La Certificazione Unica 2021

La Certificazione Unica 2021 relativa ai redditi percepiti nel corso dell’anno 2020 è praticamente ormai disponibile per tutti i contribuenti.

La stessa viene rilasciata:

  • dal datore di lavoro, per quanto riguarda la corresponsione di redditi di lavoro dipendente e assimilati, anche per i rapporti di lavoro eventualmente cessati nel corso dell’anno 2020;
  • dall’Inps, per quanto riguarda le erogazioni della indennità di disoccupazione, della cassa integrazione e di altri ammortizzatori sociali;
  • dall’Inps, per quanto riguarda l’erogazione delle pensioni;
  • dal sostituto d’imposta, per quanto riguarda la corresponsione di compensi professionali e di compensi provvigionali soggetti a ritenuta fiscale.

Come ottenere la Certificazione Unica 2021 dal datore di lavoro

Il datore di lavoro provvede alla consegna della certificazione direttamente al dipendente, nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato nel corso dell’anno 2020 il datore di lavoro è tenuto ugualmente alla consegna o all’invio della stessa e nell’ipotesi in cui ciò non avvenga il dipendente dovrà richiederne la consegna o l’invio.

Come ottenere la Certificazione Unica 2021 dall’Inps

La certificazione è disponibile per tutti i contribuenti che hanno Inps come sostituto di imposta.

L’Inps ha pensato a nuove soluzione per richiedere la certificazione, con diverse opzioni per non recarsi nelle sedi dell’Istituto e riceverla a casa oppure in formato digitale.

Come testualmente riportato nel proprio sito web:

l’Istituto, per agevolare il più possibile i servizi a distanza, mette a disposizione di tutti gli utenti diverse modalità alternative per acquisire la Certificazione Unica 2021 come illustrato nella Circolare Inps n. 44 del 15 marzo 2021:

  • il servizio online INPS dedicato, accedendo con le proprie credenziali (Sistema Pubblico di Identità Digitale, Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi o codice pin). Il servizio consente di visualizzare, scaricare e stampare il modello della Certificazione Unica, necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi. I pensionati possono utilizzare anche il servizio “Cedolino della pensione”. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate, invece, tramite il servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino;
  • l’applicazione Inps Mobile da smartphone o tablet, disponibile per dispositivi Android e Apple iOS, accedendo con le proprie credenziali;
  • il servizio di richiesta della Certificazione Unica in formato elettronico all’indirizzo: richiestacertificazioneunica@postacert.inps.gov.it  per i soggetti titolari di Posta Elettronica Certificata;
  • dal 30 marzo 2021 il servizio di richiesta di spedizione al proprio domicilio della Certificazione Unica all’indirizzo: richiestacertificazioneunica@inps.it  per i soggetti titolari di mail ordinaria;
  • il numero verde 800 434 320, sia da rete fissa che mobile, servizio con risponditore automatico, per richiedere la Certificazione Unica che sarà inviata al domicilio di residenza;
  • il Contact Center Inps al numero verde 803 164 da rete fissa, oppure 06 164164 da rete mobile, con costi varabili in base al piano tariffario applicato dal gestore telefonico del chiamante, servizio con operatore, per richiedere la Certificazione Unica che sarà inviata al domicilio di residenza;
  • per i pensionati residenti all’estero il numero (+39) 06 164164, abilitato alle chiamate anche da rete mobile, servizio con operatore attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, ora italiana, ed il sabato dalle 8 alle 14, ora italiana.
Registrazione INPS

Gli utenti già registrati per l’utilizzo dei servizi online dell’Inps potranno ricevere ai contatti associati al proprio profilo utente (email, Sms, Pec) le informazioni sulla disponibilità della Certificazione Unica.

Per i cittadini di oltre 75 anni titolari di indennità di accompagnamento, speciale o di comunicazione, è stato attivato il servizio “Sportello Mobile” che prevede l’invio di un’apposita comunicazione, con i recapiti telefonici di un operatore della sede territorialmente competente, per richiedere la spedizione della Certificazione Unica al proprio domicilio.

La Certificazione Unica può essere richiesta anche da persona delegata o dagli eredi del titolare deceduto. Nel primo caso, oltre alla delega che autorizza l’Inps al rilascio della certificazione, sono necessarie le copie dei documenti di riconoscimento dell’interessato e del delegato. L’erede deve, invece, presentare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e copia del proprio documento di riconoscimento.

Si ricorda che non è necessario disporre della Certificazione Unica nei seguenti casi:

  • per la presentazione del Modello 730 precompilato, in quanto i dati della Certificazione Unica Inps sono già precaricati nel sistema dell’Agenzia delle Entrate;
  • per la presentazione del Modello 730 tramite un Caf o un professionista abilitato, poiché, tramite apposita delega da parte dell’interessato, possono prelevare la Certificazione Unica direttamente dal sito dell’Inps.

Come ottenere la Certificazione Unica 2021 dal sostituto d’imposta

Il sostituto d’imposta provvede alla consegna o all’invio della certificazione direttamente al contribuente e nell’ipotesi in cui ciò non avvenga il contribuente dovrà richiederne la consegna o l’invio.

Cosa fare se il datore di lavoro o il sostituto d’imposta non consegnano la Certificazione Unica

La scadenza entro la quale il datore di lavoro o il sostituto d’imposta devono consegnare la Certificazione Unica ai dipendenti o ai professionisti è il 31 marzo scorso.

Vediamo cosa si deve fare nel caso in cui il datore di lavoro o il sostituto d’imposta non rispettano tale scadenza.

Se il rapporto di lavoro si interrompe, sia per licenziamento che per dimissioni, il lavoratore dipendente può richiedere il rilascio della Certificazione Unica in qualsiasi momento e il datore di lavoro è obbligato a consegnarla entro il termine di 12 giorni dalla richiesta.

Quando invece il rapporto lavorativo è ancora in corso e il datore di lavoro non consegna la Certificazione Unica entro la scadenza prevista, il lavoratore dipendente dovrà effettuare un sollecito, la stessa cosa dovranno fare i professionisti nei confronti del sostituto d’imposta.

Inizialmente il sollecito può essere effettuato anche verbalmente oppure tramite mail, nel caso che lo stesso venga disatteso può essere effettuato tramite Posta Elettronica Certificata oppure a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

Nella comunicazione vanno indicati i propri dati, quelli del rapporto di lavoro o dell’incarico professionale ed una scadenza entro la quale si deve provvedere all’adempimento.

Se malgrado il sollecito l’azienda non provvede alla consegna della Certificazione Unica, il lavoratore dipendente o il professionista possono effettuare una segnalazione all’Agenzia delle Entrate oppure alla Guardia di Finanza.

Certificazione Unica

Le novità sulla Certificazione Unica di quest’anno

L’emergenza da Covid-19 riflette i suoi effetti anche sulle Certificazioni Uniche.

Infatti, coloro che nel corso dell’anno 2020 hanno percepito dall’Inps gli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione, cassa integrazione, ecc.), riceveranno non una ma due certificazioni: una verrà consegnata dal datore di lavoro e l’altra dall’Istituto di previdenza.

Entrambe dovranno essere sommate nel modello della dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Redditi Persone Fisiche) da presentare quest’anno.

La doppia Certificazione Unica rischia di creare qualche ostacolo nel meccanismo per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Occorre, infatti, sommare le due certificazioni per stabilire con precisione le detrazioni fiscali a cui il lavoratore ha diritto, i bonus lavoro ed il trattamento integrativo.

Chiaramente, ogni sostituto d’imposta indicherà sulla propria Certificazione Unica quanto di sua pertinenza per i periodi effettivamente retribuiti o indennizzati ed è proprio per questo che le certificazioni saranno due e non una sola cumulativa.

La presentazione della dichiarazione dei redditi diviene pertanto obbligatoria per tutti coloro che si trovano in questa situazione, anche se possessori solamente di questi redditi di lavoro dipendente. Si ricorda che, nel caso in questione, l’eventuale mancata presentazione della dichiarazione dei redditi comporta il pagamento di sanzioni e interessi, oltre alle imposte eventualmente dovute.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

E-commerce, al via registrazione per i nuovi regimi Iva

Le modifiche sull’e-commerce entrano in vigore dal prossimo 1 luglio ma c’è già la possibilità di potersi registrare sul sito dell’Agenzia delle Entrate a decorrere dallo scorso 1 aprile.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite il Comunicato del 29 marzo 2021, ha reso noto che, a decorrere dallo scorso 1 aprile 2021, c’è la possibilità di potersi registrare sul sito dell’Agenzia delle Entrate, attraverso apposite funzionalità telematiche, ai nuovi regimi Iva opzionali denominati One Stop Shop (OSS) e Import One Stop Shop (IOSS).

Di conseguenza, i soggetti passivi Iva che hanno già effettuato le opportune valutazioni a proposito della convenienza di adesione ai suddetti regimi, potranno eseguire la prescritta registrazione.

I sopraindicati regimi sono stati istituiti nell’ambito del pacchetto Iva sul commercioelettronico, attraverso il quale il legislatore comunitario intende, tra l’altro, voler procedere alla semplificazione degli obblighi Iva previsti a carico dei soggetti passivi Iva che cedono beni e prestano servizi nei confronti di privati consumatori di altri Stati membri.

Il regime del One Stop Shop viene previsto nelle due versioni “Ue” e “Non Ue” e rappresenta l’ampliamento del presente regime Mini One Stop Shop (MOSS), in quanto permette ai soggetti passivi Iva di potersi registrare in un unico Stato membro per adempiere al tributo in riferimento alle vendite a distanza intracomunitarie di beni ed alle prestazioni di servizi rese nei confronti di privati consumatori, che hanno rilevanza nello Stato di consumo.

Nello specifico, l’Import One Stop Shop permette di poter effettuare il versamento dell’Iva mediante lo “sportello unico” ai soggetti passivi Iva che eseguono vendite a distanza nella Unione Europea di beni importati da territori o da Paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150,00 euro.

Le nuove disposizioni normative entreranno in vigore a decorrere dal prossimo 1 luglio 2021 ed il recepimento delle stesse avverrà attraverso il Decreto Legislativo approvato, in esame preliminare, dal Consiglio dei Ministri il giorno 26 febbraio 2021.

Comunque, viene previsto che gli Stati membri permettano ai soggetti passivi Iva ed ai relativi intermediari di potersi registrare ai nuovi regimi già nei tre mesi precedenti, in modo che questi possano concretamente essere operativi dal prossimo 1 luglio 2021, vedi Regolamento di Esecuzione UE n. 2019/2026 del Consiglio del 21 novembre 2019.

Regime IVA ecommerce

La registrazione ai regimi OSS “Ue” e “Non Ue”

Nello specifico, la registrazione ai regimi OSS “Ue” e “Non Ue” ha decorrenza dal primo giorno del trimestre successivo alla presentazione della comunicazione.

In particolare, possono effettuare la registrazione in Italia al regime OSS “Non Ue” i soggetti passivi Iva privi di una stabile organizzazione nel territorio dell’Unione Europea, procedendo, a tale scopo, alla compilazione dell’apposito modulo disponibile nella sezione a libero accesso del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Diversamente, possono effettuare la registrazione in Italia al regime OSS “Ue”:

  • i soggetti passivi Iva domiciliati e residenti in Italia;
  • i soggetti passivi Iva extra-Ue che possiedono una stabile organizzazione in Italia;
  • i soggetti passivi Iva privi di una stabile organizzazione nel territorio dell’Unione Europea che spediscono oppure trasportano beni a partire dall’Italia.  

Per effettuare la registrazione al regime OSS “Ue” è indispensabile avvalersi dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La registrazione al regime IOSS

Infine, possono registrarsi in Italia al regime IOSS:

  • i soggetti passivi Iva domiciliati e residenti in Italia;
  • i soggetti passivi Iva extra-Ue che possiedono una stabile organizzazione in Italia;
  • i soggetti passivi Iva privi di una stabile organizzazione nel territorio dell’Unione Europea, utilizzando, anche in questo caso, l’apposito modulo presente nella sezione a libero accesso del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Sempre utilizzando il suddetto sito, i soggetti passivi Iva che possiedono una stabile organizzazione in Italia possono procedere alla registrazione come intermediari IOSS.

I riscontri da parte dell’Amministrazione Finanziaria

Dopo aver ricevuto le informazioni, l’Amministrazione Finanziaria dovrebbe provvedere a riscontrare se il soggetto passivo Iva abbia già provveduto a registrarsi per lo stesso regime in un altro Stato membro.

In realtà, esiste la possibilità che un soggetto passivo Iva provveda a registrarsi per più di un regime, considerato che questi vengono applicati a tipologie diverse di operazioni, ma non che il medesimo possa aderire allo stesso regime in più Stati membri.

In conseguenza di quanto sopra riportato, un soggetto passivo Iva stabilito nel territorio italiano che realizza vendite a distanza di beni nella Unione Europea per un importo annuale complessivo superiore a 10.000,00 euro può valutare di potersi registrare al OSS Ue già a decorrere dallo scorso 1 aprile, e potersi poi avvalere del regime dal prossimo 1 luglio.

L’applicazione del regime speciale

Inoltre, è opportuno precisare che il regime speciale dovrà essere applicato a tutte le operazioni che rientrano nello stesso, ossia le vendite a distanza intracomunitarie di beni e le prestazioni di servizi B2C, non potendo essere applicato solamente alle operazioni compiute in alcuni Stati membri.

Delle ulteriori informazioni utili relativamente alla registrazione per i nuovi regimi possono essere ricavate anche nelle linee guida della Commissione Ue.

In particolare, dal suddetto documento, si può ricavare quanto di seguito indicato:

  • che possono effettuare l’adesione al regime OSS Ue anche i soggetti passivi Iva che si utilizzano il regime delle piccoleimprese, a condizione che siano in possesso di un numero identificativo Iva nazionale, di conseguenza, dovrebbero poter usufruire del regime i soggetti passivi Iva in regime forfetario ai sensi della Legge n. 190 del 23 dicembre 2014, mentre invece l’adesione all’IOSS comporta la rinuncia al regime di favore;
  • che nel caso in cui un soggetto passivo Iva, precedentemente al 1 luglio 2021, risulta registrato al MOSS, dopo questa data proseguirà ad utilizzare lo stesso regime, “Ue” o “Non Ue”, nell’ambito del One Stop Shop, anche se lo Stato membro potrebbe procedere ad effettuare una richiesta per aggiornare i dati di registrazione.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Decreto Sostegni, il nuovo contributo a fondo perduto

L’art. 1 del Decreto Legge n. 41 del 22 marzo 2021, meglio conosciuto come “Decreto Sostegni”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 22 marzo 2021, stabilisce l’erogazione di un nuovo contributo a fondo perduto allo scopo di dare un sostegno agli operatori economici che sono colpiti dall’emergenza pandemica Covid-19.

L’importo del contributo a fondo perduto del “Decreto Sostegni” viene conteggiato tramite l’applicazione di una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e  dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019.

In pratica, il nuovo contributo viene conteggiato come di seguito indicato:

  • individuando il fatturato e i corrispettivi dell’anno 2020 e dell’anno 2019;
  • dividendo per 12 (numero dei mesi) il fatturato del 2020 e quello del 2019, ricavando in questo modo l’ammontare medio mensile del fatturato dell’anno;
  • conteggiando la differenza tra gli anzidetti importi;
  • applicando alla suddetta differenza la percentuale prevista a seconda della fascia di reddito 2019 nella quale si trova il soggetto che intende beneficiare del contributo.

L’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento Direttoriale n. 77923 del 23 marzo 2021, ha definito il modello dell’istanza e le relative istruzioni per la compilazione ed ha stabilito le modalità ed i termini di presentazione dell’istanza, il suo contenuto informativo ed ogni altro elemento essenziale per il riconoscimento del contributo a fondo perduto previsto dall’art. 1 del “Decreto Sostegni”.

La presentazione dell’istanza all’Agenzia delle Entrate deve essere effettuata:

  • a partire dal giorno 30 marzo 2021 e non oltre il giorno 28 maggio 2021;
  • direttamente dal contribuente oppure tramite intermediari abilitati;
  • unicamente in via telematica, tramite il desktop telematico oppure tramite la piattaforma web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Nel modello dell’istanza è prevista una specifica sezione riguardante la “modalità di fruizione del contributo”, nella quale il contribuente deve optare, in modo irrevocabile, se ottenere l’erogazione dell’importo totale del contributo:

  • con accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato;
  • come credito d’imposta da utilizzare in compensazione mediante Modello F24.

I soggetti beneficiari del Decreto Sostegni

Il contributo a fondo perduto compete ai “soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario, titolari di partita Iva, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato”.

Hanno la possibilità di usufruire di questa agevolazione anche:

  • i contribuenti in regime fiscale forfetario;
  • gli enti non commerciali, limitatamente all’attività commerciale esercitata.

I soggetti esclusi dal Decreto Sostegni

In ogni caso rimangono esclusi dal beneficio del contributo:

  • i soggetti la cui attività risulti cessata al 23 marzo 2021, data di entrata in vigore del “Decreto Sostegni”;
  • i soggetti che hanno attivato la partita Iva dopo il 23 marzo 2021, tale esclusione non opera per gli eredi che proseguono l’attività del de cuius;
  • gli Enti pubblici di cui all’art. 74 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi;
  • gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’art. 162-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Di conseguenza il provvedimento risulta essere di carattere generale per i motivi di seguito indicati:

  • non essendo previsti specifici codici Ateco di riferimento, come in precedenza si era verificato nel “Decreto Ristori”;
  • non essendo previste specifiche esclusioni per i professionisti iscritti alle Casse di previdenza, come in precedenza si era verificato nel  “Decreto Rilancio”.
Aiuti Covid fondo perduto

I requisiti per il fondo perduto del Decreto Sostegni

Il contributo a fondo perduto compete ai soggetti sopra indicati che sono in possesso dei requisiti di seguito indicati:

  • i ricavi o i compensi non siano superiori a 10 milioni di euro nell’anno 2019, soggetti “solari”; la disposizione fa riferimento al secondo periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del decreto;
  • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019, questo requisito non viene richiesto per i soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1 gennaio 2019.

Per la definizione del fatturato e dei corrispettivi ha rilevanza la data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi, e di conseguenza sarebbero applicabili i criteri stabiliti in relazione al contributo di cui al “Decreto Rilancio”, come precisato da parte dell’Agenzia delle Entrate tramite i documenti di prassi di seguito indicati:

La determinazione dell’ammontare del contributo

Il contributo viene determinato mediante l’applicazione di una percentuale alla differenza tra:

  • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020;
  • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019.

Per i soggetti che hanno attivato la partita Iva a decorrere dal 1 gennaio 2019, ai fini del calcolo della media hanno rilevanza i mesi successivi a quello di attivazione della partita Iva, come stabilito dall’art. 1, comma 5, del Decreto Legge n. 41 del 22 marzo 2021.

La tabella successiva schematizza i parametri fondamentali occorrenti per effettuare il conteggio dell’agevolazione.

  Ricavi/compensi anno 2019Percentuale da applicare sulla differenza di ammontare medio mensile fatturato/corrispettivi anni 2020 e 2019
Non superiori a 100.000,00 euro60%
Da oltre 100.000,00 fino a 400.000,00 euro50%
Da oltre 400.000,00 euro fino a 1 milione di euro40%
Da oltre 1 milione di euro fino a 5 milioni di euro30%
Da oltre 5 milioni di euro fino a 10 milioni di euro20%

In pratica, il nuovo contributo viene conteggiato come di seguito indicato:

  • individuando il fatturato e i corrispettivi dell’anno 2020 e dell’anno 2019;
  • dividendo per 12 (numero dei mesi) il fatturato del 2020 e quello del 2019, ricavando in questo modo l’ammontare medio mensile del fatturato dell’anno;
  • conteggiando la differenza tra gli anzidetti importi;
  • applicando alla suddetta differenza la percentuale prevista a seconda della fascia di reddito 2019 nella quale si trova il soggetto che intende beneficiare del contributo.

L’importo minimo e l’importo massimo del contributo

L’importo del contributo a fondo perduto è in ogni modo riconosciuto, ai soggetti che sono in possesso dei sopraindicati requisiti, per un ammontare non inferiore a:

  • 1.000,00 euro per le persone fisiche;
  • 2.000,00 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Per tutte le tipologie di soggetti l’importo del contributo a fondo perduto non può essere superiore all’ammontare di 150.000,00 euro.

E’ possibile beneficiare dell’agevolazione anche da parte dei soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1 gennaio 2020.

La non rilevanza fiscale del contributo

In conseguenza della specifica previsione normativa, il contributo a fondo perduto:

  • non concorre alla formazione sia del reddito ai fini delle imposte sui redditi che del valore della produzione ai fini Irap;
  • non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
Erogazione fondi finanziari Covid

Le modalità di erogazione del contributo del Decreto Sostegni

Il contributo a fondo perduto può essere alternativamente:

  • erogato, per l’importo totale, dall’Agenzia delle Entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato, o anche cointestato, al soggetto richiedente;
  • usufruito, per l’importo totale, sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17 del Decreto Legislativo n. 241 del 9 luglio 1997, presentando il Modello F24 tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, in questo caso non vengono applicati i limiti alle compensazioni previsti dall’art. 34 della Legge n. 388 del 23 dicembre 2000, dall’art. 1, comma 53, della Legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e dall’art. 1 del Decreto Legge n. 78 del 31 maggio 2010.

Per quanto compatibili, si fa rinvio alle norme sulle modalità di erogazione del contributo, al regime sanzionatorio ed alle attività di controllo stabilite dall’art. 25, commi 9 – 14, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 convertito dalla Legge n. 77 del 17 luglio 2020.

La procedura per l’ottenimento del contributo

Allo scopo di poter ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati devono presentare in via telematica, anche tramite intermediari abilitati, una specifica istanza all’Agenzia delle Entrate, con l’indicazione dell’esistenza dei requisiti richiesti.

L’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento Direttoriale n. 77923 del 23 marzo 2021, ha definito il modello dell’istanza e le relative istruzioni per la compilazione ed ha stabilito le modalità ed i termini di presentazione dell’istanza, il suo contenuto informativo ed ogni altro elemento essenziale per il riconoscimento del contributo a fondo perduto previsto dall’art. 1 del “Decreto Sostegni”.

La presentazione dell’istanza all’Agenzia delle Entrate deve essere effettuata:

  • a partire dal giorno 30 marzo 2021 e non oltre il giorno 28 maggio 2021;
  • direttamente dal contribuente oppure tramite intermediari abilitati;
  • unicamente in via telematica, tramite il desktop telematico oppure tramite la piattaforma web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Nel modello dell’istanza è prevista una specifica sezione riguardante la “modalità di fruizione del contributo”, nella quale il contribuente deve optare, in modo irrevocabile, se ottenere l’erogazione dell’importo totale del contributo:

  • con accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato;
  • come credito d’imposta da utilizzare in compensazione mediante Modello F24.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Sconto in fattura o cessione del credito delle spese dell’anno 2020

Tramite il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 51374 del 22 febbraio 2021 è stata differita al 31 marzo 2021 la scadenza entro la quale, da parte dei contribuenti che hanno sostenuto le spese nel corso dell’anno 2020 per gli interventi indicati dall’art. 121, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, deve essere trasmessa la comunicazione:

  • per il cosiddetto “sconto in fattura”;
  • oppure per la cessione del credito d’imposta corrispondente all’importo della detrazione.

La scadenza, inizialmente stabilita al 16 marzo 2021 dal paragrafo 4.1 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 283847 del 8 agosto 2020, viene prorogata solamente per quanto riguarda le spese sostenute nel corso dell’anno 2020.

Per poter determinare il momento del sostenimento delle spese si procede come di seguito indicato:

  • in base al principio di cassa, ovverosia la data in cui viene effettuato il pagamento, nel caso in cui le spese vengano sostenute dal beneficiario dell’agevolazione al di fuori dell’esercizio di attività di impresa;
  • in base al principio di competenza economica, così come stabilito dall’art. 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, nel caso in cui le spese vengano sostenute dal beneficiario dell’agevolazione nell’esercizio di impresa.

Il quadro normativo dello sconto in fattura

In conseguenza di quanto stabilito dall’art. 121 del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, i soggetti che, nel corso:

  • dell’anno 2020;
  • dell’anno 2021;
  • dell’anno 2022, quest’ultimo solamente per quanto riguarda gli interventi che danno accesso al “superbonus del 110%” di cui all’art. 119;

sostengono le spese relative agli interventi indicati al successivo comma 2 della stessa disposizione, al posto dell’utilizzazione diretta della detrazione che compete, possono provvedere ad esercitare  l’opzione alternativamente:

  • per un contributo, sotto forma di sconto in fattura sul corrispettivo dovuto, fino ad un importo massimo uguale al corrispettivo medesimo, anticipato dai fornitori che hanno eseguito gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo corrispondente alla detrazione che compete, con la possibilità di successiva cessione del credito ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
  • per la cessione di un credito d’imposta di uguale ammontare, con la possibilità di successiva cessione ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

La suddetta alternativa potrà essere effettuata tramite la trasmissione di un’apposita comunicazione da inviare per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il giorno 16 marzo dell’anno successivo a quello nel quale è avvenuto il sostenimento delle spese, come previsto dal paragrafo 4 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 283847 del 8 agosto 2020.

In conseguenza del richiamato Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 51374 del 22 febbraio 2021, per le spese sostenute nel corso dell’anno 2020, la scadenza per la trasmissione della comunicazione è stata prorogata al 31 marzo 2021.

E’ doveroso ricordare che nel caso di mancata trasmissione della comunicazione entro la scadenza stabilita e con le modalità previste dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 283847 del 8 agosto 2020, l’opzione dello sconto in fattura, nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria,  diviene totalmente priva di efficacia.

Sconto in fattura spese 2020

Gli interventi per i quali è possibile effettuare lo sconto in fattura

In base a quanto stabilito dall’art. 121, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, l’opzione dello sconto in fattura può essere effettuata in maniera valida per quanto riguarda le detrazioni edilizie di seguito indicate:

  • detrazione Irpef per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 16-bis, comma 1, lettere a), b) e h), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi;
  • detrazione Irpef/Ires per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, cosiddetto “ecobonus”, di cui all’art. 14 del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013 ed ai commi da 344 a 347, dell’art. 1 della Legge n. 296 del 27 dicembre 2006, inclusi quelli per i quali compete la detrazione nella versione “superbonus 110%” ai sensi dell’art. 119, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020;
  • detrazione Irpef/Ires che compete per tutti gli interventi di miglioramento sismico, cosiddetto “sismabonus”, di cui all’art. 16, commi 1-bis – 1-septies, del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, inclusi quelli per i quali spetta la detrazione nella versione “superbonus 110%” ai sensi dell’art. 119, comma 4, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020;
  • detrazione Irpef/Ires per gli interventi di recupero o di restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, cosiddetto “bonus facciate”, di cui all’art. 1, commi 219 e 220, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019;
  • detrazione Irpef/Ires per l’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’art. 16-ter, del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, inclusi quelli per i quali compete la detrazione nella misura del 110% ai sensi dell’art. 119, comma 8, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020.

La determinazione del sostenimento delle spese per lo sconto in fattura

In base a quanto precisato dal paragrafo 4 della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 24/E del 8 agosto 2020, relativamente alla determinazione del momento in cui le spese possono essere considerate sostenute, e quindi può essere effettuato lo sconto in fattura, si deve procedere ad effettuare una distinzione, ed esattamente:

  • nel caso in cui le spese vengano sostenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di impresa, il periodo di imposta del loro sostenimento deve essere determinato in base al principio di cassa, pertanto, ad avere rilevanza non è il momento di inizio, di esecuzione o di completamento degli interventi, ma il momento in cui viene eseguito il pagamento delle spese;
  • nel caso in cui le spese vengano sostenute nell’esercizio di impresa, il momento del loro sostenimento deve essere determinato avendo attenzione al principio della competenza temporale, pertanto, ad avere rilevanza non sono né il momento di inizio dei lavori, né quello in cui viene eseguito il pagamento delle spese, ma quello in cui le spese si possono ritenere sostenute ai fini della determinazione del reddito di impresa, sulla base dei principi fissati dall’art. 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Rinviato invio telematico delle Certificazioni Uniche

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, tramite il Comunicato Stampa n. 49 del 13 marzo 2021, ha preannunciato il rinvio di alcune scadenze fiscali, che verranno poi ufficializzate nel Decreto Legge Sostegni di imminente promulgazione, dando accoglienza alle varie richieste da parte degli operatori che hanno l’onere della gestione dei molteplici adempimenti collegati alle misure straordinarie emanate dal Consiglio dei Ministri per fronteggiare la grave crisi economico-sociale provocata dalla pandemia da Covid-19.

I rinvii previsti si riferiscono:

  • alle scadenze di trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate e di consegna ai contribuenti delle Certificazioni Uniche 2021, che vengono prorogate dal 16 marzo 2021 al 31 marzo 2021;
  • alle scadenze per l’invio all’Agenzia delle Entrate dei dati attinenti all’anno 2020 degli oneri deducibili e detraibili da usare per la precompilazione delle dichiarazioni dei redditi (Modelli 730/2021 e Modelli Redditi Persone Fisiche 2021), che vengono prorogate dal 16 marzo 2021 al 31 marzo 2021;
  • alla scadenza di messa a disposizione delle dichiarazioni precompilate riguardanti l’anno 2020 (Modelli 730/2021 e Modelli Redditi Persone Fisiche 2021), che viene prorogata dal 30 aprile 2021 al 10 maggio 2021;
  • alla scadenza per il completamento della procedura di conservazione delle fatture elettroniche riguardanti l’anno 2019, per la quale è previsto un rinvio di 3 mesi.

La trasmissione telematica delle Certificazioni Uniche 2021

Le Certificazioni Uniche 2021, riguardanti l’anno 2020, dovranno essere trasmesse con procedura telematica all’Agenzia delle Entrate entro le scadenze:

  • del 31 marzo 2021, rispetto alla precedente scadenza del 16 marzo 2021;
  • oppure del 2 novembre 2021, che è la scadenza di presentazione del Modello 770/2021, tenendo presente che il 31 ottobre e il 1 novembre sono giorni festivi, in riferimento alle Certificazioni Uniche che non hanno rilevanza per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate, ad esempio quelle concernenti i redditi di lavoro autonomo professionale, d’impresa oppure esenti.

La consegna ai contribuenti-sostituiti delle certificazioni uniche per l’anno 2020

Anche la scadenza relativa alla consegna ai contribuenti-sostituiti delle Certificazioni Uniche 2021, concernenti l’anno 2020, è prorogata dal 16 marzo 2021 al 31 marzo 2021.

Al contrario rimane confermata la scadenza del 16 marzo 2021 relativa alla consegna ai contribuenti-sostituiti delle altre certificazioni del sostituto d’imposta riguardanti l’anno 2020, quali ad esempio:

  • le certificazioni relative ai dividendi ed agli utili (Modelli CUPE);
  • le certificazioni in forma libera di altri redditi che non rientrano nella Certificazione Unica, quali ad esempio gli interessi.

La trasmissione telematica dei dati riguardanti l’anno 2020 per la precompilazione delle dichiarazioni

Viene rinviata dal 16 marzo 2021 al 31 marzo 2021 anche la scadenza per eseguire la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati riguardanti l’anno 2020 degli oneri deducibili e detraibili da usare per la precompilazione delle dichiarazioni dei redditi (Modelli 730/2021 e Modelli Redditi Persone Fisiche 2021).

Di conseguenza si tratta delle comunicazioni riguardanti l’anno 2020 relativamente:

  • agli interessi passivi ed oneri accessori attinenti ai mutui agrari e fondiari;
  • ai premi per contratti assicurativi sulla vita, causa morte e contro gli infortuni;
  • alle spese funebri;
  • alle spese universitarie, ai relativi rimborsi e contributi;
  • alle spese scolastiche ed ai relativi rimborsi (questa comunicazione è comunque facoltativa);
  • alle rette per la frequenza di asili nido e per servizi infantili, ed ai relativi rimborsi;
  • ai dati relativi ai bonifici di pagamento delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, antisismici e di riqualificazione energetica degli edifici;
  • ai contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori;
  • ai contributi di previdenza complementare, versati senza il tramite del sostituto d’imposta;
  • ai contributi sanitari ad Enti e Casse aventi esclusivamente fine assistenziale ed a Fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale, versati direttamente dal contribuente oppure tramite un soggetto diverso dal sostituto d’imposta;
  • alle spese sanitarierimborsate per effetto dei contributi versati ad Enti e Casse aventi esclusivamente fine assistenziale ed a Fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale;
  • alle erogazioni liberali in denaro ricevute da ONLUS, APS, fondazioni e associazioni riconosciute che svolgono attività nell’ambito dei beni culturali e paesaggistici o della ricerca scientifica, effettuate da persone fisiche (questa comunicazione è comunque facoltativa).
Invio telematico dichiarazione dei redditi

La comunicazione relativa alle spese veterinarie

Come indicato nel Comunicato Stampa n. 49 del 13 marzo 2021, il rinvio al 31 marzo 2021 viene applicato anche alla trasmissione telematica al Sistema Tessera Sanitaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze dei dati relativi alle spese veterinarie sostenute nell’anno 2020.

Con il Comunicato Stampa n. 49 del 13 marzo 2021 viene confermato che, al contrario, il rinvio al 31 marzo 2021 non comprende la comunicazioneal Sistema Tessera Sanitaria delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2020 e dei rimborsi effettuati per prestazioni non erogate o parzialmente erogate, il cui termine è scaduto in data 8 febbraio 2021, in conseguenza del rinvio, rispetto alla scadenza del 31 gennaio 2021, disposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Decreto Ministeriale del 29 gennaio 2021.

Le comunicazioni da parte degli amministratori di condomino

Fanno parte del rinvio al 31 marzo 2021 anche le comunicazioni da parte degli amministratori di condominio delle spese attinenti:

  • agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, incluso il “bonus facciate”, di riqualificazione energetica, antisismici e di sistemazione a verde, realizzati sulle parti comuni di edifici residenziali;
  • all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, rivolti all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • all’installazione negli edifici di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

Nelle comunicazioni devono essere anche indicati i dati attinenti agli interventi sulle parti comuni per i quali è stata effettuata l’opzione per la cessione della corrispondente detrazione fiscale oppure per lo sconto sul corrispettivo.

La comunicazione della scelta per la cessione della detrazione oppure per lo sconto sul corrispettivo per determinati interventi edilizi

E’ da tenere presente che tramite il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 51374 del 22 febbraio 2021 era già stato rinviata dal 16 marzo 2021 al 31 marzo 2021 la scadenza per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate, attraverso il previsto modello, della comunicazione della scelta per la cessione del credito relativo alla detrazione spettante oppure lo sconto sul corrispettivo per quanto riguarda le spese sostenute nel corso dell’anno 2020 relativamente agli interventi elencati dall’art. 121, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, in base al Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 283847 del 8 agosto 2020 e successive modificazioni.

A norma dell’art. 121, comma 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, in deroga alle disposizioni indicate negli articoli 14 e 16 del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, la possibilità di cedere la detrazione fiscale oppure di scegliere per lo sconto sul corrispettivo riguarda le tipologie di interventi di seguito indicati:

  • recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi;
  • efficienza energetica di cui all’art. 14 del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, inclusi quelli per i quali compete la detrazione nella misura del 110%, ai sensi dell’art. 119, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020;
  • adozione di misure antisismiche di cui all’art. 16, commi 1-bis – 1-septies, del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, inclusi quelli per i quali spetta la detrazione del 110%, di cui all’art. 119, comma 4, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020;
  • recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’art. 1, commi 219 e 220, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, “bonus facciate”;
  • installazione di impianti solari fotovoltaici di cui all’art. 16-bis, comma 1, lettera h), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, inclusi quelli per i quali compete la detrazione nella misura del 110%, ai sensi dell’art. 119, commi 5 e 6, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020;
  • installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’art. 16-ter del Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, inclusi quelli per i quali compete la detrazione nella misura del 110%, ai sensi dell’art. 119, comma 8, del Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020.

La messa a disposizione delle dichiarazioni precompilate riguardanti l’anno 2020

In conseguenza dei sopraindicati rinvii concernenti la trasmissione dei dati delle Certificazioni Uniche e degli oneri deducibili e detraibili, viene di conseguenza prorogata dal 30 aprile 2021 al 10 maggio 2021 la scadenza per la messa a disposizione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle dichiarazioni precompilate riguardanti l’anno 2020 (Modelli 730/2021 e Modelli Redditi Persone Fisiche 2021).

La conservazione delle fatture elettroniche riguardanti l’anno 2019

Mediante il Comunicato Stampa n. 49 del 13 marzo 2021 è stato anche reso noto che verrà prevista la proroga di 3 mesi del termine per il completamento della procedura di conservazione delle fatture elettroniche riguardanti l’anno 2019, che è scaduto il 10 marzo 2021.

Il rinvio “tiene conto del fatto che l’adempimento in oggetto costituisce una novità nel panorama delle scadenze tributarie”, valutato che l’obbligo, divenuto praticamente diffuso, della fatturazione elettronica fra soggetti residenti nelle operazioni tra soggetti privati ha avuto introduzione per le operazioni effettuate a decorrere dal 1 gennaio 2019. Visto che la procedura di conservazione dei documenti elettronici deve completarsi entro il termine di 3 mesi dalla scadenza di presentazione della dichiarazione dei redditi attinente al periodo d’imposta al quale i documenti si riferiscono, anche per i documenti aventi rilevanza ai fini Iva, ai sensi dell’art. 3, comma 3, del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 17 giugno 2014 e della Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 46/E del 10 aprile 2017, e che le dichiarazioni dei redditi concernenti il periodo d’imposta 2019 dovevano essere presentate entro il 10 dicembre 2020, le fatture elettroniche emesse e ricevute nel corso dell’anno 2019 avrebbero dovuto essere portate in conservazione entro il 10 marzo 2021.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Iva ed e-commerce, cosa cambierà dal 1 luglio 2021

Si sta approssimando la data del 1 luglio 2021, ossia quando dovrà essere sempre applicata l’Imposta sul Valore Aggiunto del Paese di destinazione dei beni destinati ai consumatori privati, non titolari di partita Iva, di un altro Paese dell’Unione Europea.

Per poter procedere agli adempimenti previsti sarà possibile ricorrere all’utilizzazione dello sportello unico nazionale. Il rischio più grande al quale si può andare incontro è quello di non applicare correttamente l’aliquota Iva sulle varie tipologie di beni. Com’è noto l’Iva è un’imposta di consumo, il cui onere viene adesso trasferito dal venditore al compratore. Se quest’ultimo svolge un’attività di impresa, di lavoro autonomo o professione, di norma può portare l’Iva degli acquisti in detrazione e quindi la stessa non rimane a suo carico.

Nell’ipotesi in cui l’acquisto venga invece effettuato al di fuori da questo ambito, vale a dire da un privato consumatore, la mancanza del diritto alla detrazione pone a carico del soggetto il costo del tributo. Al tale proposito ormai si usa affermare che il soggetto che esercita un’attività economica è il contribuente di diritto, mentre il consumatore è il contribuente di fatto.

L’Imposta sul Valore Aggiunto viene applicata sulla base delle normativa europee, nello specifico dalla vigente Direttiva n. 2006/112/UE del 28 novembre 2006. Vista la natura di questo tributo, il relativo gettito deve essere assegnato allo Stato nel territorio del quale avviene il consumo. Anteriormente all’anno 1993 l’Imposta sul Valore Aggiunto veniva comunque assolta al momento del passaggio in dogana, ossia quando il bene entrava nel territorio dello Stato di destinazione.

In conseguenza dell’attuazione del regime transitorio degli scambi intracomunitari, gli acquisti effettuati da parte del privato consumatore hanno rilevanza territorialmente facendo riferimento a tre diversi metodi:

  1. nel caso in cui il consumatore acquisti il bene in un altro Stato, ma poi lo porti con sé a destinazione, l’Iva da pagare è quella dello Stato di acquisto. Questa norma viene derogata, chiaramente, per quanto riguarda l’acquisto di mezzi di trasporto comunitariamente nuovi, considerando tali gli autoveicoli fino a sei mesi dalla prima immatricolazione e fino a 6.000 km. di percorrenza, fino a tre mesi e fino a 100 ore di navigazione per le imbarcazioni, fino a tre mesi e fino a 40 ore di volo gli aerei. L’Iva è dovuta al momento di ogni immatricolazione, con conseguente restituzione dell’imposta sulle immatricolazioni precedenti;
  2. nel caso in cui se il fornitore spedisca i beni al consumatore con destinazione in un altro Stato, ma il totale delle vendite annue verso i privati di ciascuno Stato estero non supera 35.000,00 euro, oppure 100.000,00 euro verso la Germania, l’Olanda e il Lussemburgo, l’imposta dovuta è quella dello Stato da cui partono i beni, a meno che il fornitore non abbia effettuato l’opzione, anche per singolo Stato, per l’Iva del Paese di destinazione;
  3. nel caso in cui avvenga il superamento degli importi di cui al punto 2), conosciuti come soglie di protezione, il venditore applica l’Iva dello Stato di destinazione, per il cui adempimento deve obbligatoriamente identificarsi, ossia acquisire la partita Iva di quello Stato, e procedere all’effettuazione di tutti gli adempimenti formali e sostanziali per poter assolvere il tributo.
Iva su ecommerce

A decorrere dal 1 luglio 2021, l’entrata in vigore iniziale era prevista dal 1 gennaio 2021, ma è stato rimandata a livello europeo in conseguenza dei problemi anche organizzativi conseguenti alla pandemia in corso, verrà meno il metodo 2), ossia scompariranno le soglie di protezione, salvo una ben più contenuta, pari a 10.000,00 euro, per la totalità delle vendite di beni e delle prestazioni di servizi elettronici ai privati consumatori di tutti gli altri Stati europei.

In modo particolare nel corso degli ultimi due anni la crescita esponenziale delle vendite di beni online consequenziale alle difficoltà di spostamento dei consumatori nei periodi di confinamento per la pandemia ha portato i venditori ad identificarsi in più di un Stato, dal momento che non soltanto le imprese che hanno aperto il proprio sito internet di commercio online, ma anche quelle che provvedono ad appoggiarsi alle conosciute piattaforme internazionali, non sempre vendono alle piattaforme, che a loro volta rivendono ai consumatori, ma devono provvedere alle spedizioni direttamente a questi ultimi, con regolazioni in termini di compensi provvigionali dei rapporti con la piattaforma.

Con l’inizio delle nuove direttive, la normativa europea permetterà di non dover procedere all’apertura delle partite Iva in tutti gli Stati dai quali possono pervenire ordini dai privati consumatori dal momento che verrà esteso alle cessioni di beni l’attuale mOSS, mini One Stop Shop, che diverrà OSS, lo sportello unico al momento usufruibile solamente per l’imposta dovuta sui servizi online venduti ai privati consumatori di altri Stati dell’Unione Europea, inclusi quelli di telecomunicazione ed i sempre più largamente diffusi sistemi di ricezione televisiva dai canali in streaming.

L’Imposta sul Valore Aggiunto verrà fatta convergere presso la propria amministrazione finanziaria, che al momento è situata nell’Ufficio Operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, alla quale dovrà essere trasmessa, in modalità telematica, la distinta comunicazione dell’importo dell’imposta dovuta ad ogni singolo Stato estero.  Il versamento dell’Iva dovrà essere effettuato in Italia con periodicità trimestrale, senza poter portare in detrazione l’Iva sugli acquisti di beni e di servizi utilizzati per lo svolgimento dell’attività.  

Dagli schemi di recepimento di tali normative non appare possibile poter effettuare gli acquisti in sospensione d’imposta, e di conseguenza le imprese si troveranno in modo sostanziale a maturare un credito ai fini dell’Iva. In questa nuova situazione, l’aspetto che sicuramente può creare notevoli problematicità è quello relativo alla corretta individuazione dell’aliquota dell’imposta dovuta in ognuno degli Stati esteri in cui vengono inviati i beni.

Iva adempimenti e-commerce

Nell’ipotesi in cui venga applicata l’aliquota ordinaria al posto di quella ridotta il venditore diminuisce il proprio margine, in quanto il prezzo di vendita al pubblico è Iva inclusa. Nell’ipotesi in cui venga liquidata un’imposta inferiore rispetto a quella dovuta c’è il concreto rischio di un accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria dello Stato estero, con l’evidente e notevole problematicità e difficoltà di un eventuale procedimento di contenzioso.

Per una più completa informazione su questa vasta e complessa materia, è possibile aprire e/o scaricare i corrispondenti documenti tramite i link sottostanti:

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Contributi Inps sospesi, versamenti entro il 16 marzo 2021

L’Inps, tramite il Messaggio n. 896 del 2 marzo 2021, ha fornito le istruzioni contabili per la ripresa dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali in scadenza nei mesi di novembre e dicembre 2020 e sospesi ai sensi degli articoli 13, 13-bis e 13-quater del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, meglio conosciuto come “Decreto Ristori”.

I contributi oggetto della sospensione possono essere versati, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in unica soluzione, entro il giorno 16 marzo 2021;
  • tramite rateazione, fino ad un massimo di 4 rate mensili di uguale importo,  non al di sotto di 50,00 euro, con versamento della prima rata entro il giorno 16 marzo 2021 e le successive rate entro il giorno 16 di ogni mese.

Diversamente, le rate sospese dei piani di ammortamento già emessi, la cui scadenza ricade nei mesi di novembre e di dicembre 2020, dovranno essere versate in unica soluzione, entro il giorno 16 marzo 2021.

Per quanto riguarda l’aspetto operativo, l’Inps evidenzia che:

  • le aziende con dipendenti devono utilizzare la causale contributo “DSOS” ed indicare la matricola dell’azienda seguita dal codice utilizzato nelle denunce (N974, N975 o N976);
  • le aziende agricole assuntrici di manodopera agricola, beneficiarie della sospensione di cui all’art. 13-quater, commi 1 e 2, sono tenute alla presentazione di apposita istanza, disponibile nel “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”.

La sospensione dei contributi in scadenza a novembre e dicembre 2020

Gli articoli 13 e 13-bis del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 hanno sospeso i termini di versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, in scadenza nel mese di novembre 2020, in favore di datori di lavoro privati:

  • la cui sede operativa è situata nel territorio dello Stato;
  • che svolgono come attività prevalente una di quelle che fanno riferimento ai codici ATECO indicati nell’Allegato 1.

In aggiunta, ai sensi dell’art. 13-bis, comma 2, sono destinatari della sospensione anche i datori di lavoro privati:

  • la cui unità produttiva od operativa è ubicata nelle cosiddette zone rosse;
  • che svolgono come attività prevalente una di quelle che fanno riferimenti ai codici ATECO indicati nell’Allegato 2.

L’art. 13-quater, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 ha sospeso, invece, i termini di versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali in scadenza nel mese di dicembre 2020, in favore di esercenti attività d’impresa, arte o professione, con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato, che:

  • abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del decreto;
  • abbiano subìto una riduzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di novembre dell’anno 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

I versamenti sono stati sospesi anche per in favore dei soggetti che hanno iniziato l’attività d’impresa, arte o professione in data successiva al 30 novembre 2019.

Indipendentemente dai requisiti concernenti i ricavi o i compensi e la riduzione del fatturato o dei corrispettivi, il successivo comma 3 ha sospeso i versamenti contributivi anche in favore dei soggetti di seguito indicati:

  • esercenti le attività economiche sospese ai sensi dell’art. 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede operativa in qualsiasi area del territorio nazionale;
  • esercenti le attività dei servizi di ristorazione, con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle cosiddette “zone arancioni e rosse”;
  • esercenti nei settori economici indicati nell’Allegato 2, con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle cosiddette “zone rosse”;
  • esercenti le attività alberghiere, le attività di agenzie di viaggio o di tour operator, con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle cosiddette “zone rosse”.
Inps pagamenti 2021

Le scadenze per il versamento

I contributi previdenziali ed assistenziali oggetto di sospensione ai sensi degli articoli 13, 13-bis e 13-quater del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 possono essere versati, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in unica soluzione, entro il giorno 16 marzo 2021;
  • tramite rateazione, fino ad un massimo di 4 rate mensili di uguale importo,  non al di sotto di 50,00 euro, con versamento della prima rata entro il giorno 16 marzo 2021 e le successive rate entro il giorno 16 di ogni mese.

In caso di mancato versamento di due rate, anche se non consecutive, si verifica il decadimento dal beneficio della rateizzazione.

Diversamente, le rate sospese dei piani di ammortamento già emessi e ricadenti nel periodo di sospensione dovranno essere versate in un’unica soluzione, entro il giorno 16 marzo 2021.

I chiarimenti forniti dall’Inps

L’Inps, attraverso il Messaggio n. 896 del 2 marzo 2021, ha fornito le istruzioni contabili per la ripresa dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali in scadenza nei mesi di novembre e dicembre 2020 e sospesi ai sensi degli articoli 13, 13-bis e 13-quater del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, meglio conosciuto come “Decreto Ristori”.

Nello specifico, viene precisato che le aziende con dipendenti sono obbligate alla compilazione della “Sezione INPS” del Modello F24 mediante l’utilizzazione:

  • del codice contributo “DSOS” ed indicando la matricola dell’azienda seguita dallo stesso codice utilizzato nelle denunce (N974, N975 e N976);
  • del codice N974 in due distinte righenel caso in cui i soggetti rientrino sia nella sospensione del mese di novembre 2020 (articoli 13 e 13-bis) che in quella del mese di dicembre 2020 (art. 13-quater, comma 3);
  • della abituale causale “RC01” per il versamento delle rate sospese per rateizzazioni ordinarie accordate dall’Istituto.

Per quanto riguarda i committenti tenuti al versamento dei contributi relativi alla Gestione separata viene applicata la sospensione riguardante il mese di dicembre 2020, che ha come competenza il mese di novembre 2020, stabilita dall’art. 13-quater, commi 1, 2 e 3, del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020.

I suddetti soggetti sono obbligati alla compilazione, per ciascun periodo mensile interessato, della “Sezione INPS” del Modello F24, indicando come causale contributo “CXX/C10”.

Relativamente alle aziende agricole assuntrici di manodopera agricola, beneficiarie della sospensione dei contributi relativi al secondo trimestre 2020, in scadenza il giorno 16 dicembre 2020, verrà assegnato il codice di autorizzazione:

  • “4Y”, per le aziende beneficiarie della sospensione di cui all’art. 13-quater, commi 1 e 2, dietro presentazione di opportuna richiesta che risulta disponibile all’interno del “Cassetto Previdenziale Aziende Agricole”;
  • “4X”, per le aziende beneficiarie della sospensione di cui all’art. 13-quater, comma 3.

Approssimandosi la scadenza del giorno 16 marzo 2021, l’Inps provvederà ad inviare alle suddette aziende, che risulteranno a debito, una comunicazione contenente le specifiche per poter eseguire il versamento in unica soluzione oppure mediante rateizzazione. Per quanto riguarda i lavoratori agricoli autonomi, che sono in possesso dei requisiti previsti dall’art. 13-quater del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, viene evidenziato che possono procedere al versamento della rata del mese di dicembre 2020 concernente i piani di rateazione accordati dall’Istituto, in un’unica soluzione entro il giorno 16 marzo 2021, dietro presentazione di opportuna richiesta disponibile all’interno del “Cassetto Previdenziale Autonomi in Agricoltura”.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Tassa annuale per la vidimazione dei libri sociali 2021

Entro il termine del 16 marzo 2021 le società di capitali e gli enti commerciali devono provvedere all’effettuazione del versamento della tassa annuale per la vidimazione dei libri sociali, che appartiene alla categoria delle tasse di concessione governativa.

Le società di capitali e gli enti commerciali hanno l’obbligo di effettuare, entro il 16 marzo di ogni anno, il versamento della tassa annuale di concessione governativa per la numerazione e bollatura dei libri e registri sociali dovuta per lo stesso anno.

La tassa annuale di vidimazione dei libri sociali è dovuta per la numerazione e bollatura dei libri   e registri sociali di cui all’articolo 23, nota 3, Tariffa, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 26 ottobre 1972, relativo alla Disciplina delle tasse sulle concessioni governative.

Nello specifico si tratta di una tassa annuale di importo fisso, che è in ogni caso dovuta indipendentemente dal numero dei libri o registri sociali e dal numero delle relative pagine.

Il criterio in base al quale viene quantificata la tassa è costituito:

  • dal capitale sociale della società di capitali;
  • dal fondo di dotazione dell’ente commerciale;

per l’importo di questi elementi che risulta esistente alla data del 1 gennaio dell’anno di riferimento. Il tributo è interamente deducibile, sia dall’imponibile ai fini dell’Ires che dall’imponibile ai fini dell’Irap.

I soggetti obbligati al versamento

I soggetti obbligati al versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali sono quelli di seguito indicati:

  • società di capitali (Società per Azioni, società a responsabilità limitata, Società in accomandita per Azioni);
  • società di capitali in liquidazione volontaria, società di capitali sottoposte a procedure concorsuali, con esclusione del fallimento, ciò sempre nel caso in cui esista l’obbligo e/o l’onere della tenuta di libri numerati e bollati in base alle disposizioni del Codice Civile, come precisato dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 108/E del 3 maggio 1996;
  • enti commerciali di cui all’articolo 73 (ex art. 87), comma 1, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), quindi gli enti pubblici e privati, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, come precisato dalla Risoluzione del Ministero delle Finanze n. 265/E del 23 dicembre 1996.

Riepilogando, ai fini dell’esecuzione del versamento, è doveroso prestare attenzione che sono obbligate al versamento della tassa anche:

  • le società di capitali in liquidazione volontaria;
  • le società di capitali sottoposte a procedure concorsuali, con la sola esclusione del fallimento, sempre che, ovviamente, come precisato dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 108/E del 3 maggio 1996, esista l’obbligo e/o l’onere della tenuta delle scritture contabili e/o sociali da assoggettare a vidimazione nei modi prescritti dalle norme del Codice Civile.

I soggetti esonerati dal versamento

I soggetti esonerati dal versamento della tassa annuale vidimazione libri sociali sono quelli di seguito indicati:

  • ditte individuali;
  • società di persone;
  • società cooperative;
  • società di mutua assicurazione;
  • società di capitali dichiarate fallite;
  • enti non commerciali;
  • società di capitali sportive dilettantistiche;
  • consorzi che non hanno assunto la forma di società consortili, come precisato dalla Risoluzione del Ministero delle Finanze n. 411461 del 10 novembre 1990.

Per tutti i soggetti sopra elencati, ad esclusione delle società di capitali sportive dilettantistiche, permane in ogni caso l’obbligo dell’assoggettamento all’imposta di bollo nella misura doppia, pari quindi a 32,00 euro, da applicare ogni 100 pagine o frazione di 100 pagine, del libro giornale, del libro degli inventari e degli altri libri sociali eventualmente utilizzati.

Le società cooperative e le società di mutua assicurazione sono comunque tenute, per la numerazione e la bollatura di libri e registri, al pagamento della tassa di concessione governativa di  67,00 euro ogni 500 pagine o frazioni di 500 pagine

Vidimazione libri sociali

I libri sociali per i quali è obbligatoria la vidimazione

In base a quanto stabilito dall’articolo 2421 del Codice Civile, per le Società per Azioni sono previsti i libri sociali di seguito indicati:

  • libro dei soci;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione o del Consiglio di Gestione:
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del Collegio Sindacale o del Consiglio di Sorveglianza o del Comitato per il controllo sulla gestione;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, se questo esiste;
  • libro delle obbligazioni;
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee degli obbligazionisti, se sono state emesse obbligazioni;
  • libro degli strumenti finanziari emessi ai sensi dell’art. 2447 sexies del Codice Civile.

In base a quanto stabilito dall’articolo 2478 del Codice Civile, per le società a responsabilità limitata sono previsti i libri sociali di seguito indicati:

  • libro dei soci;
  • libro delle decisioni dei soci;
  • libro delle decisioni degli Amministratori;
  • libro delle decisioni del Collegio Sindacale o del Revisore nominati ai sensi dell’art. 2477 del Codice Civile.

Per quanto riguarda il libro giornale ed il libro degli inventari permane solamente l’obbligo della numerazione progressiva per anno e dell’assolvimento dell’imposta di bollo mediante applicazione di marche per l’importo di 16,00 euro ogni 100 pagine o frazione di 100 pagine.

Relativamente a tutti i libri e registri previsti unicamente dalle disposizioni fiscali, il solo adempimento da soddisfare permane la numerazione progressiva, che deve essere apposta alla messa in uso dei libri e registri.

L’importo della tassa annuale libri sociali

Latassa annuale vidimazione libri sociali viene versata in forma forfettaria e l’importo è stabilito in misura fissa indipendentemente dal numero dei libri o dei registri e delle relative pagine utilizzate e/o stampate nel corso dell’anno solare.

Il tributo è dovuto per tutte le formalità di numerazione e di bollatura effettuate nell’anno solare di riferimento, comprese quelle compiute prima dell’effettuazione del versamento del tributo stesso.

L’importo dovuto varia in base all’ammontare del capitale sociale della società o del fondo di dotazione dell’ente risultante al 1 gennaio dell’anno per il quale viene effettuato il versamento.

In dettaglio, per l’importo da versare entro il 16 marzo 2021 devono essere presi in considerazione i riferimenti di seguito indicati:

  • se alla data del 1 gennaio 2021 l’importo del capitale sociale della società o del fondo in dotazione dell’ente commerciale risulta inferiore o uguale a 516.456,90 euro l’importo della tassa è di 309,87 euro;
  • se alla data del 1 gennaio 2021 l’importo del capitale sociale della società o del fondo in dotazione dell’ente commerciale risulta superiore a 516.456,90 euro l’importo della tassa è di 516,46 euro.

Nel caso in cui le società o gli enti obbligati al versamento del tributo effettuino delle variazioni del capitale sociale o del fondo di dotazione successivamente alla data del 01 gennaio 2021, anche se eseguite anteriormente al versamento della tassa per l’anno 2021, queste variazioni non hanno nessuna rilevanza nella determinazione dell’importo del versamento della tassa per l’anno 2021, ma avranno efficacia sull’importo che sarà dovuto per l’anno 2022.

I soggetti che effettuano la bollatura volontaria del libro giornale e del libro degli inventari sono tenuti al versamento della tassa di concessione governativa per l’importo di 67,00 euro ogni 500 pagine o frazione di 500 pagine.

Per quanto riguarda la bollatura volontaria del libro giornale e del libro degli inventaripermane l’obbligo dell’assolvimento dell’imposta di bollo mediante applicazione di marche per l’importo di 16,00 euro ogni 100 pagine o frazione di 100 pagine.

E’ opportuno precisare che per pagina deve intendersi una facciata, qualunque sia il numero di linee, e per quelle formate mediante l’impiego di tabulati meccanografici, ogni facciata utilizzabile.

Pagamenti libri sociali

Le modalità per il versamento della tassa vidimazione libri sociali

Le modalità per l’effettuazione del versamento della tassa vidimazione libri sociali si contraddistinguono:

  • per le società di capitali e per gli enti commerciali che si trovano nel loro primo anno di attività;
  • per le società di capitali e per gli enti commerciali che si trovano in un anno di attività successivo al primo.

Le società di capitali e gli enti commerciali che si trovano nel loro primo anno di attività devono effettuare il versamento della tassa anteriormente alla presentazione del Modello AA7/9, relativo alla Dichiarazione di inizio attività.

In questo caso il versamento deve essere effettuato unicamente tramite bollettino di c/c postale n. 6007, intestato all’Ufficio delle Entrate Centro Operativo di Pescara.

Per quanto riguarda gli anni di attività successivi al primo la tassa annuale vidimazione libri sociali deve essere versata entro il16 marzo di ogni anno.

In questo caso il versamento deve essere effettuato unicamente in via telematica tramite il Modello F24, indicando nella Sezione “Erario” il Codice tributo 7085 – Tassa annuale vidimazione libri sociali.

In caso di trasferimento della sede sociale e di variazione della competenza di Uffici dell’Agenzia delle Entrate a cui effettuare il versamento con il Modello F24, la società di capitali o l’ente commerciale che ha già provveduto all’effettuazione del versamento della tassa non è tenuta ad eseguire un altro versamento dal momento che il trasferimento non prescrive una nuova numerazione e bollatura dei libri e registri sociali.

L’importo da versare può essere compensato nel caso in cui il contribuente abbia dei crediti compensabili tramite il Modello F24, nel qual caso la delega di versamento dovrà essere presentata unicamente mediante utilizzazione dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline).

La verifica dell’effettuazione del versamento

Nel caso in cui il libro o il registro venga presentato per la bollatura e la numerazione precedentemente alla scadenza del termine stabilito per il versamento della tassa, il pubblico ufficiale incaricato non è tenuto ad effettuare la richiesta della ricevuta che attesti l’esecuzione del versamento, come precisato dalla Risoluzione del Ministero delle Finanze n. 170/E del 20 novembre 2000.

La verifica dell’esecuzione del versamento viene compiuta in un momento successivo, anche in occasione di eventuali verifiche, ispezioni o accertamenti da parte degli organi preposti.

L’omesso o il tardivo versamento ed il ravvedimento operoso

Nell’ipotesi di mancato o di ritardato versamento le società di capitali o gli enti commerciali che intendano provvedere alla regolarizzazione spontanea della propria posizione, possono avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso.

Per l’omesso e/o il ritardato versamento della tassa annuale di vidimazione libri sociali è prevista una sanzione amministrativa che va dal 100% al 200% dell’importo della tassa stessa, come stabilito dall’articolo 9, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 641 del 26 ottobre 1972 e dall’articolo 8 del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997.

Di conseguenza, se viene presa in considerazione la sanzione dal 100% al 200% dell’importo della tassa, in caso di ravvedimento operoso la sanzione viene ridotta come di seguito indicato:

  • al 10% (ossia 1/10 del 100%), nell’ipotesi in cui il versamento venga eseguito entro 30 giorni dalla scadenza;
  • al 12,5% (ossia 1/8 del 100%), nell’ipotesi in cui il versamento venga eseguito oltre i 30 giorni dalla scadenza, ma entro 1 anno.

E’ opportuno ricordare che, a differenza di quanto avviene per gli altri tributi, il ravvedimento operoso della tassa vidimazione libri sociali è da considerarsi atipico per quanto di seguito indicato:

  • il versamento della tassa annuale maggiorata degli interessi deve essere effettuato tramite il Modello F24, indicando il codice tributo “7085” e l’anno di riferimento 2021;
  • il versamento della sanzione deve essere effettuato tramite il Modello F23, indicando:  
    • nel campo 6: il codice ufficio “RCC”;  
    • la causale “SZ” nel campo 9;
    • nel campo 11: il codice tributo “678T – Sanzione pecuniaria tasse sulle CC.GG”.

Si ritiene opportuno segnalare che, secondo una parte della dottrina, la corretta sanzione da applicare in caso di omesso o di ritardato versamento è quella prevista dall’articolo 13, comma 2 del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997, pari pertanto al 30% dell’importo dovuto e che questa diversa interpretazione comporta una differente riduzione della sanzione in caso di ravvedimento operoso. Anche per quanto riguarda la tassa annuale vidimazione libri sociali, come avviene per tutte le imposte e le tasse, la deducibilità fiscale ai fini del reddito d’impresa avverrà nel periodo di imposta nel corso del quale viene effettuato il versamento.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Esterometro, i chiarimenti di Telefisco 2021

L’Agenzia delle Entrate, tra le risposte rese nel corso di Telefisco 2021, ha confermato che era possibile procedere alla presentazione dell’esterometro concernente il quarto trimestre 2020, entro il termine del 1 febbraio 2021, con le specifiche tecniche in vigore fino al 31 dicembre 2020.

Conseguentemente è stato possibile procedere alla compilazione del tracciato utilizzando la versione ridotta dei “codici natura” che individuano le operazioni senza applicazione dell’Iva.

Tra le varie risposte in materia di esterometro, è stato anche chiarito quanto di seguito:

  • il codice natura “N6.9 – inversione contabile” non può essere utilizzato per gli acquisti di beni o di servizi da un fornitore UE, in questa ipotesi, è ritenuto sufficiente indicare l’imponibile riportato dal fornitore estero e l’aliquota e l’imposta applicate dal cessionario o committente italiano soggetto all’adempimento;
  • con decorrenza dalle operazioni eseguite dal 1 gennaio 2022, i dati concernenti l’esterometro dovranno essere trasmessi in via telematica avvalendosi del Sistema di Interscambio, “entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione”, nell’ipotesi di documenti analogici, il momento di ricezione è in ogni caso da individuare nella consegna del documento al cessionario o committente, il quale ne acquisisce la disponibilità.

L’art. 1, comma 1103, della Legge di Bilancio 2021 ha disposto che, con decorrenza dal 1 gennaio 2022, non sarà più obbligatoria la presentazione dell’esterometro dal momento che i dati concernenti le operazioni di:

  • cessione di beni e prestazione di servizi effettuate verso soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato;
  • cessione di beni e prestazione di servizi ricevute da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato;

dovranno essere trasmessi in via telematica mediante utilizzazione del Sistema di Interscambio secondo il formato della fattura elettronica.

In particolare:

  • la trasmissione telematica dei dati concernenti le operazioni compiute nei confronti di soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato deve essere effettuata entro i termini di emissione delle fatture o dei documenti che ne certificano i corrispettivi, e pertanto entro 12 giorni dalla data di esecuzione dell’operazione;
  • la trasmissione telematica dei dati concernenti le operazioni ricevute da parte di soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato deve essere effettuata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di esecuzione dell’operazione.
Esterometro 2021

L’art. 1, comma 1104, della Legge di Bilancio 2021 revisiona il sistema sanzionatorio quale effetto della soppressione della comunicazione dell’esterometro, disponendo che, relativamente alle operazioni eseguite con decorrenza dal 1 gennaio 2022, nell’ipotesi di omessa oppure di errata trasmissione dei dati, viene applicata la sanzione di 2,00 euro per ogni fattura, entro il limite massimo di 400,00 euro mensili.

La suddetta sanzione viene ridotta alla metà, nel limite massimo di 200,00 euro per ogni mese, nel caso in cui la trasmissione venga eseguita entro i quindici giorni successivi alle scadenze stabilite ovvero se, nello stesso termine, viene eseguita la corretta trasmissione dei dati.

Per tutto l’anno 2021 rimane ancora obbligatoria la comunicazione dei dati concernenti le operazioni transfrontaliere con cadenza trimestrale, esattamente entro l’ultimo giorno del mese successivo ad ogni trimestre solare, tenuto conto delle novità introdotte attraverso il Provvedimento Direttoriale dell’Agenzia delle Entrate n. 99922 del 28 febbraio 2020 e del correlato Provvedimento Direttoriale dell’Agenzia delle Entrate n. 166579 del 30 aprile 2020, mediante i quali sono stati rivisti i “codici natura” che dovranno essere utilizzati in modo obbligatorio nelle comunicazioni che saranno trasmesse a decorrere dal 1 gennaio 2021.

Nel corso di Telefisco 2021, relativamente alla presentazione dell’esterometro, l’Agenzia delle Entrate ha fornito varie precisazioni che vengono riportate nel prosieguo della presente informativa.

Esterometro: la presentazione dei dati concernenti il quarto trimestre 2020

Durante lo svolgimento di Telefisco 2021, è stato confermata la possibilità di poter presentare l’esterometro concernente il quarto trimestre 2020, entro la scadenza del 1 febbraio 2021, utilizzando le specifiche tecniche in vigore fino al 31 dicembre 2020.

Dal momento che la comunicazione in questione si riferisce all’anno 2020, non sussiste l’obbligo della compilazione del tracciato con i nuovi e più dettagliati codici, che entrano in vigore dall’anno 2021, come specificato nel Provvedimento Direttoriale dell’Agenzia delle Entrate n. 99922 del 28 febbraio 2020 e nel correlato Provvedimento Direttoriale dell’Agenzia delle Entrate n. 166579 del 30 aprile 2020.

Diversamente, viene data la conferma della possibilità della compilazione del tracciato utilizzando la versione più ridotta dei “codici natura” che individuano le operazioni effettuate senza applicazione dell’Iva.

La precisazione rilasciata in riferimento all’esterometro concorda con una precedente FAQ dell’Agenzia delle Entrate in materia di fattura elettronica.

Esattamente, con la FAQ n. 149 del 15 ottobre 2020, era stato precisato che le fatture elettroniche aventi la data di emissione precedente al 31 dicembre 2020, e poi trasmesse al Sistema di Interscambio nei primi giorni di gennaio del 2021, non sarebbero state scartate anche se la loro predisposizione fosse effettuata tramite il vecchio tracciato basato sulle specifiche tecniche non più in corso di validità nel nuovo anno.

Le nuove codifiche con decorrenza dal 1 gennaio 2021

Con decorrenza dalla comunicazione concernente il primo trimestre 2021, da presentarsi entro il termine del 30 aprile 2021, diverrà operante l’obbligo dell’utilizzazione delle nuove specifiche tecniche.

Nello specifico, viene introdotto un più rilevante livello di dettaglio nella codifica delle operazioni effettuate senza applicazione dell’Iva.

A titolo di esempio, per quanto riguarda le operazioni non imponibili, in sostituzione del codice generico “N3 – Non imponibili”, dovrà essere indicata la motivazione della non imponibilità all’Iva, effettuato la distinzione tra:

  • le esportazioni (N3.1);
  • le cessioni intracomunitarie (N3.2);
  • le cessioni verso la Repubblica di San Marino (N3.3);
  • le operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione (N3.4);
  • le operazioni non imponibili a seguito di dichiarazione d’intento (N3.5);
  • le altre operazioni non imponibili che non concorrono alla formazione del plafond (N3.6).
Codici esterometro

Il codice natura per gli acquisti effettuati da soggetti non residenti

Tra le ulteriori precisazioni rilasciate durante Telefisco 2021, è stato reso noto che il codice natura “N6.9 – inversione contabile” non può essere utilizzato per quanto riguarda gli acquisti di beni o di servizi da un fornitore UE.

Nella suddetta situazione, è sufficiente procedere a indicare l’imponibile che è stato riportato dal fornitore estero e l’aliquota e l’imposta applicate dal cessionario o committente italiano soggetto alla presentazione dell’esterometro.

Si può arrivare a conclusioni simili anche per quanto riguarda gli acquisti effettuati da un soggetto extra-UE, comprovate per mezzo di autofattura emessa dall’acquirente italiano.

Infatti, il campo “Natura” dell’operazione deve essere compilato unicamente nel caso di acquisti effettuati senza applicazione dell’Iva, e quindi per gli acquisti non imponibili oppure esenti.

Le novità dell’esterometro con decorrenza dal 1 gennaio 2022

L’art. 1, comma 1103 della Legge n. 178 del 30 dicembre 2020, Legge di Bilancio 2021, ha stabilito che, con decorrenza dal 1 gennaio 2022, i dati concernenti le operazioni con soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato italiano dovranno essere trasmessi con procedura telematica mediante l’utilizzazione del Sistema di Interscambio.

In relazione agli acquisti, la sopraindicata norma evidenzia che la suddetta trasmissione “è effettuata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione”.

Durante lo svolgimento di Telefisco 2021, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata relativamente a come poter stabilire la data di ricevimento del documento di acquisto per le fatture ricevute da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato italiano. Nell’ipotesi di documenti in formato analogico, il momento del ricevimento è in ogni caso da identificare nella consegna del documento al cessionario o committente, il quale ne acquisisce la disponibilità e la possibilità di utilizzo.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Web agency a Torino, perché affidarsi a DSI Design

In un contesto sociale e lavorativo sempre più rivolto al digitale, è impensabile non dotare la propria attività di un sito web veloce e ottimizzato. Pertanto, l’affidamento ad esperti del settore è un passaggio non solo necessario, ma altamente vantaggioso per costruire un business di successo. Nello specifico vi parliamo di una web agency professionale che opera su Torino e provincia.

Per la programmazione e lo sviluppo di siti web, DSI Design si avvale di un team di professionisti in grado di accogliere le richieste del cliente e di concretizzarle mediante la creazione di pagine accattivanti nel design, accessibili da qualunque dispositivo e ben posizionate sui motori di ricerca.

Continua la lettura per scoprire i punti di forza della nostra web agency che ha sede a Torino!

DSI Design: Chi siamo e come lavoriamo

DSI Design è una web agency a Torino, che si avvale di collaboratori esperti nei vari settori del web marketing. Dalla programmazione web all’attuazione di campagne SEO, offriamo la migliore consulenza per la realizzazione di siti ottimizzati nella struttura e nei contenuti.

Ad oggi, un’azienda o un professionista che vuole essere visibile e al passo con i tempi non può non dotarsi di un sito affidabile e completo, di pagine social interattive e di strategie in grado di distinguersi dai concorrenti. Per massimizzare i profitti e ottimizzare le risorse quindi, è necessario affidarsi a partner che conoscano bene le dinamiche web e le sappiano sfruttare al meglio.

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Perché scegliere una tra le migliori web agency di Torino?

Anche per quanto riguarda il nostro settore, c’è una grande scelta tra agenzie e professionisti che si occupano di sviluppo siti web. Tuttavia, come spesso accade, è opportuno valutare bene come viene svolto il lavoro e con quali strumenti.

La nostra web agency ha come unico obiettivo quello di creare una vetrina che sia più corrispondente possibile alle caratteristiche e allo stile del cliente. Per farlo, non ci affidiamo a piattaforme open source poiché, negli anni di esperienza, abbiamo riscontrato in esse una serie di limitazioni, sia in termini di funzionalità che di competitività online.

Inoltre, a volte può capitare che una web agency utilizzi un solo CMS per lo sviluppo di tutti i siti web; anche questo limita indubbiamente le opportunità a cui si potrebbe accedere per ottenere risultati più rilevanti e duraturi nel tempo. Pertanto, per garantirti una comunicazione digitale efficace e proficua, la nostra agenzia web a Torino utilizza i linguaggi di programmazione più innovativi e investe impegno e passione in ogni lavoro.

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Con alle spalle più di 500 progetti web, la DSI Design è una realtà consolidata nel mondo digitale. Qualunque sia il settore merceologico in cui opera il cliente, i nostri specialisti di web marketing analizzeranno le richieste avanzate e le potenzialità su cui puntare, per la realizzazione di siti accattivanti, responsive e in grado di battere i competitors.

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