La selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica fiscale passa attraverso il conto corrente

Fisco Agenzia EntrateL’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento n. 197357 del 31/08/2018 ha provveduto a fornire istruzioni molto importanti in relazione alla selezione dei contribuenti da dover sottoporre a controllo fiscale.

Con il suddetto Provvedimento, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’osservazione del rischio di evasione fiscale sarà eseguita sulla base delle informazioni finanziarie fornite dagli istituti bancari e dagli istituti finanziari.

Di conseguenza sarà dato specifico rilievo ai saldi ed alle movimentazioni dei conti correnti e degli investimenti finanziari allo scopo di esaminare i contribuenti a maggior rischio di evasione fiscale.

La fase sperimentale delle regole di selezione dei contribuenti sarà in primo luogo intrapresa nei confronti delle società di persone e delle società di capitali, ma ne è successivamente previsto l’allargamento anche alle persone fisiche.

Preme segnalare che, al momento, l’Agenzia delle Entrate ha a sua disposizione le posizioni finanziarie dei contribuenti a partire dall’anno 2012, perciò le recenti regole di selezione delle posizioni a rischio sono state avviate con considerevole ritardo, infatti la previsione originaria, del 2011, è divenuta, di fatto, operativa solamente lo scorso 31/08/2018.

Rimane in ogni caso immutata la possibilità, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, di verificare i contribuenti sulla base delle movimentazioni extracontabili provenienti dai rapporti finanziari.

Per questo motivo, l’Agenzia delle Entrate potrà:
  • selezionare i contribuenti determinando i profili di rischio sulla base dei rapporti finanziari presso gli istituti bancari e gli intermediari finanziari
  • verificare le movimentazioni extracontabili sulla base delle indagini finanziarie effettuate

Riepilogando, con il suddetto Provvedimento n. 197357 del 31/08/2018, l’Agenzia delle Entrate ha dato esecuzione alle disposizioni contenute nel Decreto Legge n. 201 del 06/12/2011, introducendo nuove modalità di selezione dei contribuenti con profili di rischio.

Difatti, sulla base di quanto previsto dal Provvedimento, i contribuenti da sottoporre a controllo fiscale verranno selezionati sulla base delle risultanze dei rapporti finanziari: di conseguenza le movimentazioni, i saldi, gli investimenti ed i finanziamenti saranno oggetto di valutazione allo scopo di controllare eventuali incongruenze con le dichiarazioni fiscali presentate.

E’ opportuno evidenziare che la nuova previsione non si sostituisce in nessun modo all’accertamento di maggiori imponibili attraverso indagini finanziarie.

Nel proseguo vengono illustrate le disposizioni esecutive racchiuse nel Provvedimento n. 197357 del 31/08/2018.

Quali sono le regole di selezione dei profili di rischio

Con il Provvedimento sopra citato è stato iniziato il periodo di sperimentazione del procedimento di analisi del rischio di evasione per quanto riguarda le società di persone e le società di capitali impostato sull’utilizzazione integrata delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti nell’Anagrafe Tributaria.

Dopo una prima fase di verifica è stata prevista l’estensione anche alle persone fisiche. Ad oggi, le nuove disposizioni si applicano solamente con riferimento alle società di persone ed alle società di capitali.

Il nuovo procedimento individua in particolare le società di persone e le società di capitali per le quali, pur risultando nei conti correnti movimenti in accredito in base alle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari, per l’anno di imposta 2016: 

  • è stata omessa la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette ed ai fini IVA;
  • è stata presentata la dichiarazione ai fini delle imposte dirette o ai fini IVA priva di dati contabili significativi.

Bancomat prelievi banca

In relazione alle modalità pratiche, viene precisato che la Divisione Contribuenti trasmette alle Direzioni regionali e alle Direzioni provinciali l’elenco delle posizioni di competenza.

Per ciascuna posizione trasmessa, viene comunicata la relazione sulla numerosità dei conti correnti e sul totale aggregato dei saldi e delle movimentazioni dei rapporti finanziari, nonché gli ulteriori elementi significativi presenti nell’Anagrafe Tributaria.

Di conseguenza verranno incrociati i dati relativi a saldi, movimentazioni di conti correnti, investimenti finanziari ed i dati relativi alle dichiarazioni presentate, allo scopo di cogliere eventuali incoerenze e profili di rischio fiscale, di conseguenza potrebbero essere selezionati quei contribuenti che, per l’anno d’imposta 2016 hanno dichiarato un volume d’affari modesto a fronte di movimentazioni su conto corrente particolarmente rilevanti.

Le indagini finanziarie rimangono immutate

Tenendo in considerazione che i dati finanziari hanno adesso rilevanza anche allo scopo della selezione dei contribuenti, si evidenzia che rimane immutata la possibilità di accertare maggiori imponibili sulla base delle indagini finanziarie. 

Si rammenta che in conseguenza delle modificazioni previste dal Decreto Legge n. 193 del 22/10/2016, convertito con la Legge n. 225 del 22/10/2016, l’istituto delle indagini bancarie è stato limitato ulteriormente nella sua applicazione, oltre a ciò, in conseguenza della Sentenza n. 228 del 06/10/2014 della Corte Costituzionale, la funzionalità dell’istituto è stata decisamente ridotta con la soppressione della presunzione sui prelevamenti a carico dei professionisti.

Con il Decreto Legge n. 193/2016 il Legislatore ha in sostanza concretizzato quanto previsto nella Sentenza della Corte Costituzionale ed ha ulteriormente limitato l’applicazione dell’istituto con l’inserimento di alcune soglie di rilevanza dei prelevamenti, nello specifico 1.000,00 euro al giorno e almeno 5.000,00 euro al mese.

La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 228 del 06/10/2014, ha segnato una considerevole diversità nell’applicazione dell’istituto tra professionisti ed imprenditori. La situazione può essere in sostanza rappresentata come di seguito:

Prima della Sentenza n. 228/2014

Lavoratori autonomi I prelievi ed i versamenti vengono imputati a reddito
Imprenditori

 

Dopo la Sentenza n. 228/2014

Lavoratori autonomi I versamenti vengono imputati a reddito
Imprenditori I prelievi ed i versamenti vengono imputati a reddito

Con la modificazione apportata dal Decreto Legge n. 193/2016 viene previsto che sono considerati come ricavi i prelevamenti: 

  • per importi superiori a 1.000,00 euro giornalieri;
  • ed in ogni caso superiori ad almeno 5.000,00 euro mensili.

Sull’argomento si è espressa l’Agenzia delle Entrate in occasione di Telefisco 2017, la quale ha indicato che:

  • la disciplina non ha carattere retroattivo e che in conseguenza di ciò si applicherà a decorrere dal 03/12/2016;
  • le modifiche riguardano soltanto i prelevamenti, al contrario di quanto riportato per una svista nei documenti dei lavori parlamentari;
  • è confermata l’applicazione congiunta della doppia soglia, nello specifico scostamenti di almeno 5.000,00 euro mensili conseguenti a prelevamenti di almeno 1.000,00 euro giornalieri.

Prima della Sentenza n. 228/2014

Lavoratori autonomi I prelievi ed i versamenti vengono imputati a reddito
Imprenditori

 

Dopo la Sentenza n. 228/2014

Lavoratori autonomi I versamenti (non i prelievi) vengono imputati a reddito
Imprenditori I prelievi ed i versamenti vengono imputati a reddito

 

Dopo il Decreto Legge n. 193/2016

Lavoratori autonomi I versamenti (non i prelievi) vengono imputati a reddito
 

Imprenditori

I versamenti vengono imputati a reddito
I prelievi vengono imputati a reddito solo se superiori a 1.000,00 euro giornalieri ed a 5.000,00 mensili

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Introduzione storia dei tributi

Dipartimento delle Finanze ItaliaIl Dipartimento delle Finanze, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ha proposto una breve storia dei tributi italiani dal 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, fino ai giorni nostri.

Vengono evidenziati gli aspetti salienti delle imposte e delle tasse, che si sono succedute, seguendone l’evoluzione, dalla loro istituzione fino alla loro abrogazione.

Reperire notizie circostanziate, riguardo le singole imposte, ha richiesto un approfondito lavoro di ricerca e di consultazione.

Al fine di rendere agevole la lettura si è volutamente operata una decisa sintesi per offrire una panoramica del sistema tributario degli ultimi centocinquanta anni.

Dopo una breve premessa sul contesto storico, dall’emanazione dello Statuto Albertino nel 1848 all’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana il 1° gennaio 1948, vengono illustrati i vari tributi attraverso un criterio cronologico.

Tributi in Italia

  • 1862 Imposta di registro
  • 1862 Imposta sulle successioni e donazioni
  • 1862 Imposta di bollo
  • 1862 Imposte ipotecaria e catastale
  • 1862 – 1954 Tassa di manomorta
  • 1862 Tassa sulle società di assicurazione
  • 1862 – 1923 Tassa sui trasporti ferroviari
  • 1862 – 1973 Tassa sulle carte da giuoco
  • 1862 – 1974 Imposta sul consumo del sale
  • 1863 Giuoco del Lotto
  • 1864 – 1947 Imposta sui terreni (o fondiaria)
  • 1864 – 1973 Imposta di ricchezza mobile
  • 1864 Imposta di fabbricazione e consumo. Le Accise
  • 1865 Imposta sui fabbricati
  • 1866 – 1973 Imposta sul valore locativo
  • 1868 – 1974 Imposta di famiglia
  • 1868 – 1884 Tassa sul macinato
  • 1874 – 2007 Tassa sui contratti di borsa
  • 1922 Imposta straordinaria sul patrimonio
  • 1923 – 1973 Imposta complementare progressiva sul reddito
  • 1927 – 1943 Imposta sui celibi
  • 1938 Canone di abbonamento radio televisivo
  • 1940 – 1973 IGE, Imposta generale sulle entrate
  • Anni 70 La grande riforma tributaria
  • 1973 IVA, Imposta sul valore aggiunto
  • 1974 – 1997 ILOR, Imposta locale sui redditi
  • 1973 IRPEF, Imposta sul reddito delle persone fisiche
  • 1973 – 2003 IRPEG, Imposta sul reddito delle persone giuridiche
  • 1992 ICI, Imposta comunale sugli immobili
  • 1998 IRAP, Imposta regionale sulle attività produttive
  • 2004 IRES, Imposta sul reddito delle società

 

Fonte:
MEF – Storia dei Tributi in Italia

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Fatturazione elettronica: nessuna proroga, confermata la decorrenza dal 2019

Con il Decreto Legge n. 119/2018 “Collegato alla Manovra”, è stata confermata, per gennaio 2019, la decorrenza della fatturazione elettronica, con sanzioni ridotte, estesa a tutte le operazioni tra soggetti privati, secondo quanto previsto dalla Legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018).

Diversamente da quanto segnalato nelle settimane precedenti, sono state eliminate dal testo le ipotesi di proroga che avrebbero autorizzato la decorrenza “a scaglioni” dell’adempimento a partire dal mese di luglio 2019, per i contribuenti di dimensioni più rilevanti, e dal mese di gennaio 2020, per tutti i contribuenti.

Salvo successive modificazioni del testo del Decreto Legge, al momento approvato in via definitiva, a decorrere dal prossimo 01/01/2019 entrerà in vigore l’obbligo della fatturazione elettronica.

In relazione alle sanzioni, il testo del Decreto Legge dispone che per il primo semestre del periodo d’imposta 2019 le sanzioni non vengono applicate nel caso in cui la fattura venga emessa in modalità elettronica entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’IVA. 

Al contrario nel caso in cui la fattura elettronica venga emessa successivamente al suddetto termine, ma comunque entro il termine della liquidazione IVA del periodo successivo, le sanzioni vengono applicate con una riduzione dell’80%.

Ad esempio, se un contribuente con obbligo di fatturazione immediata esegue un’operazione in data 01/02/2019 potrà emettere la relativa fattura elettronica entro il 28/02/2019 senza irrogazione delle sanzioni oppure entro il 31/03/2019 con applicazione della sanzione ridotta.

Fatturazione elettronica 2019

Il funzionamento della fattura elettronica

Il meccanismo di funzionamento della fattura elettronica è composto da tre principali soggetti:

  1. il Cedente/Prestatore, che emette la fattura elettronica e trasmette il file al Sistema di Interscambio;
  2. il Sistema di Interscambio (SdI), che riceve il file della fattura del Cedente/Prestatore, attribuisce un identificativo, effettua le verifiche ed invia all’Acquirente/Committente il file del documento;
  3. l’Acquirente/Committente, che riceve il file della fattura elettronica attraverso il canale scelto.

Con riferimento invece:

  • ai soggetti non titolari di partita IVA;
  • ai contribuenti che optano per il regime dei minimi;
  • ai contribuenti che optano per il regime forfetario,

il procedimento subisce alcune variazioni, di conseguenza nei confronti dei suddetti soggetti il flusso avviene come di seguito indicato:

  • il soggetto obbligato alla fatturazione elettronica procede all’emissione della fattura in formato elettronico utilizzando, come di consueto, il Sistema di Interscambio, nel campo codice destinatario dovrà essere indicato il valore convenzionale “0000000”;
  • il Cedente/Prestatore deve mettere a disposizione dell’Acquirente/Committente (privato, minimo, forfetario) una copia cartacea o analogica della fattura emessa dal Sistema di Interscambio, tale documento sarà disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Nel caso in cui la fattura venga emessa nei confronti di privati, eventuali inesattezze dovranno essere corrette mediante apposita nota di variazione da parte del soggetto che ha emesso la fattura errata. 

I possibili esiti dell’invio della fattura emessa

Il soggetto obbligato all’emissione della fattura deve procedere alla creazione della fattura elettronica ed inviare la stessa al Sistema di Interscambio.

Per quanto riguarda la creazione della fattura, questa deve avvenire tramite lo specifico file XML in cui, oltre alle abituali informazioni, devono essere obbligatoriamente indicati alcuni elementi relativi al recapito della fattura (il codice destinatario oppure l’indirizzo PEC) che possano consentire l’effettivo invio della fattura all’Acquirente/Committente.

Nel caso in cui la fattura sia soggetta ad imposta di bollo, questa verrà assolta cumulativamente entro il 30/04 dell’anno successivo a quello in cui l’operazione è effettuata, ai sensi del Decreto Ministeriale del 17/06/2014.

Il passaggio susseguente è costituito dall’invio della fattura al Sistema di Interscambio, che eseguirà una serie di controlli e di verifiche, tra i quali, in particolare, si evidenziano i seguenti:

  1. Correttezza della data di emissione indicata in fattura, con particolare riferimento al fatto che questa non sia successiva rispetto alla data di trasmissione del file, se la data di trasmissione risulta antecedente alla data di emissione il sistema scarta automaticamente il documento;
  2. Struttura e formato del file;
  3. Integrità e unicità del documento;
  4. Correttezza formale ed esistenza dei codici fiscali e delle partite IVA indicate;
  5. Validità e autenticità della firma;
  6. Coerenza degli importi IVA indicati rispetto alla base imponibile.

Solamente all’esito delle verifiche con accettazione dal Sistema di Interscambio, la fattura elettronica può considerarsi emessa, mentre nel caso in cui la fattura venga scartata, la stessa non si considera emessa.

Invio fattura elettronica 2019

I possibili esiti della ricezione della fattura emessa

Nel caso di accettazione della fattura, il Cedente/Prestatore verrà informato dell’accettazione e dell’inoltro della fattura all’Acquirente/Committente.

Nel caso di:

  • individuazione di un canale per il recapito, l’Acquirente/Committente sarà interessato da una comunicazione contenente i dati della fattura;
  • impossibilità nell’individuare un canale di recapito, anche per casella PEC piena, viene inviata all’Emittente una ricevuta di impossibilità di recapito con la quale è comunicata la messa a disposizione della fattura nell’area autenticata dei servizi telematici dell’Acquirente/Committente, solamente in questo caso compete all’Emittente comunicare la messa a disposizione della fattura nell’area autenticata dei servizi telematici, se l’Acquirente/Committente accede e visiona la fattura il sistema registra il nuovo stato del file che risulta ricevuto dal destinatario.

Per data di consegna si considera:

  • per i soggetti IVA, quella in cui il destinatario prende visione della fattura;
  • per gli acquirenti forfetari, minimi, agricoltori esonerati e privati la data di messa a disposizione nell’area riservata. 

Lo scarto della fattura emessa

Nell’ipotesi in cui il Sistema di Interscambio scarti la fattura inviata dal Cedente/Prestatore, il sistema invierà una ricevuta di scarto con l’effetto che la fattura non verrà considerata emessa fino a quando il Cedente/Prestatore non provveda a correggere l’errore indicato e ad inviare nuovamente la fattura entro il termine di 5 giorni dalla notifica.

In considerazione del fatto che il sistema ha scartato la fattura, il Cedente/Prestatore non potrà sanare il proprio errore con l’emissione di una nota di variazione.

In questo caso l’Agenzia delle Entrate consiglia l’emissione di una nuova fattura con identico numero e data della precedente, in ogni caso non sarà sanzionata l’emissione di una nuova fattura con nuovo numero e data.

Le sanzioni ed il Decreto Legge “Collegato alla Manovra”

Come già accennato, in base a quanto previsto dal Decreto Legge n. 119/2018, “Collegato alla Manovra”, nel primo semestre del 2019 i contribuenti potranno beneficiare di un trattamento sanzionatorio agevolato.

Nello specifico il Decreto prevede che:

  • nel caso in cui la fattura venga emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica IVA, per il primo semestre del 2019, le sanzioni non trovano applicazione;
  • nel caso in cui la fattura venga emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione dell’IVA del periodo successivo, per il primo semestre del 2019, si applicano con riduzione dell’80%.

In caso di violazione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato, la fattura si considera non emessa con irrogazione delle sanzioni pecuniarie, ai sensi dell’art. 6, comma 1, Decreto Legislativo n. 471/1997. 

Le sanzioni per omessa fatturazione saranno applicate nella misura compresa tra il 90% e il 180% dell’imposta e la sanzione sarà applicata in misura fissa, da un minimo di 250,00 euro ad un massimo di 2.000,00 euro, nel caso in cui la violazione non incida sulla corretta liquidazione del tributo.

Il cessionario e il committente, per non incorrere nella sanzione pari al 100% dell’imposta, con un minimo di 250,00 euro, di cui all’art. 6, comma 8, del Decreto Legislativo n. 471/1997, devono adempiere agli obblighi documentali ivi previsti attraverso il Sistema di Interscambio.

 

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Collegato alla manovra finanziaria: le disposizioni nel Decreto Legge n. 119/2018

Il Decreto Legge n. 119 del 23/10/2018, collegato alla manovra finanziaria, con il quale vengono previste alcune novità di carattere fiscale, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23/10/2018.

Di seguito vengono riepilogate le novità di carattere fiscale previste nel Decreto Legge collegato alla manovra finanziaria. 

Fattura elettronica
A partire dal 01/01/2019 entrerà in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica per i privati. Viene prevista la non applicazione delle sanzioni connesse all’emissione della fattura con le nuove regole nel caso in cui il contribuente proceda all’emissione entro il termine per la liquidazione di periodo (mensile/trimestrale).

Qualora, invece, l’emissione venga effettuata entro il termine della successiva liquidazione, le sanzioni sono ridotte dell’80%.

 

Semplificazione in materia di fatturazione
A decorrere dal 01/07/2019 i contribuenti possono procedere all’emissione della fattura entro 10 giorni dal momento in cui viene effettuata l’operazione.

Le fatture devono essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Per quanto riguarda le fatture di acquisto viene abrogata la numerazione progressiva delle stesse prevista dall’articolo 25 del D.P.R. n. 633/1972.

Viene anche previsto che il cessionario può computare l’IVA addebitata in fattura nella liquidazione del periodo nel quale l’operazione si considera effettuata e, di conseguenza, l’imposta è divenuta esigibile. Questa facoltà non è consentita nel caso in cui le operazioni siano effettuate in un anno d’imposta le cui operazioni di acquisto sono ricevute nell’anno successivo (in questo caso ai fini della detrazione vale l’anno di ricevimento del documento).

 

Trasmissione dei corrispettivi
Viene istituito l’obbligo per i commercianti al minuto e per i soggetti assimilati di memorizzare elettronicamente e di trasmettere i dati dei corrispettivi giornalieri, con decorrenza dal 01/07/2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400.000,00 euro, e per i restanti soggetti a partire dal 01/01/2020.

In conseguenza dell’introduzione di questo obbligo non sarà più necessaria registrazione dei corrispettivi ai sensi dell’articolo 24 del D.P.R. n. 633/1972.

E’ da evidenziare che i soggetti che vendono medicinali potranno adempiere all’obbligo attraverso gli strumenti ed i canali usati per l’invio dei dati al Servizio Tessera Sanitaria.

 

Dichiarazione integrativa speciale
Entro il 31/05/2019 i contribuenti possono procedere alla correzione di errori ed omissioni sulle dichiarazioni fiscali presentate entro il 31/10/2017 ai fini delle imposte sui redditi, addizionali, imposte sostitutive di quelle sui redditi, ritenute effettuate, contributi previdenziali, IRAP e IVA.

Le suddette integrazioni dovranno però avvenire entro il limite di 100.000,00 euro di maggiore imponibile ai fini delle imposte e in ogni caso entro il limite del 30% di quanto già dichiarato.

Nel caso in cui l’imponibile sia inferiore a 100.000,00 euro senza debito di imposta in conseguenza di perdite, l’integrazione degli imponibili è permessa fino a 30.000,00 euro.

Sui maggiori imponibili integrati, per ogni anno di imposta si applica (senza sanzioni, interessi ed oneri accessori) un’aliquota del 20% sostitutiva dell’IRPEF e dell’IRES. Per quanto riguarda l’IVA, invece, si calcola nell’aliquota media o, nel caso in cui non possa essere determinata, nella misura del 22%.

Per completare la definizione i contribuenti interessati dovranno versare in unica soluzione quanto dovuto entro il 31/07/2019 (rateizzabile fino ad un massimo di 10 rate) senza usufruire della compensazione con eventuali altri tributi a credito .

 

Contenzioso tributario
Viene introdotto l’obbligo di trasmissione telematica degli atti relativi al procedimento a decorrere dal 01/07/2019.

 

Definizione risorse proprie UE
La definizione agevolata dei carichi viene allargata anche ai debiti tributari relativi a risorse proprie tradizionali UE e all’IVA riscossa all’importazione.

 

Definizione dell’imposta di consumo
Viene ammessa la definizione dell’imposta di consumo tramite il pagamento di un importo pari al 5%, escluse le sanzioni e gli interessi (salvo il caso in cui vi sia una sentenza passata in giudicato). In questo caso è indispensabile presentare, entro il prossimo 30/04/2019 apposita istanza all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

 

Definizione per le ASD e per le SSD
Le associazioni e le società sportive dilettantistiche possono procedere al versamento volontario delle imposte per la definizione delle annualità non ancora prescritte e non oggetto di atti di verifica e di accertamento.

Per questi contribuenti c’è la possibilità di poter presentare la dichiarazione integrativa speciale per tutte le imposte e nel limite complessivo di 30.000,00 euro di imponibile annuo.

Tali soggetti possono anche usufruire della definizione agevolata degli atti, procedendo al versamento di un importo pari al 50% delle maggiori imposte accertate, ad eccezione dell’IVA, e il 5% delle sanzioni irrogate e degli interessi.

Possono inoltre procedere alla definizione della lite tramite il versamento del 40% del valore della lite e del 5% delle sanzioni e degli interessi, del 10% del valore della lite e del 5% delle sanzioni e degli interessi nel caso di soccombenza in giudizio dell’Amministrazione Finanziaria, del 50% del valore della lite e del 10% delle sanzioni e interessi nel caso di soccombenza in giudizio dell’associazione o della società.

La definizione non trova invece applicazione nell’ipotesi in cui l’ammontare delle imposte accertate o in contestazione sia superiore a 30.000,00 euro per ogni imposta accertata o contestata.

 

Definizione dei Processi Verbali di Constatazione
Il decreto prevede la possibilità di poter definire il contenuto integrale dei processi verbali di constatazione consegnati entro la data di entrata in vigore del decreto.

Attraverso questa regolarizzazione i contribuenti potranno provvedere al versamento delle imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali, ritenute effettuate, imposte sostitutive, IRAP, IVIE, IVAFE e IVA tramite apposita dichiarazione da presentare entro il 31/05/2019.

La definizione si perfeziona con il versamento delle somme (non applicando le sanzioni previste dall’articolo 17 del Decreto Legislativo n. 472/1997 e gli interessi) che può essere effettuato in unica soluzione oppure con un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo. È esclusa la compensazione con eventuali altri tributi a credito.

In relazione ai periodi di imposta fino al 31/12/2015, oggetto dei processi verbali di constatazione, viene prevista una proroga di due anni.

 

Definizione degli atti di accertamento
Possono essere definiti, in via agevolata, gli avvisi di accertamento, gli avvisi di rettifica, gli avvisi di liquidazione, gli atti di recupero, gli inviti al contraddittorio e gli accertamenti con adesione.

Possono essere definiti gli avvisi di accertamento, di rettifica e di liquidazione notificati entro la data di entrata in vigore del decreto, ancora impugnabili.

Relativamente agli atti di accertamento con adesione, questi devono essere stati sottoscritti entro la data di entrata in vigore del decreto.

La definizione si perfeziona attraverso il pagamento delle sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori (per quanto riguarda i dazi il debitore è invece tenuto a versare gli interessi di mora previsti dalle disposizioni della UE).

Il termine per il pagamento corrisponde:

  1. a 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto per quanto riguarda gli avvisi di accertamento e al contraddittorio;
  2. a 20 giorni dalla redazione dell’atto per quanto riguarda gli accertamenti con adesione.

La definizione si perfeziona con il versamento delle somme in unica soluzione oppure della prima rata entro i termini sopra indicati, con un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo.

 

Definizione delle liti pendenti
Viene prevista la possibilità di poter definire le liti pendenti con il fisco tramite il pagamento di una somma pari al valore della lite, e di fatto corrispondente all’importo delle imposte contestate con il ricorso introduttivo (o all’entità delle sanzioni per le liti attinenti alla sola irrogazione delle sanzioni).

Nell’ipotesi di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate in primo e secondo grado viene prevista la possibilità di poter definire la lite tramite il pagamento di una somma pari al 50% ed al 20% del valore della controversia.

Per le liti attinenti alle sole sanzioni si segnala la possibilità di poter definire la lite tramite il pagamento del 40% dell’importo contestato oppure del 15% nel caso di soccombenza dell’Agenzia delle Entrate.

La domanda deve essere presentata entro il 31/05/2019 e nell’ipotesi di versamento superiore all’importo di 1.000,00 euro viene consentita la rateazione in un massimo di 20 rate trimestrali.

 

Definizione dei carichi fino a 1.000,00 euro
E’ previsto l’annullamento di tutti i carichi residui di importo fino a 1.000,00 euro (comprendente capitale, sanzioni ed interessi), con la sola esclusione riguardante le risorse proprie comunitarie. Sono interessati dalla definizione automatica i carichi affidati all’Agente per la riscossone dal 01/01/2000 al 31/12/2010.

 

Rottamazione “potenziata” delle cartelle
Possono essere definiti in maniera agevolata, mediante il pagamento del capitale, degli interessi, dell’aggio, dei diritti di notifica e delle spese esecutive, i ruoli affidati all’Agente della riscossione dal 01/01/2000 al 31/12/2017.

Il nuovo procedimento di rottamazione prevede il pagamento delle somme dovute entro il 31/07/2019 oppure in un massimo di 10 rate consecutive e di pari importo da versare entro il 31/07 e il 30/11 di ogni anno a partire dal 2019 con un interesse annuale del 2%.

Per procedere alla definizione degli importi i contribuenti interessati dovranno presentare apposita dichiarazione entro il 30/04/2019. L’Agente per la riscossione, entro il 30/06/2019, invierà comunicazione dell’ammontare complessivo di quanto dovuto, nonché della scadenza di ciascuna rata ai debitori che hanno aderito alla definizione.

I soggetti che hanno definito i ruoli usufruendo della “rottamazione bis” potranno rideterminare il carico dovuto comprovando di aver versato gli importi dovuti entro il 07/12/2018. In questo caso il versamento dovrà essere effettuato in 10 rate consecutive con scadenza il 31/07 ed il 30/11 di ogni anno a partire dal 2019 (con interessi calcolati al tasso dello 0,3% a decorrere dal 01/08/2019).

Possono usufruire della nuova rottamazione anche i soggetti che hanno aderito alla “prima rottamazione” nonché i soggetti che, dopo aver aderito alla “rottamazione bis” non hanno poi  provveduto al versamento di quanto dovuto.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Storia dei Tributi in Italia

Premessa Storia dei Tributi

Il 17 febbraio 1861 a Torino si riunì il primo Parlamento italiano con all’ordine del giorno la proclamazione del Regno d’Italia. Il successivo 21 febbraio, il Conte di Cavour presentò al Senato il relativo progetto di legge che “doveva affermare in cospetto dei popoli dell’Europa il fatto compiuto della costituzione del Regno d’Italia”. La legge fu promulgata il 17 marzo 1861.

La prima esigenza fu quella di unificare gli ordinamenti tributari, prevalenti negli stati preunitari, profondamente diversi, soprattutto in materia d’imposizione diretta sulla ricchezza fondiaria, oltre che a reperire i mezzi finanziari necessari a fronteggiare il volume crescente di spesa pubblica che occorreva al nuovo Stato per concorrere allo sviluppo di una economia che in larghe parti del paese si trovava in condizioni di mera sussistenza.

Questo quadro iniziale influenzò in maniera decisa anche l’evoluzione del sistema tributario. L’unificazione tributaria comportò, al di là di astratte discussioni su quali modelli fossero più appropriati, un profondo ed effettivo sconvolgimento nelle strutture economiche e nei rapporti tra contribuenti e istituzioni statali. Questo sconvolgimento fu più sentito nelle aree in cui il precedente ordinamento tributario era lontano da quello nuovo imposto dove “a pochi anni di distanza si succedevano o imposte che non si conoscevano affatto prima, o imposte che erano conosciute in forma lievissima … Tutto fu mutato e sconvolto” (Nitti, 1958).

 

Dal 1848 al 1946

Lo Statuto Albertino, del 4 marzo 1848, che divenne nel 1861 lo Statuto del Regno, all’art. 25 recitava che “Essi [tutti i regnicoli] contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato”. Nello Statuto del Regno erano significativamente indicati tanto l’esistenza di un obbligo di contribuire alle spese pubbliche a carico dei consociati, quanto la fissazione di un limite al potere impositivo, consistente nella “proporzionalità” con le sostanze patrimoniali di ciascuno. Un’ulteriore necessità fu, quindi, di omogeneizzare l’imposizione indiretta con i principi tributari, dello Statuto del Regno.

Tale opera di omogeneizzazione ed unificazione fu avviata dal Ministro delle Finanze Bastogi, su iniziativa del Primo Ministro Cavour, che aveva, al riguardo, già sostenuto la necessità di ricostituire tutto l’apparato fiscale, con un coordinamento unico a livello nazionale.

Il primo programma che si proponeva il Ministro Bastogi fu di:

  • provvedere ai bisogni dell’amministrazione dello Stato, cercando di diminuire la differenza esistente tra le entrate e le spese; dare un assetto uniforme al debito pubblico;
  • unificare la legislazione tributaria del Regno;
  • riordinare l’amministrazione finanziaria.

Storia fiscale tributi italiani

Il Ministro Bastogi unificò la tariffa doganale e avviò l’accorpamento delle discipline doganali con il Regolamento del 12.09.1860, che veniva applicato in tutto il Regno d’Italia. Il 29.10.1861 un nuovo Regolamento separò le norme doganali da quelle dei monopoli e abolì le dogane interne. Il nuovo regolamento ebbe breve vita poiché il Ministro delle Finanze Quintino Sella (3 marzo 1862), constatando l’aumento del contrabbando e la notevole diminuzione degli introiti, l’11.09.1862 pubblicò un nuovo regolamento doganale con cui mantenne molte dogane interne, che dovevano essere soppresse dal precedente regolamento di Bastogi. Con l’applicazione uniforme della tariffa vigente nel Regno di Sardegna fu esteso il libero scambio in tutto il Paese.

Nell’anno 1864 il Regno venne diviso in 59 province, 193 circondari, 1601 mandamenti e 7719 comuni.

Tra il 1862 e il 1864 i ministri Sella e Minghetti proposero e attuarono una radicale riforma dell’ordinamento tributario, perequando l’imposta fondiaria e istituendo nuovi e moderni tributi, l’imposta sui fabbricati e l’imposta di ricchezza mobile.

Nel 1865 si svolsero le elezioni per il rinnovo della Camera e subito dopo Sella dichiarava che le condizioni del bilancio permanevano gravi e che era necessario istituire nuovi tributi (Sella era decisamente contrario alla politica dei prestiti pubblici): a ciò fu provveduto nel 1868 con la istituzione della “tassa sul macinato”, la prima moderna imposta di fabbricazione. Proprio la rigorosa politica fiscale portò al pareggio di bilancio ma il suo annuncio (marzo 1870) comportò la caduta di quella parte politica, la Destra storica, che tanto si era spesa al riguardo. Al pareggio di bilancio si arrivò con una politica fiscale attuata non solo grazie all’inasprimento delle imposte e delle tasse, ma anche con specifiche scelte tecniche e produttive mirate a un’attualizzazione dei tributi e dei loro strumenti applicativi.

Nel 1876 la Sinistra salì al potere con Depretis, il quale conservò per sé il dicastero delle finanze. Le scelte di politica commerciale e doganale della Sinistra comportarono un rilevante aumento del gettito dei dazi doganali, ma negli anni successivi nessun governo della Sinistra intraprese la riforma del sistema tributario che Depretis riteneva urgente. In seguito, durante i primi sette anni dell’età giolittiana vi fu un notevole aumento delle entrate, cui contribuirono le privative, le tasse di fabbricazione, le tasse sugli affari, l’imposta sulla ricchezza mobile, le dogane e altre imposte (prevalevano le imposte indirette).

Alla vigilia della prima guerra mondiale il sistema fiscale italiano era inadeguato all’ingente compito che doveva assolvere; l’ordinamento tributario era, infatti, prevalentemente costituito dalle leggi del 1864 e del 1865 (approvate dal Governo della Destra storica). Si manteneva lo squilibrio tra imposte indirette e imposte dirette: queste ultime erano costituite solo da tre tributi reali e proporzionali sui redditi dei terreni, dei fabbricati e della ricchezza mobile.

L’inizio dell’era fascista coincise con un profonda riforma del sistema tributario italiano. Nel 1923, soprattutto con una serie di regi decreti del 30 dicembre, il Ministro De Stefani (1922) innovò tutti i tributi ed istituì, altresì, l’imposta complementare progressiva sul reddito delle persone fisiche. Aumentò con un decreto catenaccio il prelievo fiscale sul caffè e sullo zucchero. In generale la pressione fiscale aumentò e così la sua sperequazione: ci fu una maggiore tassazione dei redditi agrari e di lavoro e un incremento delle imposte indirette, specie sui consumi.

Nel 1927, con l’obiettivo di incentivare i matrimoni e favorire nuove nascite, fu introdotta la “tassa sul celibato”. Seguì una significativa riforma delle sanzioni tributarie e un modesto ritocco della finanza locale. Successivamente, nel 1940, vennero introdotti due importanti tributi: l’imposta ordinaria sul patrimonio e l’imposta generale sulle entrate (I.G.E.), che sostituì la precedente imposta sugli scambi.

Costituzione Repubblica Italiana

La Costituzione della Repubblica Italiana, promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha codificato alcuni principi fondamentali a cui si ispira l’attuale sistema tributario e precisamente:

  • il principio di solidarietà, articolo 2: il pagamento delle imposte (o tasse) rappresenta uno dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale;
  • il principio di uguaglianza, articolo 3: tutti i cittadini sono tenuti al pagamento delle imposte e delle tasse, poiché hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge;
  • il principio di legalità, articolo 23: nessuna prestazione può essere imposta se non in base alla legge (riserva di legge); le imposte e le tasse possono essere disciplinate solo con atti aventi forza di legge (legge ordinaria, decreto legge, decreto legislativo);
  • il principio della capacità contributiva, articolo 53, comma 1: tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva;
  • il principio della progressività, articolo 53, comma 2: le aliquote aumentano con l’aumentare del reddito in maniera progressiva.

Fonte:
MEF – Storia dei Tributi in Italia

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Terzo Settore: le recenti modifiche apportate alla nuova disciplina

Con il Decreto Legislativo n. 105 del 03.08.2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 210 del 10.09.2018, il Legislatore ha inserito alcune modifiche al Codice del Terzo Settore, al fine di semplificarne la disciplina, che sono entrate in vigore dal 11.09.2018. 

In base a quanto previsto dal Decreto, gli enti interessati avranno adesso a disposizione 24 mesi di tempo per procedere all’adeguamento degli statuti, mentre in precedenza, il termine concesso era pari a 18 mesi.

Il Decreto di modifica prevede, anche, l’estensione della deroga riservata agli enti non commerciali che non utilizzano il regime forfettario, i quali possono presentare un rendiconto di cassa in luogo del bilancio di esercizio, per effetto della modifica, il limite di proventi passa da 50.000,00 a 220.000,00 euro.

Relativamente alla revisione legale dei conti, viene previsto che solamente gli enti di maggiore dimensione soggiacciono all’obbligo di sottoporsi alla revisione legale.

Per quanto riguarda l’imposta di registro viene prevista l’esenzione su tutti gli atti costitutivi e quelli correlati allo svolgimento delle attività di organizzazioni di volontariato.

Viene previsto, inoltre, che le organizzazioni e le associazioni di promozione sociale hanno la possibilità di integrare il numero degli associati per evitare la cancellazione dal registro, allo scopo il Decreto di modifica ha precisato che se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, lo stesso deve essere integrato entro un anno, decorso il quale l’organizzazione di volontariato (o l’associazione) viene cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Le principali modifiche apportate alla nuova disciplina del
Terzo Settore

Adeguamento statuti
Con riferimento al termine di adeguamento degli statuti, viene esteso il termine in precedenza concesso, da 18 a 24 mesi.

 

Semplificazioni enti di minori dimensioni
Il decreto di modifica prevede anche l’estensione della deroga riservata agli enti non commerciali che non utilizzano il regime forfettario, i quali possono presentare un rendiconto di cassa in luogo del bilancio di esercizio, in conseguenza della modifica, la soglia di proventi passa da 50.000,00 a 220.000,00 euro.

 

Revisione legale dei conti
Solamente gli enti di maggiore dimensione hanno l’obbligo di sottoporsi a revisione legale dei conti. Qualora la revisione sia prevista con disposizione statutaria in quanto obbligatoria, tutti i componenti dell’organo di controllo devono essere revisori legali iscritti nell’apposito registro.

 

Esenzione imposta di registro
Gli atti costitutivi e quelli correlati allo svolgimento delle attività delle organizzazioni di volontariato sono esenti dall’imposta di registro.

 

Associazione di promozione sociale
Le associazioni di promozione sociale sono enti del Terzo Settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta oppure non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o (in conseguenza dell’integrazione del decreto) delle persone aderenti agli enti associati.

In maniera analoga a quanto previsto in materia di organizzazioni di volontariato, se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l’associazione di promozione sociale è cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Disposizioni in materia di imposte sui redditi
Con il decreto di modifica, viene precisato che si considerano entrate derivanti da attività non commerciali i contributi, le sovvenzioni, le liberalità, le quote associative dell’ente e ogni altra entrata assimilabile alle precedenti, ivi compresi i proventi e le entrate considerate non commerciali ai sensi dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 79 (attività di interesse generale, ricerca scientifica di particolare interesse sociale, fondi raccolti da privati e finanziamenti pubblici) tenuto conto altresì del valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività svolte con modalità non commerciali.

La variazione della qualifica, da ente di Terzo Settore non commerciale a ente di Terzo Settore commerciale, opera a partire dal periodo d’imposta in cui l’ente assume natura commerciale.

 

Acquisto della personalità giuridica
Le modifiche apportate prevedono che le associazioni e le fondazioni del Terzo Settore già in possesso della personalità giuridica ai sensi del D.P.R. n. 361/2000 che ottengono l’iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore sono sospesi dall’iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche previsto dal D.P.R. n. 361/2000 fino a quando sia conservata l’iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Nel periodo di sospensione, le predette associazioni e fondazioni non perdono la personalità giuridica acquisita con la anteriore iscrizione e non si applicano le disposizioni di cui al citato D.P.R. n. 361/2000.

 

Attività svolte dall’ente
La modifica apportata indica che l’attività svolta deve avere carattere esclusivo o principale. Per effetto di questa modifica possono considerarsi enti del Terzo Settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

 

Attività di interesse generale
Tra le attività di interesse generale viene inserita la tutela degli animali e prevenzione del randagismo, ai sensi della Legge n. 281 del 14 agosto 1991.

 

Attività di volontariato
In conseguenza delle modifiche apportate, la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria, con eccezione per gli operatori che prestano attività di soccorso nelle province autonome di Trento e Bolzano.

I lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo Settore hanno anche diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.

 

Organizzazioni di volontariato
Le organizzazioni di volontariato sono enti del Terzo Settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta oppure non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una o più attività di interesse generale, avvalendosi in modo prevalente delle prestazioni dei volontari associati.

Il decreto di modifica ha precisato che se successivamente alla costituzione il numero degli associati diventa inferiore a quello stabilito, esso deve essere integrato entro un anno, trascorso il quale l’organizzazione di volontariato è cancellata dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore se non presenta richiesta di iscrizione in un’altra sezione dello stesso.

 

Convenzioni con pubbliche amministrazioni
Le pubbliche amministrazioni possono sottoscrivere con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, iscritte da almeno sei mesi nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale, se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato.

Il decreto di modifica prevede che le pubbliche amministrazioni procedenti diffondano sui propri siti informatici gli atti di indizione dei procedimenti ed i relativi provvedimenti finali. Gli stessi atti devono inoltre formare oggetto di pubblicazione da parte delle pubbliche amministrazioni procedenti nella sezione “Amministrazione trasparente”.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Decreto Dignità: le novità in materia fisco e lavoro dopo l’avvenuta conversione in Legge

Il Decreto Legge n. 87/2018, il cosiddetto “Decreto Dignità”, è stato convertito, con modificazioni, con la Legge di conversione n. 96/2018. In sede di conversione, sono state inserite alcune novità in materia fisco e lavoro.

Le novità di natura fiscale

Spesometro
E’ stato previsto il rinvio della prossima scadenza per la trasmissione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (“spesometro”). Nello specifico, è stato stabilito che i dati relativi al terzo trimestre 2018 possono essere inviati telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 28.02.2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre (ossia il 30.11.2018).

Sono state, inoltre, precisate le nuove scadenze per coloro che optano per l’invio semestrale dello spesometro (30.09 per il primo semestre e 28.02 per il secondo semestre).

E’ stato altresì previsto l’esonero dall’invio, a decorrere dal 2018, dei produttori agricoli in regime di esonero.

 

Split payment
E’ stato soppresso il meccanismo della scissione dei pagamenti (“split payment”) per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi vengono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o di acconto.

 

Redditometro
E’ stata inserita una disposizione in base alla quale il Decreto Ministeriale al momento in vigore, che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva, non avrà più effetto per i controlli ancora da effettuare relativi al 2016 e agli anni successivi. Viene quindi prevista l’adozione di un nuovo Decreto in materia da parte del M.E.F., dopo aver consultato l’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.

 

Disposizioni aggiuntive in materia di iper-ammortamento
L’incentivo fiscale noto come “iper-ammortamento” compete a condizione che i beni agevolabili vengano destinati a strutture produttive poste nel territorio dello Stato. Nel caso in cui nel corso del periodo di utilizzo della maggiorazione del costo i beni agevolati vengano venduti a titolo oneroso oppure vengano destinati a strutture produttive poste all’estero, anche se appartenenti alla medesima impresa, si procede al recupero del beneficio.

Il recupero avviene tramite una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d’imposta nel quale avviene la vendita a titolo oneroso oppure la delocalizzazione degli investimenti agevolati per un importo identico alle maggiorazioni delle quote di ammortamento nel complesso dedotte nei precedenti periodi d’imposta, senza applicazione di sanzioni e interessi.

E’ stato puntualizzato che le suddette disposizioni non vengono applicate in relazione agli interventi sostitutivi in base ai quali in caso di dismissione del bene agevolato nel periodo di fruizione dell’agevolazione non viene a verificarsi la perdita delle quote restanti del beneficio a condizione che l’impresa sostituisca il bene originario e comprovi l’esecuzione dell’investimento sostitutivo.

Le nuove disposizioni trovano applicazione a partire dalle fatture emesse successivamente alla data del 14.07.2018.

 

Rinvio fatturazione elettronica carburanti
E’ stato confermato il rinvio al 01.01.2019 dell’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di carburante per autotrazione. Rimane comunque confermato l’obbligo di pagamento con mezzi tracciabili con decorrenza dallo scorso 01.07.2018. In sede di conversione è stato evidenziato che i contribuenti potranno proseguire con l’utilizzo della carta carburante fino al 31.12.2018.

 

Esonero annotazione registri IVA
E’ stato previsto che i soggetti obbligati all’invio dello spesometro sono esonerati dall’obbligo di annotazione nei registri IVA sia delle fatture emesse che di quelle relativi agli acquisti. La nuova disposizione dovrebbe essere connessa al nuovo obbligo di utilizzazione delle fatture elettroniche tramite il sistema di interscambio.

 

Disposizioni aggiuntive in materia di ricerca e sviluppo
Relativamente alla disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, non vengono considerati ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali che derivano da operazioni effettuate con imprese facenti parte dello stesso gruppo.

In deroga alle disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, la disposizione viene applicata con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, anche in riferimento al computo dei costi ammissibili attribuibili ai periodi d’imposta rilevanti per la definizione della media di raffronto.

Per quanto riguarda gli acquisti che derivano dalle operazioni infragruppo effettuate nel corso dei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, rimane immutata l’esclusione, dai costi ammissibili, della parte del costo di acquisto che corrisponde ai costi già precedentemente assegnati all’impresa italiana per effetto della partecipazione ai progetti di ricerca e sviluppo concernenti i beni oggetto di acquisto.

Rimane in ogni modo invariata la condizione in base alla quale, i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei suddetti beni immateriali sono rilevanti solamente se i suddetti beni vengono utilizzati direttamente ed unicamente nella esecuzione di attività di ricerca e sviluppo valutate ammissibili al beneficio.

La predetta novità viene applicata con decorrenza dal periodo d’imposta in corso alla data del 14.07.2018.

 

Compensazione delle somme iscritte a ruolo
E’ da segnalare la proroga al 2018 della possibilità di compensare le somme iscritte a ruolo con i crediti maturati, non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti della pubblica amministrazione, relativi a forniture, somministrazioni, appalti e servizi, anche non professionali, a condizione che la somma iscritta a ruolo sia pari oppure inferiore al credito.

 

Abrogazione delle SSD aventi scopo di lucro
E’ stata abrogata la disciplina delle società sportive dilettantistiche aventi scopo di lucro. In contemporanea è stata soppressa la disposizione che stabiliva l’applicazione dell’aliquota IVA del 10% alle prestazioni di servizi di carattere sportivo effettuati dalle società sportive dilettantistiche aventi scopo di lucro riconosciute dal CONI.

 

Delocalizzazione di imprese beneficiarie di aiuti
E’ stata inserita una misura allo scopo di sanzionare le imprese beneficiarie di aiuti che delocalizzano l’impresa al di fuori dell’UE. In base a quanto previsto, infatti, fatti salvi i vincoli che derivano dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere che operano nel territorio nazionale che abbiano usufruito di un aiuto di Stato che prevede la realizzazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio stesso nel caso in cui l’attività economica interessata dal medesimo ovvero un’attività simile o una loro parte venga delocalizzata in Stati non aderenti all’Unione Europea entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata.

In caso di decadenza viene applicata anche una sanzione amministrativa pecuniaria quantificata nel pagamento di una somma nella misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto beneficiato.

Al di fuori dai casi sopra indicati e fatti salvi i limiti che derivano dalla normativa europea         in materia di aiuti di Stato e di utilizzazione dei fondi strutturali europei, le imprese italiane      ed estere che operano nel territorio nazionale che abbiano usufruito di un aiuto di Stato        che prevede la realizzazione di investimenti produttivi, nello specifico, localizzati al fine dell’assegnazione di un beneficio, decadono dal beneficio stesso nel caso in cui l’attività economica interessata dal medesimo ovvero un’attività similare o una loro parte venga delocalizzata dal luogo incentivato in favore di unità produttive situate al di fuori dell’ambito territoriale dell’anzidetto luogo, in ambito sia nazionale sia europeo, entro cinque anni dalla data di compimento dell’iniziativa o della conclusione dell’investimento agevolato.

Le novità in materia lavoro

 

Nuovo sgravio contributivo
E’ stato inserito uno sgravio contributivo praticamente analogo a quello previsto dalla Legge n. 205/2017 in materia di sgravio contributivo per soggetti con limite di età disposto dalla norma. Pertanto le assunzioni di soggetti che non hanno compiuto il 35° anno potranno essere assoggettate ad incentivo anche per gli anni 2019-2020. In mancanza di questo intervento, a decorrere dal 2019 avrebbero potuto beneficiare dell’incentivo solamente le assunzioni di lavoratori che non hanno compiuto il 30° anno.

 

Tutela dell’occupazione
Le imprese, sia italiane che estere, che usufruiscono di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei 5 anni successivi alla data di conclusione dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%. La decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.

 

Somministrazione lavoro
Nell’ipotesi di assunzione a tempo determinato, il rapporto tra somministratore e lavoratore non può superare complessivamente il 30% dei lavoratori a tempo indeterminato, salva diversa disposizione da parte della contrattazione collettiva.

Sono esclusi dalla disposizione relativa ai limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori in mobilità, di soggetti disoccupati che beneficiano da almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali e di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati. E’ stata, inoltre, prevista l’esclusione dall’obbligo del rispetto del termine dilatorio tra un contratto e l’altro nell’ipotesi di riassunzione.

 

Contratti di lavoro a termine
E’ stata realizzata la variazione delle norme che disciplinano i contratti a termine con specifico riferimento agli elementi di cui di seguito:

 

1.    la durata massima del rapporto viene ridotta a 24 mesi;

2.    il datore di lavoro deve giustificare l’apposizione del termine per tutti i rapporti di durata superiore a 12 mesi (necessità temporanee ed oggettive, esterne all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori, esigenze collegate ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria);

3.    nel caso di rinnovo, deve essere sempre apposta la giustificazione del termine, ed il contributo addizionale viene incrementato a 0,5%;

4.    il termine deve avere forma scritta;

5.   il numero delle proroghe viene ridotto a 4.

 

Con la legge di conversione è stato ammesso un maggior termine di tolleranza per proroghe e rinnovi eseguiti fino al prossimo 31.10.2018 (ai quali verrà applicata la disciplina previgente). E’ stato inoltre stabilito che, nel caso di mancata giustificazione del rapporto a termine, della proroga o del rinnovo (dove prevista dalla legge), il contratto si trasforma di diritto in lavoro a tempo indeterminato.

 

Impugnazione contratti a termine
Il termine per la presentazione dell’impugnazione di un contratto a termine è stato elevato da 120 a 180 giorni.

 

Indennità licenziamento
Nell’ipotesi in cui non ricorrano i presupposti per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo, l’indennità minima prevista viene innalzata a 6 mensilità, mentre quella massima, invece, viene innalzata fino a 36 mensilità.

 

Prestazioni occasionali
In relazione alle prestazioni occasionali, la legge di conversione ha stabilito che il divieto collegato alle aziende con più di 5 dipendenti non trova applicazione alle aziende alberghiere ed alle strutture ricettive che operano nel settore turismo e che hanno alle proprie dipendenze fino a 8 lavoratori (ma solamente nel caso in cui le prestazioni siano svolte da pensionati, giovani studenti, disoccupati o percettori di prestazioni integrative del salario, del REI o di altre prestazioni a sostegno del reddito).

E’ stato ulteriormente precisato che le comunicazioni inviate da aziende alberghiere, strutture ricettive, enti locali e imprese agricole devono contenere la data di inizio ed il monte orario complessivo presunto con riferimento ad un arco temporale non superiore a 10 giorni.

Ulteriori novità

 

Divieto pubblicità a giochi e scommesse
Allo scopo del consolidamento della tutela del consumatore nonché per un maggiore ed adeguato contrasto alla dipendenza dal gioco d’azzardo, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualunque forma di pubblicità, anche indiretta, attinente a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, comprese le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet.

Dal 1° gennaio 2019 il divieto viene applicato anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi ed a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi della nuova disposizione, è vietata. Sono escluse dal divieto le lotterie nazionali ad estrazione differita ed i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

 

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Compensi sportivi: informazioni e suggerimenti per chi opera nel settore dello sport dilettantistico

Come ben sapete, le Società Sportive Dilettantistiche (SSD) e le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) necessitano del supporto di validi collaboratori, grazie ai quali possono svolgere al meglio le proprie attività. Tuttavia, quando arriva il momento di calcolare e gestire i compensi sportivi, le problematiche riscontrate non sono poche. Molto spesso, le difficoltà sono dovute a una mancanza di informazioni di base, ma anche all’assenza di strumenti idonei per la gestione completa dei pagamenti e delle collaborazioni. Pertanto, andiamo a vedere quali sono i dettagli e le soluzioni da non sottovalutare.

Le principali caratteristiche dei compensi sportivi

I compensi sportivi sono pagamenti costituiti dalle somme dovute al collaboratore a fronte della loro prestazione lavorativa il quale dovrà rilasciare una ricevuta non fiscale per il compenso a sé spettante.

In questa eventualità, la tassazione va calcolata seguendo le indicazioni del comma 358 della Legge n. 205/2017, che inquadra questo tipo di prestazione come “oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa.” Pertanto, i compensi sportivi costituiscono “redditi diversi” (ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera m, del testo unico delle imposte sui redditi), non assoggettabili a contribuzione previdenziale, e possono essere emessi per coloro che svolgono “le mansioni rientranti (…) tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche”.

Le Associazioni e le Società Sportive Dilettantistiche, che avviano questo tipo di collaborazioni, devono necessariamente rispettare determinate normative, onde evitare le relative sanzioni. Tra l’altro, dovranno occuparsi di effettuare una comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego (inerente alla collaborazione stessa e alla sua natura); istituire e gestire il Libro Unico del Lavoro ed emettere i cedolini paga.

Dal punto di vista fiscale, le prestazioni sportive, rese nei confronti di ASD e SSD, sono disciplinate come co.co.co. (collaborazioni continuate e continuative). Solo al Coni è permessa l’identificazione delle mansioni rientranti tra quelle “necessarie” per l’esercizio delle attività sportive dilettantistiche, assoggettabili al regime agevolato relativo ai redditi diversi.

Norme fiscali sport

Alcune tipologie di collaboratori appaiono logicamente rientranti nelle mansioni necessarie per lo svolgimento delle attività di ASD e SSD (si pensi agli istruttori sportivi), mentre altre saranno soggette alla valutazione discrezionale del Comitato Olimpico (a titolo d’esempio: dirigenti, accompagnatori, assistenti alla segreteria, assistenti tecnici, assistenti bagnanti, addetti al magazzino, meccanici, video-analisti…). Per queste ragioni, un intervento chiarificatore del Coni risulta alquanto urgente.

Fino a quel momento, le prestazioni sportive dovranno essere considerate co.co.co e non potranno essere convertite in contratti di lavoro subordinato (tranne nel caso in cui tali rapporti lavorativi fossero già, nei fatti, subordinati).

Con riferimento agli “sportivi dilettanti”, la disciplina applicabile in materia di Imposta sulle persone fisiche (Irpef), che concerne il “rimborso misto” (premi, compensi, indennità, rimborsi a forfait), prevede che i primi 10.000 euro percepiti non concorrano alla formazione della base imponibile da sottoporre a tassazione. Ai successivi 20.658,28€ verrà invece applicata l’aliquota del 23%, che dovrà sommarsi all’addizionale comunale e regionale. Sulle somme eccedenti si applicherà la stessa aliquota a titolo di acconto, sempre maggiorata delle addizionali.

Compresi in tale disciplina di tassazione sono anche i rapporti co.co.co di natura gestionale ed amministrativa, persino a carattere non professionale, resi alle ASD e alle SSD. Infine, è utile considerare che le somme erogate a sportivi dilettanti non sono sottoposte né alla gestione separata INPS, né alla competenza dell’INAIL.

La gestione e il calcolo dei compensi sportivi: come semplificare ogni procedimento?

Per non incorrere in pesanti sanzioni dovute al mancato o allo scorretto adempimento alle normative correlate alla gestione dei compensi sportivi, moltissime ASD e SSD si avvalgono del supporto di un commercialista oppure, al fine di evitare spese elevate, prediligono software di gestione altamente funzionali. Uno dei migliori è certamente Athletis, un programma creato appositamente per il settore dello sport dilettantistico, che consente di calcolare e gestire i compensi in base ai contratti di collaborazione già stipulati. Permette persino di registrare i dati anagrafici di ogni collaboratore, di stampare contratti e ricevute, e di contare su differenti modelli di documenti preimpostati.

Il programma si occupa inoltre di calcolare automaticamente le ritenute fiscali per quei compensi sportivi che superano i 10.000 euro e di semplificare ampiamente la gestione del Libro Unico del Lavoro e l’emissione dei cedolini per le buste paga. In pratica, ottimizza tutte le procedure in modo completo, rivelandosi una valida risorsa per tantissime ASD e SSD.

Scegliere i migliori software di gestione aziendale

Software cloud per ufficioLa gestione aziendale sta subendo varie rivoluzioni nel corso degli ultimi anni. Sono infatti disponibili software di gestione aziendale sempre più pratici e utili, con interfacce utente semplici da comprendere, in modo da poter accedere alle nuove opzioni senza dover seguire corsi o prepararsi per settimane. Scegliere i prodotti migliori è una questione seria. Prima di tutto perché stiamo parlando di software che hanno un costo significativo; secondariamente perché all’interno di una vasta gamma di prodotti non è così semplice trovare proprio ciò che fa per la specifica situazione. Ci sono però aziende, come ad esempio TeamSystem, che offrono sistemi di gestione modulari: è possibile acquistare anche solo una sorta di “sistema di base”, per poi ampliarlo nel tempo con le componenti aggiuntive che si ritengono maggiormente appropriate.

Per cosa si usa il software di gestione aziendale

Il concetto è abbastanza ampio, in quanto oggi esistono software per risolvere qualsiasi questione a livello amministrativo, dalla creazione di fatture elettroniche fino al customer relationship management, ossia la gestione del rapporto con i clienti. Ovviamente nessuno sa meglio di chi già svolge l’attività amministrativa di un’azienda quali siano gli applicativi software più utili, da valutare caso per caso. A parte infatti la fatturazione elettronica, tra qualche mese obbligatoria per tutte le aziende, le altre attività amministrative che si possono svolgere tramite software, si pensi ad esempio alla Firma elettronica, sono di competenza esclusiva di alcune realtà circoscritte, quindi possono non essere in alcun modo utili in altre situazioni. Il primo passo per trovare il software gestionale più adatto nel caso specifico consiste nel valutare effettivamente i compiti che l’azienda svolge a livello amministrativo.

Software gestionale cloud

I vantaggi del cloud

Tra le rivoluzioni di cui abbiamo parlato prima, sicuramente la nascita del cloud è una delle più interessanti. Si tratta di uno spazio internet privato dell’azienda, che può essere reso accessibile come e quando lo si desidera, da parte di persone selezionate o solo da parte di specifici uffici o settori aziendali. All’interno del cloud si possono conservare documenti di ogni tipo, dalle fatture dell’anno in corso (o magari anche quelle da archiviare degli anni passati) fino ai contratti stipulati con i clienti. Il dirigente, o il venditore, possono accedere alle aree del cloud dove si trovano i documenti che li interessano, stampandoli o visionandoli ogni volta che è necessario. Non serve quindi recarsi da un cliente o ad una riunione con un faldone di documenti cartacei, è sufficiente avere a disposizione un tablet o un computer, per visualizzare tutto ciò che serve, in qualsiasi parte del mondo.

Quanto costa un software gestionale

Anche la risposta a questa domanda è abbastanza complessa, come lo è il panorama aziendale oggi presente in Italia. Chiaramente il costo è correlato agli strumenti che si utilizzano, servizi compresi. Sono però presenti anche aziende in grado di offrire un pagamento mensile del software in uso. Questo permette di saldare dei conti minimi, spalmandoli su tutti i mesi dell’anno.

Carte conto sempre più sulla cresta dell’onda: i motivi del successo

Carte contoLe carte conto sono gli strumenti bancari del momento e la loro diffusione è stata rapidissima grazie ad una serie di vantaggi e benefici concreti e tangibili. La flessibilità è il segreto del successo delle carte conto, che possono sostituire oppure all’occorrenza affiancare il tradizionale conto corrente. Questo prodotto assicura l’operatività essenziale, ma con costi di gestione minimi o addirittura pari a zero. Potresti pensare che tra le carte prepagate e le carte conto non ci sia alcuna differenza, invece non è così. La carta conto infatti è dotata di un Iban che consente di svolgere una serie di operazioni che sarebbero impossibili con la carta prepagata come accrediti, bonifici e addebiti automatici.

Ogni carta conto ha la sua peculiarità

Dando uno sguardo al mercato delle carte conto tra le più gettonate ci sono Carta ViaBuyCarta Hype e Carta N26. Naturalmente ogni carta ha le sue peculiarità e presenta funzioni e limiti diversi. Alcune carte sono caratterizzate dalla funzione cashback”, indicata per chi effettua molti acquisti online; altre sono perfette per gli imprenditori o i professionisti che operano in mobilità; altre ancora sono pensate e studiate per i minorenni. Una carta conto per essere definita tale deve avere le stesse caratteristiche di un conto corrente per quanto riguarda i prelievi, le domiciliazioni, i documenti e le operazioni.

Le funzionalità di una carta conto

Avendo le stesse funzionalità di un conto corrente le carte conto prevedono anche gli stessi vantaggi, come la possibilità di accreditare pensioni e stipendi; effettuare versamenti; eseguire o ricevere bonifici sia nell’area SEPA che all’estero; ricaricare il credito telefonico; pagare il pedaggio autostradale; domiciliare le utenze domestiche.

Il boom delle carte conto si deve anche al fatto che sono strumenti ideali per lo shopping online e fisico. Con questo prodotto si possono effettuare acquisti online nella più totale tranquillità, mentre per gli acquisti fisici è possibile utilizzare la modalità contactless” nei negozi convenzionati grazie alla quale è possibile lasciare il portafogli a casa.

Un altro vantaggio è rappresentato dai costi molto ridotti. Generalmente non è previsto nessun costo per l’emissione di una carta conto, ma alcuni istituti bancari richiedono un piccolo canone mensile. Rispetto alle prepagate le carte conto assicurano limiti di ricarica molto più elevati, offrendo quindi una maggiore libertà di movimento. I propri risparmi sono costantemente tutelati, poiché non c’è la possibilità di andare in rosso. La procedura di apertura del conto avviene totalmente online ed è estremamente facile.

Carta conto Hype, la “top player” delle carte conto

Tra le migliori carte conto del momento c’è Hype, carta prepagata con Iban offerta da Banca Sella. Si possono individuare due tipologie di carte prepagate HypeStart Plus. La prima rappresenta la versione standard, mentre la seconda assicura limiti maggiorati e una più elevata possibilità di spesa.

Hype agisce come un vero e proprio conto corrente bancario, dando la possibilità di ricevere ed inviare bonifici senza però i relativi costi e controlli. Per una maggiore libertà si può gestire la carta direttamente con l’app, che permette di monitorare e controllare tutti i propri movimenti. La carta Hype standard può essere intestata anche ai minorenni, che possono iniziare ad usare una carta sotto il controllo dei genitori.

Carta Hype è diventata così popolare poiché è una delle carte ricaricabili più economiche in assoluto. La versione Start ha un canone annuo gratuito, mentre la versione Plus richiede un costo fisso di un euro al mese. La carta si attiva gratuitamente e viene spedita a casa dopo pochi giorni dalla richiesta. Si può ricaricare carta Hype in contanti presso una filiale Banca Sella o tramite bonifico bancario verso il suo Iban, ma in entrambi i casi non sono previste commissioni.