Dazi sui pacchi per contrastare evasione, concorrenza sleale e danni ambientali
A decorrere dal 1 gennaio 2026 l’Unione Europea modificherà per sempre gli acquisti online provenienti da Paesi non comunitari, di conseguenza terminerà l’ormai storico esonero sui pacchi contenenti merci del valore inferiore ai 150,00 euro: qualsiasi prodotto che entrerà nell’Unione Europea dovrà pagare un dazio, anche se ha un valore di pochi euro.
Si tratta di una restrizione creata per contrastare l’evasione fiscale, la concorrenza sleale e anche l’impatto ambientale quali conseguenze di molti milioni di piccolissime spedizioni a basso costo, insieme ai dazi arriverà anche una tassa di gestione, come minimo 1,00 euro per ogni pacco, che andrà a colpire le piattaforme elettroniche, inoltre l’Unione Europea sta anche valutando l’introduzione di una tassa verde variabile tra i 50 centesimi e i 2,00 euro per ogni articolo, collegata al livello di affidabilità delle piattaforme di e-commerce.
Negli ultimi due anni il numero di acquisti in arrivo da Paesi extra Unione Europea è letteralmente esploso passando da 1,4 miliardi nell’anno 2022 a 4,6 miliardi nell’anno 2024, si tratta di un volume a dire poco enorme che evidentemente ha creato delle difficoltà per quanto riguarda i controlli doganali ed ha esposto i consumatori a potenziali rischi sanitari per prodotti che potrebbero non essere conformi agli standard europei.
Le nuove normative hanno lo scopo di ripristinare le uguaglianze tra i venditori europei, che operano nel rispetto delle direttive e dei costi ambientali, e le piattaforme estere che frequentemente eludono le regole attraverso spedizioni dirette e molto frazionate, in sostanza l’intento terminale è triplice:
- incremento del gettito;
- aumento dei controlli;
- cessazione della concorrenza sleale che con pacchi a basso costo ha modificato il mercato.
Il nuovo sistema integrale entrerà in vigore nell’anno 2028, tuttavia l’Unione Europea ha stabilito di anticipare il tutto dall’anno 2026 per mezzo di uno schema semplificato con limitate fasce di dazio, tutto questo per i consumatori significa:
- una minore quantità di pacchi a prezzi bassissimi;
- una maggiore attenzione a dove si fanno gli acquisti;
- la prossima fine dell’epoca delle consegne da Paesi extra Unione Europea senza il pagamento di tributi.

La tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra Unione Europea
L’Ecofin, Consiglio Economia e Finanza dell’Unione Europea, ha approvato la proposta di una tassa di 1,00 euro sui pacchi in arrivo da Paesi non comunitari contenenti merci del valore inferiore ai 150,00 euro di valore.
Questa nuova norma andrà a colpire direttamente ed in modo particolare le varie piattaforme di e-commerce cinesi e, come da richiesta formulata da parte dell’Italia, è stato preso in considerazione il fatto che la sua entrata in vigore venga anticipata, già dall’anno 2026 anziché dall’anno 2028.
In ogni caso, su tale fronte, il nostro Consiglio dei Ministri sta operando anche in autonomia, nel dibattito sulla manovra potrebbe entrare anche una tassa sui pacchi leggeri, ciò per disincentivare l’utilizzazione di imballaggi per le piccole spedizioni a causa del loro impatto ambientale, tuttavia si potrebbe trattare di una tassa di 2,00 euro che andrebbe a colpire i pacchi che hanno un peso inferiore ai 2 chilogrammi.
Da parte dell’Ecofin è stato anche spiegato che la norma potrà entrare in vigore solamente quando diverrà operativa la centrale dei dati doganali dell’Unione Europea, una specifica piattaforma riunita proposta allo scopo di consolidare le collaborazioni tra le varie dogane nazionali per poter ottenere dei controlli più approfonditi.
Viene stimato che questo provvedimento potrebbe determinare, a livello di tutta l’Unione Europea, una manovra economica da circa 9,2 miliardi di euro, come già riportato in precedenza, nell’anno 2024 nell’Unione Europea sono arrivati 4,6 miliardi di pacchi contenenti merci del valore inferiore ai 150,00 euro, di questi una piccola percentuale riguarda semplici spedizioni da parte di privati, mentre il 91% arriva direttamente dalla Cina e rappresenta la conseguenza del successo dell’e-commerce cinese.
Il metodo dell’e-commerce cinese
Uno dei motivi per i quali i siti di e-commerce cinese possono proporre dei prezzi molto bassi è la possibilità di applicazione del regime de minimis doganale.
Si tratta di un principio giuridico in conseguenza del quale nel commercio internazionale, al di sotto una determinata soglia di valore, le merci importate sono esenti da dazi e tasse e le dogane, normalmente, non effettuano i controlli.
Nell’Unione Europea l’importo è di 150,00 euro
Nell’Unione Europea l’importo del regime de minimis doganale è di 150,00 euro, mentre, a solo titolo di esempio e di comparazione, negli Usa era di 800,00 dollari fino a pochi mesi fa.
In effetti si tratta di una norma di ragionevolezza e di praticità, al fine di evitare alle dogane di effettuare i controlli di ciascuna singola spedizione dei privati come se si trattasse di un’importazione all’ingrosso, tuttavia per molti anni è stata utilizzata da parte delle piattaforme di e-commerce cinese per eludere sia i dazi che le ispezioni.
Le grandi società che gestiscono le piattaforme di e-commerce possiedono pochissimi magazzini in Europa e di conseguenza provvedono alle spedizioni degli ordini direttamente dalla Cina, in pacchi contenenti merci del valore inferiore ai 150,00 euro, operando in tale maniera possono eludere i dazi e i controlli nonché abbattere i costi per il mantenimento dei magazzini, per poter limitare le tempistiche, utilizzano molto il trasporto tramite via aerea delle merci, in tale modo l’insieme di dette strategie ha generato il successo e la prosperità di questo comparto.

Il piano del Consiglio dei Ministri
La tassa europea in effetti abolisce il regime de minimis doganale, e l’Italia, tuttavia, potrebbe procedere anche in maniera indipendente, però, non potendo procedere all’applicazione di dazi da sola, dal momento che solamente l’Unione Europea è competente in questo contesto, il Consiglio dei Ministri potrebbe uniformarsi al modello della Francia e avvalersi del tema dell’impatto ambientale per poter procedere alla tassazione dell’e-commerce cinese.
L’ipotesi è quella di introdurre una tassa di 2,00 euro per ciascun pacco avente un peso inferiore ai 2 chilogrammi che arriva nel nostro Paese, si tratterebbe di una norma che potrebbe essere introdotta già nella Manovra finanziaria e che potrebbe contribuire alla ricerca delle coperture per degli ulteriori interventi.
Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com



Dicembre 23rd, 2025
Categoria: