Fatture elettroniche: chiarimenti Agenzia Entrate

L’art. 11 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018, ha modificato l’art. 21 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, stabilendo, per tutte le fatture elettroniche emesse a decorrere dallo scorso 1 luglio 2019:

  • l’obbligo di indicare nel documento la “data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura”, art. 21, comma 2, lettera g-bis, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • la possibilità di emettere le fatture, comprese quelle elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio, entro dieci giorni, poi aumentato a dodici giorni con la conversione in Legge n. 58 del 28 giugno 2019 del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, cosiddetto “Decreto Crescita”, dall’effettuazione dell’operazione, individuata ai sensi dell’art. 6, comma 4, primo periodo, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972.

Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019: operazioni rilevanti ai fini IVA

La Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 dell’Agenzia delle Entrate ha fornito il chiarimento che i nuovi termini stabiliti per l’emissione della fattura immediata non hanno modificato le norme relative alla fatturazione differita previste dall’art. 21, comma 4, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972. 

In ogni caso, qualora la norma richieda che venga indicato un riferimento certo al momento di esecuzione dell’operazione, come ad esempio nell’ipotesi in cui la consegna o la spedizione dei beni sia risultante da documento di trasporto, è prevista la possibilità di specificare una sola  data, ovvero, per le fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio, “la data dell’ultima operazione.

In relazione al citato art. 21 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, il quale prevede che tra le annotazioni che devono essere riportate nella fattura, sia indispensabile specificare la data di esecuzione dell’operazione, nel caso in cui risulti diversa da quella di emissione, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che la data e l’orario di avvenuta trasmissione di una fattura elettronica siano attestate “inequivocabilmente e trasversalmente  dal Sistema di Interscambio.

Di conseguenza, è possibile consentire che, nel campo “Data” della sezione “Dati generali”  del file delle fatture elettroniche, debba essere indicata la data di esecuzione dell’operazione.

Questa data dovrà essere inoltre presa a riferimento per l’annotazione del documento,dal momento che l’art. 23 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972 stabilisce che le fatture emesse vengano annotate “entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Rispetto alla normativa previgente, a decorrere dallo scorso 1 luglio 2019 non è più previsto che la fattura debba essere emessa in modalità contestuale,ossia entro le ore 24 dello stesso giorno, all’esecuzione dell’operazione, oppure di esigibilità dell’imposta, ma può essere effettuata nei dodici giorni successivi, dandone apposita evidenza.

I chiarimenti della Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019, ha anche fornito tutta una serie di chiarimenti in riferimento alle recenti variazioni normative in materia di fattura elettronica, tra le quali quelle apportate dal Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018, dando soluzione, in modo particolare, ai vari dubbi connessi all’obbligo di specificare, nel documento, la data di esecuzione dell’operazione, nel caso in cui fosse diversa da quella di emissione.

L’emissione della fatture elettroniche

In base alla Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 dal momento che “La data di emissione della fattura elettronica è la data riportata nel campo Data” della sezione Dati Generali” del file della fattura elettronica (…)”, è possibile consentire che la data indicata nel suddetto campo sia sempre e comunque la data di esecuzione dell’operazione, “in considerazione del fatto che per una fattura elettronica veicolata attraverso lo SdI, quest’ultimo ne attesta inequivocabilmente e trasversalmente (all’emittente, al ricevente e all’Amministrazione Finanziaria) la data (e l’orario) di avvenuta trasmissione”

Di conseguenza, nel caso in cui l’operatore decidesse di procedere all’emissione della fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio non entro le ore 24 del giorno dell’operazione, caso specifico della fattura immediata, ma in uno dei susseguenti dodici giorni previsti dall’art. 21, comma 4, primo periodo, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, la data del documento dovrà in ogni caso coincidere con la data dell’operazione e i dodici giorni indicati potranno essere usufruiti per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sistema di Interscambio.

Nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 viene esposto l’esempio di una cessione eseguita in data 28 settembre 2019, in riferimento a questa operazione, viene specificato che la fattura “immediata” che comprova la cessione in argomento, potrà, in alternativa:

  • venire emessa, ovvero generata ed inviata al Sistema di Interscambio, lo stesso giorno, così che “data dell’operazione” e “data di emissione” corrispondano ed il campo “Data” della sezione “Dati Generali”  venga redatto con il medesimo valore, 28 settembre 2019;
  • venire generata il giorno dell’operazione e trasmessa al Sistema di Interscambio entro i dodici giorni susseguenti, in ipotesi il 10 ottobre 2019, con valorizzazione della data della fattura, campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file, coincidente con la data dell’operazione, in ipotesi il 28 settembre 2019;
  • venire generata ed inviata al Sistema di Interscambio in uno qualsiasi dei giorni intercorrenti tra l’operazione, 28 settembre 2019, ed il termine ultimo di emissione, 10 ottobre 2019, con valorizzazione della data della fattura, campo “Data” della sezione “Dati Generali”  del file, coincidente con la data dell’operazione, 28 settembre 2019.
Fattura elettronica digitale

Sicuramente si tratta di una semplificazione molto attesa, che, come evidenziato dall’Amministrazione Finanziaria, permetterà di eliminare “ulteriori costi operativi in termini di revisione dei sistemi gestionali”.

In ogni caso è necessario evidenziare come i suddetti termini non vengano applicati alle fatture cartacee, oppure a quelle elettroniche non trasmesse tramite il Sistema di Interscambio, in relazione alle quali la Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 specifica che il documento che attesta l’operazione deve contenere entrambe le date, la data di esecuzione dell’operazione e la data di emissione della fattura.

Un ulteriore importante chiarimento contenuto nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 è  quello in base al quale la possibilità di emettere le fatture, comprese quelle elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di Interscambio, entro dodici giorni dall’esecuzione dell’operazione, riguarda soltanto le fatture immediate, dal momento che per quelle differite rimane applicabile la disposizione stabilita dall’art. 21, comma 4, lettera a), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, in base al quale “per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione ed avente le caratteristiche determinate con Decreto del Presidente della Repubblica 14 agosto 1996, n. 472, nonché per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime”.

Nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 viene presentato l’esempio di un’operazione costituita da tre cessioni documentate da Documenti di trasporto effettuate in data 2 settembre 2019, 10 settembre 2019 e 28 settembre 2019, per le quali si intende procedere all’emissione di un’unica fattura differita.

In questa ipotesi, specifica l’Agenzia delle Entrate, “si potrà generare ed inviare la stessa al Sistema di Interscambio in uno dei qualsiasi giorni intercorrenti tra il 1° ed il 15 ottobre 2019, valorizzando la data della fattura (campo Data” della sezione Dati generali” del file) con la data dell’ultima operazione, 28 settembre 2019”.

Dalla precisazione si evince, perciò, che la data indicata nella fattura elettronica è quella correlata all’ultima operazione eseguita nel mese di riferimento, mentre la data di trasmissione al Sistema di Interscambio deve avvenire nell’intervallo temporale che intercorre tra il 1° ed il 15 del mese susseguente a quello di riferimento.

Oltre a ciò viene evidenziato che niente varia per quanto riguarda i più ampi termini di emissione della fattura previsti da speciali disposizioni, quali, a titolo di esempio, quelli fissati dal Decreto Ministeriale del 18 novembre 1976, nel caso di operazioni eseguite da imprese per il tramite di sedi secondarie o di altre dipendenze, che non procedono direttamente all’emissione dei documenti, ovvero dall’art. 35-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972 nel caso di eredi di un professionista.

L’annotazione delle fatture elettroniche emesse

L’art. 12 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018 ha modificato l’art. 23 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, specificando che, a far data dal 24 ottobre 2018, “il contribuente deve annotare in apposito registro le fatture emesse, nell’ordine della loro numerazione, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni e con riferimento allo stesso mese di effettuazione delle operazioni. Le fatture di cui all’articolo 21, comma 4, terzo periodo, lettera b), sono registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di emissione e con riferimento al medesimo mese.

A tale scopo, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019, ha evidenziato che la numerazione e la registrazione del documento devono sempre permettere di “rinvenire con chiarezza il mese di riferimento (ossia di effettuazione dell’operazione)”, in riferimento al quale verrà effettuata la liquidazione dell’imposta.

Tornando all’esempio approfondito in precedenza, si avrà che la fattura emessa il 10 ottobre 2019, per un’operazione del 28 settembre 2019, potrà essere annotata entro il 15 ottobre 2019 con riferimento al precedente mese di settembre, ed andrà a concorrere alla relativa liquidazione dell’Iva, ad esempio per i soggetti che operano con periodicità mensile, entro il 16 ottobre 2019 con riferimento a settembre 2019.

Questa novità potrebbe, però, implicare alcuni problemi pratici nel caso in cui, per rimanere allo stesso esempio, precedentemente al 10 ottobre 2019, data di trasmissione della fattura inerente ad un’operazione di settembre 2019, ne venissero trasmesse altre, relative ad operazioni susseguenti, ad esempio una fattura del 1 ottobre 2019, attinente ad un’operazione eseguita nella stessa data.

Agenzia Entrate fatture elettroniche

In questa situazione, l’Agenzia delle Entrate suggerisce di impiegare “una specifica codifica  che permetta la corretta attribuzione dell’imposta nel periodo di riferimento, ovvero la messa in uso di registri sezionali, oppure di altri procedimenti ritenuti idonei.

Nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019, l’Agenzia delle Entrate specifica che il nuovo termine di annotazione delle fatture emesse ha valenza generale, e quindi riguarda anche quelle differite di cui all’art. 21, comma 4, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, con la sola esclusione delle triangolazioni nazionali, cessioni di beni eseguite dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente, le cui fatture, emesse entro il mese susseguente a quello della consegna o di spedizione dei beni, potranno essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di emissione e con riferimento allo stesso mese.

Sempre in relazione all’art. 23 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 si sottolinea come la norma prosegua a prevedere che, “per ciascuna fattura devono essere indicati il numero progressivo e la data di emissione.

In considerazione dello scopo della disposizione, orientata alla corretta liquidazione dell’imposta, la data da riportare nel registro delle fatture emesse è quella indicata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica, avendo la stessa piena coerenza con l’esecuzione dell’operazione e, di conseguenza, con l’esigibilità dell’imposta.

La suddetta indicazione deve intendersi valida anche per quanto riguarda le ipotesi di fattura cartacea oppure di fattura extra Sistema di Interscambio.

La registrazione degli acquisti

L’art. 13 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018, ha modificato l’art. 25 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, abolendo l’obbligo previgente di “numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione” : mentre non è stata, invece, apportata alcuna modifica all’ulteriore obbligo stabilito dall’art. 25 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, vale a dire di annotare in un apposito registro le fatture relative a tali acquisti e di assegnare un ordine progressivo alle registrazioni.

In riferimento all’obbligo abolito, ossia quello di “numerare in ordine progressivo le fatture” , la Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 specifica che, nel caso in cui la numerazione delle fatture risulti tuttavia utile all’organizzazione imprenditoriale o professionale, il contribuente potrà proseguire alla numerazione dei documenti riguardanti gli acquisti compiuti, fermo restando l’obbligo di annotare in un apposito registro le fatture corrispondenti a tali acquisti e di assegnare un ordine progressivo alle registrazioni.

La detrazione dell’Iva

L’art. 14 del Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018 ha apportato significanti modificazioni all’art. 1, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 100 del 23 marzo 1998, in materia di detrazione Iva, disponendo che per le fatture ricevute ed annotate entro il giorno 15 del mese seguente a quello di esecuzione dell’operazione, è possibile esercitare il diritto alla detrazione entro il 16 del mese susseguente a quello in cui l’imposta è diventata esigibile.

La suddetta possibilità non è, però, consentita per i documenti di acquisto riguardanti operazioni eseguite nell’anno precedente.

Oltre a ciò, ai fini del regolare esercizio del diritto alla detrazione, è indispensabile che siano soddisfatti i richiamati requisiti, ovverosia la ricezione e l’annotazione della fattura.

A titolo di esempio, per quanto riguarda un’operazione del 28 settembre 2019, documentata mediante fattura emessa il 10 ottobre 2019, ricevuta il 12 ottobre 2019 ed annotata entro il giorno 15 ottobre 2019, il diritto alla detrazione potrà essere esercitato con riferimento al mese di settembre 2019.

Al contrario, nel caso in cui un’operazione eseguita del mese di dicembre 2019 venisse documentata con una fattura ricevuta ed annotata nel mese di febbraio 2020, il diritto alla detrazione potrà essere esercitato con riferimento al mese di effettivo ricevimento e di effettiva annotazione del documento.

Nella Circolare n. 14/E del 17 giugno 2019 viene, ulteriormente, evidenziato che le modificazioni introdotte in tema di detrazione Ivadal Decreto Legge n. 119 del 23 ottobre 2018 riguardano tutte le fatture emesse, siano esse elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio oppure su altri canali, e si applicano anche ai soggetti che liquidano l’imposta con periodicità trimestrale. A titolo di esempio, per quanto riguarda un’operazione eseguita il 28 settembre 2019, documentata mediante fattura emessa il 10 ottobre 2019, ricevuta il 12 ottobre 2019 ed annotata entro il giorno 15 ottobre 2019, il diritto alla detrazione potrà essere esercitato con riferimento al terzo trimestre 2019.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Enti del Terzo Settore: proroga al 30 giugno 2020 per gli adeguamenti statutari

L’art. 43, comma 4-bis, del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, introdotto in sede di conversione in Legge del citato Decreto, proroga dal 3 agosto 2019 al 30 giugno 2020 la scadenza per apportare le modifiche necessarie per l’adeguamento degli atti costitutivi e degli statuti alle disposizioni previste dall’art. 101, comma 2, del Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017, “Codice del Terzo Settore” e dall’art. 17, comma 3, del Decreto Legislativo n. 112 del 20 luglio 2017, “Riforma dell’Impresa Sociale”.

In sostanza viene disposto che: “In deroga a quanto previsto dall’articolo 101, comma 2, del codice del Terzo Settore, di cui al Decreto Legislativo n. 117 del 3 luglio 2017, i termini per l’adeguamento degli statuti delle Bande Musicali, delle Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale, delle Organizzazioni di Volontariato, e delle Associazioni di Promozione Sociale sono prorogati al 30 giugno 2020. Il termine per il medesimo adeguamento da parte delle Imprese Sociali, in deroga a quanto previsto dall’articolo 17, comma 3, del Decreto Legislativo n. 112 del 3 luglio 2017, è differito al 30 giugno 2020”.

Le Organizzazioni di Volontariato (ODV), le Associazioni di Promozione Sociale (APS) e le Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS) avranno tempo fino al 30 giugno 2020, in luogo del precedente termine del 03 Agosto 2019, per modificare ed adeguare i propri statuti, usufruendo delle maggioranze semplificate previste per l’assemblea ordinaria, allo scopo di recepire le nuove inderogabili disposizioni oppure per inserire clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili attraverso apposita clausola statutaria di adeguamento.

Onlus ed imprese sociali

Alle suddette organizzazioni, previste dall’art. 101, comma 2, del Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017, vengono aggiunte anche le Bande Musicali, che precedentemente non erano interessate da questa scadenza.

Sempre allo scopo di modificare ed adeguare gli statuti con maggioranze semplificate, una particolare riapertura dei termini, viene accordata anche alle Imprese Sociali, i cui termini per le modifiche statutarie agevolate sono scaduti il 20 gennaio 2019, così come disponeva il Decreto Legislativo n. 112 del 20 luglio 2017.

Quanto sopra, in sintesi, è ciò che ha stabilito l’art. 43 del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, cosiddetto “Decreto Crescita”, convertito dalla Legge n. 58 del 28 giugno 2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 29 giugno 2019.

Quella disposta dal “Decreto Crescita” convertito rappresenta la seconda proroga dei termini per ODV, APS e ONLUS dopo che con il Decreto Legislativo n. 105 del 3 agosto 2018 erano già stati posticipati dal 3 febbraio al 3 agosto 2019 i limiti temporali per i suddetti adeguamenti semplificati.

Le Organizzazioni di Volontariato (ODV), le Associazioni di Promozione Sociale (APS) e le Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale (ONLUS)

In conseguenza della proroga prevista dal Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, le Organizzazioni di Volontariato (ODV), le Associazioni di Promozione Sociale (APS) e le Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale  (ONLUS) avranno tempo fino al 30 giugno 2020 per modificare ed adeguare i propri statuti con le maggioranze semplici, almeno per adeguarsi alle nuove inderogabili disposizioni previste dal Codice del Terzo Settore, di cui al Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017.

Per le ODV, le APS e le ONLUS gli adeguamenti statutari apportabili usufruendo delle maggioranze semplificate previste per l’assemblea ordinaria, allo scopo di recepire le nuove inderogabili disposizioni oppure di inserire clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili attraverso apposita clausola statutaria di adeguamento, avrebbero dovuto essere effettuati entro il 3 Agosto 2019, vale a dire entro i 24 mesi successivi dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017 avvenuta il 03 agosto 2017.

Al momento attuale, in conseguenza dell’entrata in vigore della Legge di Conversione del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019,le suddette modifiche potranno continuare, salvo deroghe statutarie, ad essere effettuate con le maggioranze semplici previste dall’art. 21, comma 1, del Codice Civile ovvero con deliberazioni valide, in seconda convocazione, qualunque risulti il numero degli intervenuti, ferma restando la necessità dell’atto pubblico per gli statuti degli Enti  in possesso di personalità giuridica, così come previsto dalla Circolare n. 20 del 27 dicembre 2018 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Le Bande Musicali

Alle anzidette Organizzazioni (Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di Promozione Sociale  e Organizzazioni non Lucrative di Utilità Sociale), previste dall’art. 101, comma 2, del Decreto Legislativo n. 117 del 03 luglio 2017, che devono provvedere all’adeguamento dello statuto con procedura semplificata, vengono aggiunte le Bande Musicali, che in precedenza non risultavano interessate da questa scadenza.

Infatti una delle novità previste dalla Legge di conversione del Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019 riguarda l’introduzione fra gli Enti che potranno usufruire di maggioranze assembleari semplificate, anche delle “Bande Musicali” (associazioni musicali, corali e bandistiche) che, se  non fossero regolamentate nella struttura di APS, senza l’intervento previsto dal Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019, non avrebbero potuto usufruire di alcun beneficio per quanto riguarda le modifiche statutarie.

Infatti le circa 6.000 bande musicali esistenti in Italia sono generalmente regolamentate nella forma di associazioni non riconosciute, raramente come APS, e come tali non facenti parte di quegli Enti, iscritti in appositi registri ai quali l’art. 101, comma 2, del Codice del Terzo Settore acconsentiva un adeguamento statutario agevolato.

Le Imprese Sociali

Sempre per quanto riguarda le modifiche statutarie con maggioranze semplificate, una specifica riapertura dei termini viene concessa anche alle Imprese Sociali di cui al Decreto Legislativo n. 112 del 30 luglio 2017, i cui termini per le modifiche statutarie agevolate sono scaduti il 20 gennaio 2019, come in tal senso prevedeva il suddetto Decreto Legislativo. Anche le Imprese Sociali, al pari degli Enti del Terzo Settore, avrebbero potuto, entro il suddetto termine del 20 gennaio 2019, modificare ed adeguare gli statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria allo scopo di adeguarli alle nuove inderogabili disposizioni oppure di introdurre clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni, derogabili attraverso apposita clausola statutaria.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Cedolare secca sui fabbricati commerciali: adottabile anche se il locatario è imprenditore

La Legge di Bilancio 2019, con l’art. 1, comma 59, ha ampliato il regime della cedolare secca alle locazioni, redatte nell’anno 2019, aventi ad oggetto i fabbricati commerciali identificati in categoria C/1, (“Negozi e botteghe”) e di superficie inferiore a 600 mq.

Nel conteggio dei 600 mq, che rappresentano il limite per poter applicare la cedolare secca alle locazioni commerciali, non devono essere computate le pertinenze che, tuttavia, possono avere accesso all’imposta sostitutiva a condizione che siano locate unitamente al fabbricato principale.

Oltre al limite riguardante la categoria catastale e la superficie, la cedolare secca sulle locazioni commerciali è applicabile solamente ai contratti redatti nell’anno 2019, di conseguenza rimangono esclusi dal regime speciale della cedolare secca i contratti di locazione che risultavano già in corso nell’anno 2018.

La Risoluzione n. 50/E del 17/05/2019 dell’Agenzia delle Entrate ha specificato che  possono avere accesso al regime della cedolare secca i contratti per le locazioni di fabbricati di categoria catastale C/1, aventi superficie inferiore a 600 mq, redatti a decorrere dal 01/01/2019, anche se stipulati con locatari che esercitano attività commerciale, sia come persone fisiche che come soggetti societari.

Viceversa, rimangono immutate le limitazioni riguardanti la figura del locatore, che deve obbligatoriamente essere una persona fisica che non agisce nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni, così come già indicato dalla Circolare n. 26/E del 01/06/2011 dell’Agenzia delle Entrate.

Rimanendo nel contesto della suddetta Risoluzione, viene confermata l’esclusione dal regine della cedolare secca dei contratti di locazione di fabbricati ad uso abitativo redatti con locatari che effettuano l’operazione nell’esercizio di attività di impresa e/o di lavoro autonomo.

La cedolare secca sui fabbricati commerciali

Nello specifico, l’estensione della cedolare secca ha delle limitazioni per quanto riguarda due aspetti:

  • sotto l’aspetto della classificazione catastale, che deve essere esclusivamente di categoria C/1 (“Negozi e botteghe”), infatti rimangono escluse tutte le altre categorie catastali relative a fabbricati strumentali: ad esempio, non possono accedere alla cedolare i fabbricati ad uso ufficio (categoria catastale A/10), i laboratori (categoria catastale C/3) ed i fabbricati strumentali adibiti esclusivamente ad attività artigianali o industriali (categoria catastale D);
  • sotto l’aspetto della superficie, che deve essere inferiore a 600 mq., infatti nel calcolo della superficie che costituisce il limite per poter applicare la cedolare secca non devono essere conteggiate le pertinenze, tuttavia, anche queste ultime possono accedere all’imposta sostitutiva a condizione che vengano locate unitamente al fabbricato principale.

Per quanto riguarda l’identificazione delle pertinenze, che possono essere locate unitamente al fabbricato di categoria “negozi o botteghe” con applicazione della cedolare secca, la Circolare n. 8/E del 10/04/2019 dell’Agenzia delle Entrate conferma il riferimento solamente alle pertinenze di categoria catastale C/2 (“magazzini e locali di deposito”), C/6 (“stalle, scuderie, rimesse, autorimesse”) e C/7 (“tettoie chiuse od aperte”).

Oltre alle limitazioni riguardanti la categoria catastale e la superficie, la “nuova cedolare secca” sulle locazioni commerciali evidenzia un ulteriore ed importante limite: può essere applicata solamente ai contratti stipulati nell’anno 2019.

Per questo motivo, la cedolare secca non potrà essere applicata a nessun contratto di locazione di fabbricati commerciali già in corso nell’anno 2018.

Inoltre la norma stabilisce che non possono avere accesso all’imposta sostitutiva i contratti stipulati nell’anno 2019 nel caso in cui, alla data del 15/10/2018 risultasse in corso un contratto non scaduto tra gli stessi soggetti e per il medesimo fabbricato, che fosse stato oggetto di risoluzione anticipata rispetto alla scadenza contrattuale.

Cedolare fabbricati industriali

La suddetta previsione ha un evidente fine antielusivo,volendo evitare che dei soggetti che abbiano già un contratto in corso si possano accordare per risolverlo anticipatamente per poi redigerne uno nuovo che possa beneficiare dell’applicazione della “nuova cedolare secca”.

In relazione ai contratti di locazione di fabbricati commerciali, la cedolare secca trova applicazione unicamente con l’aliquota ordinaria del 21% da calcolarsisul canone di locazione annuale stabilito per il contratto di locazione, senza nessuna riduzione.

Oltre gli aspetti sopra esposti, specificatamente stabiliti dall’art. 1, comma 59, della Legge di Bilancio 2019, per quanto riguarda tutti gli altri aspetti, la cedolare secca trova applicazione, anche alle locazioni commerciali di fabbricati di categoria C/1, stipulate nell’anno 2019, in base alla disciplina stabilita dall’art. 3 del Decreto Legislativo n. 23 del 14/03/2011.

Di conseguenza non si rilevano variazioni, in relazione, ad esempio:

  • alla natura soggettiva del locatore, che deve operare al di fuori dell’esercizio dell’impresa, per questo motivo la locazione origina redditi fondiari;
  • all’esercizio dell’opzione, che deve essere effettuata al momento della registrazione e deve essere preceduta dalla spedizione della raccomandata con la quale il locatore rinuncia all’aggiornamento dei canoni;
  • alle modalità di versamento dell’imposta sostitutiva.

Le caratteristiche del locatario

Si rende in ogni caso necessaria una puntualizzazione con specifico riferimento alle caratteristiche del locatario.

A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate, solamente per quanto riguarda i fabbricati abitativi, ha specificato che, “tenuto conto che la norma consente l’applicazione della cedolare secca solo per gli immobili abitativi locati con finalità abitative, escludendo quelle effettuate nell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni, occorre porre rilievo, al fine di valutare i requisiti di accesso al regime, anche all’attività esercitata dal locatario ed all’utilizzo dell’immobile locato”.

Quindi, secondo l’Agenzia delle Entrate, vengono esclusi dal campo di applicazione della norma i contratti di locazione stipulati con locatari che operano nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, a prescindere dalla successiva utilizzazione del fabbricato per fini abitativi di collaboratori e dipendenti (Circolare n. 26/E del 01/06/2011).

Invece, per quanto riguarda le locazioni di fabbricati commerciali, con la Risoluzione n. 50/E del 17/05/2019, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che il regime della cedolare secca è applicabile indipendentemente dall’attività esercitata dal locatario del fabbricato, in quanto la nuova disposizione riguarda la locazione di fabbricati di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), ossia di locali per l’esercizio di attività commerciale di vendita e/o rivendita di prodotti.

In conseguenza della suddetta specificazione, ilregime della cedolare secca può avere applicazione anche ai contratti di locazione relativi a fabbricati di categoria C/1 redatti con un locatario esercente attività commerciale indipendentemente dal fatto che si tratti di persona fisica oppure di soggetto passivo Iva.

Rimanendo nell’ambito della suddetta Risoluzione, viene confermata l’esclusione dalla cedolare   secca ai contratti di locazione di fabbricati ad uso abitativo stipulati con locatari che effettuano l’operazione nell’esercizio di attività di impresa e/o di lavoro autonomo.

La decisione adottata dall’Agenzia delle Entrate, che con consente di applicare il regime della cedolare secca alle locazioni nelle quali il locatario del fabbricato abitativo sia un’impresa, non è, tuttavia, condivisa dalla giurisprudenza di merito.

  Gli orientamenti della giurisprudenza  

Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia – Sentenza del 04/11/2014 n. 470/3/14 Secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, Sentenza del 04/11/2014 n. 470/3/14, la cedolare secca può trovare applicazione nel caso in cui il locatario del fabbricato abitativo sia un’impresa che lo affitta per ospitarvi i dipendenti, cosiddetti “fabbricati ad uso foresteria”. Infatti i Giudici hanno evidenziato che la norma non stabilisce nessun requisito in capo al locatario, che, pertanto, può essere sia una persona fisica che un’impresa, mentre, invece, richiede esplicitamente che il locatore sia una persona fisica.
Commissione Tributaria Provinciale di Milano -Sentenza del 17/04/2015 n. 3529/25/15 Secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, Sentenza del 17/04/2015 n. 3529/25/15, può usufruire del regime della “cedolare secca” la persona fisica che concede in locazione un’unità immobiliare a destinazione abitativa, anche se il locatario è una società, dal momento che le indicazioni in senso opposto, fornite dall’Agenzia delle Entrate nella richiamata Circolare n. 26/E del 01/06/2011, non trovano riscontro nel disposto normativo e non sono quindi vincolanti per il contribuente.
Commissione Tributaria Provinciale di Firenze – Sentenza del 20/09/2018 n. 812/2/18 La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze Sentenza del 20/09/2018 n. 812/2/18, ritenendo giustificati i rilievi presentati dal contribuente, ha rilevato che il locatore del fabbricato ad uso abitativo, che non opera nell’esercizio di attività d’impresa, ha correttamente esercitato il proprio diritto di optare per il regime facoltativo d’imposizione a lui riservato quale persona fisica titolare del diritto di proprietà dell’unità immobiliare abitativa locata, a nulla rilevando che il conduttore del fabbricato in parola fosse una società cooperativa e non un’altra persona fisica. Infatti, ad avviso della Commissione Giudicante il regime di tassazione da adottare deriva unicamente dalla destinazione dell’immobile come nel caso di specie per un fabbricato avente ad oggetto un contratto di locazione ad uso abitativo.

Le regole da seguire per gestire la cedolare secca per i fabbricati commerciali

L’applicazione del regime della cedolare secca, anche per quanto riguarda la locazione dei fabbricati commerciali, viene richiesta al momento della registrazione del contratto di locazione.

Con il Provvedimento n. 64442 del 19/03/2019 dell’Agenzia delle Entrate, è stata approvata l’ultima versione del modello RLI, utilizzabile già dal 20/03/2019 e che è entrato a regime dal 20/05/2019, allo scopo di includere la possibilità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, di poter optare per lo speciale regime della cedolare secca per le locazioni commerciali di fabbricati classificati nella categoria C/1 di superficie inferiore a 600 mq.

L’utilizzo del modello RLI

  • Richiesta della registrazione dei contratti di locazione e di affitto di beni immobili conteggiando le relative imposte ed eventuali interessi e sanzioni.
  • Comunicazione di proroghe, cessioni, subentri e risoluzioni di contratti di locazione e di affitto di beni immobili, conteggiando le relative imposte, nel caso siano dovute, ed eventuali interessi e sanzioni.
  • Esercizio o revoca dell’opzione per la cedolare secca, anche in relazione ai contratti aventi ad oggetto unità immobiliari di categoria catastale C/1 e relative pertinenze.
  • Comunicazione dei dati catastali a norma dell’art. 19, comma 15, del Decreto Legge n. 78 del 31/05/2010.
  • Effettuazione della contestuale registrazione dei contratti di affitto dei terreni e degli annessi “titoli pac”, sostituendo il modello 69 per queste particolari casistiche.
  • Presentazione di denunce relative ai contratti di locazione non registrati, ai contratti di locazione con canone superiore a quello registrato oppure ai contratti di comodato fittizi.
  • Registrazione dei contratti di locazione con previsione di canoni di importi differenti per le diverse annualità.
  • Registrazione dei contratti di locazione a tempo indeterminato.
  • Effettuazione del ravvedimento operoso.
  • Gestione della comunicazione della risoluzione oppure della proroga tardiva in caso di cedolare secca.
  • Registrazione dei contratti di locazione di pertinenze concesse con atto separato rispetto all’immobile.

Si ricorda che, fino all’emanazione dell’anzidetto Provvedimento n. 64442 del 19/03/2019 dell’Agenzia delle Entrate, per i contratti di locazione aventi per oggetto fabbricati commerciali classificati C/1, l’opzione per la cedolare secca era possibile solamente presentandosi direttamente presso un ufficio territoriale, dal momento che il “vecchio modello RLI” non era compatibile con tale novità normativa.

Attualmente, a seguito delle variazioni apportate al modello RLI dal citato Provvedimento, è possibile poter optare per la cedolare secca sui fabbricati commerciali presentando in via telematica il nuovo modello.

Dall’esame dell’anzidetta Circolare n. 8/E del 10/04/2019 dell’Agenzia delle Entrate, è possibile dedurre che al locatore viene in ogni caso riconosciuta la possibilità di esercitare l’opzione in esame anche in un secondo tempo rispetto alla registrazione del contratto, a condizione che il contratto venga redatto nell’anno 2019. A tale proposito, l’Agenzia delle Entrate, conferma che: “qualora non sia stata esercitata l’opzione in sede di registrazione del contratto, è possibile accedere al regime della cedolare secca per le annualità successive, esercitando l’opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro dovuta annualmente sull’ammontare del canone relativo a ciascun anno (30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità). Entro lo stesso termine è possibile revocare l’opzione per il regime della cedolare secca”.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Fattura semplificata: elevata a 400,00 euro la soglia per l’emissione

L’art. 21-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972 concede l’opportunità di osservare l’obbligo di fatturazione, così come disciplinato dall’art. 21 dello stesso Decreto, attraverso l’emissione, limitatamente ad alcune tipologie di operazioni, di una fattura “semplificata”, in alternativa a quella “ordinaria”.

Nello specifico, tale disposizione del Testo Iva stabilisce la possibilità di poter emettere la fattura in forma semplificata nel caso di:

  • documenti che hanno un ammontare complessivo non superiore ad una soglia stabilita;
  • fatture rettificative, senza limitazioni di importo, a norma dell’art. 26 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Con il Decreto Ministeriale del 10/05/2019 – fattura semplificata, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha previsto l’elevazione da 100,00 a 400,00 euro della soglia per l’emissione della fattura semplificata.

Il Decreto è entrato in vigore il 24/05/2019, data della relativa pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 24/05/2019.

Con decorrenza dalla suddetta data, in alternativa al documento “ordinario” può essere pertanto emesso quello “semplificato” anche per un ammontare complessivo non superiore a 400,00 euro.

Fattura elettronica

Come riportato nella relazione esplicativa del Decreto, la sopraindicata innovazione:

  • è stata prevista per permettere ai soggetti passivi di optare per l’utilizzazione della fattura semplificata emessa in formato XML in sostituzione dello scontrino elettronico;
  • non dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica causa preclusione all’attività di verifica che risulta consolidata dall’introduzione;
  • non varia le rimanenti disposizioni previste dall’art. 21-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972 (come ad esempio il divieto di utilizzazione della fattura semplificata in riferimento alle cessioni intracomunitarie ed alle operazioni non soggette ad Iva per assenza del requisito della territorialità di cui all’art. 21, comma 6-bis, lettera a), del citato D.P.R.).

L’estensione delle ipotesi di utilizzazione della fattura semplificata assume specifica rilevanza per i soggetti Ivache effettuano operazioni al dettaglio, ai sensi dell’art. 22 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, e che dovranno effettuare la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri a norma dell’art. 2, comma 1, del Decreto Legislativo n. 127 del 05/08/2015 (vedi Decreto Ministeriale del 10/05/2019 – esoneri).

Infatti i suddetti soggetti potrebbero optare di documentare tramite fattura semplificata un maggior numero di operazioni, risultando di conseguenza esonerati, per le operazioni stesse, dai nuovi adempimenti di memorizzazione e di trasmissione telematica (vedi Risposta Interpello n. 149 del 21/05/2019 dell’Agenzia delle Entrate).

Il contenuto della fattura semplificata

Nella fattura semplificata devono essere riportate almeno le informazioni indicate nella tabella che segue:

Dati relativi al documento Data di emissione.
Numero progressivo che identifichi il documento in modo univoco.
Dati del cedente o prestatore Ditta, denominazione o ragione sociale; Nome e cognome; Residenza o domicilio;
Dati del cessionario o committente Ditta, denominazione o ragione sociale; Nome e cognome; Residenza o domicilio;
In alternativa, il numero di partita Iva/codice fiscale; oppure, in caso di soggetto stabilito in altro Stato membro, il numero di identificazioneai fini Iva;
  Dati relativi all’operazione   Descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi.
Ammontare del corrispettivo complessivo e dell’imposta incorporata; oppure, in alternativa, i dati che consentono di conteggiarla (ad esempio corrispettivo di 73,20 euro, di cui 13,20 euro di Iva; oppure corrispettivo di 73,20 euro, inclusa Iva 22%).

Nell’ipotesi in cui il cedente/prestatore oppure il cessionario/committente non residenti abbiano nominato un rappresentante fiscale oppure siano in possesso di una stabile organizzazione, nella fattura devono essere indicati anche i relativi dati.

Le semplificazioni

Le semplificazioni previste risultano essere, nello specifico, quelle di seguito indicate:

  • possibilità di identificare il cessionario o committente tramite la sola partita Iva oppure il solo codice fiscale, se il soggetto risulta stabilito nel territorio dello Stato, oppure tramite l’identificativo Iva assegnato dallo Stato membro UE, in caso di soggetto passivo stabilito nell’Unione Europea, come stabilito dall’art. 21-bis, comma 1, lettera e), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, anziché attraverso l’indicazione della ditta, della denominazione o ragione sociale, del nome e cognome, della residenza o del domicilio, necessitanti, per la fattura “ordinaria”, come stabilito dall’art. 21 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972;
  • possibilità di riportare la sola descrizione dei beni ceduti, in alternativa alla natura, qualità e quantità degli stessi, come stabilito dall’art. 21-bis, comma 1, lettera f), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972;
  • possibilità di indicare l’ammontare del corrispettivo complessivo e della relativa imposta incorporata, oppure dei dati occorrenti per calcolarla, senza la necessità di riportare in maniera separata la base imponibile, come stabilito dall’art. 21-bis, comma 1, lettera g), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Il limite di importo per l’emissione della fattura semplificata

Per le operazioni effettuate fino al 23 maggio 2019, la fattura semplificata si sarebbe potuta emettere in relazione:

  • alle operazioni di ammontare complessivo non superiore a 100,00 euro;
  • alle variazioni dell’imponibile o dell’imposta, a prescindere dal loro ammontare, stabilite dall’art. 26 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Con decorrenza dal 24 maggio 2019, a seguito dell’avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale del 10 maggio 2019, è stata elevata da 100,00 a 400,00 euro la soglia per l’emissione della fattura semplificata, così come previsto dall’art. 21-bis, comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

In conformità a quanto stabilito dall’art. 238 della Direttiva n. 2006/112/CE, ai fini di questa modifica, si è resa necessaria la preventiva consultazione del Comitato Iva.

Le esclusioni

Come risulta evidenziato nella relazione illustrativa al Decreto Ministeriale del 10/05/2019, anche in conseguenza dell’elevazione della soglia a 400,00 euro, rimangono invariate le altre disposizioniricomprese nell’art. 21-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Di conseguenza, la fattura semplificata non può essere emessa, in base a quanto stabilito dall’art. 21-bis, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, per le tipologie di operazioni di seguito indicate:

  • cessioni intracomunitarie ex art. 41 del Decreto Legge n. 331 del 30/08/1993, in quanto,  in questa ipotesi, nella fattura deve essere riportata l’annotazione che si tratta di “operazione non imponibile”;
  • cessioni di beni o prestazioni di servizi di cui agli articoli 7 e 7-septies del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, effettuate da un soggetto passivo Iva stabilito in Italia verso un soggetto passivo Iva comunitario debitore d’imposta, a condizione che si tratti di operazioni diverse da quelle esenti di cui all’art. 10, comma 1, numeri da 1 a 4 e numero 9, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972. per le quali, nella fattura, deve essere riportata l’annotazione “inversione contabile”.

Non è, invece, prevista alcuna limitazione per quanto riguarda le cessioni all’esportazione e le operazioni assimilate, sebbene, in questo caso, esistano delle limitazioni di natura pratica per la compilazione della fattura semplificata.

Non sono previste limitazioni neppure per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia anche se effettuate nei confronti di soggetti Ue o extra Ue.

Continua, invece, la possibilità di poter emettere la nota di variazione seguendo le modalità semplificate, senza vincolo alcuno per quanto riguarda l’importo.

L’aggiornamento delle specifiche tecniche per l’e-fattura

In data 27/05/2019 è stato proceduto all’aggiornamento delle specifiche tecniche allegate al Provvedimento n. 89757 del 30/04/2018 dell’Agenzia delle Entrate, riguardanti l’emissione della fattura elettronica, allo scopo di poter adeguare i controlli che il Sistema di Interscambio esegue sulle fatture semplificate.

In base a questa modifica, il SdI procederà a verificare che, nel caso di fatture semplificate, emesse con indicazione nel campo “Tipo documento” del codice “TD07”, il valore dell’elemento “Importo”, oppure la sommatoria dei valori di questo elemento, se presente più volte, non superi il nuovo limite di 400,00 euro.

Nell’ipotesi in cui si verifichi il superamento della soglia, la fattura verrà, di conseguenza, scartata con codice errore “00460”.

Questo tipo di verifica non opera, invece, nel caso in cui venga emessa una nota di variazione con modalità semplificate.

I possibili vantaggi per i commercianti al dettaglio

L’estensione delle ipotesi di utilizzazione della fattura semplificata assume particolare rilevanza per i soggetti Iva che realizzano operazioni al dettaglio ai sensi dell’art. 22 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, e che dovranno procedere agli adempimenti della memorizzazione elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri ai sensi dell’art. 2, comma 1, del Decreto Legislativo n. 127 del 05/08/2015. Infatti i suddetti soggetti potrebberoscegliere di documentare attraverso la fattura semplificata un maggior numero di operazioni, risultando in tal modo esonerati, per le operazioni stesse, dai nuovi adempimenti di memorizzazione e di trasmissione telematica (vedi Risposta Interpello n. 149 del 21/05/2019 dell’Agenzia delle Entrate).

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Riduzione dei limiti dimensionali per la nomina dell’organo di controllo nelle s.r.l.

Con il Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019 è stato introdotto, in attuazione della Legge n. 155 del 19 ottobre 2017, il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, tramite il quale vengono previste molte novità rispetto alle norme ricomprese nella Legge Fallimentare.

L’attuale nuovo testo legislativo diverrà applicabile, in linea generale, dal 15 agosto 2020, salvo alcune disposizioni, sostanzialmente di tipo civilistico, che già hanno effetto dallo scorso 16 marzo 2019.

Nello specifico si tratta:

  • della creazione dell’Albo dei gestori e controlli della crisi;
  • della certificazione dei debiti fiscali e dei debiti contributivi;
  • dell’obbligo per le società dell’adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, anche in funzione della tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale.

Oltre a ciò viene determinata l’estensione dei casi per quanto riguarda la nomina obbligatoria, da parte delle società a responsabilità limitata, dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

Il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in particolare, ha riveduto il testo dell’art. 2477 del Codice Civile andando a ridurre in modo rilevante i limiti al cui superamento diviene obbligatoria la nomina nelle società a responsabilità limitata dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

In base alle nuove disposizioni è sufficiente superare per due esercizi consecutivi, uno solo dei limiti di seguito indicati:

  • euro 2 milioni di ricavi delle vendite e delle prestazioni;
  • euro 2 milioni di totale dell’attivo dello stato patrimoniale;
  • n. 10 dipendenti occupati in media durante l’esercizio.

Nel caso in cui la società a responsabilità limitata non ottemperi a questo obbligo, entro il termine stabilito dall’art. 2477, comma 5, del Codice Civile, vi provvede il Tribunale, sia su segnalazione del Conservatore del Registro delle Imprese, che su richiesta di qualsiasi interessato.

Il suddetto obbligo viene, invece, a cessare nel caso in cui, pertre esercizi consecutivi, non viene superato nessuno dei limiti anzidetti.

Le novità in vigore dal 16 marzo 2019

Alcune delle nuove disposizioni sono in vigore dal 16 marzo 2019, ossia trascorsi 30 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta in data 14 febbraio 2019, nel dettaglio si tratta:

  • della disciplina sulla competenza territoriale per le procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che viene determinata in riferimento al centro degli interessi principali del debitore;
  • delle norme sull’istituzione e sul funzionamento dell’Albo degli incaricati all’esercizio delle funzioni di gestione e di controllo;
  • della disciplina sull’area web riservata per le notifiche non andate a buon fine;
  • delle norme sulla certificazione dei debiti tributari e dei debiti contributivi e per premi assicurativi (articoli 363 e 364);
  • delle norme in materia di diritto societario, tra le quali quelle che prevedono i nuovi assetti organizzativi societari funzionali anche alla tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale;
  • delle disposizioni riguardanti le garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire.
Leggi società SRL

Le novità in vigore dal 15 agosto 2020

In linea generale, le nuove disposizioni entreranno in vigore il prossimo 15 agosto 2020, ossia trascorsi diciotto mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta in data 14 febbraio 2019.

In sintesi, le principali novità riguardano:

  • la procedura di allerta, gli indicatori della crisi e gli indici significativi, allo scopo di intercettare tempestivamente la crisi e di intervenire prima che la stessa si traduca in insolvenza, la relativa elaborazione degli indici viene affidata al CNDCEC;
  • le misure premiali, ivi comprese quelle di natura fiscale, per l’imprenditore che segnali tempestivamente la crisi;
  • la procedura di composizione della crisi e l’istituzione dei nuovi organismi di composizione (OCRI e OCC);
  • il procedimento unitario di accesso alle singole procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza;
  • l’ introduzione dei nuovi istituti di composizione della crisi, come il concordato minore per i piccoli imprenditori, per i professionisti, ecc., con esclusione dei consumatori;
  • la nuova disciplina del concordato preventivo in continuità sia diretta che indiretta;
  • la nuova disciplina della liquidazione giudiziale, che subentra alla procedura fallimentare, con estensione dei poteri del curatore;
  • la nuova disciplina sulla tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori, sia nel concordato che nella liquidazione giudiziale;
  • l’introduzione dell’esdebitazione di diritto, concessa d’ufficio, e dell’esdebitazione del debitore incapiente, concessa al ricorrere di talune condizioni;
  • la nuova disciplina del concordato e della liquidazione giudiziale dei gruppi di imprese.

La disciplina transitoria

In base a quanto stabilito dall’art. 390, i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare, i ricorsi per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l’apertura del concordato preventivo, per l’accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, depositati anteriormente all’entrata in vigore del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, ovvero fino al 14 agosto 2020, sono soggetti alla disciplina stabilita dal Regio Decreto n. 267/1942 e dalla Legge n. 3/2012.

Identica disciplina viene applicata, in via transitoria:

  • alle procedure di fallimento ed alle altre procedure, di cui al comma 1, pendenti alla data di entrata in vigore del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”;
  • alle procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al comma 1.

I controlli societari, la disciplina in vigore fino al 16 marzo 2019

Una tra le più importanti novità apportate dal “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, è l’ampliamento dei casi di nomina obbligatoria, da parte della società a responsabilità limitata, dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti, in conseguenza della sensibile riduzione delle soglie al cui superamento si rende obbligatoria la nomina nelle società a responsabilità limitata dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

Prima di passare ad una illustrazione delle suddette modificazioni, si rammenta che, ai sensi dell’art. 2477, commi 2 e 3 del Codice Civile, in vigore fino al 16 marzo 2019, l’obbligatorietà della nomina dell’organo di controllo o del revisore era prevista per le società:

  • obbligate alla redazione del bilancio consolidato;
  • controllanti una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • che per due esercizi consecutivi avessero superato due dei limiti indicati dall’art. 2435-bis, comma 1, del Codice Civile per la redazione del bilancio in forma abbreviata.

Pertanto la nomina dell’organo di controllo oppure del revisore diveniva obbligatoria al superamento, per due esercizi consecutivi, di due dei limiti di seguito indicati:

  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale pari a 4.400.000,00 euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a 8.800.000,00 euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio pari a 50 unità.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure del revisore veniva a cessare nel caso in cui, per due esercizi consecutivi, i suddetti limiti non venivano superati.

L’art. 2477, comma 5, del Codice Civile precisava, ulteriormente, che l’assemblea di approvazione del bilancio in cui venivano superati i limiti anzidetti era tenuta a provvedere, entro 30 giorni, alla nomina dell’organo di controllo oppure del revisore. Se l’assemblea non provvedeva, alla nomina procedeva il Tribunale su richiesta di qualunque soggetto interessato.

Controlli società SRL

I controlli societari, le novità introdotte dal nuovo Codice

L’art. 379, comma 1, del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in vigore dal 16 marzo 2019, ha variato i commi 2 e 3 del succitato art. 2477 del Codice Civile, ampliando i casi di società a responsabilità limitata obbligate alla nomina dell’organo sindacale, anche monocratico, oppure del revisore legale dei conti a quelle che, per due esercizi consecutivi, hanno superato almeno uno dei limiti di seguito riportati:

  • 2 milioni di euro di totale dell’attivo patrimoniale;
  • 2 milioni di euro di ricavi dalle vendite e prestazioni;
  • 10 unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio. 

Nel caso in cui la società a responsabilità limitata non adempia a questo obbligo, entro il termine prescritto dall’art. 2477, comma 5, del Codice Civile, vi provvede il Tribunale, sia su segnalazione del Conservatore del Registro delle Imprese, che su richiesta di qualsiasi interessato.

Oltre alla riduzione dei limiti per far sorgere l’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure  del revisore, è opportuno evidenziare che:

  • nell’attuale disciplina, ai fini dell’insorgere dell’obbligo della nomina è necessario il superamento di almeno due degli elementi indicati, non necessariamente gli stessi, per due esercizi consecutivi, mentre la nuova disciplina ritiene sufficiente il superamento di uno solo degli elementi indicati, anche diversificato, per due esercizi consecutivi;
  • l’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure del revisore connesso a questa ultima condizione viene a cessare quando, per tre esercizi consecutivi, e non più per due, non venga superato nessuno dei limiti predetti.

La decorrenza del nuovo Codice

Il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, fissa in 9 mesi dal 16 marzo 2019 il termine entro il quale le società a responsabilità limitata, nonché le cooperative, già costituite alla suddetta data dovranno provvedere a nominare l’organo di controllo oppure il revisore legale e, se necessario, ad adeguare l’atto costitutivo e lo statuto.

Fino alla scadenza del termine, le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto mantengono la loro validità anche se non risultano conformi alle inderogabili disposizioni previste.

In conseguenza di quanto sopra, entro il 16 dicembre 2019, le società a responsabilità limitata dovranno essere pronte, anche per quanto riguarda l’organizzazione dei controlli, ad attuare le novità in materia di crisi d’impresa da applicarsi a decorrere dal 15 agosto 2020. Pertanto, allo scopo di evitare di procedere a delle specifiche convocazioni, si potrebbe decidere per la nomina dell’organo di controllo oppure del revisore legale nel corso dell’assemblea chiamata ad approvare il bilancio riguardante l’esercizio 2018.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Canapa light: informazioni legali su utilizzo e commercializzazione

La particolare composizione chimica della canapa light, che prevede soglie di TCH sempre al di sotto del limite di 0.6 imposto dalla legge, consente alla canapa light di non essere considerata una sostanza stupefacente e di poter essere dunque liberamente commercializzata ed acquistata tramite canali riconosciuti.

Un mercato che vanta un traffico complessivo di circa 40 milioni di euro e che sembra costantemente in crescita con i suoi diversi canali, compresi quelli web.

Presso store di ingrosso canapa light oppure presso negozi al dettaglio, la normativa consente la commercializzazione della canapa light secondo quanto sancito dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016 e dalle normative vigenti in materia di piante agricole, in particolare alle piante di canapa iscritte nel registro delle piante di questo tipo.

Come precisato la canapa light non va trattata come sostanza stupefacente e per questo non trovano applicazione in tale contesto le leggi di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope, comprendenti le norme di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, annoverate nel decreto n. 309 del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990.

Leggi Canapa Light

Affinché il prodotto commercializzato risulti legale ed aderente alle prescrizioni della normativa, occorre che l’intera filiera di lavorazione della canapa sia conforme e tracciabile. Anche lo smistaggio di merci sfuse ed il successivo riconfeziomento deve in ogni fase essere controllato e certificato, in tutela del consumatore finale e tutti i tramiti commerciali del prodotto.

La legge n. 242, da alcuni definita poco chiara, stabilisce che negozi al dettaglio o all’ingrosso di canapa light, possono commercializzare liberamente prodotti e derivati dalle infiorescenze di cannabis purché con limiti di TCH rispettati con l’obbligo per il consumatore di non farne un uso “ricreativo” dunque non destinata al consumo tramite fumo ma al massimo come profumatore per ambienti. Rientrano in quest’ottica tutte le diciture presenti sui prodotti di cannabis light che specificano di non essere destinati al consumo umano.

La normativa prevede che le infiorescenze di canapa light siano destinate ad un mero uso decorativo. Un’interpretazione più rigida di questa normativa potrebbe in qualche misura bloccare questo mercato ed il fiorire incontrastato dei negozi che commercializzano canapa light. In tale direzione sembrerebbero andare recenti interventi della Corte di Cassazione, decisioni rese note il 29 novembre ed il 7 dicembre 2018, mirate a restringere un piano normativo tendenzialmente contrastante. Per quanto tuttavia siano attestati questi tentativi del legislatore e della giurisprudenza, resta ancora poco se la cannabis light possa essere considerata al di sopra delle norme degli stupefacenti o se il limite di 0.6 TCH possa essere riconosciuto solo ai coltivatori e non ai commercianti. Sentenze oscillanti e giurisprudenze alternate, mostrano come gli stessi tribunali – a seconda della località – non abbiano ancora identificato un modo univoco d’interpretazione.

Esterometro: la prima scadenza prorogata al 30 aprile 2019

Con decorrenza dal periodo d’imposta 2019, i soggetti passivi Iva residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano hanno l’obbligo, fatte salve alcune specifiche esclusioni, di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis, del Decreto Legislativo n. 127 del 05/08/2015:

  • i dati riguardanti le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • i dati riguardanti gli acquisti di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato Italiano.

Risultano esonerati dall’obbligo di questa comunicazione i soggetti passivi Iva che esercitano la loro attività:

  • in base al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, della Legge n. 111 del 15/07/2011, che risulta abrogato ma che è tuttora utilizzabile da parte dei soggetti che vi avevano optato prima del 31/12/2015;
  • in base al regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190 del 23/12/2014;
  • in regime di esonero per i produttori agricoli, ai sensi dell’art. 34, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Risultano escluse dall’obbligo di questa comunicazione, le operazioni:

  • per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quali ad esempio le importazioni;
  • per le quali è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI).

La trasmissione telematica dei dati deve essere effettuata, secondo le regole stabilite dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30/4/2018, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione del documento per le operazioni attive oppure di registrazione del documento per le operazioni passive.

In relazione a questo nuovo adempimento, vengono analizzati alcuni aspetti:

  • i soggetti obbligati alla comunicazione;
  • i dati da comunicare;
  • le modalità di comunicazione;
  • i termini di comunicazione, fissati entro la fine del mese successivo a quello di riferimento, osservando che per quanto riguarda il mese di gennaio 2019, la prima comunicazione in scadenza il 28/02/2019 è stata recentemente prorogata al 30/04/2019.

La sfera soggettiva di applicazione dell’obbligo della comunicazione

Sono obbligati alla comunicazione tutti i soggetti passivi Iva residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano.

Sono invece esonerati dalla comunicazione i soggetti che operano:

  • in base al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, della Legge n. 111 del 15/07/2011, che risulta abrogato ma che è tuttora utilizzabile da parte dei soggetti che vi avevano optato prima del 31/12/2015;
  • in base al regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190 del 23/12/2014;
  • in regime di esonero per i produttori agricoli, ai sensi dell’art. 34, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

La sfera oggettiva di applicazione dell’obbligo della comunicazione

Oggetto della comunicazione sono i dati riguardanti:

  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • gli acquisti di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato Italiano.

Il generico riferimento ai “soggetti” non residenti, stabiliti o identificati fa ragionevolmente ritenere che la comunicazione sia obbligatoria:

  • per le operazioni nei confronti di soggetti passivi Iva non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • per le operazioni nei confronti di “privati consumatori” non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano.

Sono invece escluse le operazioni:

  • per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quali ad esempio le importazioni;
  • per le quali è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI).

L’esterometro, o spesometro estero, non va ad influire sull’obbligo e sulle regole di compilazione e di trasmissione dei modelli Intra,che per questo motivo rimangono invariate.

La procedura di trasmissione dei dati

Solamente per quanto riguarda le fatture emesse, la comunicazione può essere effettuata trasmettendo al Sistema di Interscambio (SdI) la fattura in formato XML ed inserendo  nel campo  relativo al “Codice Destinatario” il codice prestabilito “XXXXXXX”.

I dati oggetto di trasmissione

La comunicazione richiede l’indicazione dei dati di seguito riportati:

  • i dati identificativi del cedente o prestatore;
  • i dati identificativi del cessionario o committente;
  • la data del documento comprovante l’operazione;
  • la data di registrazione, solamente per i documenti ricevuti e le relative note di variazione;
  • il numero del documento;
  • l’ammontare della base imponibile Iva;
  • l’aliquota Iva applicata;
  • l’ammontare dell’imposta;
  • la natura dell’operazione, nell’eventualità in cui l’imposta non sia indicata nel documento.

La natura delle operazioni attive e passive

Relativamente alle operazioni attive, il dato “Natura” dell’operazione deve essere valorizzato soltanto nel caso in cui il cedente o prestatore non abbia indicato l’Iva in fattura, avendo immesso sul documento un’apposita annotazione in luogo dell’imposta.

Per quanto riguarda gli acquisti in regime di “reverse charge”, oltre alla valorizzazione del campo “Natura dell’operazione”, si deve procedere alla compilazione anche dei dati relativi all’aliquota ed all’imposta.

Nel prospetto che segue vengono schematizzati i principali codici riguardanti la natura dell’operazione, sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate rispetto alla precedente comunicazione dei dati delle fatture, nel dettaglio tramite la Circolare n. 1/E del 07/02/2017, tramite la Risoluzione n. 87/E del 06/07/2017 e tramite le FAQ pubblicate sul sito internet nella sezione “Fatture e Corrispettivi”.

CodiceNatura dell’operazioneOperazioni attiveOperazioni passive
N1Escluse exart. 15Operazioni con esclusione dal calcolo della base imponibile Iva=
N2Non soggettePrestazioni di servizi “fuori campo” Iva in mancanza del requisito di territorialità (esempio: servizi extra-UE)=
N3Non imponibiliCessioni intra-UE Cessioni all’esportazione (comprese quelle in regime del margine)Acquisti intra-UE non imponibili
N4Esenti ex art. 10Cessioni e prestazioni in regime di esenzione Iva (esempio: locazione di fabbricati)Acquisti intra-UE esenti
N5Regime del margine / Iva non evidenziata in fatturaRegime del margine per i beni usati=
N6Inversione contabile / Reverse chargePrestazioni di servizi nei confronti di soggetti passivi debitori d’imposta in altro Stato UE Acquisti intracomunitariAcquisti di servizi extra-UE (autofatture)
N7Iva assolta in altro Stato UEVendite a distanza Prestazioni di servizi in regime MOSS=

I termini di scadenza per la trasmissione dei dati

Con decorrenza dal 01/01/2019 l’obbligo della comunicazione è correlato ai documenti, sia emessi che ricevuti, così come stabilito dall’art. 1, comma 916, della Legge n. 205 del 27/12/2017 (Legge di Bilancio 2018).

La trasmissione telematica della comunicazione deve essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo:

  • a quello della data del documento emesso;
  • a quello della data di ricevimento del documento che attesta l’operazione, che deve intendersi quale data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’Iva.

Di conseguenza, è da ritenere che dovrebbero essere comprese nella comunicazione del mese precedente le fatture di acquisto ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo e conteggiate nella liquidazione del mese precedente.

Esempio:

  • mese di riferimento delle fatture: gennaio
  • termine di registrazione delle fatture: 15 febbraio
  • conteggio delle fatture:  liquidazione Iva gennaio

La prima comunicazione, riguardante il mese di gennaio 2019, la cui scadenza era prevista per il 28/02/2019 è stata recentemente prorogata al 30/04/2019.

Nello schema che segue vengono riepilogate le scadenze relative al periodo d’imposta 2019, tenendo in considerazione le posticipazioni al primo giorno lavorativo successivo per quanto riguarda le scadenze che cadono di sabato oppure in un giorno festivo.

Mese di riferimento Scadenza della comunicazione
Gennaio 2019 30 aprile 2019
Febbraio 2019 1 aprile 2019 dato che il 31 marzo 2019 cade di domenica
Marzo 2019 30 aprile 2019
Aprile 2019 31 maggio 2019
Maggio 2019 1 luglio 2019 dato che il 30 giugno 2019 cade di domenica
Giugno 2019 31 luglio 2019
Luglio 2019 2 settembre 2019 dato che il 31 agosto 2019 cade di sabato
Agosto 2019 30 settembre 2019
Settembre 2019 31 ottobre 2019
Ottobre 2019 2 dicembre 2019 dato che il 30 novembre 2019 cade di sabato
Novembre 2019 31 dicembre 2019
Dicembre 2019 31 gennaio 2020

Le sanzioni previste per omessa o errata trasmissione dei dati

In base a quanto stabilito dall’art. 11, comma 2-quater, del Decreto Legislativo n. 471 del 18/12/1997, nel caso di omessa trasmissione oppure di trasmissione di dati con completi o errati, viene applicata la sanzione di euro 2,00 per ogni fattura, con il limite massimo di euro 1.000,00 per ogni trimestre.

La sanzione viene ridotta alla metà nell’ipotesi in cui la trasmissione venga effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza, oppure nel caso in cui, entro il medesimo termine, venga effettuata la trasmissione corretta dei dati. Non è prevista la possibilità di poter applicare il cumulo giuridico stabilito dall’art. 12 del Decreto Legislativo n. 472 del 18/12/1997.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il nuovo regime forfetario

Di recente sono stati rilasciati da parte dell’Agenzia delle Entrate i primi chiarimenti sul nuovo regime forfetario, che è stato oggetto delle modifiche apportate dalla Legge n. 145 del 30/12/2018.

Tra i chiarimenti più importanti si evidenziano quelli indicati nello schema che segue:

Il superamento del limite di ricavi/compensi stabilita per la tipologia di attività nell’anno 2018 permette in ogni caso di poter rimanere nel regime nell’anno 2019, se non viene superato il nuovo limite di 65.000,00 euro
Nella suddetta soglia di ricavi/compensi per poter accedere o poter rimanere nel regime devono essere conteggiati anche i proventi ottenuti quali diritti d’autore, ai sensi dell’art. 53, comma 2, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.)
La causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni deve essere eliminata anteriormente all’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato, per questo motivo, per l’anno 2019, la partecipazione doveva essere stata dismessa entro la data del 31/12/2018

Relativamente alla causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni, dopo aver sentito il parere preventivo dell’Agenzia delle Entrate, il Ministero dell’Economia e  delle Finanze ha puntualizzato che, per poter stabilire la riferibilità, sia diretta che indiretta, dell’attività della società a quella individuale, bisogna prendere come riferimento, non tanto la classificazione ATECO, bensì l’effettiva attività svolta.

In conseguenza di quanto sopra, anche se in presenza di due distinti codici attività, nel caso in cui l’attività esercitata in forma individuale sia, di fatto, connessa a quella effettivamente esercitata dalla società a responsabilità limitata, sia l’accesso che la permanenza nel regime sono da ritenersi preclusi.

Riguardo invece alla causa di impedimento collegata allo svolgimento di rapporti di lavoro, viene evidenziato che il praticantato professionale, di per sé, non impedisce l’ammissione al regime forfetario per i giovani professionisti che, in conseguenza del superamento dell’esame di Stato, si iscrivano ad un Ordine o ad un Collegio professionale, a condizione, tuttavia, che vengano rispettate le condizioni previste nella causa di impedimento.

Di conseguenza, nelle ipotesi in cui tra il tirocinante ed il professionista si proceda alla stipula     di un contratto di lavoro subordinato vero e proprio, l’accesso al regime forfetario sarebbe possibile solamente nel caso in cui l’attività professionale non venga esercitata in prevalenza nei confronti dell’ex dominus, oppure di soggetti a questo riconducibili, sia direttamente che indirettamente.

Introduzione regime forfettario

Come ormai noto, la Legge n. 145 del 30/12/2018 (Legge di Bilancio 2019), ai commi 9-11 dell’art. 1, ha ridefinito il campo di applicazione del regime forfetario di cui alla Legge n. 190 del 23/12/2014 nei termini di seguito indicati:

  • viene previsto solamente un requisito di accessibilità rappresentato dal limite unico di ricavi/compensi, come riepilogato nello schema che segue;
  Tipologia di attività esercitata Limite di ricavi/compensi al 31/12/2018 Limite di ricavi/compensi dal 01/01/2019
Industrie alimentari e delle bevande (codice attività 10 e 11) 45.000,00 euro 65.000,00 euro  
Commercio all’ingrosso e al dettaglio (codice attività 45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7, 47.9) 50.000,00 euro
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (codice attività 47.81) 40.000,00 euro
Commercio ambulante di altri prodotti (codice attività 47.82 e 47.89) 30.000,00 euro
Costruzioni e attività immobiliari (codice attività 41, 42, 43, 68) 25.000,00 euro
Intermediari del commercio (codice attività 46.1) 25.000,00 euro
Servizi di alloggio e di ristorazione (codice attività 55 e 56) 50.000,00 euro
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (codice attività da 64 a 66, da 69 a 75, da 85 a 88) 30.000,00 euro
Altre attività (codice attività da 01 a 03, da 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, da 49 a 53, da 58 a 63, da 77 a 82, 84, da 90 a 99) 30.000,00 euro
  • vengono tolti i limiti collegati al sostenimento di spese per lavoro dipendente e per beni strumentali i quali dal 01/01/2019, pertanto, non devono più essere conteggiati ai fini sia dell’accesso che della permanenza nel regime;
  • vengono riformulate le cause di impedimento collegate al possesso di partecipazioni ed allo svolgimento, sia attuale che passato, di lavoro dipendente.

Lo schema successivo riassume le cause di impedimento al regime forfetario, differenziando quelle in vigore fino al 31/12/2018 da quelle operative dal 01/01/2019, che sono state variate dalla Legge di Bilancio 2019.

Le cause di impedimento fino al 31/12/2018 Le cause di impedimento dal 01/01/2019
Utilizzazione di regimi speciali Iva oppure di regimi forfetari di determinazione del reddito Viene confermata
Residenza fiscale all’estero, ad eccezione dei residenti in Stati UE/SEE che generano come minimo il 75% del reddito globale in Italia Viene confermata
Esecuzione, in via esclusiva oppure prevalente, di cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi Viene confermata
Esercizio di attività di lavoro autonomo o d’impresa in forma individuale          e, nel contempo, possesso di partecipazioni in  società di persone o in associazioni professionali, di cui all’art. 5 del T.U.I.R., ovvero in società a responsabilità limitata in regime di trasparenza, di cui all’art. 116 del T.U.I.R. Esercizio di attività d’impresa in forma individuale, di arti o di professioni e, nel contempo all’esercizio dell’attività:  
  • possedere partecipazioni in società di persone, associazioni o in imprese familiari, di cui all’art. 5 del T.U.I.R.;
  • esercitare il controllo, sia diretto che indiretto, in società a responsabilità limitata o in associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Percepimento, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o assimilati, di cui agli articoli 49 e 50  del T.U.I.R., eccedenti l’importo di 30.000,00 euro; il limite non doveva essere verificato se il rapporto di lavoro era cessato Esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili

Inoltre è da tenere in considerazione quanto riportato nella tabella che segue.

Le variazioni apportate dalla Legge n. 145 del 30/12/2018 (Legge di Bilancio 2019) al regime forfetario Hanno decorrenza dal 01/01/2019, e per questo motivo  le stesse devono essere valutate al momento del primo accesso al regime nel 2019, oppure per riscontrare la possibilità di permanenza per i soggetti che già lo applicavano nell’anno 2018.

Sono state oggetto di alcuni chiarimenti ufficiali e di risposte a quesiti da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il calcolo del limite di 65.000,00 euro di ricavi/compensi

Viene confermata la possibilità di permanenza nel regime forfetario dall’anno 2019 per i contribuenti che hanno conseguito ricavi/compensi non superiori a 65.000,00 euro, anche nel caso in cui abbiamo superato nell’anno 2018 il limite in quel momento operante per la specifica attività.

Di conseguenza nell’ipotesi in cui un contribuente in regime forfetario abbia superato il limite    dei 30.000,00 euro al 31/12/2018, può in ogni caso rimanere nel regime agevolato se, nello stesso periodo d’imposta, abbia conseguito ricavi/compensi per un importo inferiore ai 65.000,00 euro.

Oltre a ciò, dal momento che tale limite deve essere calcolato avendo quale riferimento i ricavi/compensi conseguiti globalmente dall’imprenditore oppure dal professionista, indipendentemente dalla specifica attività alla quale si riferiscono, nello stesso vanno compresi anche i proventi conseguiti quali diritti d’autore, dal momento che, ai sensi dell’art. 53, comma 2, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.), si tratta in ogni caso di redditi di lavoro autonomo.

La causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni

Non è ammesso il regime forfetario per le persone fisiche che, in contemporanea all’esercizio dell’attività in forma individuale:

Possiedono partecipazioni in società di persone, associazioni o imprese familiari, ai sensi dell’art. 5 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.)
Controllano, direttamente oppure indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche che possano essere riconducibili, sia direttamente che indirettamente, a quella individuale ai sensi dell’art. 1, comma 57, nuova lettera d), della Legge n. 190 del 23/12/2014

L’attuale formulazione della disposizione deve essere intesa nel senso che la causa di impedimento deve cessare di sussistere prima dell’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato, in quanto la previsione normativa, come formulata, non consente l’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni e la contemporanea partecipazione alle tipologie societarie sopra specificate.

Di conseguenza, i contribuenti che non hanno potuto procedere alla cessione della partecipazione entro il 31/12/2018 non potranno avvalersi del regime per l’anno 2019 e dovranno prendere in considerazione l’eventuale trasferimento nel corso dell’anno in funzione dell’accesso al regime agevolato dall’anno 2020.

Inoltre, riguardo al possesso di partecipazioni in società a responsabilità limitata, viene precisato che, per stabilire la riferibilità, sia diretta che indiretta, dell’attività della società a quella individuale, non bisogna fare riferimento alla classificazione ATECO, ma prestare attenzione all’effettiva attività svolta.

Di conseguenza, nonostante la presenza di due distinti codici attività, nel caso in cui l’attività esercitata in forma individuale sia, di fatto, collegata a quella effettivamente esercitata dalla società a responsabilità limitata, questo, nella misura in cui la partecipazione sia di controllo, impedisce l’accesso oppure la permanenza nel regime forfetario.

La causa di impedimento collegata allo svolgimento di rapporti di lavoro

Viene escluso il regime forfetario per le persone fisiche che svolgono l’attività in prevalenza nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere oppure erano intercorsi rapporti di lavoro nei due periodi d’imposta precedenti, ovvero nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili ai sensi dell’art. 1, comma 57, nuova lettera d-bis), della Legge n. 190 del 23/12/2014.

Il nuovo principio della causa di impedimento è quello di eludere l’avvio di iniziative professionali al solo fine di usufruire dell’aliquota agevolata del regime in questione, tramutando l’attività di lavoro dipendente o attività a questo assimilate in attività di lavoro autonomo.

Di per sé il praticantato professionale non impedisce l’accesso al regime forfetario per i giovani professionisti che, in conseguenza del superamento dell’esame di Stato, si iscrivano ad un Ordine o ad un Collegio professionale, a condizione, tuttavia, che vengano rispettate le condizioni previste nella causa di impedimento.

Di conseguenza, nelle ipotesi in cui tra il tirocinante ed il professionista venga stipulato un contratto di lavoro subordinato vero e proprio, l’accesso al regime forfetario sarebbe possibile solamente nel caso in cui l’attività professionale non venga esercitata in prevalenza nei confronti dell’ex dominus, oppure di soggetti a questo riconducibili, sia direttamente che indirettamente.

Il passaggio dal regime di contabilità semplificata al regime forfetario

Relativamente al passaggio tra regimi, in linea con quanto stabilito dalla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 64/E del 14/09/2018, è stato confermato che, dal momento che si tratta di due regimi naturali propri dei contribuenti minori, il passaggio dal regime di contabilità semplificata per cassa, di cui all’art. 18 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29/09/1973, al regime forfetario può essere effettuato anche precedentemente al decorso del triennio di durata dell’opzione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Legge Finanziaria 2019: recupero edilizio, risparmio energetico, bonus arredi e bonus verde

Agevolazioni edilizia Finanziaria 2019Anche per l’anno 2019 è stata prevista la proroga delle detrazioni maggiorate relativamente agli interventi di recupero edilizio e di risparmio energetico.

Per quanto riguarda le detrazioni per il recupero edilizio, non ci sono da segnalare particolari cambiamenti, infatti le disposizioni già in vigore, che prevedono una detrazione maggiorata al 50% su un importo massimo di spesa di 96.000,00 euro, vengono confermate e prorogate alle spese effettuate fino al prossimo 31/12/2019, con l’indicazione che possono usufruire dell’agevolazione gli Istituti Autonomi Case Popolari, gli Enti con le stesse finalità sociali e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Alla stessa maniera ed alle stesse condizioni degli anni precedenti, viene confermata anche l’agevolazione sull’acquisizione di arredi e di elettrodomestici per quanto attiene alle spese eseguite fino al 31/12/2019.

Analogamente vengono prorogate le disposizioni in materia di risparmio energetico, alle stesse condizioni previste per l’anno precedente, e viene anche prorogato il cosiddetto “Bonus verde”, già introdotto con la Legge di Bilancio 2018.

Introduzione agevolazioni Legge Finanziaria 2019

In sintesi la Legge Finanziaria 2019 prevede pertanto:

  • il bonus maggiorato viene prorogato, in linea di massima, alle spese sostenute fino al 31/12/2019, ad esclusione di quelle per le parti comuni condominiali, che possono invece usufruire di un termine più ampio;
  • viene diminuita al 50% l’aliquota riferita agli interventi che includono l’acquisto e  l’installazione di finestre e dei relativi serramenti, di schermature solari, di impianti di climatizzazione invernale con sistemi dotati di generatori di calore alimentati a biomasse e caldaie a condensazione, in quest’ultima ipotesi l’aliquota sale al 65% se viene installato in contemporanea un apparato di termoregolazione;
  • la detrazione del 65% viene estesa anche alle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di micro cogeneratori in sostituzione di impianti già in essere;
  • l’ambito di applicazione viene ampliato anche agli Istituti Autonomi Case Popolari, agli Enti con le stesse finalità sociali ed alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa;
  • la proroga del cosiddetto “bonus verde”, che era stato introdotto con la precedente Legge di Bilancio 2018.

Il tutto nell’ipotesi dell’unificazione delle suddette agevolazioni con applicazione di una sola aliquota di detrazione del 36%.

Il recupero edilizio

In conseguenza delle variazioni effettuate alla materia delle agevolazioni sul recupero edilizio e sul risparmio energetico i contribuenti potranno usufruire fino al 31/12/2019 di una detrazione del 50% su un massimale di spesa di 96.000,00 euro.

La maggiorazione della detrazione viene concessa a tutti gli interventi previsti nell’ambito di applicazione della detrazione del 36%, incluse anche le ipotesi di recupero edilizio e di restauro conservativo di immobili realizzati da cooperative edilizie con assegnazione degli immobili, in riferimento alle quali viene disposto l’ampliamento del periodo, da 6 mesi a 18 mesi dal momento dell’ultimazione dei lavori, nel quale può essere effettuata la vendita.

Questa ipotesi si differenzia da quelle ordinarie dal momento che l’importo della spesa detraibile viene quantificato nel 25% del prezzo di vendita dell’immobile, perciò non si procede al conteggio delle spese ma si determina la quota detraibile in modo forfetario in base all’importo della vendita.

Rimane invariata la disposizione in base alla quale per le spese sostenute dal 01/01/2017 al 31/12/2021 relativamente agli interventi antisismici (nelle zone 1, 2 e 3) su costruzioni destinate ad abitazione oppure ad attività produttive, compete una detrazione del 50% su un massimale di spesa di 96.000,00 euro per ciascuna unità immobiliare per ogni anno, suddivisa in 5 quote annuali.

Nel caso in cui dall’esecuzione degli interventi si ottenga una diminuzione del rischio sismico che possa definire:

  • il passaggio ad una categoria di rischio più basso, la detrazione dell’imposta compete nella misura del 70% della spesa sostenuta e nella misura del 75% se si tratta di parti comuni condominiali dell’edificio;
  • il passaggio a due categorie di rischio più basso, la detrazione dell’imposta compete nella misura dell’80% della spaesa sostenuta e nella misura dell’85% se si tratta di parti comuni condominiali dell’edificio.

E’ da segnalare l’inclusione delle spese sostenute dal 01/01/2017 per la classificazione e per la verifica sismica degli immobili, tra le spese rientranti nella detrazione.

Per quanto riguarda gli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali dell’edificio, viene prevista l’eventualità di poter cedere il corrispondente credito alle imprese che hanno realizzato gli interventi oppure ad altri soggetti privati, con la possibilità di susseguente cessione del credito.

In conseguenza delle proroghe previste dalla Legge Finanziaria 2019, i contribuenti possono avvalersi delle agevolazioni di seguito indicate:

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termine
Recupero edilizio, interventi conservativi   50%   96.000,00 euro Spese sostenute dal 26/06/2013 al 31/12/2019

Interventi antisismici

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termine
Interventi antisismici in zone ad alto rischio 50% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi con riduzione del rischio sismico di 1 categoria 70% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi con riduzione del rischio sismico di 2 categorie 80% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi antisismici effettuati sulle parti comuni dell’edificio +5% 96.000,00 euro (per immobile compreso nell’intervento) Spese sostenute fino al 31/12/2021

Le agevolazioni relative agli interventi antisismici possono essere usufruite anche da parte degli Istituti Autonomi Case Popolari, degli Enti con le stesse finalità sociali e delle cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

E’ disponibile la specifica Guida Ristrutturazioni Edilizie predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus risparmio energetico

Gli interventi di risparmio energetico

Per l’anno 2019 per gli interventi di risparmio energetico viene prevista l’applicazione di un’aliquota pari, in linea generale, al 65%, salvo quanto previsto per quanto riguarda gli interventi eseguiti sulle parti comuni condominiali dell’edificio.

Su questo specifico argomento, si può ritenere che l’utilizzazione del termine “spese sostenute”, in mancanza di ulteriori condizioni dirette a delimitare l’applicazione dell’aliquota più elevata pari al 65% in relazione alla data di inizio degli interventi, implica che per quanto riguarda l’imputazione delle stesse si deve fare riferimento:

  • per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali, al principio di cassa e, di conseguenza, alla data dell’effettivo pagamento, a prescindere dalla data di inizio degli interventi ai quali si riferiscono i pagamenti;
  • per le imprese individuali, per le società e per gli enti commerciali, al principio di competenza e, di conseguenza, alla data di termine lavori, a prescindere, sia dalla data di inizio degli interventi ai quali si riferiscono le spese, che dalla data dei pagamenti.

La Legge di Bilancio 2017 aveva previsto una particolare ipotesi di proroga relativamente agli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici, usufruibile anche da parte degli Istituti Autonomi Case Popolari: in tale circostanza la misura viene finanziata fino al 31/12/2021 e la misura della detrazione può cambiare in base alle diverse ipotesi.

Nello specifico, viene previsto che gli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici che riguardano, come minimo, il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, usufruiscono di una detrazione maggiorata nella misura del 70%.

L’incentivo compete, invece, nella misura del 75% per gli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici che assicurano un incremento delle prestazioni energetiche, sia invernali che estive, conformi alla qualità media che viene richiesta dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26/01/2015.

In ambedue le circostanze, l’esistenza delle condizioni per il riconoscimento degli incentivi deve essere certificata tramite l’Attestato di Prestazione Energetica rilasciato da parte di professionisti abilitati.

Le detrazioni maggiorate vengono ammessi nel limite di spesa di 40.000,00 euro per ciascuna unità abitativa interessata dagli interventi di riqualificazione energetica.

Con la Legge Finanziaria 2019 viene prorogata la detrazione alle stesse condizioni stabilite dalla Legge di Bilancio 2018, attraverso la quale sono state effettuate delle importanti variazioni all’incentivo, che vengono di seguito riepilogate:

  • la detrazione viene ridotta al 50% per quanto riguarda le spese, sostenute dal 01/01/2018, relative agli interventi di acquisto e di posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A, mentre sono esclusi dalla detrazione gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A;
  • la detrazione viene applicata nella misura del 65% per quanto riguarda gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal Regolamento Delegato (UE) n. 811/2013 e contemporanea installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, o con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed appositamente progettati dal fabbricante per funzionare congiuntamente tra loro, o per le spese sostenute all’acquisto ed alla posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione;
  • viene prevista la detrazione del 65% per quanto riguarda le spese per l’acquisto e per la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 01/01/2018 al 31/12/2018, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000,00 euro, per poter usufruire di questo incentivo gli interventi indicati devono portare ad un Risparmio di Energia Primaria (PES – Primary Energy Saving) pari ad almeno il 20%;
  • la detrazione del 50% viene applicata per quanto riguarda le spese sostenute nell’anno 2018 per l’acquisto e per la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino ad un importo massimo della detrazione di 30.000,00 euro;
  • per quanto riguarda le spese relative agli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, congiuntamente diretti alla riduzione del rischio sismico ed alla riqualificazione energetica, compete una detrazione nella misura dell’80%, nel caso in cui gli interventi facciano ottenere il passaggio ad una categoria di rischio inferiore, oppure nella misura dell’85%, nel caso in cui gli interventi facciano ottenere il passaggio a due categorie di rischio inferiori, questa detrazione viene ripartita in dieci quote annuali di uguale importo e viene applicata su un importo delle spese non superiore a 136.000,00 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ogni edificio.

Di questo incentivo possono beneficiare anche gli Istituti Autonomi Case Popolari, gli Enti con le stesse finalità sociali e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Fatto salvo quanto sopra riepilogato, le agevolazioni maggiorate possono essere applicate, in via generale, secondo i termini di seguito indicati:

Tipologia Importo detraibile Massimale di detrazione   Rate
Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 06/06/2013 fino al 31/12/2019 (previsione generale) 65% In base al tipo di intervento 10
Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 01/01/2018 fino al 31/12/2019 (eccezioni) 50% In base al tipo di intervento 10
Interventi di risparmio energetico su parti comuni, per almeno il 25% di superficie disperdente, sostenute dal 01/01/2017 fino al 31/12/2021 70% 40.000,00 10
Interventi di risparmio energetico su parti comuni per miglioramento prestazioni energetiche estive ed invernali per le spese sostenute dal 01/01/2017 fino al 31/12/2021 75% 40.000,00 10
Interventi antisismici di risparmio energetico 85% 136.000,00 10

In conseguenza delle modificazioni apportate dalla Legge di Bilancio 2018, il beneficio della detrazione può essere ceduto da qualsiasi soggetto in relazione a qualunque tipologia di intervento di riqualificazione energetica agevolato.

E’ disponibile la specifica Guida Agevolazioni Risparmio Energetico predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus arredamento casa

Il bonus arredi

In base a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, ai contribuenti che beneficiano della detrazione per il recupero edilizio viene concessa una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, nella misura del 50% delle ulteriori spese documentate per quanto riguarda l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, ed anche A relativamente ai forni ed alle apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, il tutto allo scopo dell’arredamento dell’immobile oggetto degli interventi di ristrutturazione.

In base alle nuove disposizioni, viene richiesto che:

  • l’intervento di recupero sia iniziato dal 01/01/2018;
  • le spese per gli arredi siano sostenute nell’anno 2019.

Questa detrazione, applicabile fino al 31/12/2019, può essere usufruita su un massimale di spesa di 10.000,00 euro, al netto delle spese degli arredi eventualmente acquistati nell’anno 2018, con detrazione in 10 rate annuali.

L’Agenzia delle Entrate ha specificato che possono rappresentare un legittimo presupposto per poter  beneficiare della detrazione, la realizzazione di interventi edilizi sia sulle singole unità immobiliari abitative che sulle parti comuni condominiali di edifici abitativi, rispettivamente sia per l’acquisizione di mobili e arredi destinati all’abitazione che per l’acquisizione di mobili e arredi destinati alle parti comuni condominiali.

Nell’insieme le ipotesi per le quali è consentita l’agevolazione sull’acquisizione di mobili e arredi sono quelle di seguito indicate:

  • interventi di manutenzione ordinaria, di cui all’art. 3, lettera a), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo;
  • interventi di manutenzione straordinaria, di cui all’art. 3, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo, di cui all’art. 3, lettera c), del Decreto   del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi di ristrutturazione edilizia, di cui all’art. 3, lettera d), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi indispensabili ai fini della ricostruzione oppure del ripristino dell’immobile danneggiato in conseguenza di avvenimenti calamitosi, sebbene non rientranti nelle tipologie precedenti, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • interventi  di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, di cui all’art. 3, lettere c) e d), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, riguardanti interi fabbricati, realizzati da imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che poi provvedano ad effettuare la successiva cessione o assegnazione dell’immobile entro il termine di sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori.

I beni che rientrano nell’agevolazione sono mobili ed elettrodomestici, nuovi di fabbrica, per i quali è prevista l’etichetta energetica.

A solo titolo di esempio, rientrano nell’agevolazione dei mobili e arredi: i letti, i materassi, gli armadi, le cassettiere, i comodini, le librerie, le credenze, le scrivanie, i tavoli, le sedie, i divani, le poltrone,  ed anche gli apparecchi di illuminazione che vanno a fare parte di una sostanziale rifinitura dell’arredo dell’immobile nel quale sono stati effettuati gli interventi.

Al contrario, non rientrano nell’agevolazione, le acquisizioni di porte, di pavimentazioni in parquet, di tende e tendaggi, come pure di altri complementi di arredo.

Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, la disposizione agevolativa circoscrive l’agevolazione all’acquisizione delle tipologie che risultano regolarmente provviste di etichetta energetica di classe A+ o superiore, relativamente ai forni classe A o superiore, se per quelle tipologie l’etichetta energetica è imposta per legge.

Le acquisizioni di grandi elettrodomestici non dotati di etichetta energetica rientrano nell’agevolazione solamente se per quella tipologia l’imposizione dell’etichetta energetica non sia ancora prevista.

Per quanto riguarda l’identificazione dei grandi elettrodomestici, in mancanza di diverse informazioni nella disposizione agevolativa, rappresenta un valido riferimento la lista contenuta nell’allegato 1B del Decreto Legislativo n. 151 del 25/07/2005, in base alla quale fanno parte, a titolo di esempio, dei grandi elettrodomestici: le stufe elettriche, gli apparecchi elettrici di riscaldamento, i radiatori elettrici, i ventilatori elettrici, gli apparecchi di condizionamento, le lavatrici, le asciugatrici, i frigoriferi, i congelatori, le lavastoviglie, gli apparecchi di cottura, le piastre riscaldanti elettriche, i forni a microonde.

Per il pagamento dei mobili, degli arredi e degli elettrodomestici rientranti nell’agevolazione possono essere utilizzati sia le carte di credito/debito, che i bonifici, con l’indicazione del codice fiscale e della partita Iva del beneficiario e la specificazione del pagamento di ristrutturazioni agevolabili fiscalmente.

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termini
Acquisto di mobili, arredi e grandi elettrodomestici in conseguenza di interventi di recupero edilizio 50% 10.000,00 euro Spese sostenute nell’anno 2019 su interventi di recupero edilizio dell’anno 2018

Si evidenzia che i contribuenti possono beneficiare della detrazione d’imposta a prescindere dall’importo delle spese sostenute per gli interventi di recupero edilizio.

E’ disponibile la specifica Guida Bonus Mobili ed Elettrodomestici predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Il bonus verde

Sul modello delle agevolazioni sopra descritte, viene prevista la proroga anche per le spese sostenute per quanto riguarda gli interventi di sistemazione a verde effettuati nell’anno 2019.

Nello specifico la Legge di Bilancio 2018, ha previsto la possibilità di usufruire di un’agevolazione per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici e per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili, il tutto nella misura del 36% sui costi sostenuti e su un massimale di spesa di 5.000,00 euro.

Questa agevolazione compete anche relativamente alle parti comuni condominiali, con il limite di 5.000,00 per ogni unità abitativa, con pagamenti effettuati solamente mediante utilizzazione di strumenti tracciabili e con detrazione in 10 rate annuali.

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Massimale di spesa parti comuni condominiali
Interventi di sistemazione a verde effettuati dal 01/01/2019 al 31/12/2019 36% 5.000,00 euro 5.000,00 euro per ogni unità abitativa
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Conto Corrente: limiti per prelievi e versamenti

La recente normativa sulla possibilità dell’utilizzo di contanti per i pagamenti ha portato il limite dai  1.000 euro massimi ai 3.000 euro. Tutto ciò con l’obiettivo di ostacolare l’evasione fiscale. Per quanto riguarda invece i pagamenti o i movimenti di denaro superiori ai 3.000 euro esiste l’obbligo di utilizzo di sistemi di pagamento tracciabili, come trasferimenti bancari o l’utilizzo di carte di credito o di debito.

Tutto ciò per favorire le operazioni di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Soglie di versamento contanti

Nella realtà non esistono delle vere soglie di versamento di contanti. Non esiste nessun divieto sul deposito di cifre anche superiori ai 3.000 Euro. L’unico contrattempo che può sorgere è che, in caso di versamento di cifre superiori ai 3.000 Euro, è che l’Agenzia delle Entrate può chiedere al contribuente dei chiarimenti circa la provenienza di quei soldi versati. Infatti ogni volta che verrà versato un importo superiore, partirà una segnalazione automatica alla Banca d’Italia. Ovviamente questo non vuol dire che verranno ad interrogarci ogni qualvolta venga effettuato un versamento simile.

Questo vale non solamente del caso del versamento di contanti, ma anche nel caso in cui qualcuno faccia un importante spostamento di denaro sul nostro conto. Questo discorso vale anche per esempio nel caso di spostamento di denaro dal conto di un nostro parente stretto, come può essere anche un genitore.

Vogliamo quindi tenere a precisare che i versamenti su conto corrente non hanno limiti rispetto alla normativa anti riciclaggio.

Versamenti e prelievi

Limiti di prelievo

Per quanto riguarda i prelievi di contante, per i privati non esistono per legge dei limiti giornalieri o mensili. I limiti che di solito ci troviamo quando preleviamo tramite gli ATM pre concordati nelle condizioni solitamente del nostro conto corrente.  Di solito variano dai 500/1000 Euro giornalieri e 2.000/3.000 Euro mensili. Alcuni conti correnti in offerta permettono di scegliere dei limiti diversi sulla base del rapporto attivato.

Una norma dell’ultimo Decreto Fiscale 193/2016 collegato alla Legge di Bilancio, modifica le soglie di prelievo per delle particolari categorie economiche. E’ stata eliminata la presunzione di evasione fiscale relativa i compensi per i professionisti sulla base dei propri conti correnti e versamenti. Invece per i titolari di impresa, sono stati fissati dei parametri sui prelievi, che possono far scattare la presunzione di evasione, 1.000 euro al giorno e 5.000 euro al mese. Questi limiti riguardano sia imprenditori, che commercianti e artigiani. Come nel caso dei versamenti, anche possono scattare dei contri dell’Agenzia delle Entrate.

Tutti questi alert vengono attivati in automatico a prescindere dal conto corrente che si utilizza. Non fa quindi tanta differenza l’utilizzo di un conto corrente di un istituto bancario rispetto a quello di un altro.

   

Redazione Economiapertutti.com
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