Dichiarazioni precompilate 2020, modalità di accesso

L’Agenzia delle Entrate ha reso fruibili le dichiarazioni dei redditi precompilate relative all’anno d’imposta 2020 e di conseguenza ha reso possibile la consultazione della lista di tutte le informazioni già inserite da parte dell’Amministrazione Finanziaria, che quest’anno assommano a poco meno di un miliardo di dati, tenendo in considerazione l’obbligo della tracciabilità dei pagamenti relativi agli oneri detraibili.

In un successivo momento sono previste:

  • per quanto riguarda il Modello 730/2021 precompilato, la possibilità di accettare, di modificare e di trasmettere il modello dal 19 maggio 2021 e fino al 30 settembre 2021;
  • per il Modello Redditi Persone Fisiche/2021 precompilato, la possibilità di modificarlo dal 19 maggio 2021 e di trasmetterlo dal 19 maggio 2021 al 30 novembre 2021.

I contribuenti per procedere ad accettare, modificare e tramettere il Modello 730/2021 precompilato possono anche rivolgersi:

  • ad un Professionista abilitato;
  • ad un Centro di Assistenza Fiscale;
  • al sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale diretta.

Da parte sua l’Agenzia delle Entrate, mediante:

L’accesso alle dichiarazioni precompilate

Le dichiarazioni precompilate relative all’anno d’imposta 2020:

  • Modello 730/2021;
  • Modello Redditi Persone Fisiche/2021;

sono accessibili a decorrere dal 10 maggio 2021, il termine è stato posticipato dall’art. 5, comma 22, del Decreto Legge n. 41 del 22 marzo 2021, rispetto al nuovo termine stabilito, a regime, per il 30 aprile di ogni anno.

Le modalità di accesso alle dichiarazioni precompilate

Per poter avere accesso al proprio modello dichiarativo, è necessario entrare nell’apposita area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate,medianteutilizzazione:

  • delle credenziali dispositive Fisconline dell’Agenzia delle Entrate;
  • del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID);
  • della Carta di Identità Elettronica (CIE);
  • della Carta Nazionale dei Servizi (CNS);
    • delle credenziali dispositive INPS.

Fino al 30 settembre 2021 è possibile continuare l’utilizzo delle credenziali di Fisconline che sono state rilasciate prima del 1 marzo 2021 e procedere al rinnovo delle password scadute.

Dichiarazioni redditi precompilate 2021

La delega ad un intermediario

I contribuenti possono anche provvedere a delegare l’accesso alla dichiarazione precompilata agli intermediari di seguito indicati:

  • Professionista abilitato (Dottore Commercialista, Esperto Contabile, Consulente del Lavoro);
  • Centro Assistenza Fiscale dipendenti;
  • sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale diretta.

L’accesso alla dichiarazione di soggetti tutelati, minori o deceduti

Utilizzando le già menzionate credenziali di accesso, è possibile anche optare per poter operare  in qualità di “tutore”, di “genitore” o di “erede”, al fine di procedere alla trasmissione della dichiarazione di:

  • un soggetto tutelato;
  • un soggetto minore, in relazione ai redditi non soggetti all’usufrutto legale dei genitori;
  • una persona deceduta.

In questi casi, oltre ad utilizzare le proprie credenziali personali è anche indispensabile ottenere una delega specifica rilasciata da parte dell’Agenzia delle Entrate:

  • presentandosi di persona presso un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, oppure inoltrando la richiesta tramite Posta Elettronica Certificata;
  • presentando la documentazione che attesta la propria condizione di tutore, genitore o erede, oppure una dichiarazione sostitutiva mediante la quale viene attestata la propria condizione.

Nel caso in cui il genitore abbia presentato per conto del figlio minore la dichiarazione dei redditi riguardante l’anno d’imposta precedente, può conseguire l’abilitazione in via telematica, attraverso le regole riportate sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.

L’accettazione o la modifica/integrazione della precompilata

Per quanto riguarda il Modello 730/2021 precompilato, è prevista la possibilità di accettare, di modificare e di trasmettere il modello dal 19 maggio 2021 e fino al 30 settembre 2021.

Per quanto riguarda il Modello Redditi Persone Fisiche/2021 precompilato, è prevista la possibilità di modificarlo dal 19 maggio 2021 e di trasmetterlo dal 19 maggio 2021 al 30 novembre 2021.

L’assistenza fiscale “a distanza”

In conseguenza dell’emergenza pandemica da Covid-19, l’art. 78, comma 4-septies, del Decreto Legge n. 18 del  17 marzo 2020, opportunamente inserito in fase di conversione nella Legge n. 27 del 24 aprile 2020, ha stabilito che i soggetti che hanno l’intenzione di presentare atti, dichiarazioni e denunce all’Agenzia delle Entrate, per il tramite degli intermediari abilitati alla trasmissione telematica, possono procedere a trasmettere mediante via telematica ai predetti intermediari:

  • la copia per immagine della delega oppure del mandato all’incarico sottoscritta;
  • la documentazione necessaria;
  • la copia del documento di identità.

Quale alternativa, e previa autorizzazione da parte del soggetto interessato, viene acconsentita la presentazione mediante via telematica di deleghe, di mandati, di dichiarazioni, di modelli e di domande non sottoscritti.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, attraverso la Risoluzione n. 31/E del 11 maggio 2021, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’autorizzazione può essere rilasciata, ad esempio, tramite strumenti informatici, quali un video oppure un messaggio di posta elettronica accompagnato da una foto, anche attraverso il deposito nel cloud dell’intermediario oppure mediante sistemi di messaggistica istantanea.

Le disposizioni in questione rimangono in vigore e vengono applicate fino al termine dello stato di emergenza sanitaria. Dopo la cessazione dello stato di emergenza sanitaria, si dovrà provvedere a regolarizzare le deleghe, o i mandati, e la relativa documentazione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Incentivi per startup innovative

A decorrere dalle ore 12:00 del 24 giugno 2021 sarà possibile trasmettere per via telematica le richieste per poter accedere agli incentivi previsti in favore delle startup innovative e stabiliti dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 18 settembre 2020.

Smart Money, l’incentivo per le startup innovative

Smart Money è l’incentivo che ha lo scopo di consolidare il sistema delle startup italiane:

  • tramite il sostegno finanziario in progetti di sviluppo;
  • favorendo l’incontro con l’ecosistema dell’innovazione.

In particolare, gli incentivi in favore delle startup innovative vengono erogati in caso di:

  • spese per l’esecuzione di un piano di attività, svolto in collaborazione con altre realtà facenti parte dell’ecosistema dell’innovazione operanti per lo sviluppo di imprese innovative;
  • ingresso nel capitale di rischio delle startup innovative di altre realtà facenti parte all’ecosistema dell’innovazione.

I beneficiari dell’incentivo Smart Money

I beneficiari degli incentivi previsti in favore delle startup innovative devono rispettare dei requisiti specifici.

In particolare, alla data di presentazione della domanda i beneficiari devono essere:

  • classificabili come piccole imprese in base a quanto previsto e riportato nell’Allegato 1 del Regolamento (UE) n. 651/2014 del 17 giugno 2014;
  • costituite da meno di 24 mesi ed iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese;
  • nelle fasi iniziali di avvio dell’attività, nella fase primaria di verificazione dell’idea d’impresa oppure nella fase di esecuzione della combinazione product/market fit;
  • registrate con la sede legale ed operativa situate sul territorio nazionale;
  • libere da operazioni poco ordinate collegate al conto corrente, oltre ad avere restituito eventuali agevolazioni beneficiate per le quali però è stato successivamente emesso un ordine di recupero;
  • nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non poste in liquidazione volontaria o non sottoposte a procedure concorsuali aventi finalità liquidatorie;
  • non sottoposte a procedura interdittiva;
  • non operanti nei settori dell’agricoltura primaria, della pesca e dell’acquacoltura.

Esiste la possibilità di poter richiedere l’incentivo per le startup innovative anche le persone fisiche che hanno intenzione di costituire una startup innovativa entro e non oltre 30 giorni dalla comunicazione di ammissione agli incentivi, comprendente l’atto di costituzione e l’invio della domanda di iscrizione nella sezione ordinaria e speciale del Registro delle Imprese.

I soggetti abilitati ad operare nell’ecosistema dell’innovazione

Di seguito viene riportato l’elenco dei soggetti che risultano abilitati ad operare nell’ecosistema dell’innovazione

  • incubatori certificati e acceleratori;
  • innovation hub oppure organismi che forniscono alle imprese servizi per introdurre tecnologie, sviluppare progetti di trasformazione digitale, accedere all’ecosistema dell’innovazione a livello regionale, nazionale ed europeo;
  • organismi di ricerca.

Per quanto riguarda gli interventi nel capitale di rischio, gli stessi posso essere effettuati da parte dei soggetti di seguito indicati:

  • business angels;
  • investitori qualificati.
Incentivi statali per aziende

I progetti di sviluppo ammissibili tra gli incentivi per startup innovative

Allo scopo di potere avere accesso agli incentivi dello Start Money, è necessario predisporre un progetto di sviluppo che rispetti dei requisiti specifici, che vengono di seguito indicati:

  • impostati su una soluzione innovativa da prospettare sul mercato, già definita al momento della presentazione della domanda degli incentivi, anche se da consolidare negli aspetti più operativi, che possa soddisfare esigenze che rendano il progetto scalabile;
  • previsione dell’impegno diretto dei soci dell’impresa proponente e/o di un team in possesso di capacità tecniche e gestionali adeguate, in termini di apporto tecnologico e lavorativo oppure, in alternativa, prevedere il potenziamento del team e delle suddette capacità attraverso la ricerca di capacità rintracciabili sul mercato;
  • indirizzati a conseguire il prototipo oppure la prima applicazione industriale del prodotto o servizio per garantire i feedback dei clienti e/o degli investitori.

L’esecuzione del piano di attività

Possono essere ammessi agli incentivi previsti per le startup innovative, i piani di attività:

  • che hanno una durata minima di 12 mesi;
  • che prevedono l’acquisizione di servizi diretti sia a velocizzare che a semplificare l’esecuzione di uno determinato progetto di sviluppo.

Inoltre, i sopraindicati servizi devono essere forniti esclusivamente da parte di realtà facenti parte dell’ecosistema dell’innovazione.

A titolo di esempio, di seguito si riportano alcune tipologie di servizi:

  • la consulenza organizzativa, operativa e strategica rivolta sia allo sviluppo che all’implementazione del progetto;
  • la gestione della proprietà intellettuale;
  • il supporto nell’autovalutazione della maturità digitale;
  • lo sviluppo e lo ricerca di tecnologie;
  • la prototipazione, con l’esclusione del prototipo funzionale;
  • i lavori preparatori per campagne di finanziamento collettivo;
  • la messa a disposizione dello spazio fisico e dei relativi servizi accessori di connessione e di collegamento in rete essenziali per lo svolgimento delle attività di progetto, ma solamente nel caso in cui sia associata alla fornitura di servizi compresi negli ambiti che precedono.

I requisiti per l’ammissione delle spese

Affinché possano essere ammesse, le spese devono:

  • essere sostenute successivamente alla data di presentazione della richiesta degli incentivi ed entro 18 mesi dalla data di adozione della delibera di ammissione;
  • essere di importo complessivo non inferiore a 10.000,00 euro al netto dell’Iva;
  • essere pagate unicamente mediante conti correnti intestati all’impresa beneficiaria e tramite modalità che permettano la piena tracciabilità del pagamento e l’immediato collegamento dello stesso alla fattura pertinente.
Incentivi aziende innovative

Gli incentivi per le startup innovative

Gli incentivi sono costituiti da contributi a fondo perduto nella misura corrispondente all’80% delle spese sostenute, nel rispetto dei requisiti occorrenti.

L’importo massimo assegnabile per ciascuna startup innovativa è pari a 10.000,00 euro.

Gli investimenti nel capitale di rischio delle startup innovative

Viene fatto riferimento alle startup innovative che hanno già usufruito delle agevolazioni ai piani di attività, con il fine di sostenerne ulteriormente lo sviluppo e la crescita.

Le caratteristiche del piano di investimento nel patrimonio dell’impresa sono quelle di seguito indicate:

  • essere realizzato da soggetti abilitati ad operare nell’ecosistema dell’innovazione;
  • essere utilizzato in sede di costituzione della startup innovativa,nel caso sia ancora da costituirsi, alla data di domanda, o successivamente alla costituzione, ferma rimanendo l’esecuzione in data successiva a quella di adozione della delibera di ammissione ed entro i 24 mesi successivi alla medesima data;
  • essere di importo non inferiore a 10.000,00 euro;
  • non determinare una partecipazione di maggioranza nel capitale della startup innovativa, anche in conseguenza della conversione di strumenti finanziari di “quasi equity” in ipotesi sottoscritti;
  • essere posseduto per un periodo non inferiore a 18 mesi:
  • non essere realizzato mediante l’utilizzo di piattaforme internet di “equity crowdfunding”.

Il versamento dell’importo previsto dall’investimento nel capitale di rischio deve essere eseguito entro 6 mesi dalla data di delibera, a pena di revoca dell’incentivo concesso.

L’ammontare degli incentivi

Come conseguenza dell’investimento nel capitale dell’impresa effettuato da una realtà facente parte dell’ecosistema dell’innovazione, viene concesso un’ulteriore incentivo sotto forma di contributo a fondo perduto.

Questo incentivo corrisponde al 100% dell’investimento nel capitale di rischio realizzato da soggetti abilitati ad operare nell’ecosistema dell’innovazione, nel limite complessivo di 30.000,00 euro per ciascuna startup innovativa.

Le modalità ed i termini per presentare la richiesta

Le richieste per gli incentivi previsti in favore delle start up innovative possono essere presentate a decorrere dalle ore 12:00 del 24 giugno 2021.

La sola procedura di trasmissione accettata prevede la compilazione online della richiesta tramite quanto approntato dall’Agenzia per lo Sviluppo sul proprio sito https://www.invitalia.it . Inoltre, si evidenzia che le richieste devono essere firmate digitalmente dal legale rappresentante della società e devono essere corredate da tutta la documentazione richiesta, a pena di esclusione dalla concessione dell’incentivo.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

La dichiarazione dei redditi nel regime forfettario

Un soggetto che apre la partita Iva in regime fiscale forfettario, in qualità di libero professionista oppure di lavoratore autonomo, nel corso del primo anno di svolgimento dell’attività non dovrà provvedere a versamenti di importi relativi ad imposte e contributi in fase di dichiarazione dei redditi.

Sicuramente questo può essere considerato un buon beneficio, ma solamente nel breve periodo, infatti negli anni seguenti dalla dichiarazione dei redditi nel regime fiscale forfettario scaturiranno versamenti di importi abbastanza rilevanti per quanto riguarda le imposte ed i contributi. 

La prima dichiarazione dei redditi nel regime fiscale forfettario

Un soggetto, iscritto alla Gestione Separata Inps, che ha aperto la partita Iva in regime fiscale forfettario nel corso dell’anno 2020, non è tenuto ad effettuare versamenti relativi ad imposte e contributi fino al mese di giugno 2021.

Infatti vige la norma in base alla quale nel corso del primo anno di svolgimento dell’attività, nel caso di cui sopra l’anno 2020, non si dovrà procedere al versamento di alcun acconto per l’anno 2021, e questo sia per le imposte che per i contributi previdenziali Inps.

La prima Dichiarazione dei redditi nel regime forfettario per chi ha aperto la partita Iva nel corso dell’anno 2020, viene presentata nell’anno 2021 e, chiaramente, si riferisce all’anno 2020.

Di conseguenza, nei mesi di giugno e di novembre 2021, il soggetto titolare di partita Iva è tenuto ad effettuare versamenti per importi complessivi abbastanza rilevanti.

Infatti dovrà procedere al versamento degli importi a saldo per l’anno 2020, sia per quanto riguarda le imposte che i contributi previdenziali Inps, che fino a quel momento non erano stati mai versati.

Inoltre dovrà procedere al versamento anche di un consistente acconto per l’anno 2021, sia per quanto riguarda le imposte che i contributi previdenziali Inps. 

Per quale motivo il versamento dell’acconto si effettua dal secondo anno

Nel corso del primo anno di svolgimento dell’attività non è possibile poter effettuare una stima del reddito per l’anno in argomento, di conseguenza non viene previsto il versamento degli acconti.

E’ quindi evidente che il versamento degli acconti deve slittare, per il suddetto motivo, all’anno successivo, in fase di dichiarazione dei redditi nel regime forfettario.

Tasse regime forfettario

Un esempio tangibile di dichiarazione dei redditi nel regime forfettario

Un soggetto apre la propria partita Iva come libero professionista nel mese di aprile 2020 e dalla dichiarazione dei redditi scaturiscono i dati di seguito indicati:

  • il fatturato per l’anno 2020 ammonta a 24.641,00 euro;
  • il coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata da parte del soggetto corrisponde al 78%;
  • in base al suddetto coefficiente di redditività, il reddito effettivo del soggetto è pari a 20.000,00 euro;
  • le imposte sostitutive, previste per il regime forfettario, per l’anno 2020, che sono pari al 5%, corrispondono a 1.000,00 euro;
  • i contributi previdenziali Inps per l’anno 2020, che sono pari al 25,72%, corrispondono a 5.144,00 euro;
  • di conseguenza i tributi complessiviriferibili all’anno 2020 sono pari a 6.144,00 euro (1.000,00 + 5.144,00);
  • nei mesi di giugno e di novembre 2021, il soggetto dovrà procedere al versamento dei tributi complessivi riferibili all’anno 2020, nonché, degli acconti relativi all’anno 2021, sia per le imposte che per i contributi previdenziali Inps;
  • ai fini imposte l’acconto per l’anno 2021 corrisponde al 100% delle imposte sostitutive di competenza per l’anno 2020, perciò in questo caso 1.000,00 euro;
  • ai fini Inps l’acconto per l’anno 2021corrisponde all’80% dei contributi previdenziali Inps di competenza per l’anno 2020, perciò in questo caso 4.115,20 euro;
  • di conseguenza l’importo complessivo degli accontiper l’anno 2021è pari a 5.115,20 euro (1.000,00 + 4.115,20);
  • in base a quanto sopra il soggetto nei mesi di giugno e di novembre 2021 dovrà versare complessivamente 11.259,20 euro (6.144,00 + 5.115,20).

Le soluzioni di versamento

Quanto sopra riportato, è, in pratica, il meccanismo del funzionamento del saldo e dell’acconto per quanto riguarda il regime fiscale forfettario.

Inoltre, si precisa che gli importi sia dei saldi che degli acconti possono essere versati in un’unica soluzione oppure rateizzati, tra i mesi di giugno e di novembre 2021. Infine, si ricorda che dall’anno successivo, in questo caso l’anno 2022, in fase di dichiarazione  dei redditi, risulterà evidente il pagamento del consistente acconto riguardante l’anno precedente e ciò significa che il saldo per l’anno 2021 risulterà meno oneroso, oppure anche nullo nel caso in cui il fatturato risulti uguale a quello dell’anno 2020.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Bonus prima casa per gli under 36

I giovani con età al di sotto dei 36 anni che sono prossimi a procedere con l’acquisto della prima casa possono usufruire del “Bonus prima casa 2021”.

La presentazione della richiesta potrà essere effettuata a decorrere dal 24 giugno 2021, mentre il termine di scadenza è fissato al 30 giugno 2022. 

In cosa consiste il Bonus prima casa under 36

In data 20 maggio 2021 è stato approvato il Decreto Sostegni Bis, mediante il quale sono state introdotte svariate misure per poter fare fronte alla perdurante crisi economica che sta colpendo il nostro Paese, e tra queste è stato inserito anche il “Bonus prima casa under 36”.

Tale agevolazione stabilisce, fino al 31 dicembre 2022, l’esenzione dal versamento:

  • da imposta di registro;
  • dell’imposta ipotecaria;
  • dell’imposta catastale;

per tutti i giovani con età al di sotto dei 36 anni che rispondono ai requisiti richiesti.

Nelle ipotesi di vendite soggette ad Imposta sul Valore Aggiunto, viene stabilito il riconoscimento di un credito d’imposta di pari importo rispetto all’imposta pagata al venditore.

Il credito d’imposta potrà essere portato in diminuzione dal versamento:

  • dall’imposta di registro;
  • dell’imposta ipotecaria;
  • dell’imposta catastale;
  • dall’imposta sulle successioni;
  • dell’imposta sulle donazioni;

dovute sugli atti e sulle dichiarazioni presentati successivamente alla data di ottenimento del credito d’imposta.

Il credito d’imposta, in alternativa, potrà essere utilizzato in diminuzione dal versamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche oppure in compensazione. 

L’acquisto della prima casa con richiesta di mutuo

Coloro che effettuano l’acquisto dell’abitazione principale con richiesta di mutuo sulla prima casa, usufruiranno dell’abolizione dell’imposta sostitutiva calcolata sull’importo del mutuo erogato.

Si ricorda che rimangono esclusi dal Bonus prima casa under 36 i fabbricati e le unità immobiliari che appartengono alle categorie catastali di seguito indicate:

  • A1 – abitazioni di tipo signorile;
  • A8 – abitazioni in ville;
  • A9 – castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici.

Nell’ipotesi di ISEE inferiore a 40.000,00 euro, la richiesta di mutuo potrà essere effettuata beneficiando della garanzia dello Stato nella misura dell’80% della quota capitale del mutuo stesso, per questa richiesta il termine di scadenza è fissato al 30 giugno 2022. 

L’attivazione del Bonus prima casa under 36 è efficace per gli atti di compravendita di fabbricati e di unità immobiliari che vengono stipulati a decorrere dall’entrata in vigore del Decreto, vale a dire il 26 maggio 2021, e fino al 30 giugno 2022.

Prima casa under 36

I requisiti per poter richiedere il Bonus prima casa under 36

I soggetti che possono procedere alla presentazione della richiesta per il Bonus prima casa under 36, non devono ancora avere compiuto 36 anni nell’anno in cui avviene la stipula:

  • dell’atto di acquisto del fabbricato o dell’unità immobiliare;
  • degli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione attinenti il fabbricato o l’unità immobiliare.

Oltre a ciò, vengono richiesti anche i requisiti di seguito indicati:

  • i richiedenti non devono avere il possesso di altri fabbricati o di altre unità immobiliari, indipendentemente da dove siano ubicati;
  • il fabbricato o l’unità immobiliare oggetto della richiesta non deve essere di lusso, ovvero risultare accatastata nelle categorie A1 – A8 – A9;
  • se i richiedenti risultano essere proprietari, anche per quote, di un fabbricato o di una unità immobiliare situati nello stesso Comune del fabbricato o dell’unità immobiliare da acquistare, la proprietà dovrà essere ceduta entro e non oltre 1 anno dalla data dell’atto di acquisto, trasferendo pertanto la residenza entro e non oltre 18 mesi dalla data dell’atto stesso;
  • il valore dell’ISEE deve essere inferiore a 40.000,00 euro.

Nel caso in cui uno degli acquirenti sia in possesso dei requisiti richiesti, mentre l’altro acquirente, invece, non ne sia in possesso, il bonus prima casa verrà applicato solamente alla parte di valore imponibile che si riferisce all’acquirente che risulta  in possesso dei requisiti.

Il funzionamento del Bonus prima casa under 36

Per i soggetti che acquistano il fabbricato o l’unità immobiliare quale prima casa, il bonus prevede l’esenzione:

  • da imposta di registro;
  • dell’imposta ipotecaria;
  • dell’imposta catastale.

Di conseguenza, rimangono esclusi da questa agevolazione gli importi riguardanti:

  • l’imposta di bollo;
  • le tasse ipotecarie;
  • i tributi speciali catastali.

La richiesta deve essere presentata direttamente all’Istituto Bancario oppure all’intermediario finanziario al quale viene richiesto il mutuo, se partecipante all’iniziativa.

L’Istituto Bancario o l’intermediario finanziario dovrà successivamente garantire l’operatività a favore del cliente entro il termine di 30 giorni dal momento dell’adesione al Fondo prima casa. Tutti i moduli occorrenti, da redigere e da trasmettere, saranno resi disponibili a decorrere dal giorno 24 giugno 2021 sia sul sito della società concessionaria Consap S.p.A. (www.consap.it) che su quello del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.mef.gov.it).

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Srl ordinaria, semplificata e innovativa

A decorrere dall’anno 2012 esiste la possibilità di costituire un’azienda potendo scegliere la forma societaria della società a responsabilità limitata semplificata, conosciuta anche come “srls”, che a tutti gli effetti è una società a responsabilità limitata come le srl ordinarie.

Ciò significa che i soci non potranno mai essere responsabili con il proprio patrimonio personale di potenziali debiti collegati alla società stessa, eventualmente potranno essere tenuti a risponderne con quanto conferito a titolo di capitale sociale.

Invece viene definita “s.r.l. innovativa” una s.r.l. ordinaria che come conseguenza della sua natura ad alto valore tecnologico ed innovativo, viene iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese riservato a questa particolare tipologia societaria e beneficia di vari vantaggi e benefici.

Le più rilevanti differenze tra srl ordinaria, semplificata e innovativa

In questa riassuntiva e sintetica informativa vengono schematizzate le più rilevanti differenze tra le forme societarie delle srl, ordinaria, semplificata e innovativa.

Società a Responsabilità Limitata Ordinaria

Requisiti particolariNessuno
Capitale sociale minimo10.000,00 euro
Capitale sociale massimoNessun limite Nel periodo iniziale i soci possono effettuare il conferimento anche del solo 25% del capitale sociale dichiarato È possibile effettuare il conferimento di opere e di servizi
Statuto socialeI soci hanno la facoltà di poter personalizzare lo statuto sociale senza nessun particolare vincolo
SociI soci possono essere sia persone fisiche che persone giuridiche con la facoltà di poter avere altre società a fare parte della compagine societaria
CostituzioneAtto notarile
Atti modificativiAtto notarile
VantaggiMassima flessibilità Tempistiche veloci
SvantaggiCosti di costituzione più elevati

Costi per la costituzione di una SRL Ordinaria

Atto notarileDa 1.500,00 a 2.000,00 euro
Diritti camerali (variabili in base alla provincia)Da 130,00 a 150,00 euro
Imposta di registro200,00 euro
BolliMarca da bollo pari a 16,00 euro ogni 4 facciate scritte o ogni 100 righe
Totale costi per la costituzioneDa 2.200,00 a oltre 3.000,00 euro
SRL società

Società a Responsabilità Limitata Semplificata

Requisiti particolariNessuno
Capitale sociale minimo1,00 euro
Capitale sociale massimo9.999,00 euro
Nell’ipotesi di aumenti di capitale oltre il suddetto importo, necessita procedere tramite atto notarile alla conversione in s.r.l. ordinaria
Non è possibile effettuare il conferimento di opere e di servizi
Statuto socialeStandard
Può essere modificato soltanto ed esclusivamente a seguito della conversione in s.r.l. ordinaria e relativo atto notarile
Non permette la personalizzazioni delle clausole
Per quanto riguarda la gestione della società i soci devono obbligatoriamente osservare le regole predefinite
SociNon è consentito poter avere altre società a fare parte della compagine societaria
CostituzioneAtto costitutivo standardizzato tramite Decreto del Ministero della Giustizia
Atti modificativiAtto notarile
VantaggiSoluzione poco costosa
SvantaggiStruttura più rigida
Problematicità nel reperire un professionista per le pratiche notarili
Non è prevista la possibilità di poter modificare lo statuto sociale
Eventuale conversione in s.r.l. ordinaria 

Costi per la costituzionedi una SRL Semplificata

Atto notarile
Diritti camerali (variabili in base alla provincia)Da 130,00 a 150,00 euro
Imposta di registro200,00 euro
Bolli
Totale costi per la costituzioneDa 700,00 a 750,00 euro
SRL startup

Società a Responsabilità Limitata Innovativa

Requisiti particolariIscrizione al Registro delle Startup Innovative
Capitale sociale minimo1,00 euro
Capitale sociale massimoNessun limite
Nel periodo iniziale i soci possono effettuare il conferimento anche del solo 25% del capitale sociale dichiarato
È possibile effettuare il conferimento di opere e di servizi
Statuto socialeLo statuto sociale standardizzato prevede clausole relative, ad esempio, al trasferimento delle quote, all’emissione di strumenti di debito e di strumenti finanziari, alle sorti della quota di partecipazione del socio defunto, consentendo ai soci di effettuare la personalizzazione sulla base delle proprie particolari esigenze
SociI soci possono essere sia persone fisiche che persone giuridiche con la facoltà di poter avere altre società a fare parte della compagine societaria
CostituzioneProcedura telematica
Atti modificativiProcedura telematica
VantaggiCosti limitati
Possibilità di poter effettuare la costituzione interamente tramite procedura online
SvantaggiFondamentale essere in possesso dei requisiti di start-up innovativa
Tempistiche prolungate per l’iscrizione e per l’inizio attività

Costi per la costituzione di una SRL Innovativa

Atto notarile
Diritti camerali
Imposta di registro200,00 euro
Bolli
Totale costi per la costituzione200,00 euro
Oltre ai costi relativi alle attivazioni della firma digitale e della posta elettronica certificata
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

I nuovi contributi a fondo perduto

Il Decreto Legge n. 73 del 25 maggio 2021, conosciuto come Decreto Sostegni Bis, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 123 del 25 maggio 2021, conferma la destinazione di nuovi contributi a fondo perduto in favore dei soggetti titolari di partita Iva che si stanno trovando in situazione di difficoltà in conseguenza della pandemia da Covid-19.

Nel prosieguo della presente informativa verrà effettuato un riepilogo circa:

  • quali sono le misure introdotte dal Decreto;
  • chi sono i destinatari dei nuovi contributi a fondo perduto;
  • i requisiti per poter richiedere i nuovi contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto per i soggetti titolari di partita Iva

I professionisti, le imprese individuali e le società sono i maggiori destinatari delle misure di sostegno contenute nel Decreto Legge n. 73 del 25 maggio 2021, indipendentemente dal codice ATECO di appartenenza oppure dal settore di attività esercitata, in modo da non creare delle penalizzazioni a nessun soggetto titolare di partita Iva che si trova in situazione di difficoltà.

In particolare il Decreto Sostegni Bis prevede due prioritarie tipologie di contributi a fondo perduto:

  1. Un sostegno a fondo perduto a favore dei titolari di partita Iva che nel corso dell’anno 2020 hanno registrato una diminuzione del fatturato di almeno il 30%, rispetto all’anno precedente (2019).

In questo caso si tratta di un sostegno la cui erogazione avverrà in maniera automatica sulla base delle richieste presentate in precedenza.

Di conseguenza i destinatari sono i soggetti titolari di partita Iva che hanno già percepito il contributo a fondo perduto del “Decreto Sostegni”.

  • Un sostegno a fondo perduto a favore dei titolari di partita Iva che hanno registrato una diminuzione del fatturato nello specifico periodo aprile 2020 – marzo 2021.

Di conseguenza i destinatari sono i soggetti titolari di partita Iva che non hanno percepito il contributo a fondo perduto del “Decreto Sostegni”.

In realtà esiste anche una terza tipologia di contributo a fondo perduto prevista dal “Decreto Sostegni Bis”, che si fonda sulla diminuzione dell’utile, tuttavia la materia di questo sussidio verrà disciplinata attraverso un successivo ed apposito Decreto da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Oltre a ciò, il “Decreto Sostegni Bis” prevede l’introduzione di altre tipologie di aiuti per quanto riguarda:

  • i canoni di locazione e di affitto dei fabbricati da uso non abitativo relativamente ai mesi compresi da gennaio 2021 a maggio 2021;
  • l’esonero dal pagamento della Tassa sui Rifiuti (TARI) per le attività commerciali;
  • i contributi per il pagamento delle bollette relative alle utenze fino al mese di luglio 2021. 

Il “Decreto Sostegni Bis” per i soggetti che hanno già percepito i contributi

I soggetti titolari di partita Iva che hanno già richiesto e percepito il contributo a fondo perduto di loro spettanza in conseguenza del precedente “Decreto Sostegni”, hanno comunque il diritto di poter usufruire dei contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Sostegni Bis”.

L’importo del nuovo contributo è esattamente pari al 100% dell’importo già ricevuto e la relativa erogazione avverrà con procedura automatica e per questo motivo non sarà necessario effettuare una nuova richiesta.

In ogni caso i titolari di partita Iva hanno la possibilità di poter richiedere il nuovo contributo alternativo nell’eventualità in cui lo stesso risulti essere di importo maggiore e, in questa ipotesi, sarà invece indispensabile presentare una nuova richiesta.

Diversamente a quanto previsto in precedenza, il conteggio da effettuare riguarda la diminuzione di almeno il 30% del fatturato medio mensile in un periodo di riferimento diverso, e più nel  dettaglio:

  • ammontare dei ricavi oppure dei compensi non superiore a 10 milioni di euro nel corso dell’anno 2019;
  • diminuzione del fatturato di almeno il 30% nel periodo compreso tra il 1 aprile 2020 ed il 31 marzo 2021 rispetto all’equivalente periodo dell’anno precedente (1 aprile 2019 – 31 marzo 2020).

I soggetti che hanno aperto la partita Iva nel corso dell’anno 2019 non sono vincolati al controllo dei requisiti relativi alla riduzione del fatturato, tuttavia nel caso in cui la diminuzione non sia almeno del 30%, l’ammontare del contributo previsto è quello minimo.

Prima di procedere alla presentazione della richiesta per beneficiare del contributo alternativo, è perciò opportuno tenere in attenta considerazione i conteggi, per poter comprendere se sia o meno conveniente procedere con la stessa.

Il contributo a fondo perduto per i soggetti che non hanno richiesto quello del “Decreto Sostegni”

I titolari di partita Iva che non hanno beneficiato del contributo a fondo perduto del “Decreto Sostegni”, possono farne richiesta adesso quale conseguenza del “Decreto Sostegni Bis”.

I requisiti per l’ottenimento vengono definiti sulla base del contributo a fondo perduto alternativo, descritto in precedenza, e più nel dettaglio:

  • avere una partita Iva attiva alla data di entrata in vigore del “Decreto Sostegni Bis”, ossia il 26 maggio 2021;
  • ammontare dei ricavi oppure dei compensi inferiori a 10 milioni di euro nel corso dell’anno 2019;
  • diminuzione del fatturato di almeno il 30% nel periodo compreso tra il 1 aprile 2020 ed il 31 marzo 2021 rispetto all’equivalente periodo dell’anno precedente (1 aprile 2019 – 31 marzo 2020).

Per i contribuenti che sono in possesso dei suddetti requisiti, la differenza sostanziale risulta essere nel valore percentuale del contributo in rapporto alla diminuzione di fatturato sopportata, e questo in modo da poter sostenere i titolari di partita Iva che non sono stati ammessi al beneficio dalla manovra precedente.

In particolare, le percentuali sulla base dei ricavi oppure dei compensi conseguiti nel corso dell’anno 2019, sono quelle di seguito indicate:

  • 90%  fino a 100.000,00 euro;
  • 70%  da 100.000,00 euro a 400.000,00 euro;
  • 50%  da 400.000,00 euro a 1 milione di euro;
  • 40%  da 1 milione di euro a 5 milioni di euro;
  • 30%  da 5 milioni di euro a 10 milioni di euro.

E’ doveroso ricordare che, in ogni caso, l’ammontare complessivo del contributo a fondo perduto non potrà superare i 150.000,00 euro.

La presentazione della richiesta per i contributi del “Decreto Sostegni Bis”

La richiesta per percepire il nuovo contributo deve essere presentata in via telematica attraverso la propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando l’identità digitale SPID, oppure tramite un intermediario autorizzato (professionista o CAF).

Riassumendo, la presentazione della nuova domanda deve essere effettuata dai soggetti di seguito indicati:

  • coloro che non hanno ricevuto il precedente contributo a fondo perduto e sono comunque in possesso dei requisiti;
  • coloro che hanno già ricevuto il precedente contributo a fondo perduto, ma intendono richiedere il contributo alternativo poiché hanno diritto ad un sostegno di importo più elevato.

Il nuovo contributo a fondo perduto verrà corrisposto attraverso le modalità di seguito indicate:

  • accredito della somma dovuta sul conto corrente bancario o postale intestato al soggetto richiedente;
  • attribuito sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione.

Si ricorda che le richieste potranno essere presentate solamente in conseguenza della pubblicazione di un apposito Provvedimento da parte dell’Agenzia delle Entrate che darà inizio alle procedure.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il visto di congruità e di conformità dei dati finanziari

Lo scorso mese di aprile il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, hanno presentato il Documento “Linee guida per il rilascio del visto di conformità e del visto di congruità sull’informativa finanziaria aziendale da parte dei Commercialisti”.

Nello specifico si tratta delle linee guida che dovranno essere applicate da parte dei commercialisti, quale categoria di professionisti neutrali ed indipendenti, per poter assicurare ai terzi un’informativa finanziaria affidabile, significativa e completa.

È un Documento che schematizza le attività di un complesso processo di armonizzazione e di adeguamento della normativa europea per quanto concerne la valutazione del merito creditizio, della concessione e della gestione dei crediti.

I contenuti del Documento per il visto di congruità e conformità

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, in osservanza al ruolo assegnato da parte del Legislatore per quanto riguarda le verifiche in merito all’affidabilità dei bilanci e di ogni altro documento contabile delle imprese, in base a quanto stabilito dall’art. 1, 2° comma, lettera d) del Decreto Legislativo n. 139 del 28 giugno 2005, ha inteso regolamentare, unitamente alla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, attraverso il Documento in questione, il procedimento operativo giudicato essenziale per poter procedere al rilascio:

  • del visto di conformità per l’informativa finanziaria storica e corrente (backward‐looking information);
  • del visto di congruità per quella prospettica (forward‐looking information).

La valutazione professionale rilasciata da parte dei commercialisti rappresenta un sostanziale punto di partenza allo scopo che gli organi demandati possano prendere delle decisioni che coinvolgano interessi economici e valutazione di rischi.

Visto conformità Commercialisti

Le varie parti in cui è suddiviso il Documento

Il Documento risulta essere suddiviso in tre parti:

  • Parte prima ‐ Introduzione e postulati generali
  • Parte seconda – Protocollo operativo
  • Parte terza – Allegati.

La prima parte rappresenta una introduzione di carattere generale rivolta a tracciare il quadro normativo ed operativo di riferimento ed a delineare i postulati generali dell’attività di assurance in oggetto.

La parte seconda traccia un protocollo operativo per le tre diverse procedure proposte:

  • la procedura semplificata, per le piccole imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis del Codice Civile ma comunque obbligate alla nomina dell’Organo di controllo societario ai sensi dell’art. 2477 del Codice Civile;
  • la procedura ordinaria, per le piccole imprese che sono obbligate alla presentazione del bilancio in forma ordinaria;
  • la procedura avanzata, per le imprese di medie e di grandi dimensioni.

La parte terza va a completare il Documento contenendo gli allegati necessari per poter procedere al rilascio dei visti di conformità e di congruità da parte del commercialista incaricato.

I commenti del Presidente e dei Consiglieri del CNDEC

Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Massimo Miani, ha commentato che: “Si tratta di un’evoluzione regolamentare sotto certi aspetti epocale che comporterà necessariamente una sorta di vera e propria rivoluzione culturale” per tutti gli operatori economici coinvolti, in primis le banche e le imprese, ma anche i professionisti”. I Consiglieri nazionali dei commercialisti delegati alla Finanza aziendale, Maurizio Grosso e Lorenzo Sirch, hanno precisato che: “Tutto avverrà secondo un approccio, metodologie e metriche non più esclusivamente basate su set di dati storici o derivanti da mere estrapolazioni puntuali di dati storici, ma strutturate su analisi e valutazioni di tipo prospettico, che richiedono di considerare esplicitamente anche la dimensione rischio che caratterizza il futuro (cosiddetto forward-looking approach)”.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il modello 730 precompilato 2021

A decorrere dallo scorso 19 maggio e fino al prossimo 30 settembre 2021, i contribuenti possono trasmettere all’Agenzia delle Entrate il Modello 730 2021 precompilato, relativo all’anno 2020, così come è stato predisposto oppure effettuando delle variazioni.

Tuttavia, nel caso in cui vengano effettuate delle variazioni, vengono a cambiare in modo rilevante gli effetti in termini di verifiche che l’Agenzia delle Entrate può compiere anche per quanto riguarda la corresponsione di eventuali rimborsi.

Infatti, l’accettazione della dichiarazione precompilata prevede l’esclusione dai controlli formali, mentre la modifica della stessa ha conseguenze relativamente alle verifiche, che possono variare in base al fatto che la trasmissione venga effettuata direttamente dal contribuente o dal sostituto d’imposta, oppure per mezzo di professionista abilitato o di CAF.

Dallo scorso 19 maggio 2021, i contribuenti oppure i loro delegati, sostituti d’imposta, professionisti o CAF, possono provvedere a trasmettere all’Agenzia delle Entrate la propria dichiarazione Modello 730 precompilato.

A decorrere dalla data sopraindicata l’Agenzia delle Entrate ha provveduto al cosiddetto sblocco della dichiarazione precompilata e, di conseguenza, consente la trasmissione della stessa attraverso l’apertura ufficiale del canale telematico.

In ogni caso, non è stabilito che il contribuente debba obbligatoriamente trasmettere la dichiarazione come viene predisposta da parte dell’Agenzia delle Entrate dal momento che, per vari motivi, potrebbe trovarsi nella condizione di doverla correggere oppure integrare.

La dichiarazione predisposta da parte dell’Agenzia delle Entrate è una bozza che deve essere sempre ed in ogni caso controllata, infatti non è certo che nella stessa siano riportati tutti gli elementi adatti a riprodurre correttamente la realtà reddituale del contribuente.

La dichiarazione accettata e trasmessa senza variazioni

Il Modello 730 precompilato viene considerato accettato nel caso in cui venga trasmesso senza che vengano effettuate variazioni dei dati riportati nello stesso ovvero attraverso variazioni che non vadano ad influire sulla quantificazione del reddito oppure delle imposte.

A tale proposito vengono considerate tali le operazioni di seguito indicate:

  • l’indicazione oppure la variazione dei dati anagrafici del contribuente, ad esclusione del Comune del domicilio fiscale, che potrebbe influire sulla quantificazione delle addizionali regionale e comunale all’Irpef;
  • l’indicazione oppure la variazione dei dati identificativi del soggetto che esegue il conguaglio;
  • l’indicazione oppure la variazione del codice fiscale del coniuge non fiscalmente a carico;
  • la compilazione del quadro I per la facoltà di scelta dell’utilizzazione in compensazione, totale oppure parziale, dell’eventuale credito che scaturisce dal Modello 730;
  • la facoltà di scelta di non versare oppure di versare in misura minore gli acconti dovuti, rispetto a quanto conteggiato da parte del soggetto che presta assistenza fiscale, tramite la compilazione dell’apposito rigo del quadro F (rigo F6, colonne da 1 a 6);
  • la richiesta di frazionamento in rate mensili degli importi dovuti a titolo di saldo e di acconto nei casi consentiti dalla normativa in corso, tramite la compilazione dell’apposito rigo del quadro F (rigo F6, colonna 7).

Il beneficio di procedere all’accettazione della dichiarazione precompilata consiste in un’esclusione dalle verifiche formali pur rimanendo la possibilità, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di verificare l’esistenza dei requisiti soggettivi:

  • che danno diritto alle detrazioni, comprese quelle per i familiari a carico;
  • che danno diritto alle agevolazioni di vario tipo;
  • che riguardano gli oneri certificati dai sostituti d’imposta per i quali gli stessi non hanno proceduto ad effettuare le relative trattenute (a titolo di esempio, nel caso in cui il Modello 730 comprenda l’indicazione di interessi passivi che derivano da un mutuo contratto per l’acquisto di una abitazione nella quale il contribuente non ha più la propria dimora abituale, l’Agenzia delle Entrate potrà legittimamente procedere al recupero della maggiore imposta con l’applicazione di sanzioni e di interessi).

In sostanza, procedendo all’accettazione della dichiarazione precompilata divengono definitivi gli eventuali crediti, che non saranno assoggettati a controlli preventivi, ma saranno rimborsati direttamente.

In particolare, viene previsto che nell’ipotesi in cui venga presentata la dichiarazione precompilata, sia direttamente che mediante il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, senza apportare variazioni, non viene eseguita la verifica formale sui dati forniti con le certificazioni da parte dei sostituti d’imposta e sui dati riguardanti gli oneri riportati nella dichiarazione precompilata forniti dai soggetti terzi.

Modello precompilato 730

La dichiarazione alla quale vengono apportate variazioni

Di là da della rinuncia di utilizzare la dichiarazione precompilata, nel qual caso si utilizzano i normali canali di compilazione e di trasmissione, l’altra circostanza che può accadere è quella di dover procedere a variare i dati riportati nella dichiarazione.

Le motivazioni per procedere in tal senso possono essere le più varie, a titolo di esempio, come precisato dall’Agenzia delle Entrate in una FAQ, certe tipologie di reddito non sono riportate nella dichiarazione precompilata poiché la stessa Agenzia delle Entrate non è in possesso di tali informazioni al momento dell’elaborazione della dichiarazione.

A tale proposito, a titolo di esempio, non sono precompilate le tipologie di reddito di seguito indicate:

  • i redditi da riportare nel quadro C del Modello 730 derivanti da pensioni estere;
  • i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero oppure corrisposti da parte di un soggetto non obbligato ad effettuare le ritenute d’acconto;
  • alcuni redditi da riportare nel quadro D del Modello 730, tra i quali i redditi di terreni e di fabbricati ubicati all’estero;
  • i redditi di capitale certificati nella CUPE (Certificazione degli utili e dei proventi equiparati) oppure ricavabili da altra documentazione rilasciata da parte delle società emittenti, sia italiane che estere, o da parte dei soggetti intermediari.

Nel caso in cui il contribuente abbia percepito tali redditi nell’anno d’imposta, deve procedere a variare la propria dichiarazione precompilata immettendo le informazioni relative, prima di procedere alla trasmissione della stessa.

Gli effetti delle variazioni del modello 730 precompilato

Gli effetti delle variazioni cambiano in conseguenza del fatto che la trasmissione venga effettuata direttamente da parte del contribuente o del proprio sostituto, oppure che la stessa avvenga tramite un professionista abilitato o un CAF.

Nella prima ipotesi non sono operanti le esclusioni dalle verifiche previste per quanto riguarda la dichiarazione accettata.

Oltre a quanto sopra indicato, nel caso di presentazione della dichiarazione direttamente ovvero mediante il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, con variazioni rispetto alla dichiarazione precompilata che influiscono sulla quantificazione del reddito oppure delle imposte e che presentano elementi di incongruenza in relazione ai principi pubblicati tramite provvedimento dell’Agenzia delle Entrate oppure comportano un rimborso di imposta di importo superiore a 4.000,00 euro, l’Agenzia delle Entrate può eseguire delle verifiche preventive, in via automatizzata oppure attraverso riscontri della documentazione giustificativa, entro 4 mesi dal termine fissato per la trasmissione della dichiarazione, ovvero dalla data della trasmissione, se questa è successiva al termine suddetto.

Alla fine delle operazioni di verifica preventiva, il rimborso che risulta competere viene erogato da parte dell’Agenzia delle Entrate non oltre il sesto mese successivo al termine fissato per la trasmissione della dichiarazione, ovvero dalla data della trasmissione, se questa è successiva al termine suddetto.

Nella seconda ipotesi, la verifica formale viene eseguita nei confronti del professionista o del CAF, anche in relazione ai dati concernenti gli oneri, forniti da soggetti terzi, riportati nella dichiarazione precompilata, oltre a ciò, non vengono eseguite le verifiche preventive per quanto riguarda i rimborsi di imposta di importo superiore a 4.000,00 euro.

Rimane la possibilità, nei confronti del contribuente, di verificare l’esistenza dei requisiti soggettivi:

  • che danno diritto alle detrazioni, comprese quelle per i familiari a carico;
  • che danno diritto alle agevolazioni di vario tipo;
  • che riguardano gli oneri certificati dai sostituti d’imposta per i quali gli stessi non hanno proceduto ad effettuare le relative trattenute (a titolo di esempio, nel caso in cui il Modello 730 comprenda l’indicazione di interessi passivi che derivano da un mutuo contratto per l’acquisto di una abitazione nella quale il contribuente non ha più la propria dimora abituale, l’Agenzia delle Entrate potrà legittimamente procedere al recupero della maggiore imposta con l’applicazione di sanzioni e di interessi).
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

La rivalsa Inps del 4% in fattura

La sistema contributivo non ha regolamentazioni uguali per tutti i titolari di partita Iva, di conseguenza solamente alcuni liberi professionisti possano effettuare la richiesta della rivalsa Inps 4% al momento della emissione della fattura. 

Gli artigiani ed i commerciantisono tenuti al versamento dei contributi fissi o minimali, che non sono proporzionali al fatturato, ma che vengono determinati ogni anno direttamente da parte dell’Inps.

I liberi professionisti che sono iscritti a specifici Ordini, Albi e Casse Previdenziali, quali ad esempio commercialisti, ingegneri, avvocati, medici, ecc., sono tenuti al versamento delle aliquote contributive che vengono stabilite da parte dell’Ente Previdenziale di riferimento. 

Ci sono anche dei titolari di partita Iva che non hanno un Ente Previdenziale oppure una Cassa di Previdenza, generalmente sono dei lavoratori autonomi che esercitano varie attività, quali ad esempio copywriter, social media manager, web designer, fisioterapisti, osteopati, personal trainer, ecc., che sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata Inps e possono effettuare la richiesta della rivalsa Inps 4% al momento della emissione della fattura. 

La rivalsa Inps 4%

La rivalsa Inps è stata stabilita dall’art. 1, comma 212, della Legge n. 622 del 23 dicembre 1996, si tratta di una maggiorazione, fino ad un massimo del 4%, da applicare ai compensi lordi fatturati da parte dei liberi professionisti che sono iscritti alla Gestione Separata Inps.

La suddetta percentuale può essere addebitata ai committenti, a titolo di contributo previdenziale, al momento della emissione della fattura, l’importo che viene richiesto quale  rivalsa è in relazione al 4% di tutti i contributi previdenziali, ovverosia il 25,72% del reddito, che il lavoratore autonomo è tenuto a versare per le prestazioni effettuate nel corso dell’anno.

La rivalsa Inps 4% da addizionare nella fattura è in ogni caso discrezionale, infatti, in tal senso la normativa al momento in vigore è chiara, comunque, è sicuramente raccomandabile fissare e concordare con il cliente, fino dall’inizio del rapporto, se la rivalsa Inps sarà o meno richiesta e di conseguenza inserita nella fattura.

La rivalsa concorre a determinare il  reddito

La disposizione normativa sull’argomento non dà adito a dubbi, pertanto è indubbio che sussiste differenza tra i contributi previdenziali (oneri deducibili) e la rivalsa Inps, che è da considerarsi un incremento del compenso e concorre a determinare il reddito. Inoltre, la rivalsa è da assoggettare ad Iva.

Rivalsa Inps fattura

A chi è di spettanza effettuare il versamento

Il committente che riceve la fattura del professionista, è tenuto al pagamento dell’importo totale della stessa, comprendente la rivalsa Inps fino al 4%.

In seguito sarà a carico del lavoratore autonomo la gestione della somma corrispondente ai contributi Inps, in modo da poterla poi utilizzare alla scadenza in cui devono essere versati i contributi Inps dovuti, infatti è di spettanza personale del medesimo l’onere di provvedere al versamento di tutti i contributi previdenziali.

Come viene applicata la rivalsa

Al fine di prevenire e di evitare eventuali equivoci e contrasti è basilare il fatto di preavvisare la presenza in fattura della rivalsa Inps.

Precisare se l’importo del compenso è al netto oppure al lordo del 4% di rivalsa è da ritenersi un atto dovuto, e può essere prospettato nel corso della fase della trattativa, degli accordi e quindi riportato sul contratto.

Se sul contratto viene indicato che il compenso si intende considerato al netto”, è possibile poter procedere all’addebito della rivalsa del 4%, sommando questa quota all’importo del compenso.

Al contrario, nel caso in cui sul contratto venga indicata la frase  il compenso si intende comprensivo di tutti gli oneri”, non è fattibile poter addizionare la sopraindicata percentuale.

La gestione della rivalsa Inps nel regime contabile semplificato

I professionisti ed i lavoratori autonomi che operano nel regime contabile semplificato, nel caso in cui abbiano concordato la richiesta della rivalsa Inps 4%, devono procedere a redigere la fattura come di seguito indicato:

Compenso1.000,00
Rivalsa Inps 4%40,00
Iva 22%228,80
Totale1.268,80
Ritenuta d’acconto 20%– 208,00
Importo netto da pagare1.060,80

La gestione della rivalsa Inps nel regime contabile forfetario

I professionisti ed i lavoratori autonomi che operano nel regime contabile forfetario, nel caso in cui abbiano concordato la richiesta della rivalsa Inps 4%, devono procedere a redigere la fattura come di seguito indicato:

Compenso1.000,00
Rivalsa Inps 4%40,00
Marca da bollo2,00
Importo totale da pagare1.042,00
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Riforma del Terzo Settore, esaminata dai Commercialisti

Lo scorso mese di aprile il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, hanno presentato la terza versione della Circolare “Riforma del Terzo Settore: elementi professionali e criticità operative”.

Il documento in questione può sicuramente essere preso come punto di riferimento tecnico ed operativo sia per i professionisti che per gli Enti non profitchein questo periodo sono chiamati ad eseguire la realizzazione pratica della riforma del Terzo Settore, impostata nella scorsa legislatura attraverso l’approvazione della Legge delega n. 106 del 6 giugno 2016 e successivamente tramite la pubblicazione dei correlati Decreti delegati, tra i quali in modo particolare il Decreto Legislativo n. 117 del 3 luglio 2017 che reca il “Codice del Terzo Settore”.

Questa ultima versione della Circolare va ad aggiornare le previsioni normativeche sonogià in esistenza, recependo i vari sviluppi sia della prassi che della dottrina nella specifica materia, ed inoltre andando ad integrare il testo, oltre che con le varie novità normative, anche con le disposizioni regolamentari sia degli aspetti tecnici che di attuazione degli strumenti operativi, che sono richiesti dalla normativa e che risultano pubblicati nel corso del periodo di tempo intercorrente dalla data di presentazione della precedente versione, nel mese di aprile 2019, al momento attuale.

Le novità contenute della Circolare per la riforma del Terzo Settore

Nella Circolare c’è la possibilità di reperire le varie novità relativamente:

Oltre a ciò, il testo della Circolare comprende anche un richiamo alle più importanti Circolari e Note Interpretative che sono state emanate, in maggior misura, da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Al tempo stesso, vengono altresì richiamati i più importanti documenti di prassi che sono stati pubblicati nel corso del tempo anche da parte del Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti Contabili, rimandando ai rispettivi testi di riferimento per gli approfondimenti del caso.

Imprese Terzo Settore

I vari capitoli in cui è suddivisa la Circolare

La Circolare è articolata nei capitoli di seguito indicati:

  • Principi ispiratori e inquadramento;
  • Iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore;
  • Considerazioni civilistiche;
  • Rendicontazione;
  • Nuovo sistema di tassazione e sua entrata in vigore;
  • Organizzazioni di volontariato;
  • Associazioni di promozione sociale;
  • Impresa sociale;
  • Enti filantropici, Società di mutuo soccorso e reti associative;
  • Enti religiosi civilmente riconosciuti;
  • Finanziamento degli Enti del Terzo Settore e nuove forme di Finanza Sociale;
  • I rapporti di collaborazione tra enti del Terzo Settore ed enti pubblici;
  • Operazioni straordinarie;
  • Cinque per mille;
  • Allegati.

I prossimi passi di avvio della riforma

Entro il prossimo mese di giugno è prevista l’entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, successivamente al periodo di sperimentazione della piattaforma informatica predisposta da parte di Unioncamere.

Viene così portato a termine un passo fondamentale, che consentirà di avviare una parte sostanziale della riforma che ha avuto inizio nell’anno 2016. Ciò nonostante, risultano tuttora mancanti alcune tessere per terminare la completa attivazione del quadro normativo introdotto dalla Riforma del Terzo Settore, tra cui innanzitutto l’autorizzazione del nuovo regime fiscale da parte della Commissione Europea, a decorrere dalla quale entreranno in vigore le nuove disposizioni tributarie racchiuse nel Titolo X del Codice del Terzo Settore, e ancora i provvedimenti di fondamentale importanza quali, ad esempio, il previsto Decreto riguardante i limiti delle attività diverse previste dall’art. 6 nonché le linee guida sulle raccolte pubbliche di fondi previste dall’art. 7.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com