Riduzione dei limiti dimensionali per la nomina dell’organo di controllo nelle s.r.l.

Con il Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019 è stato introdotto, in attuazione della Legge n. 155 del 19 ottobre 2017, il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, tramite il quale vengono previste molte novità rispetto alle norme ricomprese nella Legge Fallimentare.

L’attuale nuovo testo legislativo diverrà applicabile, in linea generale, dal 15 agosto 2020, salvo alcune disposizioni, sostanzialmente di tipo civilistico, che già hanno effetto dallo scorso 16 marzo 2019.

Nello specifico si tratta:

  • della creazione dell’Albo dei gestori e controlli della crisi;
  • della certificazione dei debiti fiscali e dei debiti contributivi;
  • dell’obbligo per le società dell’adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, anche in funzione della tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale.

Oltre a ciò viene determinata l’estensione dei casi per quanto riguarda la nomina obbligatoria, da parte delle società a responsabilità limitata, dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

Il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in particolare, ha riveduto il testo dell’art. 2477 del Codice Civile andando a ridurre in modo rilevante i limiti al cui superamento diviene obbligatoria la nomina nelle società a responsabilità limitata dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

In base alle nuove disposizioni è sufficiente superare per due esercizi consecutivi, uno solo dei limiti di seguito indicati:

  • euro 2 milioni di ricavi delle vendite e delle prestazioni;
  • euro 2 milioni di totale dell’attivo dello stato patrimoniale;
  • n. 10 dipendenti occupati in media durante l’esercizio.

Nel caso in cui la società a responsabilità limitata non ottemperi a questo obbligo, entro il termine stabilito dall’art. 2477, comma 5, del Codice Civile, vi provvede il Tribunale, sia su segnalazione del Conservatore del Registro delle Imprese, che su richiesta di qualsiasi interessato.

Il suddetto obbligo viene, invece, a cessare nel caso in cui, pertre esercizi consecutivi, non viene superato nessuno dei limiti anzidetti.

Le novità in vigore dal 16 marzo 2019

Alcune delle nuove disposizioni sono in vigore dal 16 marzo 2019, ossia trascorsi 30 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta in data 14 febbraio 2019, nel dettaglio si tratta:

  • della disciplina sulla competenza territoriale per le procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, che viene determinata in riferimento al centro degli interessi principali del debitore;
  • delle norme sull’istituzione e sul funzionamento dell’Albo degli incaricati all’esercizio delle funzioni di gestione e di controllo;
  • della disciplina sull’area web riservata per le notifiche non andate a buon fine;
  • delle norme sulla certificazione dei debiti tributari e dei debiti contributivi e per premi assicurativi (articoli 363 e 364);
  • delle norme in materia di diritto societario, tra le quali quelle che prevedono i nuovi assetti organizzativi societari funzionali anche alla tempestiva rilevazione della crisi e della perdita della continuità aziendale;
  • delle disposizioni riguardanti le garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire.
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Le novità in vigore dal 15 agosto 2020

In linea generale, le nuove disposizioni entreranno in vigore il prossimo 15 agosto 2020, ossia trascorsi diciotto mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, avvenuta in data 14 febbraio 2019.

In sintesi, le principali novità riguardano:

  • la procedura di allerta, gli indicatori della crisi e gli indici significativi, allo scopo di intercettare tempestivamente la crisi e di intervenire prima che la stessa si traduca in insolvenza, la relativa elaborazione degli indici viene affidata al CNDCEC;
  • le misure premiali, ivi comprese quelle di natura fiscale, per l’imprenditore che segnali tempestivamente la crisi;
  • la procedura di composizione della crisi e l’istituzione dei nuovi organismi di composizione (OCRI e OCC);
  • il procedimento unitario di accesso alle singole procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza;
  • l’ introduzione dei nuovi istituti di composizione della crisi, come il concordato minore per i piccoli imprenditori, per i professionisti, ecc., con esclusione dei consumatori;
  • la nuova disciplina del concordato preventivo in continuità sia diretta che indiretta;
  • la nuova disciplina della liquidazione giudiziale, che subentra alla procedura fallimentare, con estensione dei poteri del curatore;
  • la nuova disciplina sulla tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori, sia nel concordato che nella liquidazione giudiziale;
  • l’introduzione dell’esdebitazione di diritto, concessa d’ufficio, e dell’esdebitazione del debitore incapiente, concessa al ricorrere di talune condizioni;
  • la nuova disciplina del concordato e della liquidazione giudiziale dei gruppi di imprese.

La disciplina transitoria

In base a quanto stabilito dall’art. 390, i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le proposte di concordato fallimentare, i ricorsi per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione, per l’apertura del concordato preventivo, per l’accertamento dello stato di insolvenza delle imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa e le domande di accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, depositati anteriormente all’entrata in vigore del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, ovvero fino al 14 agosto 2020, sono soggetti alla disciplina stabilita dal Regio Decreto n. 267/1942 e dalla Legge n. 3/2012.

Identica disciplina viene applicata, in via transitoria:

  • alle procedure di fallimento ed alle altre procedure, di cui al comma 1, pendenti alla data di entrata in vigore del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”;
  • alle procedure aperte a seguito della definizione dei ricorsi e delle domande di cui al comma 1.

I controlli societari, la disciplina in vigore fino al 16 marzo 2019

Una tra le più importanti novità apportate dal “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, è l’ampliamento dei casi di nomina obbligatoria, da parte della società a responsabilità limitata, dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti, in conseguenza della sensibile riduzione delle soglie al cui superamento si rende obbligatoria la nomina nelle società a responsabilità limitata dell’organo di controllo oppure del revisore legale dei conti.

Prima di passare ad una illustrazione delle suddette modificazioni, si rammenta che, ai sensi dell’art. 2477, commi 2 e 3 del Codice Civile, in vigore fino al 16 marzo 2019, l’obbligatorietà della nomina dell’organo di controllo o del revisore era prevista per le società:

  • obbligate alla redazione del bilancio consolidato;
  • controllanti una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • che per due esercizi consecutivi avessero superato due dei limiti indicati dall’art. 2435-bis, comma 1, del Codice Civile per la redazione del bilancio in forma abbreviata.

Pertanto la nomina dell’organo di controllo oppure del revisore diveniva obbligatoria al superamento, per due esercizi consecutivi, di due dei limiti di seguito indicati:

  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale pari a 4.400.000,00 euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a 8.800.000,00 euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio pari a 50 unità.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure del revisore veniva a cessare nel caso in cui, per due esercizi consecutivi, i suddetti limiti non venivano superati.

L’art. 2477, comma 5, del Codice Civile precisava, ulteriormente, che l’assemblea di approvazione del bilancio in cui venivano superati i limiti anzidetti era tenuta a provvedere, entro 30 giorni, alla nomina dell’organo di controllo oppure del revisore. Se l’assemblea non provvedeva, alla nomina procedeva il Tribunale su richiesta di qualunque soggetto interessato.

Controlli società SRL

I controlli societari, le novità introdotte dal nuovo Codice

L’art. 379, comma 1, del “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, in vigore dal 16 marzo 2019, ha variato i commi 2 e 3 del succitato art. 2477 del Codice Civile, ampliando i casi di società a responsabilità limitata obbligate alla nomina dell’organo sindacale, anche monocratico, oppure del revisore legale dei conti a quelle che, per due esercizi consecutivi, hanno superato almeno uno dei limiti di seguito riportati:

  • 2 milioni di euro di totale dell’attivo patrimoniale;
  • 2 milioni di euro di ricavi dalle vendite e prestazioni;
  • 10 unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio. 

Nel caso in cui la società a responsabilità limitata non adempia a questo obbligo, entro il termine prescritto dall’art. 2477, comma 5, del Codice Civile, vi provvede il Tribunale, sia su segnalazione del Conservatore del Registro delle Imprese, che su richiesta di qualsiasi interessato.

Oltre alla riduzione dei limiti per far sorgere l’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure  del revisore, è opportuno evidenziare che:

  • nell’attuale disciplina, ai fini dell’insorgere dell’obbligo della nomina è necessario il superamento di almeno due degli elementi indicati, non necessariamente gli stessi, per due esercizi consecutivi, mentre la nuova disciplina ritiene sufficiente il superamento di uno solo degli elementi indicati, anche diversificato, per due esercizi consecutivi;
  • l’obbligo di nomina dell’organo di controllo oppure del revisore connesso a questa ultima condizione viene a cessare quando, per tre esercizi consecutivi, e non più per due, non venga superato nessuno dei limiti predetti.

La decorrenza del nuovo Codice

Il “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, fissa in 9 mesi dal 16 marzo 2019 il termine entro il quale le società a responsabilità limitata, nonché le cooperative, già costituite alla suddetta data dovranno provvedere a nominare l’organo di controllo oppure il revisore legale e, se necessario, ad adeguare l’atto costitutivo e lo statuto.

Fino alla scadenza del termine, le previgenti disposizioni dell’atto costitutivo e dello statuto mantengono la loro validità anche se non risultano conformi alle inderogabili disposizioni previste.

In conseguenza di quanto sopra, entro il 16 dicembre 2019, le società a responsabilità limitata dovranno essere pronte, anche per quanto riguarda l’organizzazione dei controlli, ad attuare le novità in materia di crisi d’impresa da applicarsi a decorrere dal 15 agosto 2020. Pertanto, allo scopo di evitare di procedere a delle specifiche convocazioni, si potrebbe decidere per la nomina dell’organo di controllo oppure del revisore legale nel corso dell’assemblea chiamata ad approvare il bilancio riguardante l’esercizio 2018.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Canapa light: informazioni legali su utilizzo e commercializzazione

La particolare composizione chimica della canapa light, che prevede soglie di TCH sempre al di sotto del limite di 0.6 imposto dalla legge, consente alla canapa light di non essere considerata una sostanza stupefacente e di poter essere dunque liberamente commercializzata ed acquistata tramite canali riconosciuti.

Un mercato che vanta un traffico complessivo di circa 40 milioni di euro e che sembra costantemente in crescita con i suoi diversi canali, compresi quelli web.

Presso store di ingrosso canapa light oppure presso negozi al dettaglio, la normativa consente la commercializzazione della canapa light secondo quanto sancito dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016 e dalle normative vigenti in materia di piante agricole, in particolare alle piante di canapa iscritte nel registro delle piante di questo tipo.

Come precisato la canapa light non va trattata come sostanza stupefacente e per questo non trovano applicazione in tale contesto le leggi di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope, comprendenti le norme di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, annoverate nel decreto n. 309 del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990.

Leggi Canapa Light

Affinché il prodotto commercializzato risulti legale ed aderente alle prescrizioni della normativa, occorre che l’intera filiera di lavorazione della canapa sia conforme e tracciabile. Anche lo smistaggio di merci sfuse ed il successivo riconfeziomento deve in ogni fase essere controllato e certificato, in tutela del consumatore finale e tutti i tramiti commerciali del prodotto.

La legge n. 242, da alcuni definita poco chiara, stabilisce che negozi al dettaglio o all’ingrosso di canapa light, possono commercializzare liberamente prodotti e derivati dalle infiorescenze di cannabis purché con limiti di TCH rispettati con l’obbligo per il consumatore di non farne un uso “ricreativo” dunque non destinata al consumo tramite fumo ma al massimo come profumatore per ambienti. Rientrano in quest’ottica tutte le diciture presenti sui prodotti di cannabis light che specificano di non essere destinati al consumo umano.

La normativa prevede che le infiorescenze di canapa light siano destinate ad un mero uso decorativo. Un’interpretazione più rigida di questa normativa potrebbe in qualche misura bloccare questo mercato ed il fiorire incontrastato dei negozi che commercializzano canapa light. In tale direzione sembrerebbero andare recenti interventi della Corte di Cassazione, decisioni rese note il 29 novembre ed il 7 dicembre 2018, mirate a restringere un piano normativo tendenzialmente contrastante. Per quanto tuttavia siano attestati questi tentativi del legislatore e della giurisprudenza, resta ancora poco se la cannabis light possa essere considerata al di sopra delle norme degli stupefacenti o se il limite di 0.6 TCH possa essere riconosciuto solo ai coltivatori e non ai commercianti. Sentenze oscillanti e giurisprudenze alternate, mostrano come gli stessi tribunali – a seconda della località – non abbiano ancora identificato un modo univoco d’interpretazione.

Esterometro: la prima scadenza prorogata al 30 aprile 2019

Con decorrenza dal periodo d’imposta 2019, i soggetti passivi Iva residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano hanno l’obbligo, fatte salve alcune specifiche esclusioni, di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis, del Decreto Legislativo n. 127 del 05/08/2015:

  • i dati riguardanti le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • i dati riguardanti gli acquisti di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato Italiano.

Risultano esonerati dall’obbligo di questa comunicazione i soggetti passivi Iva che esercitano la loro attività:

  • in base al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, della Legge n. 111 del 15/07/2011, che risulta abrogato ma che è tuttora utilizzabile da parte dei soggetti che vi avevano optato prima del 31/12/2015;
  • in base al regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190 del 23/12/2014;
  • in regime di esonero per i produttori agricoli, ai sensi dell’art. 34, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Risultano escluse dall’obbligo di questa comunicazione, le operazioni:

  • per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quali ad esempio le importazioni;
  • per le quali è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI).

La trasmissione telematica dei dati deve essere effettuata, secondo le regole stabilite dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30/4/2018, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di emissione del documento per le operazioni attive oppure di registrazione del documento per le operazioni passive.

In relazione a questo nuovo adempimento, vengono analizzati alcuni aspetti:

  • i soggetti obbligati alla comunicazione;
  • i dati da comunicare;
  • le modalità di comunicazione;
  • i termini di comunicazione, fissati entro la fine del mese successivo a quello di riferimento, osservando che per quanto riguarda il mese di gennaio 2019, la prima comunicazione in scadenza il 28/02/2019 è stata recentemente prorogata al 30/04/2019.

La sfera soggettiva di applicazione dell’obbligo della comunicazione

Sono obbligati alla comunicazione tutti i soggetti passivi Iva residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano.

Sono invece esonerati dalla comunicazione i soggetti che operano:

  • in base al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, ai sensi dell’art. 27, commi 1 e 2, della Legge n. 111 del 15/07/2011, che risulta abrogato ma che è tuttora utilizzabile da parte dei soggetti che vi avevano optato prima del 31/12/2015;
  • in base al regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190 del 23/12/2014;
  • in regime di esonero per i produttori agricoli, ai sensi dell’art. 34, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

La sfera oggettiva di applicazione dell’obbligo della comunicazione

Oggetto della comunicazione sono i dati riguardanti:

  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • gli acquisti di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato Italiano.

Il generico riferimento ai “soggetti” non residenti, stabiliti o identificati fa ragionevolmente ritenere che la comunicazione sia obbligatoria:

  • per le operazioni nei confronti di soggetti passivi Iva non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano;
  • per le operazioni nei confronti di “privati consumatori” non residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato italiano.

Sono invece escluse le operazioni:

  • per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quali ad esempio le importazioni;
  • per le quali è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI).

L’esterometro, o spesometro estero, non va ad influire sull’obbligo e sulle regole di compilazione e di trasmissione dei modelli Intra,che per questo motivo rimangono invariate.

La procedura di trasmissione dei dati

Solamente per quanto riguarda le fatture emesse, la comunicazione può essere effettuata trasmettendo al Sistema di Interscambio (SdI) la fattura in formato XML ed inserendo  nel campo  relativo al “Codice Destinatario” il codice prestabilito “XXXXXXX”.

I dati oggetto di trasmissione

La comunicazione richiede l’indicazione dei dati di seguito riportati:

  • i dati identificativi del cedente o prestatore;
  • i dati identificativi del cessionario o committente;
  • la data del documento comprovante l’operazione;
  • la data di registrazione, solamente per i documenti ricevuti e le relative note di variazione;
  • il numero del documento;
  • l’ammontare della base imponibile Iva;
  • l’aliquota Iva applicata;
  • l’ammontare dell’imposta;
  • la natura dell’operazione, nell’eventualità in cui l’imposta non sia indicata nel documento.

La natura delle operazioni attive e passive

Relativamente alle operazioni attive, il dato “Natura” dell’operazione deve essere valorizzato soltanto nel caso in cui il cedente o prestatore non abbia indicato l’Iva in fattura, avendo immesso sul documento un’apposita annotazione in luogo dell’imposta.

Per quanto riguarda gli acquisti in regime di “reverse charge”, oltre alla valorizzazione del campo “Natura dell’operazione”, si deve procedere alla compilazione anche dei dati relativi all’aliquota ed all’imposta.

Nel prospetto che segue vengono schematizzati i principali codici riguardanti la natura dell’operazione, sulla base delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate rispetto alla precedente comunicazione dei dati delle fatture, nel dettaglio tramite la Circolare n. 1/E del 07/02/2017, tramite la Risoluzione n. 87/E del 06/07/2017 e tramite le FAQ pubblicate sul sito internet nella sezione “Fatture e Corrispettivi”.

CodiceNatura dell’operazioneOperazioni attiveOperazioni passive
N1Escluse exart. 15Operazioni con esclusione dal calcolo della base imponibile Iva=
N2Non soggettePrestazioni di servizi “fuori campo” Iva in mancanza del requisito di territorialità (esempio: servizi extra-UE)=
N3Non imponibiliCessioni intra-UE Cessioni all’esportazione (comprese quelle in regime del margine)Acquisti intra-UE non imponibili
N4Esenti ex art. 10Cessioni e prestazioni in regime di esenzione Iva (esempio: locazione di fabbricati)Acquisti intra-UE esenti
N5Regime del margine / Iva non evidenziata in fatturaRegime del margine per i beni usati=
N6Inversione contabile / Reverse chargePrestazioni di servizi nei confronti di soggetti passivi debitori d’imposta in altro Stato UE Acquisti intracomunitariAcquisti di servizi extra-UE (autofatture)
N7Iva assolta in altro Stato UEVendite a distanza Prestazioni di servizi in regime MOSS=

I termini di scadenza per la trasmissione dei dati

Con decorrenza dal 01/01/2019 l’obbligo della comunicazione è correlato ai documenti, sia emessi che ricevuti, così come stabilito dall’art. 1, comma 916, della Legge n. 205 del 27/12/2017 (Legge di Bilancio 2018).

La trasmissione telematica della comunicazione deve essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo:

  • a quello della data del documento emesso;
  • a quello della data di ricevimento del documento che attesta l’operazione, che deve intendersi quale data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’Iva.

Di conseguenza, è da ritenere che dovrebbero essere comprese nella comunicazione del mese precedente le fatture di acquisto ricevute e registrate entro il giorno 15 del mese successivo e conteggiate nella liquidazione del mese precedente.

Esempio:

  • mese di riferimento delle fatture: gennaio
  • termine di registrazione delle fatture: 15 febbraio
  • conteggio delle fatture:  liquidazione Iva gennaio

La prima comunicazione, riguardante il mese di gennaio 2019, la cui scadenza era prevista per il 28/02/2019 è stata recentemente prorogata al 30/04/2019.

Nello schema che segue vengono riepilogate le scadenze relative al periodo d’imposta 2019, tenendo in considerazione le posticipazioni al primo giorno lavorativo successivo per quanto riguarda le scadenze che cadono di sabato oppure in un giorno festivo.

Mese di riferimento Scadenza della comunicazione
Gennaio 2019 30 aprile 2019
Febbraio 2019 1 aprile 2019 dato che il 31 marzo 2019 cade di domenica
Marzo 2019 30 aprile 2019
Aprile 2019 31 maggio 2019
Maggio 2019 1 luglio 2019 dato che il 30 giugno 2019 cade di domenica
Giugno 2019 31 luglio 2019
Luglio 2019 2 settembre 2019 dato che il 31 agosto 2019 cade di sabato
Agosto 2019 30 settembre 2019
Settembre 2019 31 ottobre 2019
Ottobre 2019 2 dicembre 2019 dato che il 30 novembre 2019 cade di sabato
Novembre 2019 31 dicembre 2019
Dicembre 2019 31 gennaio 2020

Le sanzioni previste per omessa o errata trasmissione dei dati

In base a quanto stabilito dall’art. 11, comma 2-quater, del Decreto Legislativo n. 471 del 18/12/1997, nel caso di omessa trasmissione oppure di trasmissione di dati con completi o errati, viene applicata la sanzione di euro 2,00 per ogni fattura, con il limite massimo di euro 1.000,00 per ogni trimestre.

La sanzione viene ridotta alla metà nell’ipotesi in cui la trasmissione venga effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza, oppure nel caso in cui, entro il medesimo termine, venga effettuata la trasmissione corretta dei dati. Non è prevista la possibilità di poter applicare il cumulo giuridico stabilito dall’art. 12 del Decreto Legislativo n. 472 del 18/12/1997.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il nuovo regime forfetario

Di recente sono stati rilasciati da parte dell’Agenzia delle Entrate i primi chiarimenti sul nuovo regime forfetario, che è stato oggetto delle modifiche apportate dalla Legge n. 145 del 30/12/2018.

Tra i chiarimenti più importanti si evidenziano quelli indicati nello schema che segue:

Il superamento del limite di ricavi/compensi stabilita per la tipologia di attività nell’anno 2018 permette in ogni caso di poter rimanere nel regime nell’anno 2019, se non viene superato il nuovo limite di 65.000,00 euro
Nella suddetta soglia di ricavi/compensi per poter accedere o poter rimanere nel regime devono essere conteggiati anche i proventi ottenuti quali diritti d’autore, ai sensi dell’art. 53, comma 2, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.)
La causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni deve essere eliminata anteriormente all’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato, per questo motivo, per l’anno 2019, la partecipazione doveva essere stata dismessa entro la data del 31/12/2018

Relativamente alla causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni, dopo aver sentito il parere preventivo dell’Agenzia delle Entrate, il Ministero dell’Economia e  delle Finanze ha puntualizzato che, per poter stabilire la riferibilità, sia diretta che indiretta, dell’attività della società a quella individuale, bisogna prendere come riferimento, non tanto la classificazione ATECO, bensì l’effettiva attività svolta.

In conseguenza di quanto sopra, anche se in presenza di due distinti codici attività, nel caso in cui l’attività esercitata in forma individuale sia, di fatto, connessa a quella effettivamente esercitata dalla società a responsabilità limitata, sia l’accesso che la permanenza nel regime sono da ritenersi preclusi.

Riguardo invece alla causa di impedimento collegata allo svolgimento di rapporti di lavoro, viene evidenziato che il praticantato professionale, di per sé, non impedisce l’ammissione al regime forfetario per i giovani professionisti che, in conseguenza del superamento dell’esame di Stato, si iscrivano ad un Ordine o ad un Collegio professionale, a condizione, tuttavia, che vengano rispettate le condizioni previste nella causa di impedimento.

Di conseguenza, nelle ipotesi in cui tra il tirocinante ed il professionista si proceda alla stipula     di un contratto di lavoro subordinato vero e proprio, l’accesso al regime forfetario sarebbe possibile solamente nel caso in cui l’attività professionale non venga esercitata in prevalenza nei confronti dell’ex dominus, oppure di soggetti a questo riconducibili, sia direttamente che indirettamente.

Introduzione regime forfettario

Come ormai noto, la Legge n. 145 del 30/12/2018 (Legge di Bilancio 2019), ai commi 9-11 dell’art. 1, ha ridefinito il campo di applicazione del regime forfetario di cui alla Legge n. 190 del 23/12/2014 nei termini di seguito indicati:

  • viene previsto solamente un requisito di accessibilità rappresentato dal limite unico di ricavi/compensi, come riepilogato nello schema che segue;
  Tipologia di attività esercitata Limite di ricavi/compensi al 31/12/2018 Limite di ricavi/compensi dal 01/01/2019
Industrie alimentari e delle bevande (codice attività 10 e 11) 45.000,00 euro 65.000,00 euro  
Commercio all’ingrosso e al dettaglio (codice attività 45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7, 47.9) 50.000,00 euro
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (codice attività 47.81) 40.000,00 euro
Commercio ambulante di altri prodotti (codice attività 47.82 e 47.89) 30.000,00 euro
Costruzioni e attività immobiliari (codice attività 41, 42, 43, 68) 25.000,00 euro
Intermediari del commercio (codice attività 46.1) 25.000,00 euro
Servizi di alloggio e di ristorazione (codice attività 55 e 56) 50.000,00 euro
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (codice attività da 64 a 66, da 69 a 75, da 85 a 88) 30.000,00 euro
Altre attività (codice attività da 01 a 03, da 05 a 09, da 12 a 33, da 35 a 39, da 49 a 53, da 58 a 63, da 77 a 82, 84, da 90 a 99) 30.000,00 euro
  • vengono tolti i limiti collegati al sostenimento di spese per lavoro dipendente e per beni strumentali i quali dal 01/01/2019, pertanto, non devono più essere conteggiati ai fini sia dell’accesso che della permanenza nel regime;
  • vengono riformulate le cause di impedimento collegate al possesso di partecipazioni ed allo svolgimento, sia attuale che passato, di lavoro dipendente.

Lo schema successivo riassume le cause di impedimento al regime forfetario, differenziando quelle in vigore fino al 31/12/2018 da quelle operative dal 01/01/2019, che sono state variate dalla Legge di Bilancio 2019.

Le cause di impedimento fino al 31/12/2018 Le cause di impedimento dal 01/01/2019
Utilizzazione di regimi speciali Iva oppure di regimi forfetari di determinazione del reddito Viene confermata
Residenza fiscale all’estero, ad eccezione dei residenti in Stati UE/SEE che generano come minimo il 75% del reddito globale in Italia Viene confermata
Esecuzione, in via esclusiva oppure prevalente, di cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi Viene confermata
Esercizio di attività di lavoro autonomo o d’impresa in forma individuale          e, nel contempo, possesso di partecipazioni in  società di persone o in associazioni professionali, di cui all’art. 5 del T.U.I.R., ovvero in società a responsabilità limitata in regime di trasparenza, di cui all’art. 116 del T.U.I.R. Esercizio di attività d’impresa in forma individuale, di arti o di professioni e, nel contempo all’esercizio dell’attività:  
  • possedere partecipazioni in società di persone, associazioni o in imprese familiari, di cui all’art. 5 del T.U.I.R.;
  • esercitare il controllo, sia diretto che indiretto, in società a responsabilità limitata o in associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Percepimento, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o assimilati, di cui agli articoli 49 e 50  del T.U.I.R., eccedenti l’importo di 30.000,00 euro; il limite non doveva essere verificato se il rapporto di lavoro era cessato Esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili

Inoltre è da tenere in considerazione quanto riportato nella tabella che segue.

Le variazioni apportate dalla Legge n. 145 del 30/12/2018 (Legge di Bilancio 2019) al regime forfetario Hanno decorrenza dal 01/01/2019, e per questo motivo  le stesse devono essere valutate al momento del primo accesso al regime nel 2019, oppure per riscontrare la possibilità di permanenza per i soggetti che già lo applicavano nell’anno 2018.

Sono state oggetto di alcuni chiarimenti ufficiali e di risposte a quesiti da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il calcolo del limite di 65.000,00 euro di ricavi/compensi

Viene confermata la possibilità di permanenza nel regime forfetario dall’anno 2019 per i contribuenti che hanno conseguito ricavi/compensi non superiori a 65.000,00 euro, anche nel caso in cui abbiamo superato nell’anno 2018 il limite in quel momento operante per la specifica attività.

Di conseguenza nell’ipotesi in cui un contribuente in regime forfetario abbia superato il limite    dei 30.000,00 euro al 31/12/2018, può in ogni caso rimanere nel regime agevolato se, nello stesso periodo d’imposta, abbia conseguito ricavi/compensi per un importo inferiore ai 65.000,00 euro.

Oltre a ciò, dal momento che tale limite deve essere calcolato avendo quale riferimento i ricavi/compensi conseguiti globalmente dall’imprenditore oppure dal professionista, indipendentemente dalla specifica attività alla quale si riferiscono, nello stesso vanno compresi anche i proventi conseguiti quali diritti d’autore, dal momento che, ai sensi dell’art. 53, comma 2, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.), si tratta in ogni caso di redditi di lavoro autonomo.

La causa di impedimento collegata al possesso di partecipazioni

Non è ammesso il regime forfetario per le persone fisiche che, in contemporanea all’esercizio dell’attività in forma individuale:

Possiedono partecipazioni in società di persone, associazioni o imprese familiari, ai sensi dell’art. 5 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22/12/1986 (T.U.I.R.)
Controllano, direttamente oppure indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche che possano essere riconducibili, sia direttamente che indirettamente, a quella individuale ai sensi dell’art. 1, comma 57, nuova lettera d), della Legge n. 190 del 23/12/2014

L’attuale formulazione della disposizione deve essere intesa nel senso che la causa di impedimento deve cessare di sussistere prima dell’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato, in quanto la previsione normativa, come formulata, non consente l’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni e la contemporanea partecipazione alle tipologie societarie sopra specificate.

Di conseguenza, i contribuenti che non hanno potuto procedere alla cessione della partecipazione entro il 31/12/2018 non potranno avvalersi del regime per l’anno 2019 e dovranno prendere in considerazione l’eventuale trasferimento nel corso dell’anno in funzione dell’accesso al regime agevolato dall’anno 2020.

Inoltre, riguardo al possesso di partecipazioni in società a responsabilità limitata, viene precisato che, per stabilire la riferibilità, sia diretta che indiretta, dell’attività della società a quella individuale, non bisogna fare riferimento alla classificazione ATECO, ma prestare attenzione all’effettiva attività svolta.

Di conseguenza, nonostante la presenza di due distinti codici attività, nel caso in cui l’attività esercitata in forma individuale sia, di fatto, collegata a quella effettivamente esercitata dalla società a responsabilità limitata, questo, nella misura in cui la partecipazione sia di controllo, impedisce l’accesso oppure la permanenza nel regime forfetario.

La causa di impedimento collegata allo svolgimento di rapporti di lavoro

Viene escluso il regime forfetario per le persone fisiche che svolgono l’attività in prevalenza nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere oppure erano intercorsi rapporti di lavoro nei due periodi d’imposta precedenti, ovvero nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili ai sensi dell’art. 1, comma 57, nuova lettera d-bis), della Legge n. 190 del 23/12/2014.

Il nuovo principio della causa di impedimento è quello di eludere l’avvio di iniziative professionali al solo fine di usufruire dell’aliquota agevolata del regime in questione, tramutando l’attività di lavoro dipendente o attività a questo assimilate in attività di lavoro autonomo.

Di per sé il praticantato professionale non impedisce l’accesso al regime forfetario per i giovani professionisti che, in conseguenza del superamento dell’esame di Stato, si iscrivano ad un Ordine o ad un Collegio professionale, a condizione, tuttavia, che vengano rispettate le condizioni previste nella causa di impedimento.

Di conseguenza, nelle ipotesi in cui tra il tirocinante ed il professionista venga stipulato un contratto di lavoro subordinato vero e proprio, l’accesso al regime forfetario sarebbe possibile solamente nel caso in cui l’attività professionale non venga esercitata in prevalenza nei confronti dell’ex dominus, oppure di soggetti a questo riconducibili, sia direttamente che indirettamente.

Il passaggio dal regime di contabilità semplificata al regime forfetario

Relativamente al passaggio tra regimi, in linea con quanto stabilito dalla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 64/E del 14/09/2018, è stato confermato che, dal momento che si tratta di due regimi naturali propri dei contribuenti minori, il passaggio dal regime di contabilità semplificata per cassa, di cui all’art. 18 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29/09/1973, al regime forfetario può essere effettuato anche precedentemente al decorso del triennio di durata dell’opzione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Legge Finanziaria 2019: recupero edilizio, risparmio energetico, bonus arredi e bonus verde

Agevolazioni edilizia Finanziaria 2019Anche per l’anno 2019 è stata prevista la proroga delle detrazioni maggiorate relativamente agli interventi di recupero edilizio e di risparmio energetico.

Per quanto riguarda le detrazioni per il recupero edilizio, non ci sono da segnalare particolari cambiamenti, infatti le disposizioni già in vigore, che prevedono una detrazione maggiorata al 50% su un importo massimo di spesa di 96.000,00 euro, vengono confermate e prorogate alle spese effettuate fino al prossimo 31/12/2019, con l’indicazione che possono usufruire dell’agevolazione gli Istituti Autonomi Case Popolari, gli Enti con le stesse finalità sociali e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Alla stessa maniera ed alle stesse condizioni degli anni precedenti, viene confermata anche l’agevolazione sull’acquisizione di arredi e di elettrodomestici per quanto attiene alle spese eseguite fino al 31/12/2019.

Analogamente vengono prorogate le disposizioni in materia di risparmio energetico, alle stesse condizioni previste per l’anno precedente, e viene anche prorogato il cosiddetto “Bonus verde”, già introdotto con la Legge di Bilancio 2018.

Introduzione agevolazioni Legge Finanziaria 2019

In sintesi la Legge Finanziaria 2019 prevede pertanto:

  • il bonus maggiorato viene prorogato, in linea di massima, alle spese sostenute fino al 31/12/2019, ad esclusione di quelle per le parti comuni condominiali, che possono invece usufruire di un termine più ampio;
  • viene diminuita al 50% l’aliquota riferita agli interventi che includono l’acquisto e  l’installazione di finestre e dei relativi serramenti, di schermature solari, di impianti di climatizzazione invernale con sistemi dotati di generatori di calore alimentati a biomasse e caldaie a condensazione, in quest’ultima ipotesi l’aliquota sale al 65% se viene installato in contemporanea un apparato di termoregolazione;
  • la detrazione del 65% viene estesa anche alle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di micro cogeneratori in sostituzione di impianti già in essere;
  • l’ambito di applicazione viene ampliato anche agli Istituti Autonomi Case Popolari, agli Enti con le stesse finalità sociali ed alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa;
  • la proroga del cosiddetto “bonus verde”, che era stato introdotto con la precedente Legge di Bilancio 2018.

Il tutto nell’ipotesi dell’unificazione delle suddette agevolazioni con applicazione di una sola aliquota di detrazione del 36%.

Il recupero edilizio

In conseguenza delle variazioni effettuate alla materia delle agevolazioni sul recupero edilizio e sul risparmio energetico i contribuenti potranno usufruire fino al 31/12/2019 di una detrazione del 50% su un massimale di spesa di 96.000,00 euro.

La maggiorazione della detrazione viene concessa a tutti gli interventi previsti nell’ambito di applicazione della detrazione del 36%, incluse anche le ipotesi di recupero edilizio e di restauro conservativo di immobili realizzati da cooperative edilizie con assegnazione degli immobili, in riferimento alle quali viene disposto l’ampliamento del periodo, da 6 mesi a 18 mesi dal momento dell’ultimazione dei lavori, nel quale può essere effettuata la vendita.

Questa ipotesi si differenzia da quelle ordinarie dal momento che l’importo della spesa detraibile viene quantificato nel 25% del prezzo di vendita dell’immobile, perciò non si procede al conteggio delle spese ma si determina la quota detraibile in modo forfetario in base all’importo della vendita.

Rimane invariata la disposizione in base alla quale per le spese sostenute dal 01/01/2017 al 31/12/2021 relativamente agli interventi antisismici (nelle zone 1, 2 e 3) su costruzioni destinate ad abitazione oppure ad attività produttive, compete una detrazione del 50% su un massimale di spesa di 96.000,00 euro per ciascuna unità immobiliare per ogni anno, suddivisa in 5 quote annuali.

Nel caso in cui dall’esecuzione degli interventi si ottenga una diminuzione del rischio sismico che possa definire:

  • il passaggio ad una categoria di rischio più basso, la detrazione dell’imposta compete nella misura del 70% della spesa sostenuta e nella misura del 75% se si tratta di parti comuni condominiali dell’edificio;
  • il passaggio a due categorie di rischio più basso, la detrazione dell’imposta compete nella misura dell’80% della spaesa sostenuta e nella misura dell’85% se si tratta di parti comuni condominiali dell’edificio.

E’ da segnalare l’inclusione delle spese sostenute dal 01/01/2017 per la classificazione e per la verifica sismica degli immobili, tra le spese rientranti nella detrazione.

Per quanto riguarda gli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali dell’edificio, viene prevista l’eventualità di poter cedere il corrispondente credito alle imprese che hanno realizzato gli interventi oppure ad altri soggetti privati, con la possibilità di susseguente cessione del credito.

In conseguenza delle proroghe previste dalla Legge Finanziaria 2019, i contribuenti possono avvalersi delle agevolazioni di seguito indicate:

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termine
Recupero edilizio, interventi conservativi   50%   96.000,00 euro Spese sostenute dal 26/06/2013 al 31/12/2019

Interventi antisismici

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termine
Interventi antisismici in zone ad alto rischio 50% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi con riduzione del rischio sismico di 1 categoria 70% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi con riduzione del rischio sismico di 2 categorie 80% 96.000,00 euro Spese sostenute fino al 31/12/2021
Interventi antisismici effettuati sulle parti comuni dell’edificio +5% 96.000,00 euro (per immobile compreso nell’intervento) Spese sostenute fino al 31/12/2021

Le agevolazioni relative agli interventi antisismici possono essere usufruite anche da parte degli Istituti Autonomi Case Popolari, degli Enti con le stesse finalità sociali e delle cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

E’ disponibile la specifica Guida Ristrutturazioni Edilizie predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus risparmio energetico

Gli interventi di risparmio energetico

Per l’anno 2019 per gli interventi di risparmio energetico viene prevista l’applicazione di un’aliquota pari, in linea generale, al 65%, salvo quanto previsto per quanto riguarda gli interventi eseguiti sulle parti comuni condominiali dell’edificio.

Su questo specifico argomento, si può ritenere che l’utilizzazione del termine “spese sostenute”, in mancanza di ulteriori condizioni dirette a delimitare l’applicazione dell’aliquota più elevata pari al 65% in relazione alla data di inizio degli interventi, implica che per quanto riguarda l’imputazione delle stesse si deve fare riferimento:

  • per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali, al principio di cassa e, di conseguenza, alla data dell’effettivo pagamento, a prescindere dalla data di inizio degli interventi ai quali si riferiscono i pagamenti;
  • per le imprese individuali, per le società e per gli enti commerciali, al principio di competenza e, di conseguenza, alla data di termine lavori, a prescindere, sia dalla data di inizio degli interventi ai quali si riferiscono le spese, che dalla data dei pagamenti.

La Legge di Bilancio 2017 aveva previsto una particolare ipotesi di proroga relativamente agli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici, usufruibile anche da parte degli Istituti Autonomi Case Popolari: in tale circostanza la misura viene finanziata fino al 31/12/2021 e la misura della detrazione può cambiare in base alle diverse ipotesi.

Nello specifico, viene previsto che gli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici che riguardano, come minimo, il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, usufruiscono di una detrazione maggiorata nella misura del 70%.

L’incentivo compete, invece, nella misura del 75% per gli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici che assicurano un incremento delle prestazioni energetiche, sia invernali che estive, conformi alla qualità media che viene richiesta dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26/01/2015.

In ambedue le circostanze, l’esistenza delle condizioni per il riconoscimento degli incentivi deve essere certificata tramite l’Attestato di Prestazione Energetica rilasciato da parte di professionisti abilitati.

Le detrazioni maggiorate vengono ammessi nel limite di spesa di 40.000,00 euro per ciascuna unità abitativa interessata dagli interventi di riqualificazione energetica.

Con la Legge Finanziaria 2019 viene prorogata la detrazione alle stesse condizioni stabilite dalla Legge di Bilancio 2018, attraverso la quale sono state effettuate delle importanti variazioni all’incentivo, che vengono di seguito riepilogate:

  • la detrazione viene ridotta al 50% per quanto riguarda le spese, sostenute dal 01/01/2018, relative agli interventi di acquisto e di posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A, mentre sono esclusi dalla detrazione gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A;
  • la detrazione viene applicata nella misura del 65% per quanto riguarda gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal Regolamento Delegato (UE) n. 811/2013 e contemporanea installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, o con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed appositamente progettati dal fabbricante per funzionare congiuntamente tra loro, o per le spese sostenute all’acquisto ed alla posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione;
  • viene prevista la detrazione del 65% per quanto riguarda le spese per l’acquisto e per la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, sostenute dal 01/01/2018 al 31/12/2018, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000,00 euro, per poter usufruire di questo incentivo gli interventi indicati devono portare ad un Risparmio di Energia Primaria (PES – Primary Energy Saving) pari ad almeno il 20%;
  • la detrazione del 50% viene applicata per quanto riguarda le spese sostenute nell’anno 2018 per l’acquisto e per la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino ad un importo massimo della detrazione di 30.000,00 euro;
  • per quanto riguarda le spese relative agli interventi sulle parti comuni condominiali degli edifici situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, congiuntamente diretti alla riduzione del rischio sismico ed alla riqualificazione energetica, compete una detrazione nella misura dell’80%, nel caso in cui gli interventi facciano ottenere il passaggio ad una categoria di rischio inferiore, oppure nella misura dell’85%, nel caso in cui gli interventi facciano ottenere il passaggio a due categorie di rischio inferiori, questa detrazione viene ripartita in dieci quote annuali di uguale importo e viene applicata su un importo delle spese non superiore a 136.000,00 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ogni edificio.

Di questo incentivo possono beneficiare anche gli Istituti Autonomi Case Popolari, gli Enti con le stesse finalità sociali e le cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Fatto salvo quanto sopra riepilogato, le agevolazioni maggiorate possono essere applicate, in via generale, secondo i termini di seguito indicati:

Tipologia Importo detraibile Massimale di detrazione   Rate
Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 06/06/2013 fino al 31/12/2019 (previsione generale) 65% In base al tipo di intervento 10
Interventi di risparmio energetico per le spese sostenute dal 01/01/2018 fino al 31/12/2019 (eccezioni) 50% In base al tipo di intervento 10
Interventi di risparmio energetico su parti comuni, per almeno il 25% di superficie disperdente, sostenute dal 01/01/2017 fino al 31/12/2021 70% 40.000,00 10
Interventi di risparmio energetico su parti comuni per miglioramento prestazioni energetiche estive ed invernali per le spese sostenute dal 01/01/2017 fino al 31/12/2021 75% 40.000,00 10
Interventi antisismici di risparmio energetico 85% 136.000,00 10

In conseguenza delle modificazioni apportate dalla Legge di Bilancio 2018, il beneficio della detrazione può essere ceduto da qualsiasi soggetto in relazione a qualunque tipologia di intervento di riqualificazione energetica agevolato.

E’ disponibile la specifica Guida Agevolazioni Risparmio Energetico predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus arredamento casa

Il bonus arredi

In base a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, ai contribuenti che beneficiano della detrazione per il recupero edilizio viene concessa una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, nella misura del 50% delle ulteriori spese documentate per quanto riguarda l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, ed anche A relativamente ai forni ed alle apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, il tutto allo scopo dell’arredamento dell’immobile oggetto degli interventi di ristrutturazione.

In base alle nuove disposizioni, viene richiesto che:

  • l’intervento di recupero sia iniziato dal 01/01/2018;
  • le spese per gli arredi siano sostenute nell’anno 2019.

Questa detrazione, applicabile fino al 31/12/2019, può essere usufruita su un massimale di spesa di 10.000,00 euro, al netto delle spese degli arredi eventualmente acquistati nell’anno 2018, con detrazione in 10 rate annuali.

L’Agenzia delle Entrate ha specificato che possono rappresentare un legittimo presupposto per poter  beneficiare della detrazione, la realizzazione di interventi edilizi sia sulle singole unità immobiliari abitative che sulle parti comuni condominiali di edifici abitativi, rispettivamente sia per l’acquisizione di mobili e arredi destinati all’abitazione che per l’acquisizione di mobili e arredi destinati alle parti comuni condominiali.

Nell’insieme le ipotesi per le quali è consentita l’agevolazione sull’acquisizione di mobili e arredi sono quelle di seguito indicate:

  • interventi di manutenzione ordinaria, di cui all’art. 3, lettera a), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo;
  • interventi di manutenzione straordinaria, di cui all’art. 3, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi di restauro e di risanamento conservativo, di cui all’art. 3, lettera c), del Decreto   del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi di ristrutturazione edilizia, di cui all’art. 3, lettera d), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, realizzati sulle parti comuni condominiali di edificio abitativo e sulle singole unità immobiliari abitative;
  • interventi indispensabili ai fini della ricostruzione oppure del ripristino dell’immobile danneggiato in conseguenza di avvenimenti calamitosi, sebbene non rientranti nelle tipologie precedenti, a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • interventi  di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, di cui all’art. 3, lettere c) e d), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 06/06/2001, riguardanti interi fabbricati, realizzati da imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che poi provvedano ad effettuare la successiva cessione o assegnazione dell’immobile entro il termine di sei mesi dalla data di ultimazione dei lavori.

I beni che rientrano nell’agevolazione sono mobili ed elettrodomestici, nuovi di fabbrica, per i quali è prevista l’etichetta energetica.

A solo titolo di esempio, rientrano nell’agevolazione dei mobili e arredi: i letti, i materassi, gli armadi, le cassettiere, i comodini, le librerie, le credenze, le scrivanie, i tavoli, le sedie, i divani, le poltrone,  ed anche gli apparecchi di illuminazione che vanno a fare parte di una sostanziale rifinitura dell’arredo dell’immobile nel quale sono stati effettuati gli interventi.

Al contrario, non rientrano nell’agevolazione, le acquisizioni di porte, di pavimentazioni in parquet, di tende e tendaggi, come pure di altri complementi di arredo.

Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, la disposizione agevolativa circoscrive l’agevolazione all’acquisizione delle tipologie che risultano regolarmente provviste di etichetta energetica di classe A+ o superiore, relativamente ai forni classe A o superiore, se per quelle tipologie l’etichetta energetica è imposta per legge.

Le acquisizioni di grandi elettrodomestici non dotati di etichetta energetica rientrano nell’agevolazione solamente se per quella tipologia l’imposizione dell’etichetta energetica non sia ancora prevista.

Per quanto riguarda l’identificazione dei grandi elettrodomestici, in mancanza di diverse informazioni nella disposizione agevolativa, rappresenta un valido riferimento la lista contenuta nell’allegato 1B del Decreto Legislativo n. 151 del 25/07/2005, in base alla quale fanno parte, a titolo di esempio, dei grandi elettrodomestici: le stufe elettriche, gli apparecchi elettrici di riscaldamento, i radiatori elettrici, i ventilatori elettrici, gli apparecchi di condizionamento, le lavatrici, le asciugatrici, i frigoriferi, i congelatori, le lavastoviglie, gli apparecchi di cottura, le piastre riscaldanti elettriche, i forni a microonde.

Per il pagamento dei mobili, degli arredi e degli elettrodomestici rientranti nell’agevolazione possono essere utilizzati sia le carte di credito/debito, che i bonifici, con l’indicazione del codice fiscale e della partita Iva del beneficiario e la specificazione del pagamento di ristrutturazioni agevolabili fiscalmente.

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Termini
Acquisto di mobili, arredi e grandi elettrodomestici in conseguenza di interventi di recupero edilizio 50% 10.000,00 euro Spese sostenute nell’anno 2019 su interventi di recupero edilizio dell’anno 2018

Si evidenzia che i contribuenti possono beneficiare della detrazione d’imposta a prescindere dall’importo delle spese sostenute per gli interventi di recupero edilizio.

E’ disponibile la specifica Guida Bonus Mobili ed Elettrodomestici predisposta a cura dell’Agenzia delle Entrate.

Il bonus verde

Sul modello delle agevolazioni sopra descritte, viene prevista la proroga anche per le spese sostenute per quanto riguarda gli interventi di sistemazione a verde effettuati nell’anno 2019.

Nello specifico la Legge di Bilancio 2018, ha previsto la possibilità di usufruire di un’agevolazione per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici e per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili, il tutto nella misura del 36% sui costi sostenuti e su un massimale di spesa di 5.000,00 euro.

Questa agevolazione compete anche relativamente alle parti comuni condominiali, con il limite di 5.000,00 per ogni unità abitativa, con pagamenti effettuati solamente mediante utilizzazione di strumenti tracciabili e con detrazione in 10 rate annuali.

Tipologia Importo detraibile Massimale di spesa Massimale di spesa parti comuni condominiali
Interventi di sistemazione a verde effettuati dal 01/01/2019 al 31/12/2019 36% 5.000,00 euro 5.000,00 euro per ogni unità abitativa
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Conto Corrente: limiti per prelievi e versamenti

La recente normativa sulla possibilità dell’utilizzo di contanti per i pagamenti ha portato il limite dai  1.000 euro massimi ai 3.000 euro. Tutto ciò con l’obiettivo di ostacolare l’evasione fiscale. Per quanto riguarda invece i pagamenti o i movimenti di denaro superiori ai 3.000 euro esiste l’obbligo di utilizzo di sistemi di pagamento tracciabili, come trasferimenti bancari o l’utilizzo di carte di credito o di debito.

Tutto ciò per favorire le operazioni di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Soglie di versamento contanti

Nella realtà non esistono delle vere soglie di versamento di contanti. Non esiste nessun divieto sul deposito di cifre anche superiori ai 3.000 Euro. L’unico contrattempo che può sorgere è che, in caso di versamento di cifre superiori ai 3.000 Euro, è che l’Agenzia delle Entrate può chiedere al contribuente dei chiarimenti circa la provenienza di quei soldi versati. Infatti ogni volta che verrà versato un importo superiore, partirà una segnalazione automatica alla Banca d’Italia. Ovviamente questo non vuol dire che verranno ad interrogarci ogni qualvolta venga effettuato un versamento simile.

Questo vale non solamente del caso del versamento di contanti, ma anche nel caso in cui qualcuno faccia un importante spostamento di denaro sul nostro conto. Questo discorso vale anche per esempio nel caso di spostamento di denaro dal conto di un nostro parente stretto, come può essere anche un genitore.

Vogliamo quindi tenere a precisare che i versamenti su conto corrente non hanno limiti rispetto alla normativa anti riciclaggio.

Versamenti e prelievi

Limiti di prelievo

Per quanto riguarda i prelievi di contante, per i privati non esistono per legge dei limiti giornalieri o mensili. I limiti che di solito ci troviamo quando preleviamo tramite gli ATM pre concordati nelle condizioni solitamente del nostro conto corrente.  Di solito variano dai 500/1000 Euro giornalieri e 2.000/3.000 Euro mensili. Alcuni conti correnti in offerta permettono di scegliere dei limiti diversi sulla base del rapporto attivato.

Una norma dell’ultimo Decreto Fiscale 193/2016 collegato alla Legge di Bilancio, modifica le soglie di prelievo per delle particolari categorie economiche. E’ stata eliminata la presunzione di evasione fiscale relativa i compensi per i professionisti sulla base dei propri conti correnti e versamenti. Invece per i titolari di impresa, sono stati fissati dei parametri sui prelievi, che possono far scattare la presunzione di evasione, 1.000 euro al giorno e 5.000 euro al mese. Questi limiti riguardano sia imprenditori, che commercianti e artigiani. Come nel caso dei versamenti, anche possono scattare dei contri dell’Agenzia delle Entrate.

Tutti questi alert vengono attivati in automatico a prescindere dal conto corrente che si utilizza. Non fa quindi tanta differenza l’utilizzo di un conto corrente di un istituto bancario rispetto a quello di un altro.

   

Redazione Economiapertutti.com
info@economiapertutti.com

Esterometro 2019: la nuova comunicazione obbligatoria dei dati delle operazioni con l’estero

E’ in arrivo l’esterometro o spesometro transfrontaliero, si tratta del nuovo strumento di comunicazione per poter rilevare le operazioni commerciali effettuate con soggetti esteri.

Come ormai ben sappiamo, dal 1 gennaio 2019 è entrato in vigore l’obbligo di emettere e di ricevere le fatture unicamente in formato elettronico. 

Il suddetto obbligo non riguarda le fatture emesse nei confronti di soggetti esteri, così come le fatture di acquisto ricevute da soggetti esteri, che continueranno ad essere documentate con il formato cartaceo.

Per queste operazioni è stato introdotto l’esterometro 2019 e nel prosieguo andiamo ad effettuare una sintetica disamina di questa ulteriore novità.

Che cos’è l’esterometro

Allo scopo di consentire all’Agenzia delle Entrate di poter verificare le operazioni che non passano attraverso il Sistema di Interscambio, è stata introdotta una nuova comunicazione che è stata denominata esterometro o anche  spesometro transfrontaliero. 

Inoltre, dal 1 gennaio 2019, a seguito dell’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica, è stato abolito lo spesometro relativamente alle operazioni effettuate tra soggetti residenti nel territorio dello Stato, le quali passano attraverso il Sistema di Interscambio.

La nuova comunicazione riguarda invece le operazioni attive e/o passive effettuate con soggetti non residenti, sia UE che extra UE.

Soggetti tenuti alla trasmissione dell’esterometro

Sono tenuti alla trasmissione dell’esterometro tutti i soggetti passivi d’imposta residenti in Italia, che di conseguenza devono:

  • emettere o ricevere la fattura elettronica per le operazioni attive o passive che hanno come controparte soggetti che sono residenti nel territorio dello Stato;
  • provvedere alla compilazione ed alla trasmissione dell’esterometro per quanto riguarda le fatture emesse o ricevute per operazioni poste in essere con soggetti non residenti.

Soggetti esclusi dalla trasmissione dell’esterometro

Sono esclusi dalla trasmissione dell’esterometro gli stessi soggetti che sono esentati dall’obbligo della fatturazione elettronica, e pertanto le imprese ed i professionisti in regime di vantaggio, quelli che applicano il regime forfetario nonché i produttori agricoli in regime di esonero ai sensi del D.P.R. n. 633/1972.

Sono inoltre esclusi dalla trasmissione dell’esterometro i contribuenti di seguito indicati:

  • le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime agevolato previsto dalla Legge n. 389/1991 e che nel periodo d’imposta precedente hanno realizzato proventi non superiori a 65.000,00 nell’ambito della propria attività commerciale;
  • i soggetti che sono obbligati all’invio dei dati delle fatture al Sistema Tessera Sanitaria (medici, farmacie, veterinari, ecc.), precisando che l’esclusione è limitata solamente al  periodo d’imposta 2019 ed alle sole fatture i cui dati devono essere trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria, pertanto, quando questi soggetti emettono fatture da non trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria sono obbligati sia alla fattura elettronica che all’esterometro.
Tasse Esterometro

Possibilità di emettere la fattura elettronica anche per i clienti esteri

Anche se non è prevista l’emissione della fattura, non è preclusa la possibilità che il contribuente possa ciononostante emettere una fattura elettronica anche nei confronti dei clienti esteri.

In questo caso nella fattura elettronica devono essere indicati i dati anagrafici del cessionario ed il codice destinatario da riportare è “XXXXXXX”, ovviamente ciò riguarda soltanto i dati delle fatture di vendita.

Nel caso in cui si opti per l’emissione della fattura elettronica, non è necessario procedere alla comunicazione dell’operazione anche nell’esterometro.

Nel seguente prospetto si sintetizzano le due situazioni che potrebbero verificarsi con un cliente estero identificato oppure non identificato in Italia.


Emissione fattura elettronica verso cliente estero

  Tipologia cliente Non residente, non stabilite, ma identificato Non residente, non stabilito, non identificato
Codice destinatario “0000000” “XXXXXXX”
Firma elettronica NO SI
Obbligo di riportare l’operazione nell’esterometro   NO   NO

Le fatture da comunicare con l’esterometro

Nella comunicazione devono essere specificate sia le cessioni di beni e le prestazioni di servizi compiute verso soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati, che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati. 

Di seguito si riassumono le principali tipologie di fatture da dover comunicare con l’esterometro, e più esattamente si indicano:

  • le fatture di vendita verso soggetti non residenti, per i quali non è stata emessa fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio;
  • le fatture ricevute da soggetti comunitari;
  • le autofatture per servizi ricevuti da soggetti extracomunitari;
  • le autofatture per acquisti di beni provenienti da magazzini italiani di fornitori extracomunitari.

I dati da specificare nello spesometro transfrontaliero

In base a quanto disposto dal Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018 dell’Agenzia delle Entrate i dati da dover inserire nell’esterometro sono quelli di seguito indicati: 

  • i dati identificativi del cedente/prestatore;
  • i dati identificativi del cessionario/committente;
  • la data del documento che comprova l’operazione;
  • la data di registrazione, solamente per i documenti ricevuti e le eventuali correlate note di variazione;
  • il numero del documento, la base imponibile, l’aliquota Iva applicata e l’imposta, oppure, nel caso in cui l’operazione non implichi l’annotazione dell’imposta nel documento, la catalogazione dell’operazione.

L’invio e la scadenza della comunicazione

La comunicazione Esterometro 2019 comprendente i dati delle fatture emesse e ricevute dall’estero deve essere trasmessa all’Agenzia delle Entrate mediante formato xml firmato digitalmente dal soggetto obbligato oppure da parte del suo delegato.

L’invio della comunicazione deve essere eseguito entro l’ultimo giorno del mese seguente a  quello della data del documento emesso oppure a quello della data di ricevimento, che attesta l’operazione.

La prima scadenza per la presentazione dell’esterometro è il 28 febbraio 2019.

La trasmissione del file può essere effettuata mediante utilizzazione di un sistema di: 

  • trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP;
  • cooperazione applicativa su internet, con servizi, esposto tramite modello web service;
  • trasmissione per via telematica attraverso il servizio “fatture e corrispettivi”, accessibile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, avvalendosi delle credenziali Entratel, Fisconline, SPID o CNS registrata ai servizi telematici.

Le sanzioni per il mancato invio dell’esterometro

Nel caso in cui venga omessa la presentazione della comunicazione esterometro, sono previste le sanzioni di seguito indicate:

  • euro 2,00 per ciascuna fattura omessa od erroneamente comunicata, con il limite di euro 1.000,00 a trimestre;
  • euro 1,00 per ciascuna fattura non comunicata, con il limite di euro 500,00 a trimestre, nel caso in cui l’invio venga eseguito entro i 15 giorni successivi alla scadenza prevista.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Fatturazione elettronica: le precisazioni e le risposte dell’Agenzia delle Entrate al CNDCEC

Nel corso del videoforum del 15 gennaio 2019 organizzato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, l’Agenzia delle Entrate ha fornito precisazioni e risposte  ai principali e più ricorrenti quesiti formulati da parte dei dottori commercialisti e pervenuti al CNDCEC tramite i vari Ordini territoriali, in relazione agli obblighi di fatturazione elettronica decorrenti dal 1 gennaio 2019, facendo particolare chiarezza per quanto riguarda la gestione del ciclo passivo di fatturazione.

Tra i vari chiarimenti forniti, si segnalano in particolare quelli di seguito indicati:

  • i contribuenti che operano in regime forfetario oppure in regime di vantaggio possono effettuare la conservazione analogica dei documenti ricevuti anche nel caso in cui abbiano ricevuto la fattura elettronica tramite Posta Elettronica Certificata, ad esempio poiché il fornitore ha rintracciato l’indirizzo nel registro pubblico INI-PEC;
  • le autofatture emesse per le operazioni di autoconsumo, per gli omaggi oppure per l’estrazione dei beni dal deposito Iva devono essere trasmesse al Sistema di Interscambio con l’indicazione del codice “TD1”, e non quindi del codice “TD20” che può essere utilizzato solamente per le autofatture da regolarizzazione ai sensi dell’art. 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 471 del 18/12/1997;
  • le fatture attive in formato XML, per il 1° semestre 2019, recano come “data del documento” quella del momento di effettuazione dell’operazione,ai sensi dell’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972;
  • le fatture attive che sono state emesse in uno degli ultimi giorni del mese di dicembre 2018 possono comunque essere trasmesse al Sistema di Interscambio nei primi giorni del mese di gennaio 2019, senza che per questo vengano comminate delle sanzioni, come indicato nella Circolare n. 13/E del 02/07/2018 dell’Agenzia delle Entrate.

Le fatture elettroniche ricevute dai contribuenti forfetari o minimi

Relativamente ai contribuenti operanti in regime forfetario oppure in regime di vantaggio, è stato precisato che i suddetti soggetti possono effettuare la conservazione delle fatture in modalità analogica anche nel caso in cui abbiano richiesto al fornitore di emettere la fattura in formato elettronico con recapito al proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata.

Per i soggetti in regime forfetario o di vantaggio rimane comunque possibile usufruire del servizio di conservazione offerto a titolo gratuito da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’emissione delle autofatture

Relativamente al procedimento di emissione delle autofatture, l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che il codice “TD20” si riferisce solamente alle autofatture da regolarizzazione ai sensi dell’art. 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 471 del 18/12/1997, vale a dire le ipotesi di fatturazione omessa oppure errata da parte del fornitore, mentre le autofatture per omaggi e per autoconsumo nonché il reverse charge “interno”, vale a dire per servizi edili, per acquisti di prodotti informatici, ecc., necessitano della classificazione con il codice “TD1”.

Anche per quanto riguarda l’estrazione dei beni dal deposito Iva deve essere emessa la fattura elettronica con codice “TD1”, con indicazione degli estremi del soggetto passivo sia nel campo relativo al cedente che in quello relativo al cessionario.

Le regole generali di emissione delle fatture

Per quanto attiene alle regole generali di emissione delle fatture, l’Agenzia delle Entrate riafferma che per il 1° semestre 2019 la data di emissione della fattura corrisponde con il momento di compimento dell’operazione.

Di conseguenza nel file XML deve essere sempre specificata la data nella quale l’operazione si considera effettuata ai fini Iva, ai sensi dell’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972, anche se l’effettiva trasmissione al Sistema di Interscambio ha luogo con qualche giorno di ritardo, tra l’altro usufruendo della non comminazione delle sanzioni entro il termine della liquidazione dell’Iva a debito.

Oltre a ciò, con esplicito richiamo alle indicazioni della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 13/E del 02/07/2018 che concede l’invio della fattura elettronica con un “minimo ritardo” rispetto alla data indicata sul documento, viene chiarito che non potrà essere comminata alcuna sanzione nel caso in cui una fattura elettronica sia stata emessa con data 30 dicembre 2018 e sia poi stata trasmessa al Sistema di Interscambio il giorno 2 gennaio 2019.

Il servizio di conservazione gratuito

Nelle precisazioni e risposte rese, è stato affermato che il servizio di conservazione gratuito viene garantito per un periodo di 15 anni anche in favore dei soggetti che cessano la partita Iva.

Per quanto riguarda l’argomento della conservazione sostitutiva, è stata data conferma che il soggetto passivo può usufruire, contemporaneamente per le stesse fatture, sia del servizio di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate che del servizio prestato da un soggetto privato, che abitualmente è il fornitore dei software gestionali.

Le fatture elettroniche relative alle acquisizioni di carburante

Come ormai noto, fino alla data del 31 dicembre 2018, allo scopo di poter detrarre l’Iva e poter dedurre il costo sugli acquisti di carburante per autotrazione effettuati, era possibile poter utilizzare la scheda carburante oppure le ricevute del POS per i pagamenti eseguiti tramite carta di credito o tramite bancomat.

Su questo argomento l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che, a decorrere dal 1 gennaio 2019, ai fini della detrazione dell’Iva e della deduzione del costo di acquisto rimane fermo l’obbligo di ricezione della fattura in formato elettronico.

Viene tuttavia puntualizzato che l’esercente l’impianto di distribuzione potrà procedere con l’emissione della fattura riepilogativa differita in base a quanto stabilito dall’art. 21, comma 4, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Le fatture relative al cosiddetto “tax free shopping”

Una non meno importante precisazione riguarda le fatture riguardanti il cosiddetto “tax free shopping”, per le quali non vi è l’obbligo della comunicazione delle operazioni transfrontaliere, dal momento che si tratta di fatture che a tutti gli effetti sono emesse in formato elettronico.

Le note di debito per sola Iva con utilizzo della fattura elettronica semplificata

Facendo riferimento al contenuto di una FAQ pubblicato in precedenza, viene descritta, in modo ancora più ampio, la procedura da seguire per l’emissione di note di debito per sola Iva, come nel caso che si può verificare alla chiusura di una procedura concorsuale, nello specifico dovrà essere fatto ricorso ad una fattura semplificata, la quale acconsente l’emissione e la trasmissione di un documento il cui imponibile è uguale a zero.

Per quanto riguarda le fatture in valuta estera, nel caso in cui l’emittente è un soggetto residente oppure stabilito in Italia, l’Agenzia delle Entrate richiede che gli importi debbano essere necessariamente indicati in valuta euro nel file XML, coerentemente a quanto disposto dall’art. 21, comma 4, lettera l), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26/10/1972.

Per l’indicazione dell’eventuale valuta di conversionepossono essere utilizzati i campi opzionali della sezione “Codice Articolo” oppure della sezione “Altri dati gestionali”.

Le precisazioni e le risposte dell’Agenzia delle Entrate al CNDCEC

Sicuramente interessanti i numeri del videoforum organizzato lo scorso 15 gennaio dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con l’Agenzia delle Entrate, che ha avuto una durata di 3 ore e 30 minuti, nel corso del quale le precisazioni e le risposte sono state fornite.

L’evento è stato seguito in diretta streaming da:

  • circa 24mila commercialisti;
  • quasi ottanta Ordini territoriali;
  • molte sedi dell’Agenzia delle Entrate.

Da oggi 28 gennaio il videoforum potrà essere fruito in differita in modalità e-learning on demand da parte degli utenti registrati alla piattaforma “Concerto” gestita dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili-

Sono qui disponibili le precisazioni e le risposte fornite dall’Agenzia delle Entrate ai quesiti sulla fatturazione elettronica formulati dal CNDCEC.

Le risposte sono suddivise nei seguenti blocchi tematici:

  • Contenuto delle fatture elettroniche
  • Emissione e ricezione
  • Conservazione
  • QR code
  • Obblighi invio dati per dichiarazione precompilata
  • Spese per carburanti
  • Rapporti con l’estero
  • Portale fatture e corrispettivi
  • Deleghe
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Novità 2019: ampliamento della cedolare secca alle locazioni commerciali

Con la Legge di Bilancio 2019 il regime fiscale della cedolare secca sulle locazioni, fino al 2018 applicabile esclusivamente alle locazioni di fabbricati abitativi, viene ampliato anche ai fabbricati commerciali aventi le caratteristiche di seguito indicate:

Questa agevolazione, che deve intendersi come sostitutiva del regime ordinario Irpef, viene però assoggettata a specifici limiti ed è prevista, salvo successivi provvedimenti normativi, solamente per i contratti stipulati nell’anno 2019.

Premessa cedolare secca

L’art. 1, comma 59, della Legge n. 145 del 30/12/2018, meglio conosciuta come Legge di Bilancio 2019, amplia la possibilità di applicazione della cedolare secca, nel rispetto di specifiche condizioni, alle locazioni aventi ad oggetto fabbricati commerciali classificati in categoria C/1ed aventi superficie massima pari a 600 mq, escluse le relative pertinenze.

Il citato comma 59, esattamente titolato “Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale, prevede in maniera esplicita il testo di seguito riportato: “Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca, di cui all’articolo 3 del Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con l’aliquota del 21 per cento. Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale.

In sostanza, questa nuova particolarità amplia la possibilità di poter applicare, anche alle locazioni degli immobili commerciali, la cosiddetta tassazione sostitutiva agevolata rispetto al regime ordinario Irpef, nello specifico il campo di applicazione viene allargato delle sole unità immobiliari che risultano iscritte nel catasto dei fabbricati alla categoria catastale negozi e botteghe (categoria C/1).

E’ opportuno ricordare che il regime fiscale della cedolare secca, entrato in vigore nell’anno 2011 al fine di favorire la locazione di unità immobiliari, permette di escludere i redditi immobiliari dall’imposizione progressiva Irpef per assoggettarli ad un’imposizione agevolata che va a sostituire:

  • l’Irpef e le relative addizionali, sia regionale che comunale dovute sul reddito immobiliare proveniente dalla locazione delle unità immobiliari e delle relative pertinenze, alle quali si riferisce l’opzione, nei periodi di efficacia dell’opzione stessa;
  • l’imposta di registro dovuta per le annualità contrattuali, o per il minor periodo di durata del contratto, per i quali viene applicata l’opzione;
  • l’imposta di bollo dovuta sul contratto di locazione del fabbricato e delle pertinenze in riferimento al quale è stata effettuata l’opzione;
  • l’imposta di registro e di bollo nel caso dovute sulla risoluzione del contratto, se alla data della risoluzione è in corso l’annualità per la quale è stata esercitata l’opzione per la cedolare;
  • l’imposta di registro e di bollo sulla proroga del contratto di locazione, nel caso in cui venga espressa l’opzione per la cedolare per il periodo di durata della proroga.

Il campo di applicazione della cedolare secca si definisce sia sotto il profilo soggettivo, vale a dire in funzione dei soggetti che ne possono usufruire, effettuando la relativa opzione, che sotto quello oggettivo, vale a dire in funzione della tipologia delle locazioni interessate.

Nel proseguo si esaminano i suddetti aspetti con specifico riferimento alle novità apportate dalla Legge di Bilancio 2019.

Fabbricati cedolare secca

I presupposti soggettivi sulla cedolare secca

Sebbene sia stato disposto l’allargamento della cedolare secca ai fabbricati di natura commerciale, dal punto di vista dei requisitisoggettivi, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto previsto in origine dall’art. 3 del D.Lgs. n. 23/2011.

Nello specifico, l’opzione per la cedolare secca è possibile solamente per il locatore che:

  • sia una persona fisica titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sull’immobile;
  • esegua la locazione al di fuori dell’esercizio di imprese, di arti o di professioni;
  • sia soggetto passivo relativamente all’Irpef e ottenga reddito di natura immobiliare.

Di conseguenza la cedolare secca sulle locazioni di immobili commerciali di categoria C/1 èimpeditaper i fabbricati concessi in locazione da imprenditori, da società semplici o da lavoratori autonomi ed è possibile applicarla solamente se la locazione origina redditi di natura immobiliaree non è invece applicabili per quanto riguarda i cosiddetti redditi diversi.

Inoltre, per tutto il periodo nel quale ha effetto l’opzione per la cedolare secca, l’ammontare del canone di locazione non può essere aggiornato, neppure in ragione della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevata periodicamente dall’Istat.

I presupposti oggettivi, l’allargamento del confine di applicazione

Fino al 31/12/2018, in base a quanto previsto dall’art. 3 del D.L.gs. 23/2011, l’imposta sostitutiva era accessibile solamente alle locazioni di fabbricati ad uso abitativo.

Dal 01/01/2019, l’art. 1, comma 59, della Legge di Bilancio 2019, prevede invece la possibilità di poter accedere alla cedolare secca anche per quanto riguarda le locazioni di fabbricati ad uso commerciale che:

  • risultano classificati catastalmente in categoria catastale C/1;
  • hanno una superficie massima pari a 600 mq, escluse le relative pertinenze.

Per quanto riguarda le modalità di accesso all’agevolazione la nuova norma non dispone nulla in particolare, per cui in linea di massima e salvo diverse indicazioni che potranno essere emanate, possono trovare applicazione le procedure al momento operanti per la locazione dei fabbricati civili che richiedono l’indicazione dell’opzione per la cedolare secca nel corpo del contratto da sottoporre a registrazione tramite il Modello RLI 2019.

La nuova disposizione, pur se da un punto di vista estende l’applicazione della cedolare secca allo scopo di sbloccare e favorire il mercato delle locazioni commerciali, dall’altro mette in essere dei limiti specifici eccessivamente circoscritti, che vengono di seguito sintetizzati.

La classificazione catastale:

la previsione riguarda la possibilità di applicare la tassazione agevolata solamente alle unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) e non agli altri immobili, diversi dagli abitativi, quali ad esempio quelli classificati nella categoria catastale C/2 (magazzini e locali di deposito), oppure quelli classificati nella categoria catastale C/6 (autorimesse, stalle e scuderie) le quali, anche se locate da soggetti privati, non possonoin ogni caso usufruire della cedolare secca.

Tuttavia, i magazzini e locali di deposito (categoria C/2), le autorimesse, stalle e scuderie (categoria C/6) e le tettoie chiuse ed aperte (categoria C/7) potranno usufruire della cedolare secca con tassazione al 21%, sé, ed unicamente sé, vengano concesse in locazione, quali pertinenze, congiuntamente al fabbricato principale classificato come negozio o bottega (categoria C/1).

La superficie catastale:

l’agevolazione è limitata alle unità immobiliari classificate come negozi e botteghe aventi categoria catastale C/1, ma un ulteriore limite riguarda il requisito dimensionale.

In realtà solamente i fabbricati commerciali classificati come negozi e botteghe in categoria catastale C/1 ed aventi superficie massima pari a 600 mq possono avere accesso alla cedolare secca sulle locazioni, nel conteggio della superficie, la disposizione prevede che non debbano venire ricomprese le pertinenzeche, se concesse in locazione congiuntamente al fabbricato principale, possono avere accesso alla tassazione agevolata.

I limiti temporali:

un’ulteriore limitazione riguarda l’ambito temporaledi applicazione della nuova norma, infatti i contratti che possono usufruire della disposizione agevolativa sono esclusivamente quelli stipulati nel 2019, per i quali data certa può essere evinta dalla data di registrazionedegli stessi.

Allo scopo di impedire espedienti per poter rispettare e di conseguenza eludere il vincolo temporale è stata prevista una disposizione specifica, infatti l’applicazione della cedolare secca, nella misura indicata del 21%, è prevista per i contratti stipulati nell’anno 2019, con esclusione di quelli stipulati nel suddetto stesso anno, se alla data del 15/10/2018risulti già in corso un contratto non naturalmente scaduto, tra gli stessi soggetti e per il medesimo fabbricato.

Pertanto si tratta di una limitazione antiabuso, diretta ad impedire che il locatore ed il conduttore si siano accordati oppure si accordino per la risoluzione anticipatadel contratto, allo scopo di mettere in essere un nuovo contratto con le stesse parti in causae riguardante la medesima unità immobiliare, che possa rientrare nel regime agevolato.

A solo titolo di esempio, nel caso in cui un contratto di locazione di un negozio (categoria catastale C/1) risulti essere naturalmentescaduto prima del 15/10/2018, oppure se un contratto di locazione scada naturalmente dopo la suddetta data e prima del 31/12/2019, il locatore può avere accesso alla cedolare secca, sebbene il conduttore sia lo stesso del precedente contratto, sempre che, ovviamente, il nuovo contratto di locazione venga stipulato nel corso dell’anno 2019.

L’incremento dell’acconto della cedolare secca dall’anno 2021

L’art. 1, comma 1127, della Legge n. 145/2018, nel variare a sfavore dei contribuenti l’art. 3, comma 4, del Decreto Legislativo n. 23 del 14/03//2011, porta al 100%la misura dell’acconto della cedolare secca dall’anno 2021, conservando invariata la percentuale del 95% per l’anno 2019 e per l’anno 2020.

L’incremento della misura dell’acconto non riguarda solamente le locazioni di fabbricati commerciali, ma interessa in generale l’imposta sostitutiva dovuta su tutti i canoni di locazione assoggettati alla cedolare secca.

Si ricorda che, ai fini del conteggio dell’acconto della cedolare secca, è possibile avvalersi del metodo di calcolo storico utilizzando il riferimento dell’imposta dovuta per l’anno precedente, ad esempio, con riferimento all’acconto per l’anno 2019, occorre prendere come base di calcolo il 95% dell’ammontare dell’imposta sostitutiva totale dovuta per l’anno 2018.In alternativa, è comunque possibile optare per il metodo di calcolo previsionale facendo riferimento all’imposta dovuta per l’anno in corso (nell’esempio precedente, l’anno 2019), e prendendo come base di calcolo il 95% del relativo ammontare.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Legge Finanziaria 2019: le novità più rilevanti in materia di lavoro

Con la Legge n. 145 del 30/12/2018, cosiddetta Legge Finanziaria 2019, il Legislatore ha introdotto numerose novità in materia di lavoro, le principali delle quali vengono di seguito illustrate.

Assunzione di giovani eccellenze

Viene previsto un incentivo in favore dei datori di lavoro privati che nel corso del 2019 assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato:

  • cittadini che sono in possesso di laurea magistrale ottenuta tra il 01/01/2018 ed il 30/06/2019 con la votazione di 110 e lode e media ponderata di almeno 108/110 entro la durata legale del corso di studi e prima del compimento dei 30 anni;
  • cittadini che sono in possesso di un dottorato di ricerca ottenuto nello stesso periodo e prima del compimento dei 34 anni.

L’esonero dal versamento dei contributi è riconosciuto per un periodo massimo di 12 mesi e nel limite massimo dell’importo di 8.000,00 euro.

Aumento delle sanzioni in materia di lavoro

Viene previsto un aumento del 10% delle sanzioni previste per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Viene invece previsto un aumento del 20% delle sanzioni previste per le violazioni in materia di somministrazione, lavoro nero, distacco e violazione delle disposizioni in materia di orario di lavoro.

Bonus assunzioni nelle regioni del sud

Viene previsto un nuovo intervento per favorire le assunzioni nelle regioni del sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) di giovani che non abbiano compiuto 35 anni di età o di qualunque età ma privi di impiego regolarmente remunerato da almeno sei mesi.

Le suddette misure possono essere consentite nel periodo 2019-2020 nel limite globale di 500 milioni di euro.

Viene previsto che l’esonero contributivo di cui all’art. 1-bis, comma 1, del Decreto Legge n. 872 del 12/07/2018 n. 872, cosiddetto “Decreto Dignità”, venga innalzato fino al 100%, in luogo del 50%, nel limite massimo di importo fissato, ovverosia pari a 8.060,00 euro su base annua e cumulabile con ulteriori esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla vigente normativa, limitatamente al periodo di applicazione dei medesimi.

Agevolazioni giovani lavoro sud

Incentivi ai giovani autotrasportatori

Vengono previsti degli incentivi, per gli anni 2019 e 2020, in favore dei giovani autotrasportatori del settore merci che non abbiano compiuto 35 anni di età ed in possesso di regolare rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con un’impresa di autotrasporto merci per conto terzi (qualifica Q1, Q2 o Q3).

Viene riconosciuto, a favore del lavoratore, un rimborso del 50% delle spese sostenute per l’ottenimento della patente e delle abilitazioni professionali per la guida dei veicoli destinati allo svolgimento dell’attività.

Il datore di lavoro, invece, potrà usufruire di una detrazione dall’Ires per una quota pari agli importi dei rimborsi erogati, fino ad un ammontare complessivo non superiore all’importo di 1.500,00 euro per ogni periodo d’imposta.

Infortuni domestici

Viene elevata da 65 anni a 67 anni l’età massima per l’obbligo di assicurazione per le persone che svolgono in via esclusiva lavoro domestico.

Il premio assicurativo unitario viene elevato a 24,00 euro annuali ed i gradi di inabilità indispensabili alla copertura assicurativa vengono ridotti al 16%.

Maternità

Viene prevista la possibilità di poter posticipare il godimento del periodo di interruzione di 5 mesi esclusivamente dopo il parto.

Reddito di cittadinanza e sistema pensionistico

Vengono compiuti gli stanziamenti fondamentali per poter dare avvio al reddito di cittadinanza e variare il sistema pensionistico attuale.

Riduzione dei premi Inail

Per permettere l’applicazione delle riduzioni alle tariffe dei premi e dei contributi Inail, con effetto dal 01/01/2019 al 31/12/2021 viene prevista la proroga dei principali adempimenti che riguardano l’autoliquidazione.

In relazione alla messa a disposizione delle basi di calcolo, viene prevista la proroga del termine dal 31/12/2018 al 31/03/2019, mentre per il versamento della rata di premio anticipata viene prevista la proroga dal 16/02/2019 al 16/05/2019.

Per quanto riguarda la denuncia delle retribuzioni, il termine di presentazione del 28/02/2019 viene prorogato al 16/05/2019.

Rivalutazione pensionistica e pensioni d’oro

Viene introdotta una revisione dell’attuale sistema di rivalutazione delle pensioni di maggiore importo.

La rivalutazione viene ammessa nella misura del 100% se l’importo della pensione non è superiore a 3 volte al trattamento minimo dell’Inps mentre si riduce al 40% se l’importo della pensione è superiore a 9 volte il trattamento minimo dell’Inps.

Oltre a ciò viene previsto un contributo progressivo dal 15%, sulle pensioni di importo almeno pari a 100.000,00 euro lordi su base annua non calcolate completamente su base contributiva, al 40%, sulle pensioni superiori a 500.000,00 euro lordi su base annua.

Uniemens per il settore agricolo Viene posticipato all’anno 2020 l’obbligo di attuazione del sistema Uniemens per quanto riguarda il settore agricolo.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com