limiti generali di ragionevolezza e di carattere equitativo che devono contraddistinguere tutti gli interventi di natura agevolativa.

Comunque il contribuente ha la facoltà di decidere di effettuare il versamento dell’imposta dovuta in un’unica soluzione annuale, entro la data del 16 giugno dell’anno di imposizione.

Preme infine ricordare che con la Risoluzione n. 29/E del 29 maggio 2020 dell’Agenzia delle Entrate sono state fornite le istruzioni per il versamento della IMU tramite i Modelli F24, mentre con la Risoluzione n. 5/DF del 8 giugno 2020 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono stati forniti ulteriori chiarimenti circa il differimento dei termini di versamento dei tributi locali.

La liquidazione dell’IMU

Come stabilito dall’art. 1, comma 761, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, il tributo è dovuto e deve essere liquidato, per anni solari, in proporzione:

  • alla quota di possesso;
  • ai mesi dell’anno durante i quali è durato il possesso.

Ai fini della IMU in vigore dal 1 gennaio 2020, il mese nel corso del quale il possesso è durato per più della metà dei giorni di cui il mese stesso è composto viene conteggiato per intero.

A titolo di esempio, il mese di marzo 2020, composto da 31 giorni, viene conteggiato al soggetto che ha il possesso dell’immobile per un numero di giorni pari o superiore a 16.

Si conteggia a carico dell’acquirente dell’immobile:

  • il giorno in cui avviene il trasferimento del possesso;
  • l’intero mese del trasferimento nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del venditore.

A titolo di esempio, se un immobile viene venduto il 15 aprile 2020, l’intero mese di aprile, che è  composto da 30 giorni, risulta a carico dell’acquirente.

Tassa IMU

Le assimilazioni all’abitazione principale ex lege

Le agevolazioni previste per l’abitazione principale possono essere estese ad altre tipologie di immobili, per cui possono sussistere sia assimilazioni ex lege che assimilazioni deliberate dai Comuni, ambedue previste dall’art. 1, comma 741, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Relativamente a quelle ex lege, vengono considerate abitazioni principali:

  • le unità immobiliari che appartengono alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
  • le unità immobiliari che appartengono alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in mancanza della residenza anagrafica;
  • i fabbricati di civile abitazione adibiti ad alloggi sociali come indicati dal Decreto Ministeriale del 22 aprile 2008, destinati ad abitazione principale;
  • la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, in conseguenza di provvedimento del giudice,  nel caso di separazione senza figli oppure con figli maggiorenni ed autosufficienti, la giurisprudenza ritiene che la casa coniugale non possa essere assegnata ad uno dei due coniugi a titolo di contributo al mantenimento, in sostituzione dell’assegno di mantenimento, non avendo l’assegnazione una funzione assistenziale;
  • un solo immobile, iscritto oppure iscrivibile nel Catasto come unica unità immobiliare e per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica, posseduto e non concesso in locazione dal personalein servizio permanente appartenente alle Forze Armate e alle Forze di Polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di Polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, e, salvo quanto previsto dall’art. 28, comma 1, del Decreto Legislativo n. 139 del 19 maggio 2000, dal personale appartenente alla carriera prefettizia.

Dal 1 gennaio 2020 non è più assimilata all’abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato ed iscritti all’AIRE, che risultano già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza.

Le ulteriori precisazioni

La Circolare n. 1/DF del 18 marzo 2020del Ministero dell’Economia e Finanze ha inoltre chiarito quanto di seguito indicato:

  • le aree fabbricabili di pertinenza del fabbricato possono essere considerate pertinenze ai fini IMU solamente nel caso in cui le stesse risultino accatastate unitariamente al fabbricato, anche mediante la tecnica catastale della cosiddetta graffatura, in questo caso, il valore del fabbricato comprende anche quello della pertinenza mentre, nel caso contrario, l’area continua ad essere considerata edificabile e come tale viene assoggettata ad imposizione in via autonoma;
  • nel caso di risoluzione dei contratti di leasing, il soggetto passivo è il locatario fino alla conclusione ufficiale del contratto stesso indipendentemente dalla restituzione del bene;
  • nei casi in cui il possesso dell’immobile abbia avuto inizio oppure siano avvenute variazioni nel corso dell’anno 2019 che obbligano alla presentazione della dichiarazione IMU, la stessa deve essere trasmessa entro il 31 dicembre 2020.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il bonus baby sitting

L’art. 23 del “Decreto Cura Italia”, Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, ha stabilito che,per effetto della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado a decorrere dal 5 marzo 2020,quale alternativa all’opportunità di beneficiare del congedo Covid-19,esiste la possibilità di effettuare la domanda per ottenere delle misure di sostegno a favore dei genitori lavoratori dipendenti sotto forma di un bonus “baby sitting”, relativamente alle attività per i servizi di assistenza ai figli che sono state effettuate nei periodi di chiusura scolastica.

Il bonus viene erogato per l’importo massimo complessivo di 600,00 euro, da usufruire per le suddette prestazioni, che può essere elevato a 1.000,00 euro, in base a quanto previsto dall’art. 25 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, a favore dei lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, facenti parte delle categorie di seguito indicate:  

  • medici;
  • infermieri;
  • tecnici di laboratorio biomedico;
  • tecnici di radiologia medica;
  • operatori sociosanitari;
  • personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico occupato per le necessità correlate all’emergenza pandemica da Covid-19.

L’Inps, tramite:

ha rilasciato i chiarimenti riguardanti le procedure per beneficiare del bonus baby sitting  specificando, tra l’altro, che la richiesta per l’ammissione al bonus, per ciascun figlio, rimanendo fermi gli importi complessivi fissati in 600,00 ed in 1.000,00 euro, può essere trasmessa, in via telematica:

  • tramite accesso al sito dell’Inps;
  • chiamando il Contact center integrato;
  • attraverso i patronati;

L’ambito di attuazione del bonus baby sitting

Le misure di sostegno a favore dei lavoratori dipendenti per fare fronte alle necessità di assistenza ai figli in conseguenza della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, vengono riconosciute:

  • per quanto riguarda le prestazioni effettuate dalla data di sospensione dei servizi scolastici, con efficacia retroattiva a decorrere dal 5 marzo 2020;
  • ai genitori di figli di età inferiore a 12 anni alla data del 5 marzo 2020, anche in ipotesi di adozione e di affido preadottivo;
  • ai genitori di figli di età superiore a 12 anni che presentano situazioni di gravi handicap, e nel caso in cui i figli siano iscritti a scuole oppure siano ospiti in centri diurni di tipologia assistenziale.

I soggetti beneficiari e le misure del bonus baby sitting

L’art. 23 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 stabilisce che il bonus per i servizi di baby sitting venga riconosciuto, per l’importo massimo complessivo  di 600,00 euro per ciascun nucleo familiare, a favore dei soggetti di seguito indicati:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps ai sensi della Legge n. 335 dell’8 agosto 1995;
  • lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, iscritti  alle rispettive Gestioni Inps;
  • lavoratori autonomi non iscritti all’Inps, in base alle disposizioni delle relative casse di previdenza.

L’art. 25 del sopraindicato Decreto fissa l’aumento del suddetto importo fino ad un massimo di 1.000,00 euro per ciascun nucleo familiare, a favore dei soggetti di seguito indicati:

  • lavoratori dipendenti operanti nel settore sanitario: medici, infermieri, tecnici di laboratorio biomedico, tecnici di radiologia medica ed operatori sociosanitari;
  • lavoratori dipendenti operanti nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico occupati per le necessità correlate all’emergenza pandemica da Covid-19.

L’importo massimo indica che, nel caso in cui all’interno dello stesso nucleo familiare siano presenti più soggetti minori nel rispetto del limite di età stabilita dalla disposizione, sussiste possibilità di ricevere il bonus per quanto riguarda tutti i soggetti minori presenti, ma entro il limite dell’importo complessivo menzionato in precedenza, essendo necessario specificare un importo parziale per ogni minore, come indicato nella Circolare Inps n. 44 del 24 marzo 2020.

A titolo di esempio, nell’ipotesi di un lavoratore dipendente privato con due figli minori di 12 anni, nella richiesta che verrà trasmessa all’Inps potrà essere specificato un importo parziale per ogni minore, fino al raggiungimento dell’importo massimo erogabile di 600,00 euro.

Il bonus non viene riconosciuto nei casi in cui:

  • l’altro genitore risulta disoccupato oppure non lavoratore;
  • l’altro genitore sta beneficiando di strumenti di sostegno del redditonell’ipotesi di sospensione oppure di cessazione dell’attività lavorativa;
  • se è stata presentata domanda per il congedo Covid-19, rispetto al quale è alternativo.

Al contrario il bonus in argomento:

  • può essere richiesto anche nella situazione in cui si beneficia dei giorni di permesso retribuito ai sensi della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, che hanno avuto estensione di 12 giorni addizionali da usufruire nei mesi di marzo e di aprile 2020, in seguito a quanto stabilito dal “Decreto Cura Italia”;
  • può essere cumulato con il contributo asili nido stabilito dall’art. 3 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017, come indicato nel Messaggio Inps n. 1447 del 1 aprile 2020.

Le procedure di compilazione e di trasmissione della richiesta

Come risulta dalle informazioni dell’Inps contenute nella Circolare n. 44 del 24 marzo 2020 e nel Messaggio n. 1465 del 2 aprile 2020, la richiesta del bonus baby sitting può essere trasmessa a decorrere dal 1 aprile 2020 tramite:

  • Applicazione web on line:

utilizzabile sul sito www.inps.it seguendo il percorso: “Prestazioni e servizi” – “Tutti i servizi” – “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” – “Bonus servizi di baby sitting”, autenticandosi con il PIN dispositivo, oppure mediante SPID, CIE, CSN, “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito”, “Bonus servizi di baby-sitting”;

  • Contact center integrato: chiamando da rete fissa il numero verde 803.164, gratuito, oppure chiamando da rete mobile il numero 06 164.164, con tariffazione a carico dell’utenza chiamante;
  • Patronati: avvalendosi dei servizi gratuiti offerti dagli stessi.

Per i soggetti che non sono in possesso di alcuna delle sopraindicate credenziali, in ogni caso la richiesta può essere eseguita servendosi della procedura semplificata, che consente l’utilizzazione delle prime otto cifre del PIN ricevuto mediante sms o e-mail.

Comunque, il richiedente dovrà tuttavia essere in possesso anche della seconda parte del PIN, allo scopodella registrazione obbligatoria sulla piattaforma libretto famiglia e dell’appropriazione telematica del bonus, come indicato nel Messaggio Inps n. 1381 del 26 marzo 2020.

Nel corso della procedura di richiesta on line devono essere immessi i dati anagrafici del richiedente, del minore per il quale viene richiesto il bonus, ed anche dell’altro genitore.

Nel caso in cui la domanda venga effettuata per un soggetto minore di età superiore ai 12 anni deve essere segnalata nella richiesta stessa l’esistenza di disabilità grave e deve essere allegata la certificazione di frequenza scolastica oppure di ospitalità presso il centro diurno di tipologia assistenziale.

Il soggetto richiedente deve precisare la categoria lavorativa di appartenenza e deve dichiarare sotto la propria responsabilità di essere in possesso dei requisiti fissati dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, per quanto riguarda la situazione lavorativa personale e dell’altro genitore.

Le procedure di erogazione del bonus

Il bonus viene erogato tramite il libretto di famiglia previsto dall’art. 54-bis del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017 e, per questo motivo, il genitore beneficiario, in qualità di utilizzatore, ed il soggetto prestatore devono come prima cosa procedere a registrarsi sulla piattaforma delle prestazioni occasionali, che è accessibile sul sito www.inps.it:

  • direttamente, attraverso l’utilizzazione del proprio PIN dispositivo, oppure mediante SPID, CSN, CIE;
  • utilizzando i servizi di Contact center integrato Inps;
  • per mezzo di intermediari ai sensi della Legge n. 12 del 11 gennaio 1979, oppure di enti di patronato ai sensi della Legge n. 152 del 30 marzo 2001.

Quindi, il genitore beneficiario dovrà procedere alla “appropriazione telematica” del bonus per l’acquisizione dei servizi di baby sitting, entro e non oltre 15 giorni solari dal ricevimento della comunicazione di accettazione della richiesta attraverso i canali telematici specificati nella richiesta stessa, sms, e-mail, PEC, che gli permetterà di avere visibile nel “portafoglio elettronico” l’importo accordato e di poterne avere la disponibilità per provvedere al pagamento delle prestazioni lavorative.

Le prestazioni lavorative eseguite devono essere comunicate in procedura successivamente alla loro esecuzione tramite la piattaforma telematica Inps oppure i servizi di Contact center integrato Inps e, al momento dell’immissione, dovrà essere specificata la volontà di beneficiare del “Bonus Covid-19” per il pagamento delle prestazioni e si dovrà controllare che la procedura indichi in maniera corretta i dati della richiesta approvata e la tipologia di attività “Acquisto di servizi di baby sitting (Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 – Misure Covid-19)”.

Le prestazioni lavorative che vengono immesse entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate saranno messe in pagamento il giorno 15 del mese medesimo, mediante accredito degli importi sullo strumento di pagamento, Iban, bonifico domiciliato, ecc., specificato dal soggetto prestatore al momento della registrazione.

Le prestazioni lavorative vengono retribuite mediante titoli di valore pari a 10,00 euro l’ora, o suoi multipli, e di conseguenza l’importo richiesto a titolo di bonus deve essere uguale a 10,00 euro o multipli di 10, fino al massimo previsto.

La scadenza finale per procedere all’immissione delle prestazioni lavorative in procedura è stabilita al 31 dicembre 2020.

Infine, l’Inps ha precisato che, solamente per questo bonus, il prestatore di lavoro occasionale retribuito tramite il Libretto Famiglia potrà anche essere il medesimo soggetto con il quale l’utilizzatore abbia già in corso oppure abbia effettuato la cessazione da meno di 6 mesi di un rapporto di lavoro subordinato.

In tale circostanza, l’utilizzatore potrà usufruire del bonus per la retribuzione delle ore aggiuntive effettuate dallo stesso lavoratore già assunto con incarichi di lavoro domestico e per l’assistenza e la sorveglianza dei minori.

La rendicontazione ed il monitoraggio della spesa

Il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 ha fissato un limite massimo complessivo di spesa di:

  • 1.261,1 milioni di euro per i beneficiari di cui all’art. 23;
  • 30 milioni di euro per i beneficiari di cui all’art. 25.

L’Inps si occuperà di provvedere a monitorare la spesa e, nel caso in cui risultino superati i suddetti limiti massimi di spesa, procederà alla ricezione delle richieste con riserva di accoglimento e, solamente in ipotesi di disponibilità di risorse aggiuntive, le richieste stesse potranno essere approvate e messe in liquidazione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com