Terzo Settore: le recenti modifiche apportate alla nuova disciplina

Con il Decreto Legislativo n. 105 del 03.08.2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 210 del 10.09.2018, il Legislatore ha inserito alcune modifiche al Codice del Terzo Settore, al fine di semplificarne la disciplina, che sono entrate in vigore dal 11.09.2018. 

In base a quanto previsto dal Decreto, gli enti interessati avranno adesso a disposizione 24 mesi di tempo per procedere all’adeguamento degli statuti, mentre in precedenza, il termine concesso era pari a 18 mesi.

Il Decreto di modifica prevede, anche, l’estensione della deroga riservata agli enti non commerciali che non utilizzano il regime forfettario, i quali possono presentare un rendiconto di cassa in luogo del bilancio di esercizio, per effetto della modifica, il limite di proventi passa da 50.000,00 a 220.000,00 euro.

Relativamente alla revisione legale dei conti, viene previsto che solamente gli enti di maggiore dimensione soggiacciono all’obbligo di sottoporsi alla revisione legale.

Per quanto riguarda l’imposta di registro viene prevista l’esenzione su tutti gli atti costitutivi e quelli correlati allo svolgimento delle attività di organizzazioni di volontariato.

Viene previsto, inoltre, che le organizzazioni e le associazioni di promozione sociale hanno la possibilità di integrare il numero degli associati per evitare la cancellazione dal registro, allo scopo il Decreto di modifica ha precisato che se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, lo stesso deve essere integrato entro un anno, decorso il quale l’organizzazione di volontariato (o l’associazione) viene cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Le principali modifiche apportate alla nuova disciplina del
Terzo Settore

Adeguamento statuti
Con riferimento al termine di adeguamento degli statuti, viene esteso il termine in precedenza concesso, da 18 a 24 mesi.

 

Semplificazioni enti di minori dimensioni
Il decreto di modifica prevede anche l’estensione della deroga riservata agli enti non commerciali che non utilizzano il regime forfettario, i quali possono presentare un rendiconto di cassa in luogo del bilancio di esercizio, in conseguenza della modifica, la soglia di proventi passa da 50.000,00 a 220.000,00 euro.

 

Revisione legale dei conti
Solamente gli enti di maggiore dimensione hanno l’obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti. Qualora la revisione sia prevista con disposizione statutaria in quanto obbligatoria, tutti i componenti dell’organo di controllo devono essere revisori legali iscritti nell’apposito registro.

 

Esenzione imposta di registro
Gli atti costitutivi e quelli correlati allo svolgimento delle attività delle organizzazioni di volontariato sono esenti dall’imposta di registro.

 

Associazione di promozione sociale
Le associazioni di promozione sociale sono enti del Terzo Settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta oppure non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o (in conseguenza dell’integrazione del decreto) delle persone aderenti agli enti associati.

In maniera analoga a quanto previsto in materia di organizzazioni di volontariato, se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l’associazione di promozione sociale è cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Disposizioni in materia di imposte sui redditi
Con il decreto di modifica, viene precisato che si considerano entrate derivanti da attività non commerciali i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell’ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti, ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 79 (attività di interesse generale, ricerca scientifica di particolare interesse sociale, fondi raccolti da privati e finanziamenti pubblici) tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalità non commerciali.

La variazione della qualifica, da ente di Terzo Settore non commerciale a ente di Terzo Settore commerciale, opera a partire dal periodo d’imposta in cui l’ente assume natura commerciale.

 

Acquisto della personalità giuridica
Le modifiche apportate prevedono che le associazioni e le fondazioni del Terzo Settore già in possesso della personalità giuridica ai sensi del D.P.R. n. 361/2000 che ottengono l’iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore sono sospesi dall’iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche previsto dal D.P.R. n. 361/2000 fino a quando sia conservata l’iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Nel periodo di sospensione, le predette associazioni e fondazioni non perdono la personalità giuridica acquisita con la anteriore iscrizione e non si applicano le disposizioni di cui al citato D.P.R. n. 361/2000.

 

Attività svolte dall’ente
La modifica apportata indica che l’attività svolta deve avere carattere esclusivo o principale. Per effetto di questa modifica possono considerarsi enti del Terzo Settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

 

Attività di interesse generale
Tra le attività di interesse generale viene inserita la tutela degli animali e prevenzione del randagismo, ai sensi della Legge n. 281 del 14 agosto 1991.

 

Attività di volontariato
In conseguenza delle modifiche apportate, la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria, con eccezione per gli operatori che prestano attività di soccorso nelle province autonome di Trento e Bolzano.

I lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo Settore hanno anche diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.

 

Organizzazioni di volontariato
Le organizzazioni di volontariato sono enti del Terzo Settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta oppure non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una o più attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati.

Il decreto di modifica ha precisato che se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l’organizzazione di volontariato è cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Convenzioni con pubbliche amministrazioni
Le pubbliche amministrazioni possono sottoscrivere con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale, se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato.

Il decreto di modifica prevede che le pubbliche amministrazioni procedenti diffondano sui propri siti informatici gli atti di indizione dei procedimenti ed i relativi provvedimenti finali. Gli stessi atti devono inoltre formare oggetto di pubblicazione da parte delle pubbliche amministrazioni procedenti nella sezione “Amministrazione trasparente”.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Decreto Dignità: le novità in materia fisco e lavoro dopo l’avvenuta conversione in Legge

Il Decreto Legge n. 87/2018, il cosiddetto “Decreto Dignità”, è stato convertito, con modificazioni, con la Legge di conversione n. 96/2018. In sede di conversione, sono state inserite alcune novità in materia fisco e lavoro.

Le novità di natura fiscale

Spesometro
E’ stato previsto il rinvio della prossima scadenza per la trasmissione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (“spesometro”). Nello specifico, è stato stabilito che i dati relativi al terzo trimestre 2018 possono essere inviati telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 28.02.2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre (ossia il 30.11.2018).

Sono state, inoltre, precisate le nuove scadenze per coloro che optano per l’invio semestrale dello spesometro (30.09 per il primo semestre e 28.02 per il secondo semestre).

E’ stato altresì previsto l’esonero dall’invio, a decorrere dal 2018, dei produttori agricoli in regime di esonero.

 

Split payment
E’ stato soppresso il meccanismo della scissione dei pagamenti (“split payment”) per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi vengono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o di acconto.

 

Redditometro
E’ stata inserita una disposizione in base alla quale il Decreto Ministeriale al momento in vigore, che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva, non avrà più effetto per i controlli ancora da effettuare relativi al 2016 e agli anni successivi. Viene quindi prevista l’adozione di un nuovo Decreto in materia da parte del M.E.F., dopo aver consultato l’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.

 

Disposizioni aggiuntive in materia di iper-ammortamento
L’incentivo fiscale noto come “iper-ammortamento” compete a condizione che i beni agevolabili vengano destinati a strutture produttive poste nel territorio dello Stato. Nel caso in cui nel corso del periodo di utilizzo della maggiorazione del costo i beni agevolati vengano venduti a titolo oneroso oppure vengano destinati a strutture produttive poste all’estero, anche se appartenenti alla medesima impresa, si procede al recupero del beneficio.

Il recupero avviene tramite una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d’imposta nel quale avviene la vendita a titolo oneroso oppure la delocalizzazione degli investimenti agevolati per un importo identico alle maggiorazioni delle quote di ammortamento nel complesso dedotte nei precedenti periodi d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi.

E’ stato puntualizzato che le suddette disposizioni non vengono applicate in relazione agli interventi sostitutivi in base ai quali in caso di dismissione del bene agevolato nel periodo di fruizione dell’agevolazione non viene a verificarsi la perdita delle quote restanti del beneficio a condizione che l’impresa sostituisca il bene originario e comprovi l’esecuzione dell’investimento sostitutivo.

Le nuove disposizioni trovano applicazione a partire dalle fatture emesse successivamente alla data del 14.07.2018.

 

Rinvio fatturazione elettronica carburanti
E’ stato confermato il rinvio al 01.01.2019 dell’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante per autotrazione. Rimane comunque confermato l’obbligo di pagamento con mezzi tracciabili con decorrenza dallo scorso 01.07.2018. In sede di conversione è stato evidenziato che i contribuenti potranno proseguire con l’utilizzo della carta carburante fino al 31.12.2018.

 

Esonero annotazione registri IVA
E’ stato previsto che i soggetti obbligati all’invio dello spesometro sono esonerati dall’obbligo di annotazione nei registri IVA sia delle fatture emesse che di quelle relativi agli acquisti. La nuova disposizione dovrebbe essere connessa al nuovo obbligo di utilizzazione delle fatture elettroniche tramite il sistema di interscambio.

 

Disposizioni aggiuntive in materia di ricerca e sviluppo
Relativamente alla disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, non vengono considerati ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali che derivano da operazioni effettuate con imprese facenti parte dello stesso gruppo.

In deroga alle disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, la disposizione viene applicata con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, anche in riferimento al computo dei costi ammissibili attribuibili ai periodi d’imposta rilevanti per la definizione della media di raffronto.

Per quanto riguarda gli acquisti che derivano dalle operazioni infragruppo effettuate nel corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, rimane immutata l’esclusione, dai costi ammissibili, della parte del costo di acquisto che corrisponde ai costi già precedentemente assegnati all’impresa italiana per effetto della partecipazione ai progetti di ricerca e sviluppo concernenti i beni oggetto di acquisto.

Rimane in ogni modo invariata la condizione in base alla quale, i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei suddetti beni immateriali sono rilevanti solamente se i suddetti beni vengono utilizzati direttamente ed unicamente nella esecuzione di attività di ricerca e sviluppo valutate ammissibili al beneficio.

La predetta novità viene applicata con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data del 14.07.2018.

 

Compensazione delle somme iscritte a ruolo
E’ da segnalare la proroga al 2018 della possibilità di compensare le somme iscritte a ruolo con i crediti maturati, non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti della pubblica amministrazione, relativi a forniture, somministrazioni, appalti e servizi, anche non professionali, a condizione che la somma iscritta a ruolo sia pari oppure inferiore al credito.

 

Abrogazione delle SSD aventi scopo di lucro
E’ stata abrogata la disciplina delle società sportive dilettantistiche aventi scopo di lucro. In contemporanea è stata soppressa la disposizione che stabiliva l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% alle prestazioni di servizi di carattere sportivo effettuati dalle società sportive dilettantistiche aventi scopo di lucro riconosciute dal CONI.

 

Delocalizzazione di imprese beneficiarie di aiuti
E’ stata inserita una misura allo scopo di sanzionare le imprese beneficiarie di aiuti che delocalizzano l’impresa al di fuori dell’UE. In base a quanto previsto, infatti, fatti salvi i vincoli che derivano dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere che operano nel territorio nazionale che abbiano usufruito di un aiuto di Stato che prevede la realizzazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio stesso nel caso in cui l’attività economica interessata dal medesimo ovvero un’attività simile o una loro parte venga delocalizzata in Stati non aderenti all’Unione Europea entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata.

In caso di decadenza viene applicata anche una sanzione amministrativa pecuniaria quantificata nel pagamento di una somma nella misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto beneficiato.

Al di fuori dai casi sopra indicati e fatti salvi i limiti che derivano dalla normativa europea         in materia di aiuti di Stato e di utilizzazione dei fondi strutturali europei, le imprese italiane      ed estere che operano nel territorio nazionale che abbiano usufruito di un aiuto di Stato        che prevede la realizzazione di investimenti produttivi, nello specifico, localizzati al fine dell’assegnazione di un beneficio, decadono dal beneficio stesso nel caso in cui l’attività economica interessata dal medesimo ovvero un’attività similare o una loro parte venga delocalizzata dal luogo incentivato in favore di unità produttive situate al di fuori dell’ambito territoriale dell’anzidetto luogo, in ambito sia nazionale sia europeo, entro cinque anni dalla data di compimento dell’iniziativa o della conclusione dell’investimento agevolato.

Le novità in materia lavoro

 

Nuovo sgravio contributivo
E’ stato inserito uno sgravio contributivo praticamente analogo a quello previsto dalla Legge n. 205/2017 in materia di sgravio contributivo per soggetti con limite di età disposto dalla norma. Pertanto le assunzioni di soggetti che non hanno compiuto il 35° anno potranno essere assoggettate ad incentivo anche per gli anni 2019-2020. In mancanza di questo intervento, a decorrere dal 2019 avrebbero potuto beneficiare dell’incentivo solamente le assunzioni di lavoratori che non hanno compiuto il 30° anno.

 

Tutela dell’occupazione
Le imprese, sia italiane che estere, che usufruiscono di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei 5 anni successivi alla data di conclusione dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%. La decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.

 

Somministrazione lavoro
Nell’ipotesi di assunzione a tempo determinato, il rapporto tra somministratore e lavoratore non può superare complessivamente il 30% dei lavoratori a tempo indeterminato, salva diversa disposizione da parte della contrattazione collettiva.

Sono esclusi dalla disposizione relativa ai limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori in mobilità, di soggetti disoccupati che beneficiano da almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati. E’ stata, inoltre, prevista l’esclusione dall’obbligo del rispetto del termine dilatorio tra un contratto e l’altro nell’ipotesi di riassunzione.

 

Contratti di lavoro a termine
E’ stata realizzata la variazione delle norme che disciplinano i contratti a termine con specifico riferimento agli elementi di cui di seguito:

 

1.    la durata massima del rapporto viene ridotta a 24 mesi;

2.    il datore di lavoro deve giustificare l’apposizione del termine per tutti i rapporti di durata superiore a 12 mesi (necessità temporanee ed oggettive, esterne all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori, esigenze collegate ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria);

3.    nel caso di rinnovo, deve essere sempre apposta la giustificazione del termine, ed il contributo addizionale viene incrementato a 0,5%;

4.    il termine deve avere forma scritta;

5.   il numero delle proroghe viene ridotto a 4.

 

Con la legge di conversione è stato ammesso un maggior termine di tolleranza per proroghe e rinnovi eseguiti fino al prossimo 31.10.2018 (ai quali verrà applicata la disciplina previgente). E’ stato inoltre stabilito che, nel caso di mancata giustificazione del rapporto a termine, della proroga o del rinnovo (dove prevista dalla legge), il contratto si trasforma di diritto in lavoro a tempo indeterminato.

 

Impugnazione contratti a termine
Il termine per la presentazione dell’impugnazione di un contratto a termine è stato elevato da 120 a 180 giorni.

 

Indennità licenziamento
Nell’ipotesi in cui non ricorrano i presupposti per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo, l’indennità minima prevista viene innalzata a 6 mensilità, mentre quella massima, invece, viene innalzata fino a 36 mensilità.

 

Prestazioni occasionali
In relazione alle prestazioni occasionali, la legge di conversione ha stabilito che il divieto collegato alle aziende con più di 5 dipendenti non trova applicazione alle aziende alberghiere ed alle strutture ricettive che operano nel settore turismo e che hanno alle proprie dipendenze fino a 8 lavoratori (ma solamente nel caso in cui le prestazioni siano svolte da pensionati, giovani studenti, disoccupati o percettori di prestazioni integrative del salario, del REI o di altre prestazioni a sostegno del reddito).

E’ stato ulteriormente precisato che le comunicazioni inviate da aziende alberghiere, strutture ricettive, enti locali e imprese agricole devono contenere la data di inizio ed il monte orario complessivo presunto con riferimento ad un arco temporale non superiore a 10 giorni.

Ulteriori novità

 

Divieto pubblicità a giochi e scommesse
Allo scopo del consolidamento della tutela del consumatore nonché per un maggiore ed adeguato contrasto alla dipendenza dal gioco d’azzardo, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualunque forma di pubblicità, anche indiretta, attinente a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet.

Dal 1° gennaio 2019 il divieto viene applicato anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi ed a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi della nuova disposizione, è vietata. Sono escluse dal divieto le lotterie nazionali ad estrazione differita ed i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Compensi sportivi: informazioni e suggerimenti per chi opera nel settore dello sport dilettantistico

Come ben sapete, le Società Sportive Dilettantistiche (SSD) e le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) necessitano del supporto di validi collaboratori, grazie ai quali possono svolgere al meglio le proprie attività. Tuttavia, quando arriva il momento di calcolare e gestire i compensi sportivi, le problematiche riscontrate non sono poche. Molto spesso, le difficoltà sono dovute a una mancanza di informazioni di base, ma anche all’assenza di strumenti idonei per la gestione completa dei pagamenti e delle collaborazioni. Pertanto, andiamo a vedere quali sono i dettagli e le soluzioni da non sottovalutare.

Le principali caratteristiche dei compensi sportivi

I compensi sportivi sono pagamenti costituiti dalle somme dovute al collaboratore a fronte della loro prestazione lavorativa il quale dovrà rilasciare una ricevuta non fiscale per il compenso a sé spettante.

In questa eventualità, la tassazione va calcolata seguendo le indicazioni del comma 358 della Legge n. 205/2017, che inquadra questo tipo di prestazione come “oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa.” Pertanto, i compensi sportivi costituiscono “redditi diversi” (ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera m, del testo unico delle imposte sui redditi), non assoggettabili a contribuzione previdenziale, e possono essere emessi per coloro che svolgono “le mansioni rientranti (…) tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche”.

Le Associazioni e le Società Sportive Dilettantistiche, che avviano questo tipo di collaborazioni, devono necessariamente rispettare determinate normative, onde evitare le relative sanzioni. Tra l’altro, dovranno occuparsi di effettuare una comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego (inerente alla collaborazione stessa e alla sua natura); istituire e gestire il Libro Unico del Lavoro ed emettere i cedolini paga.

Dal punto di vista fiscale, le prestazioni sportive, rese nei confronti di ASD e SSD, sono disciplinate come co.co.co. (collaborazioni continuate e continuative). Solo al Coni è permessa l’identificazione delle mansioni rientranti tra quelle “necessarie” per l’esercizio delle attività sportive dilettantistiche, assoggettabili al regime agevolato relativo ai redditi diversi.

Norme fiscali sport

Alcune tipologie di collaboratori appaiono logicamente rientranti nelle mansioni necessarie per lo svolgimento delle attività di ASD e SSD (si pensi agli istruttori sportivi), mentre altre saranno soggette alla valutazione discrezionale del Comitato Olimpico (a titolo d’esempio: dirigenti, accompagnatori, assistenti alla segreteria, assistenti tecnici, assistenti bagnanti, addetti al magazzino, meccanici, video-analisti…). Per queste ragioni, un intervento chiarificatore del Coni risulta alquanto urgente.

Fino a quel momento, le prestazioni sportive dovranno essere considerate co.co.co e non potranno essere convertite in contratti di lavoro subordinato (tranne nel caso in cui tali rapporti lavorativi fossero già, nei fatti, subordinati).

Con riferimento agli “sportivi dilettanti”, la disciplina applicabile in materia di Imposta sulle persone fisiche (Irpef), che concerne il “rimborso misto” (premi, compensi, indennità, rimborsi a forfait), prevede che i primi 10.000 euro percepiti non concorrano alla formazione della base imponibile da sottoporre a tassazione. Ai successivi 20.658,28€ verrà invece applicata l’aliquota del 23%, che dovrà sommarsi all’addizionale comunale e regionale. Sulle somme eccedenti si applicherà la stessa aliquota a titolo di acconto, sempre maggiorata delle addizionali.

Compresi in tale disciplina di tassazione sono anche i rapporti co.co.co di natura gestionale ed amministrativa, persino a carattere non professionale, resi alle ASD e alle SSD. Infine, è utile considerare che le somme erogate a sportivi dilettanti non sono sottoposte né alla gestione separata INPS, né alla competenza dell’INAIL.

La gestione e il calcolo dei compensi sportivi: come semplificare ogni procedimento?

Per non incorrere in pesanti sanzioni dovute al mancato o allo scorretto adempimento alle normative correlate alla gestione dei compensi sportivi, moltissime ASD e SSD si avvalgono del supporto di un commercialista oppure, al fine di evitare spese elevate, prediligono software di gestione altamente funzionali. Uno dei migliori è certamente Athletis, un programma creato appositamente per il settore dello sport dilettantistico, che consente di calcolare e gestire i compensi in base ai contratti di collaborazione già stipulati. Permette persino di registrare i dati anagrafici di ogni collaboratore, di stampare contratti e ricevute, e di contare su differenti modelli di documenti preimpostati.

Il programma si occupa inoltre di calcolare automaticamente le ritenute fiscali per quei compensi sportivi che superano i 10.000 euro e di semplificare ampiamente la gestione del Libro Unico del Lavoro e l’emissione dei cedolini per le buste paga. In pratica, ottimizza tutte le procedure in modo completo, rivelandosi una valida risorsa per tantissime ASD e SSD.

Scegliere i migliori software di gestione aziendale

Software cloud per ufficioLa gestione aziendale sta subendo varie rivoluzioni nel corso degli ultimi anni. Sono infatti disponibili software di gestione aziendale sempre più pratici e utili, con interfacce utente semplici da comprendere, in modo da poter accedere alle nuove opzioni senza dover seguire corsi o prepararsi per settimane. Scegliere i prodotti migliori è una questione seria. Prima di tutto perché stiamo parlando di software che hanno un costo significativo; secondariamente perché all’interno di una vasta gamma di prodotti non è così semplice trovare proprio ciò che fa per la specifica situazione. Ci sono però aziende, come ad esempio TeamSystem, che offrono sistemi di gestione modulari: è possibile acquistare anche solo una sorta di “sistema di base”, per poi ampliarlo nel tempo con le componenti aggiuntive che si ritengono maggiormente appropriate.

Per cosa si usa il software di gestione aziendale

Il concetto è abbastanza ampio, in quanto oggi esistono software per risolvere qualsiasi questione a livello amministrativo, dalla creazione di fatture elettroniche fino al customer relationship management, ossia la gestione del rapporto con i clienti. Ovviamente nessuno sa meglio di chi già svolge l’attività amministrativa di un’azienda quali siano gli applicativi software più utili, da valutare caso per caso. A parte infatti la fatturazione elettronica, tra qualche mese obbligatoria per tutte le aziende, le altre attività amministrative che si possono svolgere tramite software, si pensi ad esempio alla Firma elettronica, sono di competenza esclusiva di alcune realtà circoscritte, quindi possono non essere in alcun modo utili in altre situazioni. Il primo passo per trovare il software gestionale più adatto nel caso specifico consiste nel valutare effettivamente i compiti che l’azienda svolge a livello amministrativo.

Software gestionale cloud

I vantaggi del cloud

Tra le rivoluzioni di cui abbiamo parlato prima, sicuramente la nascita del cloud è una delle più interessanti. Si tratta di uno spazio internet privato dell’azienda, che può essere reso accessibile come e quando lo si desidera, da parte di persone selezionate o solo da parte di specifici uffici o settori aziendali. All’interno del cloud si possono conservare documenti di ogni tipo, dalle fatture dell’anno in corso (o magari anche quelle da archiviare degli anni passati) fino ai contratti stipulati con i clienti. Il dirigente, o il venditore, possono accedere alle aree del cloud dove si trovano i documenti che li interessano, stampandoli o visionandoli ogni volta che è necessario. Non serve quindi recarsi da un cliente o ad una riunione con un faldone di documenti cartacei, è sufficiente avere a disposizione un tablet o un computer, per visualizzare tutto ciò che serve, in qualsiasi parte del mondo.

Quanto costa un software gestionale

Anche la risposta a questa domanda è abbastanza complessa, come lo è il panorama aziendale oggi presente in Italia. Chiaramente il costo è correlato agli strumenti che si utilizzano, servizi compresi. Sono però presenti anche aziende in grado di offrire un pagamento mensile del software in uso. Questo permette di saldare dei conti minimi, spalmandoli su tutti i mesi dell’anno.

Carte conto sempre più sulla cresta dell’onda: i motivi del successo

Carte contoLe carte conto sono gli strumenti bancari del momento e la loro diffusione è stata rapidissima grazie ad una serie di vantaggi e benefici concreti e tangibili. La flessibilità è il segreto del successo delle carte conto, che possono sostituire oppure all’occorrenza affiancare il tradizionale conto corrente. Questo prodotto assicura l’operatività essenziale, ma con costi di gestione minimi o addirittura pari a zero. Potresti pensare che tra le carte prepagate e le carte conto non ci sia alcuna differenza, invece non è così. La carta conto infatti è dotata di un Iban che consente di svolgere una serie di operazioni che sarebbero impossibili con la carta prepagata come accrediti, bonifici e addebiti automatici.

Ogni carta conto ha la sua peculiarità

Dando uno sguardo al mercato delle carte conto tra le più gettonate ci sono Carta ViaBuyCarta Hype e Carta N26. Naturalmente ogni carta ha le sue peculiarità e presenta funzioni e limiti diversi. Alcune carte sono caratterizzate dalla funzione cashback”, indicata per chi effettua molti acquisti online; altre sono perfette per gli imprenditori o i professionisti che operano in mobilità; altre ancora sono pensate e studiate per i minorenni. Una carta conto per essere definita tale deve avere le stesse caratteristiche di un conto corrente per quanto riguarda i prelievi, le domiciliazioni, i documenti e le operazioni.

Le funzionalità di una carta conto

Avendo le stesse funzionalità di un conto corrente le carte conto prevedono anche gli stessi vantaggi, come la possibilità di accreditare pensioni e stipendi; effettuare versamenti; eseguire o ricevere bonifici sia nell’area SEPA che all’estero; ricaricare il credito telefonico; pagare il pedaggio autostradale; domiciliare le utenze domestiche.

Il boom delle carte conto si deve anche al fatto che sono strumenti ideali per lo shopping online e fisico. Con questo prodotto si possono effettuare acquisti online nella più totale tranquillità, mentre per gli acquisti fisici è possibile utilizzare la modalità contactless” nei negozi convenzionati grazie alla quale è possibile lasciare il portafogli a casa.

Un altro vantaggio è rappresentato dai costi molto ridotti. Generalmente non è previsto nessun costo per l’emissione di una carta conto, ma alcuni istituti bancari richiedono un piccolo canone mensile. Rispetto alle prepagate le carte conto assicurano limiti di ricarica molto più elevati, offrendo quindi una maggiore libertà di movimento. I propri risparmi sono costantemente tutelati, poiché non c’è la possibilità di andare in rosso. La procedura di apertura del conto avviene totalmente online ed è estremamente facile.

Carta conto Hype, la “top player” delle carte conto

Tra le migliori carte conto del momento c’è Hype, carta prepagata con Iban offerta da Banca Sella. Si possono individuare due tipologie di carte prepagate HypeStart Plus. La prima rappresenta la versione standard, mentre la seconda assicura limiti maggiorati e una più elevata possibilità di spesa.

Hype agisce come un vero e proprio conto corrente bancario, dando la possibilità di ricevere ed inviare bonifici senza però i relativi costi e controlli. Per una maggiore libertà si può gestire la carta direttamente con l’app, che permette di monitorare e controllare tutti i propri movimenti. La carta Hype standard può essere intestata anche ai minorenni, che possono iniziare ad usare una carta sotto il controllo dei genitori.

Carta Hype è diventata così popolare poiché è una delle carte ricaricabili più economiche in assoluto. La versione Start ha un canone annuo gratuito, mentre la versione Plus richiede un costo fisso di un euro al mese. La carta si attiva gratuitamente e viene spedita a casa dopo pochi giorni dalla richiesta. Si può ricaricare carta Hype in contanti presso una filiale Banca Sella o tramite bonifico bancario verso il suo Iban, ma in entrambi i casi non sono previste commissioni.

La fattura elettronica: come funziona, i benefici per gli utilizzatori

Obbligo fatturazione elettronicaDopo l’avvenuta diffusione della “fattura elettronica PA”, ossia della fattura elettronica nei confronti della Pubblica  Amministrazione, l’imminente nuovo grande passo che sta attendendo i professionisti e le imprese è l’avvio della fattura elettronica tra soggetti privati, più conosciuto come B2B.

Esattamente dal 2015 è scattato l’obbligo di emettere la fattura elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Forze dell’Ordine, Università, Scuole, ecc..): infatti la Pubblica Amministrazione non può più accettare, e pertanto non può più pagare, le fatture in formato cartaceo.

Inoltre, già dal 1 gennaio 2017 esiste la possibilità di poter emettere le fatture elettroniche, in via del tutto opzionale, anche per i privati.

Dal prossimo 1° Gennaio 2019 la fattura elettronica diverrà, invece, un preciso obbligo esteso anche alle fatture tra privati, per tutte le cessioni di beni e per tutte le prestazioni di servizi tra individui e aziende residenti, stabiliti o identificati sul territorio dello Stato italiano.

Con l’emanazione di questo Provvedimento il Legislatore intende sicuramente contrastare il grande “gap” Iva che assilla il nostro paese ormai da molti anni. La fatturazione elettronica diviene così il mezzo idoneo per ottimizzare il procedimento di fatturazione e di registrazione dei documenti fiscali.

Si tratta di un cambiamento che può essere definito epocale e che sta creando preoccupazione in molti imprenditori e liberi professionisti.

Tuttavia la data del 1° gennaio 2019 è stata anticipata relativamente ad talune casistiche:

  • l’obbligo di emissione della fattura elettronica è già scattato il 1° luglio 2018 per quanto riguarda le attività prestate da parte dei subappaltatori nei casi di appalto di lavori stipulati con la Pubblica Amministrazione;
  • l’obbligo di emissione della fattura elettronica è già scattato il 1° settembre 2018 nei confronti di viaggiatori stranieri non residenti all’interno dell’Unione Europea per le fatture emesse nell’ambito del tax free shopping.

Di conseguenza per tutte le operazioni effettuate tra privati, persone fisiche e persone giuridiche, l’obbligo di emissione della fattura elettronica scatterà, come sopra detto, dal prossimo 1° gennaio 2019.

Questa data sarà valida anche per la cessione di benzina o di gasolio per autotrazione nei confronti di imprese private e di professionisti, in questo caso con una posticipazione di 6 mesi rispetto a quanto era stato originariamente previsto nella Legge di Bilancio 2018.

Sono esonerati dall’obbligo soltanto i titolari di partita Iva che operano con il regime dei minimi o con il regime forfettario.

Per tutti gli altri soggetti l’unica modalità per poter inviare le fatture sarà quella di utilizzare un servizio di fatturazione elettronica che risponda ai requisiti della normativa di riferimento.

 

Fattura elettronica: come funziona

Con l’introduzione della fattura elettronica sia le aziende che i professionisti potranno cogliere l’opportunità per procedere alla innovazione dei propri sistemi di fatturazione.

Con la definizione di fattura elettronica si intende una struttura digitale di creazione e di trasmissione delle fatture al “Sistema di Interscambio”. La fattura elettronica sarà, infatti, creata, trasmessa e conservata in base al linguaggio standard XML. Si tratta di un linguaggio informatico che consente di gestire in forma elettronica l’intero ciclo di fatturazione.

Il fatto di procedere alla creazione della fattura elettronica in autonomia potrebbe sicuramente risultare complesso, ma questo tipo di problema può essere evitato affidandosi ad un apposito intermediario, in tal modo tutte le operazioni risulteranno facilitate, poiché saranno eseguite completamente in automatico dal software, e risulteranno totalmente trasparenti per il cliente.

Infatti appoggiandosi ad un apposito intermediario la compilazione di una fattura elettronica risulterà essere del tutto similare a quella di una normale fattura cartacea o digitale. Una volta immessi tutti i dati relativi al cliente ed ai prodotti o servizi da fatturare, la fattura elettronica risulta creata e pronta per essere trasmessa. La fattura transita successivamente dal Sistema di Interscambio, che è il punto di passaggio obbligatorio per tutte le fatture elettroniche e che viene già utilizzato per il recapito delle fatture elettroniche verso la PA.

Il Sistema di Interscambio è un sistema informatico, gestito dall’Agenzia delle Entrate, con il compito di:

  • ricevere le fatture in formato di file XML;
  • controllare che il formato del documento ricevuto sia corretto e che i dati inseriti siano completi;
  • trasmettere la fattura elettronica al destinatario.

Affidandosi ai software per la compilazione della fattura, molti dei vari passaggi risulteranno facilitati ulteriormente, dal momento che, nella maggior parte dei casi, sarà lo stesso software ad occuparsi di:

  • conteggiare in automatico il totale della fattura;
  • creare il file della fattura nel formato XML;
  • effettuare controlli preventivi in modo che sia l’inoltro che il ricevimento delle fatture vadano a buon fine;
  • trasmettere il file creato al Sistema di Interscambio e gestirne le notifiche.

 

Fattura elettronica: i benefici per le imprese e per i professionisti

Sono numerosi i benefici che le aziende ed i professionisti potranno riscontrare dopo il passaggio alla fattura elettronica.

Ad esempio, le varie comunicazioni con gli Uffici della Pubblica Amministrazione risulteranno notevolmente diminuite.

Difatti, alcuni dei vantaggi per chi emette fattura elettronica riguardano l’esonero:

  • dallo spesometro (esattamente come già previsto per il regime forfettario e dei minimi, coloro che emettono la fattura  elettronica saranno esonerati dalla trasmissione delle comunicazioni delle fatture emesse e ricevute);
  • dall’obbligo di comunicare gli acquisti eseguiti da operatori della Repubblica di San Marino;
  • dal Modello Intrastat, che permette il controllo da parte dell’Agenzia delle Dogane di tutte le operazioni commerciali di scambio effettuate tra i soggetti di diversi Stati membri dell’Unione Europea;
  • dalla comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati dalle società di leasing.

Come abbiamo visto, il passaggio alla fattura elettronica renderà non più necessarie molte comunicazioni fino ad ora obbligatorie e vissute anche con la preoccupazione di commettere eventuali errori.

 

I benefici sono anche altri:

  • chi emette la fattura elettronica avrà il diritto di ottenere il rimborso dell’Iva in via prioritaria, entro soli tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale;
  • i termini per gli accertamenti fiscali in materia di Iva e di Imposte Dirette, saranno ridotti da cinque a quattro anni;
  • il passaggio alla fattura elettronica permetterà anche di ridurre il tempo dedicato alla creazione, all’invio ed alla conservazione di una fattura che, nella pratica, si ridurrà in modo considerevole;
  • la riduzione anche dello spazio, dal momento che usufruendo di un sistema di conservazione digitale non si dovranno più stampare, con utilizzo di grandi quantità di carta, e conservare le fatture negli appositi raccoglitori che necessitano di spazio, a tale scopo la normativa di riferimento prevede infatti che, esattamente come per le fatture cartacee, anche per le fatture elettroniche i documenti debbano essere conservati, con le modalità specificate dalla norma, per un periodo di 10 anni.

 

Fatturazione elettronica per il regime forfettario e dei minimi

Nel testo della normativa di riferimento, ed esattamente al comma 909, lettera a), n. 3, della Legge n. 205/2017 si può rilevare uno specifico esonero rivolto a due principali categorie.

Fatturazione elettronica per il regime dei minimi Sono esonerati dall’adozione della fatturazione elettronica tutti coloro i quali rientrano nel regime di vantaggio, disciplinato dall’art. 27, commi 1-2 del Decreto Legge n. 98/2011, convertito dalla Legge n. 98/2011.
Fatturazione elettronica per il regime forfettario Sono esonerati dall’applicazione della fattura elettronica tutti coloro i quali aderiscono al regime forfettario, definito all’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014.

 

I dettagli dell’esonero dalla fatturazione elettronica

Se dal lato dell’attivo, i procedimenti previsti dal provvedimento legislativo sono sicuramente chiari e sgombri da dubbi, al contrario, dal lato del passivo, vale a dire per l’accettazione e per la ricezione delle fatture elettroniche, non è totalmente ben chiaro. Infatti risultano essere due i punti sui quali occorre focalizzarsi e prestare molta attenzione.

 Codice Destinatario

 

Chi rientra nei regimi agevolati (forfettario, dei minimi e agricoltura)  ed offre prodotti o servizi a consumatori finali dovrà procedere valorizzando il campo  “Codice Destinatario”  con un codice convenzionale “0000000”. Non sarà dunque obbligatorio servirsi del codice a 7 cifre derivante dalla pre-registrazione del soggetto passivo.
 Online o cartaceo

 

La ricezione della fattura avverrà tramite un’apposita  area riservata  del sito web dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa, recapitando una copia della documentazione fiscale in formato analogico o informatico.

Per tutti i titolari di partita Iva che operano con il regime dei minimi o con il regime forfettario, sono due i punti essenziale da tenere in considerazione.

Lato attivo Coloro che operano nel regime dei minimi oppure in quello forfettario non dovranno obbligatoriamente emettere la fattura elettronica, ma avranno la possibilità e la libertà di organizzarsi e di poter gestire il tutto come hanno sempre fatto in precedenza.
Lato passivo Gli stessi soggetti esonerati dall’obbligo della fatturazione elettronica, hanno la possibilità di poter ritirare alternativamente la fattura in formato analogico digitale.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Scheda carburante utilizzabile fino al 2019 ma solamente con pagamenti tracciabili

Fattura elettronica benzinaiIl Consiglio dei Ministri ha prorogato l’obbligo della fattura elettronica, ma permane quello di non poter procedere al pagamento di benzina o di gasolio in denaro contante. Quali saranno i cambiamenti dal prossimo 1° gennaio.

Con il Decreto Legge si è provveduto ad uniformare l’obbligo di emissione della fattura elettronica per l’acquisto di carburanti (benzina e gasolio) da parte dei titolari di partita Iva, a quello per tutte le operazioni tra gli operatori privati. Di conseguenza l’obbligo entrerà in vigore per tutti il prossimo 1° gennaio 2019. Continua, pertanto, ad essere utilizzata per altri sei mesi la scheda carburante nella quale si registrano le spese sostenute per i rifornimenti di benzina o di gasolio allo scopo della relativa deduzione ai fini fiscali.

Però, per poter procedere alla detrazione dell’Iva ed alla deduzione dei costi, sarà obbligatorio l’utilizzo della scheda carburante fino al 2019 ma solamente con pagamenti tracciabili, con la conseguenza che non sarà più possibile utilizzare il denaro contante.

Vediamo, quindi, che cosa prevede il Decreto Legge che rimanda l’obbligo della fattura elettronica per i carburanti e che cosa cambierà dal 1° gennaio 2019, data in cui entrerà in vigore quest’obbligo.

Rinvio della fattura elettronica per le cessioni di carburanti

Il Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri rinvia l’obbligo di emissione della fattura elettronica per le cessioni di carburanti (benzina e gasolio) che doveva entrare in vigore il 1° luglio 2018. Questo significa che la scheda carburante rimarrà valida ed utilizzabile fino al 1° gennaio 2019, data in cui diverrà invece obbligatoria l’emissione del documento in formato elettronico per tutte le operazioni tra gli operatori privati. Però, in questo caso, il Consiglio dei Ministri ha optato per la linea del doppio binario.

Nella pratica significa che, da un lato e per ulteriori sei mesi, non ci sarà l’obbligo della emissione della fattura elettronica da parte del titolare del distributore di carburante e che, di conseguenza, sarà ancora possibile comprovare i costi di benzina o di gasolio tramite la scheda carburante per poter ottenere la detrazione dell’Iva ed alla deduzioni dei costi.

Viceversa, dall’altro lato, l’Esecutivo non rinuncia in ogni caso ad evitare potenziali espedienti per eludere il Fisco ed esige, per poter fruire dei benefici fiscali, che i pagamenti del carburante siano tracciabili. Il che vuol dire che non è possibile pagare un rifornimento in contanti ma che necessita effettuarlo con qualunque altro strumento che sia tracciabile, come la carta di credito o di debito oppure un assegno. 

Acquisti di carburante: le novità dal 1° gennaio 2019

Dal 1° gennaio 2019, pertanto, non sarà più possibile comprovare i costi della benzina o del gasolio tramite la scheda carburante ma necessiterà cominciare ad emettere (ed a ricevere e conservare) la fattura elettronica per i soggetti che hanno una partita Iva e che operano nell’esercizio di impresa, arti o professioni. Tale tipo di documento deve avere tre requisiti: 

  • l’integrità, ossia la garanzia per il destinatario che il contenuto della fattura non sia stato alterato in fase di emissione o di trasmissione;
  • l’autenticità, ossia la garanzia che la fattura elettronica ricevuta è quella trasmessa dalla persona che l’ha emessa;
  • la leggibilità, ossia la garanzia che il documento sia correttamente visualizzabile su uno schermo anche attraverso la conversione del formato originale.

La fattura elettronica che subentrerà alla scheda carburante dal 2019 non deve, necessariamente, riportare il numero di targa del veicolo, anche se indicare questo dato può agevolare il collegamento del veicolo alla persona che ha sostenuto la spesa per il carburante. Quello che, viceversa, dovrà essere riportato è il costo complessivo di tutto ciò che viene acquistato presso il distributore. Ad esempio, se oltre al carburante si acquistano anche lubrificanti o materiali di ricambio, bisognerà indicare tutto. 

Con quali modalità verrà emessa e trasmessa la fattura elettronica

La fattura elettronica che sarà obbligatoria dal 1° gennaio 2019 in sostituzione della scheda carburante verrà emessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), già impiegato per le fatture emesse nei confronti della Pubblica Amministrazione.

L’emissione della fattura elettronica avviene in due momenti:

  • il primo consta nella trasmissione della fattura al Sistema di Interscambio;
  • il secondo, nel recapito della fattura al destinatario.

La trasmissione della fattura elettronica avviene tramite:

  • posta elettronica certificata (PEC);
  • la procedura web messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate;
  • l’app per smartphone o altro dispositivo mobile;
  • un software da installare nel computer.

L’emittente può anche servirsi di un sistema di cooperazione applicativa, conosciuto come Sdicoop, oppure di una rete di terminali remoti collegati tramite un protocollo ftp. 

In quale momento si considera emessa la fattura elettronica

La fattura elettronica si considera effettivamente emessa nel momento in cui sono stati superati tutti i controlli effettuati dal Sistema di Interscambio. Al momento della consegna al destinatario, viene recapitata all’emittente una ricevuta che conferma l’esito positivo del processo di controllo, di recapito e di consegna della fattura. In caso contrario, ossia se il processo di controllo non è andato a buon fine, all’emittente viene trasmessa una ricevuta di scarto, questo significa che la fattura non è stata considerata emessa. In questo caso, l’emittente sarà obbligato a fare una nota di variazione interna ed a rielaborare il file e la sua trasmissione, in pratica, dovrà rifare l’intero procedimento dall’inizio. 

Con quale modalità verrà inviata la fattura elettronica all’acquirente

Il recapito della fattura elettronica all’acquirente del carburante avviene con il medesimo modo della trasmissione, eccetto che per la procedura web o per l’app da smartphone o da altro dispositivo mobile.

La ricevuta viene considerata tale nel momento in cui risulta che la fattura è stata recapitata all’acquirente, a seconda della modalità, ovverosia:

  • tramite la PEC: la data della ricevuta di consegna inviata dal gestore della posta elettronica certificata;
  • tramite il canale accreditato Sdicoop: la data riportata all’interno della “response” del servizio;
  • tramite ftp: la data in cui si conclude con successo la trasmissione del file.

Per il recapito della fattura elettronica il destinatario può avvalersi del servizio di registrazione dell’indirizzo telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, con questa procedura le fatture verranno sempre inviate all’indirizzo registrato. 

Cosa accade se per un problema tecnico non si riceve la fattura elettronica

Potrebbe accadere che un problema tecnico impedisca il recapito della fattura elettronica che dal 1° gennaio subentrerà alla scheda carburante. In questo il Sistema di Interscambio è di aiuto, infatti, da una parte rilascia sempre un duplicato nell’area personale del destinatario presso il sito dell’Agenzia delle Entrate e, dall’altra, informa l’emittente, il quale è obbligato ad avvisare l’acquirente di avere a disposizione la fattura anche attraverso l’invio telematico della stessa. 

La fattura elettronica non sarà solamente per i titolari di partita Iva

A richiedere la fattura elettronica per l’acquisto di benzina o di gasolio non dovrà essere necessariamente il contribuente titolare di partita Iva. Ci saranno alcune casistiche particolari come quelle di seguito riportate.

 

Acquisto di carburanti da parte di amministratori, dipendenti, collaboratori

 

Possono richiedere la fattura elettronica per l’acquisto di benzina o gasolio riconducibile al soggetto passivo di imposta gli amministratori, i dipendenti ed i collaboratori in trasferta con veicolo aziendale che abbiano effettuato il pagamento con la propria carta di credito (e non con quella della società per la quale lavorano). Fondamentale è che i costi siano riconducibili all’azienda con strumenti tracciabili e che i suddetti soggetti vengano rimborsati, anche in questo caso, con strumenti tracciabili come il bonifico bancario.
 

Acquisto di carburanti tramite utilizzo

di buoni e card

 

Per il pagamento della benzina o del gasolio con obbligo di emissione della fattura elettronica, possono essere impiegati buoni e carte monouso, ossia buoni carburante e carte, sia ricaricabili che non, presso i distributori della stessa compagnia.

Per quanto riguarda, al contrario, i buoni e le carte multiuso, ossia buoni carburante e carte, sia ricaricabili che non, presso distributori gestiti da compagnie diverse o che consentono l’acquisto di più beni o servizi (lubrificanti, materiali di ricambio, lavaggio) la cessione o la ricarica non è soggetta a Iva e, conseguentemente, non è richiesta la fattura elettronica.

In quali casi non si dovrà richiedere la fattura elettronica

L’obbligo di emissione della fattura elettronica in sostituzione della scheda carburante per l’acquisto di benzina o di gasolio ha, comunque, delle eccezioni. Infatti tale procedura non è obbligatoria per:

  • l’acquisto di carburante diverso dalla benzina o dal gasolio (gpl o metano), in questi casi, e fino al 31 dicembre 2018, deve essere utilizzata la scheda carburante;
  • l’acquisto di benzina o di gasolio impiegati per uso diverso dall’autotrazione (impianti di riscaldamento, gruppi elettrogeni, macchine da giardinaggio, ecc.)

Sono inoltre esclusi dall’obbligo della fattura elettronica per l’acquisto di carburanti i soggetti passivi che si avvalgono del regime dei minimi oppure del regime forfettario. 

I benefici della fattura elettronica per i contribuenti

Coloro che dal 1° gennaio 2019 comunicheranno in modalità elettronica le operazioni di vendita di gasolio o di benzina tramite la fattura elettronica potranno usufruire di questi benefici:

  • nessun obbligo di annotazione dei corrispettivi, poiché memorizzati e trasmessi telematicamente;
  • nessun obbligo di rilascio di ricevute e scontrini fiscali;
  • esonero dall’obbligo di presentare lo Spesometro, la Black List, nonché i contratti stipulati da società di leasing;
  • esonero dalla presentazione dei modelli Intrastat per gli acquisti intracomunitari di beni;
  • esonero di comunicazione degli acquisti di beni dalla Repubblica di San Marino;
  • accessibilità in via prioritaria ai rimborsi Iva;
  • assistenza fiscale per i contribuenti minori, dispensa dal visto di conformità e dalla garanzia per i rimborsi Iva;
  • riduzione di un anno dei termini di decadenza per la notificazione degli accertamenti.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Investimento in diamanti: il recupero dei risparmi perduti

 

La legge che regola gli investimenti finanziari può consentire il recupero dei risparmi perduti

 

Un altro caso di risparmio tradito: quello dell’acquisto di diamanti presso gli istituti bancari, offerti ai clienti come se si trattasse di BOT, Fondi comuni, o di altri titoli destinati al risparmio o all’investimento di denari.

È, peraltro, accaduto che quei “brillanti” siano stati alienati, di comune accordo tra le banche che li offrivano ai clienti e le società che li vendevano, a  prezzi “gonfiati”. Tant’è che oggi, anche a causa della diminuzione del valore di mercato di quei beni, quell’operazione si sia rivelata un pessimo affare.

Arrivati a questo punto, non resta che chiedersi se i consumatori hanno armi per recuperare il denaro investito. Ed è questa la stessa domanda che ci si era posti per l’investimento in azioni ed obbligazioni di società, quali Parmalat e Cirio, finite in default.

La risposta, a parere di chi scrive, è positiva. E valgano al riguardo i seguenti rilievi.

Deve, in primo luogo, ricordarsi che a conclusione della sua attività istruttoria, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua adunanza del 20.9.17, ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business, anche attraverso l’istituto di credito con i quali operava, ossia: Unicredit e Banco BPM.

I profili di scorrettezza riscontrati riguardano le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale predisposto dalla stessa.

Riguardano, altresì, il prezzo qualificato, come si diceva, eccessivo rispetto al valore dei beni venduti.

Risparmi investimenti diamanti
Evidente, per l’effetto, la necessità di risolvere tutti gli acquisti ai sensi dell’art. 1453 c.c. e, comunque, condannare IDV e BPM al risarcimento del danno, pari, quantomeno, alla perdita di valore rispetto all’acquisto.

Ma, a ben vedere, non è questa l’unica ragione che consentirà di ottenere la restituzione delle somme investite.

Non deve, infatti, dimenticarsi che per la Cassazione (Cass.  n. 2736/13) siamo di fronte ad un’operazione d’intermediazione finanziaria, soggetta alle norme del TUF (Testo Unico Finanziario), ossia del d.lgs. n. 58/98.

Tra le norme di tale decreto vi è l’art. 23, il quale richiede la preventiva o contemporanea stipulazione per iscritto del contratto generale d’investimento, ossia del c.d. contratto quadro. Essendo la stessa sempre mancata – si credeva di vendere solo brillanti -, dal che discende la nullità per difetto di forma degli  investimenti.

Tra quelle da considerare vi è pure anche l’art. 30, ai sensi del quale in caso di offerta fuori sede di strumenti finanziari l’efficacia del contratto è sospesa per sette giorni entro i quali l’investitore può comunicare il proprio recesso. Dispone, inoltre, il settimo comma che: “L’omessa indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari comporta la nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal cliente”.

Ora, se si tiene presente che tutti gli acquisti sono stati fatti in filiale e non presso un ufficio del venditore, è incontestabile la violazione dell’art. 30, comma 7, TUF, violazione da cui discende l’obbligo della venditrice di restituire il prezzo versatole dagli acquirenti.

Riassumendo sono da citare in giudizio tanto le banche, quanto i venditori, per ottenere la declaratoria di nullità della vendita ai sensi degli artt. 23 e 30 TUF e, in caso di mancato accoglimento di tale domanda, per il risarcimento del danno in forza di quanto statuito dall’Antitrust.

Non essendo necessaria alcuna attività istruttoria per la declaratoria di nullità ex artt. 23 o 30 e la condanna delle società venditrici alla restituzione del prezzo riscosso, maggiorato degli interessi legali la stessa potrà essere pronunciata mediante ordinanza ex art. 702 bis c.p.c., che comporta un giudizio molto breve.

 

Avvocato Giovanni Franchi
Tutela dei consumatori
segreteria@avvocatofranchi.it

 

A decorrere dal 1 luglio 2018 pagamento delle retribuzioni solamente con mezzi tracciati

In base a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2018, a decorrere dal 1 luglio 2018, per i datori di lavoro, entrerà in vigore l’obbligo di effettuare il pagamento della retribuzione, od ogni eventuale suo anticipo, ai lavoratori dipendenti, tramite una banca oppure un ufficio postale, impiegando specifici mezzi tracciati.

Con tale disposizione normativa, il pagamento delle retribuzioni dovrà essere effettuato attraverso:

  1. bonifico su conto corrente identificato dal codice IBAN comunicato dal lavoratore;
  2. emissione di un assegno non trasferibile consegnato direttamente al lavoratore;
  3. strumenti di pagamento elettronico;
  4. pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale presso il quale il datore di lavoro ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento. 

Il nuovo obbligo non si applica nel pubblico impiego e nemmeno ai rapporti di lavoro domestico ed a quelli che in ogni caso rientrano nella cerchia di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici.

Nel caso in cui questo obbligo venga violato, è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria con un importo che può variare da un minimo di 1.000,00 euro ad un massimo di 5.000,00 euro.

Il pagamento del corrispettivo spettante a fronte del lavoro prestato segue i dettami prescritti dall’articolo 1277 del Codice Civile, infatti, dal momento che si tratta di un debito di natura pecuniaria, lo stesso può essere estinto “con moneta legale avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”.

Salario online tracciato

La sopraindicata disposizione deve, tuttavia, sottostare a quanto stabilito dall’articolo 49, comma 1, del Decreto Legislativo n. 231 del 21 novembre 2007 che prevede delle “Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”.

E’ opportuno ricordare che l’articolo 12, comma 1, del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011 n. 201, aveva stabilito in euro 999,99 la soglia di trasferimento di denaro contante senza l’intervento di operatori finanziari.

In un secondo tempo, la Legge di Stabilità 2016 ha fissato, con decorrenza dal 01 gennaio 2016, l’aumento del limite, da euro 1.000,00 ad euro 3.000,00, per l’utilizzo del denaro contante, di libretti di deposito bancari o postali al portatore e di titoli al portatore in euro o in valuta estera.

Di conseguenza, la suddetta soglia limite per i pagamenti in contanti, si applica anche ai rapporti di lavoro dipendente. 

Infatti, fino al prossimo 30 giugno 2018, in base alla anzidetta norma, lo strumento di pagamento alternativo al denaro contante diventa la regola per le buste paga il cui netto negli stessi indicato supera l’importo di 2.999,99 euro, di conseguenza il datore di lavoro non può corrispondere la retribuzione in denaro contante nel caso in cui l’importo indicato nel cedolino paga superi il suddetto importo.

Nel caso in cui questo limite venga superato, il pagamento dovrà essere effettuato obbligatoriamente tramite mezzi di pagamento tracciati, quali il bonifico bancario, l’assegno (circolare o bancario) non trasferibile, gli strumenti elettronici, il mandato di pagamento.

Il suddetto limite deve, ulteriormente, essere rispettato anche nel caso in cui il datore di lavoro debba procedere a rimborsare al proprio lavoratore dipendente le spese sostenute da quest’ultimo in occasione di eventuali trasferte effettuate.

L’Agenzia delle Entrate ha puntualizzato che è vietato al datore di lavoro, allo scopo di eludere la norma, frazionare l’importo della retribuzione da pagare, eseguendo più corresponsioni a titolo di acconto e saldo.

Ministero Economia e FinanzaAnche il Ministero dell’Economia e delle Finanze (a Telefisco 2012) ha precisato che il trasferimento deve essere considerato pienamente compiuto al momento del pagamento dell’anticipo e che lo stesso, se superiore ad euro 999,99 (attualmente 2.999,99), trasgredisce il divieto con consequenziale applicabilità delle sanzioni. 

L’articolo 1, comma 910, della Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 stabilisce che il lavoratore dipendente, in caso di comprovato impedimento, può delegare un altro soggetto, precisando altresì che l’impedimento si intende comprovato nel caso in cui il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente oppure un familiare, in linea retta o collaterale, di età non inferiore a 16 anni.

Ai datori di lavoro è, quindi, vietato corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore dipendente, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro che intercorra tra le parti. 

A tal fine, l’articolo 1, comma 912, della Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 fornisce la definizione di “rapporto di lavoro”, in presenza del quale viene a scattare l’obbligo di pagamento della retribuzione con mezzi tracciati:

  • qualunque rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del Codice Civile, a prescindere dalle modalità di esecuzione della prestazione e dalla durata del rapporto;
  • qualsiasi rapporto di lavoro creato da contratti di collaborazione e da contratti di lavoro stabiliti in qualunque forma dalle cooperative con propri soci.

Sono invece esclusi dall’obbligo in questione, solamente i rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni nonché i rapporti di lavoro che rientrano nella sfera di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici.

Come già evidenziato in precedenza, per la violazione dell’obbligo di impiegare strumenti tracciati per il pagamento della retribuzione è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra l’importo minimo di 1.000,00 euro e l’importo massimo di 5.000,00 euro.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

La Dichiarazione Iva 2018

Per la totalità dei soggetti passivi d’imposta è previsto l’obbligo, stabilito dall’art. 8 del D.P.R. n. 322 del 22 luglio 1998, di presentare la dichiarazione annuale Iva, nella quale devono essere evidenziate tutte le operazioni sia attive che passive, che rilevano ai fini del tributo, compiute nell’anno solare precedente, allo scopo di indicare:

  • il volume d’affari conseguito nel periodo stesso;
  • la posizione Iva debitoria, creditoria oppure in pareggio, generale del periodo.

L’obbligo della presentazione della dichiarazione annuale Iva riguarda la totalità dei soggetti passivi Iva, salvo alcuni specifici casi di esonero. La presentazione della dichiarazione annuale Iva riguardante l’anno 2017 deve essere effettuata nel periodo compreso tra il 1 febbraio 2018 ed il 30 aprile 2018.

In linea generale, sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale Iva tutti i soggetti titolari di partita Iva, anche nel caso in cui, nel periodo d’imposta, non abbiano effettuato alcuna operazione imponibile.

Termini dichiarazione iva 2018

Sono, al contrario, esclusi dall’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale Iva:

  • i soggetti passivi Iva che, per l’anno 2017, hanno registrato unicamente operazioni esenti di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972 o che hanno effettuato unicamente operazioni esenti, usufruendo della dispensa dagli adempimenti di cui all’art. 36-bis del D.P.R. n. 633 del 26.10.1972;
  • i soggetti passivi Iva, “contribuenti minimi”, che usufruiscono del regime di cui all’art. 27, commi 1 e 2, della Legge n. 111 del 15 luglio 2011 ed i contribuenti che si usufruiscono del regime forfetario per gli “autonomi” previsto dall’art. 1, commi 54 – 89, della Legge n. 190 del 23 dicembre 2014;
  • i produttori agricoli in regime Iva di esonero, ai sensi dell’art. 34, comma 6, del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • i soggetti che esercitano attività di organizzazione di giochi, intrattenimenti ed altre attività indicate nella Tariffa allegata al D.P.R. n. 640 del 26 ottobre 1972, esonerati dagli adempimenti ai fini Iva ai sensi dell’art. 74, comma 6, del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972, purché non abbiano effettuato l’opzione per l’applicazione dell’Iva nei modi ordinari;
  • le imprese individuali che, nell’anno 2017, hanno concesso in affitto l’unica azienda e non esercitano altra attività rilevante agli effetti dell’Iva;
  • le associazioni sportive dilettantistiche, ed i soggetti equiparati, che, in presenza dei relativi presupposti, hanno effettuato l’opzione per l’applicazione del regime di cui alla Legge n. 398 del 16 dicembre 1991, consistente nella dispensa dagli adempimenti Iva per tutti i proventi realizzati nell’esercizio di attività commerciali collegate agli scopi istituzionali;
  • i soggetti passivi Iva non residenti che hanno nominato il “rappresentante fiscale leggero” ai sensi dell’art. 44, comma 3, della Legge n. 427 del 29 ottobre 1993, nel caso in cui, nell’anno 2017, abbiano effettuato solamente operazioni non imponibili, esenti, non soggette o in ogni modo senza obbligo di pagamento dell’imposta;
  • i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione Europea, non identificati in altri Stati dell’Unione, che si sono identificati ai fini dell’Iva in Italia con le modalità previste dall’art. 74-quinquies del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972, per il compimento degli adempimenti riguardanti i servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a committenti, non soggetti passivi d’imposta, domiciliati o residenti in Italia o in un altro Stato membro.

Il modello per la dichiarazione annuale Iva 2018 (relativa al periodo d’imposta 2017) e le relative istruzioni sono stati approvati con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 10581 del 15 gennaio 2018, congiuntamente al modello Iva Base 2018 ed al modello Iva 74-bis.

Il modello di dichiarazione Iva è predisposto in una forma a moduli ed è formato da un frontespizio, dove devono essere indicati i dati anagrafici del contribuente, e da un modulo composto da vari quadri. 

 

I QUADRI DEL MODELLO IVA 2018

 

Quadro VA Informazioni e dati relativi all’attività
Quadro VB Dati relativi agli estremi identificativi dei rapporti finanziari
Quadro VC Esportatori e operatori assimilati – acquisti e importazioni senza applicazione dell’Iva
Quadro VD Cessione del credito Iva da parte delle società di gestione del risparmio (art. 8 della Legge n. 410 del 23 novembre 2001)
Quadro VE Operazioni attive e determinazione del volume d’affari
Quadro VF Operazioni passive e Iva ammessa in detrazione
Quadro VJ Determinazione dell’imposta relativa a particolari tipologie di operazioni
Quadro VI Dichiarazioni di intento ricevute
Quadro VH Variazioni delle comunicazioni periodiche che, rispetto al modello dichiarativo dello scorso anno, deve essere compilato qualora si intenda inviare, integrare o correggere i dati delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche Iva, istituite a partire dal 2017
Quadro VM Versamenti immatricolazione auto Unione Europea
Quadro VK Società controllanti e controllate che hanno partecipato nell’anno d’imposta 2017 alla liquidazione Iva di gruppo, ai sensi dell’art. 73, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972
Quadro VN Dichiarazioni integrative a favore. Il quadro deve essere compilato dai soggetti passivi Iva che hanno presentato, nell’anno 2017, una dichiarazione integrativa a favore ai sensi dell’art. 8, comma 6-bis, del D.P.R. n. 322 del 22 luglio 1998, oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo a quello di riferimento della dichiarazione integrativa (ad esempio dichiarazione integrativa Iva 2015, relativa al 2014, presentata nel 2017)
Quadro VL Liquidazione dell’imposta annuale
Quadro VT Separata indicazione delle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali e di soggetti Iva
Quadro VX Determinazione dell’Iva da versare o a credito
Quadro VO Comunicazione delle opzioni e revoche
Quadro VG Adesione al regime previsto per le società commerciali controllanti e controllate, riservato agli enti o società commerciali controllanti che intendono esercitare l’opzione per la liquidazione Iva di gruppo a decorrere dall’anno solare in cui la dichiarazione viene presentata (Comunicato Stampa Agenzia delle Entrate n. 34 del 10 febbraio 2017)

Le principali novità presenti nel modello Iva 2018, relativo all’anno 2017, rispetto al modello precedente, riguardano:

  • il quadro VH, la funzione del quale è variata in conseguenza dell’istituzione della comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva di cui all’art. 21-bis del D.L. n. 78/2010, ed il contemporaneo inserimento del nuovo quadro VM;
  • i quadri VE e VJ, allo scopo di includere le modifiche di cui all’art. 1 del D.L. n. 50/2017 che hanno allargato l’ambito soggettivo di applicazione dello split payment alle società controllate e quotate di cui all’art. 17-ter, comma 1-bis, del D.P.R. n. 633/1972;
  • il frontespizio e i quadri VK, VX e VG, allo scopo di includere le modifiche di cui all’art. 1, comma 27, della Legge n. 232/2016 e dal D.M. del 13 febbraio 2017 alla disciplina della liquidazione Iva di gruppo di cui all’art. 73, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.

Inoltre, a fronte delle modificazioni, intervenute da parte dell’art. 2 del D.L. n. 50/2017, in relazione ai termini di esercizio della detrazione Iva e di registrazione degli acquisti, le istruzioni alla dichiarazione sono state modificate per permettere di poter indicare, all’interno del quadro VF, non solamente le operazioni con Iva detraibile nel 2017 annotate sul registro degli acquisti entro lo stesso anno, ma anche le operazioni con Iva detraibile nel 2017 annotate sul registro degli acquisti nel 2018, nell’ambito di appositi sezionali, in base ai nuovi dettami di registrazione precisati dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 1/E del 17 gennaio 2018.

Si ricorda che a decorrere dal 2007, tutti i soggetti obbligati alla presentazione della dichiarazione Iva, devono ottemperare, a norma dell’art. 37, comma 10, lettera c), n. 2, della Legge n. 248 del 4 agosto 2006, all’adempimento direttamente, tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline), oppure tramite gli intermediari abilitati di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. n. 322 del 22 luglio 1998, i quali hanno l’obbligo di:

  • rilasciare al dichiarante l’impegno, datato e sottoscritto, a trasmettere i dati della dichiarazione e a consegnare allo stesso, entro 30 giorni dal termine previsto per la presentazione, l’originale della dichiarazione, unitamente ad una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne certifica la ricezione;
  • conservare copia, anche su supporti informatici, delle dichiarazioni trasmesse, per il periodo previsto dall’art. 43 del D.P.R. n. 600 del 29 settembre 1973).

Le specifiche tecniche di trasmissione del modello Iva 2018 sono state approvate con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 24883 del 30 gennaio 2018. 

L’art. 4, comma 4, lettera c), della Legge n. 225 del 1 dicembre 2016, prevede che la presentazione della dichiarazione annuale Iva deve essere effettuata:

  • tra il 1 febbraio 2017 ed il 28 febbraio 2017 per la dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2016;
  • tra il 1 febbraio e il 30 aprile dell’anno successivo, per le dichiarazioni relative agli anni d’imposta decorrenti dal 2017.

In conseguenza di quanto sopra rappresentato, la dichiarazione Iva 2018, relativa al 2017, dovrà essere presentata dal 1 febbraio 2018 al 30 aprile 2018.