Divieto di licenziamento per cause economiche fino al 31 gennaio 2021

L’art. 12, ai commi 9,10 e 11, del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, meglio conosciuto come Decreto Ristori, ha prolungato fino al 31 gennaio 2021 la scadenza del divieto di licenziamento per cause economiche, che era stato originariamente introdotto, con inizio dal 17 marzo 2020, dall’art. 46 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 e successivamente confermato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

In seguito della specificazione di una data certa sono state superate le incertezze sulla reale scadenza del divieto, dal momento che il Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva collegato questa scadenza alla ricezione degli ammortizzatori sociali e dell’esonero contributivo previsti nel decreto stesso.

Il “Decreto Ristori” ha conservato le eccezioni al divieto prescritte dall’art. 14 del Decreto Legge n.  104 del 14 agosto 2020, di conseguenza si potranno effettuare licenziamenti:

  • nel caso in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore;
  • in caso di cessazione definitiva dell’attività di impresa;
  • nel caso di procedura fallimentare senza esercizio provvisorio dell’impresa o cessazione della stessa;
  • in presenza di un accordo sindacale aziendale che autorizzi l’esodo incentivato di volontari.

La scadenza del divieto

Il sopraindicato art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva previsto che il divieto di licenziamento venisse applicato ai datori di lavoro che non avessero interamente beneficiato dei trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19 previsti dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali previsti dall’art. 3 dello stesso Decreto Legge.

La conseguenza della suddetta norma era stata quella di frazionare i datori di lavoro in varie tipologie, per i quali il divieto di licenziamento era operativo sulla base di scadenze variabili, anche se il termine ultimo sarebbe stato in ogni caso il 31 dicembre 2020.

Per i datori di lavoro che si fossero avvalsi fin dall’inizio e senza soluzione di continuità delle 18 settimane previste dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020, il divieto in questione sarebbe in realtà scaduto prima, per l’esattezza il 15 novembre 2020, con la conseguente possibilità di poter procedere con un licenziamento per cause economiche a decorrere dal giorno seguente.

Al contrario, la nuova norma disposta del “Decreto Ristori” torna a stabilire una data certa di scadenza per quanto riguarda il divieto di licenziamento, e questo per tutti i datori di lavoro.

Con il differimento al 31 gennaio 2021, l’efficacia del divieto di licenziamento ha in questo modo superato i 10 mesi e si può ragionevolmente ritenere che possa essere destinata ad un prolungamento, dal momento che sono state preannunciate, da parte di esponenti del Consiglio dei Ministri, ulteriori proroghe per quanto riguarda la durata degli ammortizzatori sociali emergenziali, da cui dovrebbe derivare un ulteriore posticipazione del termine di scadenza del divieto, perlomeno per i datori di lavoro che usufruiranno di questi ammortizzatori.

I licenziamenti preclusi

In conclusione, fino alla data del 31 gennaio 2021, ai datori di lavoro:

  • rimane vietato dare inizio a procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223 del 23 luglio 1991 e rimangono sospese quelle in corso che sono iniziate dopo il 23 febbraio 2020, fatte salve le eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro oppure di clausola del contratto di appalto;
  • rimane vietato, a prescindere dal numero di dipendenti, il recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 604 del 15 luglio 1966 e rimangono sospese le procedure già iniziate ai sensi dell’art. 7 della legge stessa.

Le eccezioni al divieto di licenziamento

L’art. 12 del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 ha conservato le eccezioni al divieto di licenziamento per cause economiche già previste dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

Di conseguenza, sarà possibile procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro oltre che, come già segnalato, nell’eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore, anche nelle situazioni di:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, consequenziale alla messa in liquidazione della società senza proseguimento, anche ridotto, dell’attività, a condizione che non possa essere configurabile un trasferimento d’azienda oppure di un ramo della stesa ai sensi dell’art. 2112 del Codice Civile e che la cessazione dell’attività sia definitiva e si riferisca all’intera azienda, non essendo sufficiente la chiusura di un’unità produttiva oppure di un singolo reparto;
  • stesura di un accordo collettivo aziendale, stipulato dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che includa un’incentivazione all’esodo per quei lavoratori dipendenti che diamo la loro disponibilità ad accettare la risoluzione del rapporto di lavoro, senza che questo possa comportare la perdita della NASpI;
  • procedura fallimentare, qualora non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa oppure ne sia disposta la cessazione, mentre nel caso in cui l’esercizio provvisorio riguardi solamente un ramo dell’azienda, si potrà procedere con i licenziamenti, in deroga al divieto, con riferimento ai lavoratori dipendenti impiegati nei settori dell’azienda che non sono compresi tra quelli per i quali è stato disposto l’esercizio provvisorio.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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Cosa succede se non si paga il mutuo della casa

L’acquisto di una casa è un investimento che dura nel tempo, frutto di una – spesso – lunga fase di ricerca che culmina con l’accensione di un mutuo. In tempi di crisi come quelli che purtroppo stiamo vivendo sempre più persone si trovano costrette a porsi una domanda fatidica e a cercare di comprendere cosa succede se non si paga il mutuo della casa. Un dubbio che assale e toglie il sonno: si presenta quando non si riesce più a versare la rata mensile a suo tempo pattuita per restituire il mutuo della casa. Ovviamente bisogna comprendere inoltre cosa succede quando il mutuo non viene pagato per cause legittime e quali siano invece le conseguenze per chi finisce per pagare con ritardo. 

Quando la casa viene pignorata e messa all’asta

Nel caso in cui non si riuscissero più a pagare le rate del mutuo, la banca sarà obbligata ad attendere che queste arrivino a quota 18 prima di procedere con il pignoramento della casa. A stabilirlo, dall’aprile del 2016, è un decreto ministeriale ad hoc. L’immobile in relazione al quale quindi non risultassero pagate le ultime 18 rate potrà essere confiscato e messo all’asta. Se la banca dovesse ottenere maggiori ricavi da questa vendita rispetto al debito del cliente, allora dovrà procedere a versare il denaro in eccedenza al creditore.

Per quanto riguarda l’intervento dell’agenzia delle entrate pignoramento casa, è bene sapere che in ogni caso l’agenzia può procedere in questo senso soltanto in presenza di condizioni ben precise, sia che si tratti di ‘prima casa’ che di altri immobili dei quali il contribuente è proprietario o possiede una quota. Inoltre è sempre bene seguire la fase di preavviso e quella dell’iscrizione di ipoteca: la procedura potrebbe risultare invalidata da eventuali errori dell’agenzia delle entrate.

Mutuo casa

Le motivazioni alla base del ritardo nei pagamenti: una mappa

Se il ritardo nel pagamento delle rate fosse dovuto, per esempio, alla perdita del lavoro (o altre motivazioni di grave entità) in quel caso la normativa consente di richiedere che il mutuo venga sospeso o di procedere a rinegoziare il piano di ammortamento. Nel caso in cui invece le rate vengano pagate in ritardo per problemi tecnici, sarà compito e responsabilità del mutuatario verificare per ciascun mese la buona riuscita dei versamenti (in caso di problemi deve informare l’istituto).

Tra i motivi economici bisogna inserire anche l’eventualità che, alla data di scadenza della rata, non si abbia sufficiente copertura per pagare sul proprio conto. La banca naturalmente deve essere avvisata, inoltre – esponendo le problematiche – si potrà fare richiesta di una dilazione. E’ sempre bene recarsi di persona allo sportello per chiarificare la situazione, mentre se avete optato per soluzioni online è bene rivolgersi tempestivamente al servizio clienti. Avvisare del ritardo l’istituto consentirà molto probabilmente di evitare la segnalazione al Crif (Centrale rischi finanziari), ovvero un archiviodigitale che contiene la totalità delle informazioni e dei dati relativi a finanziamenti richiesti ed erogati sia alle imprese che ai privati cittadini. Ad ogni modo, potranno scattare gli interessi di mora.

   

Redazione Economiapertutti.com
info@economiapertutti.com

16 giugno 2020, versamento della prima rata IMU

L’art. 1, comma 738, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019 ha abrogato, con decorrenza dall’anno 2020, il tributo IUC, Imposta Unica Comunale, istituita dall’art. 1, comma 639, della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, con contemporanea soppressione della TASI, Tributo per i Servizi Indivisibili, di cui era una componente, ad esclusione delle norme riguardanti la TARI, Tassa sui Rifiuti. Allo stesso tempo il citato comma 738 ha variato la disciplina della IMU, Imposta Municipale Propria, sulla base dei commi da 739 a 783 del suddetto art. 1 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Attraverso la Circolare n. 1/DF del 18 marzo 2020 il Ministero dell’Economia e Finanze ha fornito dei chiarimenti sulla IMU in vigore dal 1 gennaio 2020, commi da 738 a 783 dell’art. 1 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Tra i vari aspetti, sono stati precisati i punti di seguito indicati:

  • la prima rata della IMU per l’anno 2020 è pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e di TASI per l’anno 2019,
  • se l’immobile è stato venduto nel corso dell’anno 2019 non si concretizza il presupposto impositivo nell’anno 2020 per cui non deve essere effettuato il versamento;
  • se l’immobile che era tenuto a disposizione oppure era locato nell’anno 2019 e dal 1 gennaio 2020 viene destinato ad abitazione principale non si concretizza il presupposto impositivo nell’anno 2020 per cui non deve essere effettuato il versamento;
  • se l’immobile è stato acquisito nel corso dell’anno 2020, il contribuente può, alternativamente, non versare niente oppure versare l’acconto in base ai mesi di possesso nel primo semestre dell’anno 2020, prendendo a computo l’aliquota IMU per l’anno 2019;
  • se l’immobile era destinato ad abitazione principale nell’anno 2019 e dal 1 gennaio 2020 viene locato oppure tenuto a disposizione come seconda casa, il contribuente può, alternativamente, non versare niente oppure versare l’acconto in base ai mesi di possesso nel primo semestre dell’anno 2020, prendendo a computo l’aliquota IMU per l’anno 2019;
  • per i fabbricati strumentali, nell’anno 2019 esenti da IMU ma soggetti a TASI, per il versamento della prima rata per l’anno 2020 deve essere applicata l’aliquota base dello 0,1%;
  • la casa coniugale assegnata ad uno dei coniugi in sede di separazione legale non può essere assimilata all’abitazione principale in mancanza di figli;
  • le aree fabbricabili di pertinenza del fabbricato possono essere considerate pertinenze ai fini IMU solamente nel caso in cui le stesse risultino accatastate unitariamente al fabbricato, anche tramite la cosiddetta graffatura;
  • nel caso di risoluzione dei contratti di leasing, il soggetto passivo è il locatario fino alla conclusione ufficiale del contratto stesso indipendentemente dalla restituzione del bene.

Va evidenziato che il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, meglio conosciuto come Decreto Rilancio, non ha previsto nessuna proroga della scadenza per il versamento della IMU.

Di conseguenza, resta confermata al 16 giugno 2020 la data entro la quale deve essere effettuato il versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020.

Il predetto Decreto Rilancio ha, tuttavia, esentato dal versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020 gli immobili adibiti a:

  • stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali;
  • stabilimenti termali;
  • alberghi e pensioni, rientranti nella categoria catastale D/2;
  • agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed & breakfast, residence e campeggi, a patto che i relativi proprietari risultino anche gestori delle attività svolte negli immobili stessi.

L’esonero non viene applicato all’immobile, che viene dato in locazione ad un soggetto per svolgere l’attività turistica, ma che è di proprietà di un altro soggetto che pertanto deve versare la IMU.

Di conseguenza, per gli immobili sopraelencati non deve essere effettuato nessun versamento a titolo di IMU entro il 16 giugno 2020.

Non essendo più in vigore la TASI, con decorrenza dal 1° gennaio 2020, cessano di avere valenza anche le ripartizioni del tributo, che erano stabilite dal comma 681 dell’art. 1 della Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, tra il titolare del diritto reale e l’occupante, mentre la IMU prosegue ad essere dovuta solamente dal titolare del diritto reale, in base alle regole ordinarie.

Ne consegue che la disciplina riguardante la IMU si colloca in una linea di continuità con la disciplina precedente dal momento che rappresenta una chiara evoluzione normativa della stessa.

Tasse IMU

Le scadenze di versamento e la definizione della prima rata IMU 2020

La IMU dovuta per l’anno 2020 deve essere corrisposta in due rate:

  • la prima con scadenza il 16 giugno, corrispondente all’imposta dovuta per il primo semestre con applicazione dell’aliquota e della detrazione dei 12 mesi dell’anno precedente;
  • la seconda con scadenza il 16 dicembre, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno ed a conguaglio in base alle aliquote stabilite.

Anche se la scadenza del 16 giugno 2020 non ha avuto nessuna sospensione normativa, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale, tramite un Comunicato del 21 maggio 2020, ha pubblicato uno schema di delibera che dispone la proroga del termine di versamento della prima rata della IMU per l’anno 2020 che i Comuni hanno facoltà di prevedere in favore dei contribuenti che hanno subito difficoltà economiche in conseguenza della situazione di emergenza determinata dal Covid-19.

Pertanto, in taluni casi, i Comuni potrebbero deliberare di differire il versamento dell’acconto 2020 entro una data successiva al 16 giugno 2020, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Con la Legge n. 2 del 23 marzo 2020 della Provincia Autonoma di Trento è stato stabilito che il versamento della IMIS, Imposta Immobiliare Semplice, dovuta per l’intero periodo d’imposta 2020 possa essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2020 senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Con l’Ordinanza Presidenziale n. 14 del 26 marzo 2020 della Provincia Autonoma di Bolzano il versamento dell’acconto della IMI, Imposta Municipale Immobiliare, 2020 è stato sospeso per l’emergenza da Covid-19 fino al 15 dicembre 2020 ed il versamento dell’intera imposta 2020 può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2020 senza l’applicazione di sanzioni e di interessi.

Secondo quando riportato sul proprio sito internet, il Comune di Aosta ha prorogato l’adempimento del versamento al 16 dicembre 2020, ad esclusione di quello relativo gli immobili iscritti in Catasto nella categoria D.

L’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale in data 30 aprile 2020 ha pubblicato un Documento nel quale:

  • vengono forniti gli schemi di regolamento IMU e di delibera delle aliquote 2020;
  • si evidenzia che l’emergenza pandemica da Covid-19 tuttora in corso potrebbe indurre molti Comuni a valutare l’opportunità di disporre agevolazioni a favore delle categorie economiche e dei soggetti più colpiti dall’emergenza.  

Queste decisioni rientrano nella piena discrezionalità di ogni amministrazione locale, sempre con i limiti generali di ragionevolezza e di carattere equitativo che devono contraddistinguere tutti gli interventi di natura agevolativa.

Comunque il contribuente ha la facoltà di decidere di effettuare il versamento dell’imposta dovuta in un’unica soluzione annuale, entro la data del 16 giugno dell’anno di imposizione.

Preme infine ricordare che con la Risoluzione n. 29/E del 29 maggio 2020 dell’Agenzia delle Entrate sono state fornite le istruzioni per il versamento della IMU tramite i Modelli F24, mentre con la Risoluzione n. 5/DF del 8 giugno 2020 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono stati forniti ulteriori chiarimenti circa il differimento dei termini di versamento dei tributi locali.

La liquidazione dell’IMU

Come stabilito dall’art. 1, comma 761, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, il tributo è dovuto e deve essere liquidato, per anni solari, in proporzione:

  • alla quota di possesso;
  • ai mesi dell’anno durante i quali è durato il possesso.

Ai fini della IMU in vigore dal 1 gennaio 2020, il mese nel corso del quale il possesso è durato per più della metà dei giorni di cui il mese stesso è composto viene conteggiato per intero.

A titolo di esempio, il mese di marzo 2020, composto da 31 giorni, viene conteggiato al soggetto che ha il possesso dell’immobile per un numero di giorni pari o superiore a 16.

Si conteggia a carico dell’acquirente dell’immobile:

  • il giorno in cui avviene il trasferimento del possesso;
  • l’intero mese del trasferimento nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del venditore.

A titolo di esempio, se un immobile viene venduto il 15 aprile 2020, l’intero mese di aprile, che è  composto da 30 giorni, risulta a carico dell’acquirente.

Tassa IMU

Le assimilazioni all’abitazione principale ex lege

Le agevolazioni previste per l’abitazione principale possono essere estese ad altre tipologie di immobili, per cui possono sussistere sia assimilazioni ex lege che assimilazioni deliberate dai Comuni, ambedue previste dall’art. 1, comma 741, della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019.

Relativamente a quelle ex lege, vengono considerate abitazioni principali:

  • le unità immobiliari che appartengono alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
  • le unità immobiliari che appartengono alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in mancanza della residenza anagrafica;
  • i fabbricati di civile abitazione adibiti ad alloggi sociali come indicati dal Decreto Ministeriale del 22 aprile 2008, destinati ad abitazione principale;
  • la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, in conseguenza di provvedimento del giudice,  nel caso di separazione senza figli oppure con figli maggiorenni ed autosufficienti, la giurisprudenza ritiene che la casa coniugale non possa essere assegnata ad uno dei due coniugi a titolo di contributo al mantenimento, in sostituzione dell’assegno di mantenimento, non avendo l’assegnazione una funzione assistenziale;
  • un solo immobile, iscritto oppure iscrivibile nel Catasto come unica unità immobiliare e per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica, posseduto e non concesso in locazione dal personalein servizio permanente appartenente alle Forze Armate e alle Forze di Polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di Polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, e, salvo quanto previsto dall’art. 28, comma 1, del Decreto Legislativo n. 139 del 19 maggio 2000, dal personale appartenente alla carriera prefettizia.

Dal 1 gennaio 2020 non è più assimilata all’abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato ed iscritti all’AIRE, che risultano già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza.

Le ulteriori precisazioni

La Circolare n. 1/DF del 18 marzo 2020del Ministero dell’Economia e Finanze ha inoltre chiarito quanto di seguito indicato:

  • le aree fabbricabili di pertinenza del fabbricato possono essere considerate pertinenze ai fini IMU solamente nel caso in cui le stesse risultino accatastate unitariamente al fabbricato, anche mediante la tecnica catastale della cosiddetta graffatura, in questo caso, il valore del fabbricato comprende anche quello della pertinenza mentre, nel caso contrario, l’area continua ad essere considerata edificabile e come tale viene assoggettata ad imposizione in via autonoma;
  • nel caso di risoluzione dei contratti di leasing, il soggetto passivo è il locatario fino alla conclusione ufficiale del contratto stesso indipendentemente dalla restituzione del bene;
  • nei casi in cui il possesso dell’immobile abbia avuto inizio oppure siano avvenute variazioni nel corso dell’anno 2019 che obbligano alla presentazione della dichiarazione IMU, la stessa deve essere trasmessa entro il 31 dicembre 2020.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Il bonus baby sitting

L’art. 23 del “Decreto Cura Italia”, Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, ha stabilito che,per effetto della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado a decorrere dal 5 marzo 2020,quale alternativa all’opportunità di beneficiare del congedo Covid-19,esiste la possibilità di effettuare la domanda per ottenere delle misure di sostegno a favore dei genitori lavoratori dipendenti sotto forma di un bonus “baby sitting”, relativamente alle attività per i servizi di assistenza ai figli che sono state effettuate nei periodi di chiusura scolastica.

Il bonus viene erogato per l’importo massimo complessivo di 600,00 euro, da usufruire per le suddette prestazioni, che può essere elevato a 1.000,00 euro, in base a quanto previsto dall’art. 25 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, a favore dei lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, facenti parte delle categorie di seguito indicate:  

  • medici;
  • infermieri;
  • tecnici di laboratorio biomedico;
  • tecnici di radiologia medica;
  • operatori sociosanitari;
  • personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico occupato per le necessità correlate all’emergenza pandemica da Covid-19.

L’Inps, tramite:

ha rilasciato i chiarimenti riguardanti le procedure per beneficiare del bonus baby sitting  specificando, tra l’altro, che la richiesta per l’ammissione al bonus, per ciascun figlio, rimanendo fermi gli importi complessivi fissati in 600,00 ed in 1.000,00 euro, può essere trasmessa, in via telematica:

  • tramite accesso al sito dell’Inps;
  • chiamando il Contact center integrato;
  • attraverso i patronati;

L’ambito di attuazione del bonus baby sitting

Le misure di sostegno a favore dei lavoratori dipendenti per fare fronte alle necessità di assistenza ai figli in conseguenza della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, vengono riconosciute:

  • per quanto riguarda le prestazioni effettuate dalla data di sospensione dei servizi scolastici, con efficacia retroattiva a decorrere dal 5 marzo 2020;
  • ai genitori di figli di età inferiore a 12 anni alla data del 5 marzo 2020, anche in ipotesi di adozione e di affido preadottivo;
  • ai genitori di figli di età superiore a 12 anni che presentano situazioni di gravi handicap, e nel caso in cui i figli siano iscritti a scuole oppure siano ospiti in centri diurni di tipologia assistenziale.

I soggetti beneficiari e le misure del bonus baby sitting

L’art. 23 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 stabilisce che il bonus per i servizi di baby sitting venga riconosciuto, per l’importo massimo complessivo  di 600,00 euro per ciascun nucleo familiare, a favore dei soggetti di seguito indicati:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps ai sensi della Legge n. 335 dell’8 agosto 1995;
  • lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, iscritti  alle rispettive Gestioni Inps;
  • lavoratori autonomi non iscritti all’Inps, in base alle disposizioni delle relative casse di previdenza.

L’art. 25 del sopraindicato Decreto fissa l’aumento del suddetto importo fino ad un massimo di 1.000,00 euro per ciascun nucleo familiare, a favore dei soggetti di seguito indicati:

  • lavoratori dipendenti operanti nel settore sanitario: medici, infermieri, tecnici di laboratorio biomedico, tecnici di radiologia medica ed operatori sociosanitari;
  • lavoratori dipendenti operanti nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico occupati per le necessità correlate all’emergenza pandemica da Covid-19.

L’importo massimo indica che, nel caso in cui all’interno dello stesso nucleo familiare siano presenti più soggetti minori nel rispetto del limite di età stabilita dalla disposizione, sussiste possibilità di ricevere il bonus per quanto riguarda tutti i soggetti minori presenti, ma entro il limite dell’importo complessivo menzionato in precedenza, essendo necessario specificare un importo parziale per ogni minore, come indicato nella Circolare Inps n. 44 del 24 marzo 2020.

A titolo di esempio, nell’ipotesi di un lavoratore dipendente privato con due figli minori di 12 anni, nella richiesta che verrà trasmessa all’Inps potrà essere specificato un importo parziale per ogni minore, fino al raggiungimento dell’importo massimo erogabile di 600,00 euro.

Il bonus non viene riconosciuto nei casi in cui:

  • l’altro genitore risulta disoccupato oppure non lavoratore;
  • l’altro genitore sta beneficiando di strumenti di sostegno del redditonell’ipotesi di sospensione oppure di cessazione dell’attività lavorativa;
  • se è stata presentata domanda per il congedo Covid-19, rispetto al quale è alternativo.

Al contrario il bonus in argomento:

  • può essere richiesto anche nella situazione in cui si beneficia dei giorni di permesso retribuito ai sensi della Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, che hanno avuto estensione di 12 giorni addizionali da usufruire nei mesi di marzo e di aprile 2020, in seguito a quanto stabilito dal “Decreto Cura Italia”;
  • può essere cumulato con il contributo asili nido stabilito dall’art. 3 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017, come indicato nel Messaggio Inps n. 1447 del 1 aprile 2020.

Le procedure di compilazione e di trasmissione della richiesta

Come risulta dalle informazioni dell’Inps contenute nella Circolare n. 44 del 24 marzo 2020 e nel Messaggio n. 1465 del 2 aprile 2020, la richiesta del bonus baby sitting può essere trasmessa a decorrere dal 1 aprile 2020 tramite:

  • Applicazione web on line:

utilizzabile sul sito www.inps.it seguendo il percorso: “Prestazioni e servizi” – “Tutti i servizi” – “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” – “Bonus servizi di baby sitting”, autenticandosi con il PIN dispositivo, oppure mediante SPID, CIE, CSN, “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito”, “Bonus servizi di baby-sitting”;

  • Contact center integrato: chiamando da rete fissa il numero verde 803.164, gratuito, oppure chiamando da rete mobile il numero 06 164.164, con tariffazione a carico dell’utenza chiamante;
  • Patronati: avvalendosi dei servizi gratuiti offerti dagli stessi.

Per i soggetti che non sono in possesso di alcuna delle sopraindicate credenziali, in ogni caso la richiesta può essere eseguita servendosi della procedura semplificata, che consente l’utilizzazione delle prime otto cifre del PIN ricevuto mediante sms o e-mail.

Comunque, il richiedente dovrà tuttavia essere in possesso anche della seconda parte del PIN, allo scopodella registrazione obbligatoria sulla piattaforma libretto famiglia e dell’appropriazione telematica del bonus, come indicato nel Messaggio Inps n. 1381 del 26 marzo 2020.

Nel corso della procedura di richiesta on line devono essere immessi i dati anagrafici del richiedente, del minore per il quale viene richiesto il bonus, ed anche dell’altro genitore.

Nel caso in cui la domanda venga effettuata per un soggetto minore di età superiore ai 12 anni deve essere segnalata nella richiesta stessa l’esistenza di disabilità grave e deve essere allegata la certificazione di frequenza scolastica oppure di ospitalità presso il centro diurno di tipologia assistenziale.

Il soggetto richiedente deve precisare la categoria lavorativa di appartenenza e deve dichiarare sotto la propria responsabilità di essere in possesso dei requisiti fissati dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, per quanto riguarda la situazione lavorativa personale e dell’altro genitore.

Le procedure di erogazione del bonus

Il bonus viene erogato tramite il libretto di famiglia previsto dall’art. 54-bis del Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017 e, per questo motivo, il genitore beneficiario, in qualità di utilizzatore, ed il soggetto prestatore devono come prima cosa procedere a registrarsi sulla piattaforma delle prestazioni occasionali, che è accessibile sul sito www.inps.it:

  • direttamente, attraverso l’utilizzazione del proprio PIN dispositivo, oppure mediante SPID, CSN, CIE;
  • utilizzando i servizi di Contact center integrato Inps;
  • per mezzo di intermediari ai sensi della Legge n. 12 del 11 gennaio 1979, oppure di enti di patronato ai sensi della Legge n. 152 del 30 marzo 2001.

Quindi, il genitore beneficiario dovrà procedere alla “appropriazione telematica” del bonus per l’acquisizione dei servizi di baby sitting, entro e non oltre 15 giorni solari dal ricevimento della comunicazione di accettazione della richiesta attraverso i canali telematici specificati nella richiesta stessa, sms, e-mail, PEC, che gli permetterà di avere visibile nel “portafoglio elettronico” l’importo accordato e di poterne avere la disponibilità per provvedere al pagamento delle prestazioni lavorative.

Le prestazioni lavorative eseguite devono essere comunicate in procedura successivamente alla loro esecuzione tramite la piattaforma telematica Inps oppure i servizi di Contact center integrato Inps e, al momento dell’immissione, dovrà essere specificata la volontà di beneficiare del “Bonus Covid-19” per il pagamento delle prestazioni e si dovrà controllare che la procedura indichi in maniera corretta i dati della richiesta approvata e la tipologia di attività “Acquisto di servizi di baby sitting (Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 – Misure Covid-19)”.

Le prestazioni lavorative che vengono immesse entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate saranno messe in pagamento il giorno 15 del mese medesimo, mediante accredito degli importi sullo strumento di pagamento, Iban, bonifico domiciliato, ecc., specificato dal soggetto prestatore al momento della registrazione.

Le prestazioni lavorative vengono retribuite mediante titoli di valore pari a 10,00 euro l’ora, o suoi multipli, e di conseguenza l’importo richiesto a titolo di bonus deve essere uguale a 10,00 euro o multipli di 10, fino al massimo previsto.

La scadenza finale per procedere all’immissione delle prestazioni lavorative in procedura è stabilita al 31 dicembre 2020.

Infine, l’Inps ha precisato che, solamente per questo bonus, il prestatore di lavoro occasionale retribuito tramite il Libretto Famiglia potrà anche essere il medesimo soggetto con il quale l’utilizzatore abbia già in corso oppure abbia effettuato la cessazione da meno di 6 mesi di un rapporto di lavoro subordinato.

In tale circostanza, l’utilizzatore potrà usufruire del bonus per la retribuzione delle ore aggiuntive effettuate dallo stesso lavoratore già assunto con incarichi di lavoro domestico e per l’assistenza e la sorveglianza dei minori.

La rendicontazione ed il monitoraggio della spesa

Il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 ha fissato un limite massimo complessivo di spesa di:

  • 1.261,1 milioni di euro per i beneficiari di cui all’art. 23;
  • 30 milioni di euro per i beneficiari di cui all’art. 25.

L’Inps si occuperà di provvedere a monitorare la spesa e, nel caso in cui risultino superati i suddetti limiti massimi di spesa, procederà alla ricezione delle richieste con riserva di accoglimento e, solamente in ipotesi di disponibilità di risorse aggiuntive, le richieste stesse potranno essere approvate e messe in liquidazione.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Credito d’imposta sanificazione ambienti di lavoro

L’art. 30 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 ha disposto l’allargamento del campo di applicazione del credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, previsto dall’art. 64 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, anche alle spese sostenute per acquistare i dispositivi di protezione individuale e gli ulteriori dispositivi di sicurezza che risultino idonei:

  • alla protezione delle persone dall’esposizione involontaria agli agenti biologici;
  • ad assicurare la distanza di sicurezza tra le persone stesse.

In particolare, osservando la Relazione illustrativa del 17 marzo 2020, risultano perciò comprese le spese riguardanti:

  • l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, a titolo di esempio, mascherine chirurgiche, mascherine FFP2 e FFP3, visiere di protezione, occhiali protettivi, guanti, tute di protezione e calzari;
  • acquisto e l’installazione di ulteriori dispositivi di sicurezza idonei alla protezione delle persone dall’esposizione involontaria agli agenti biologici e ad assicurare la distanza di sicurezza tra le persone stesse, quali, a titolo di esempio, pannelli e barriere protettivi;
  • l’acquisto di idonei detergenti per le mani e di idonei prodotti disinfettanti per gli ambienti di lavoro.

Questa agevolazione trova la sua applicazione sulla base delle misure ed entro i limiti di spesa totali stabiliti dall’art. 64 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

Di conseguenza, possono avvalersene:

  • i soggetti che esercitano attività d’impresa, indipendentemente, a quanto appare da una prima analisi, dalla natura giuridica, dal settore economico in cui operano, dalla dimensione e dal regime contabile utilizzato;
  • i soggetti che esercitano arti e professioni, sia in forma individuale che associata.

Oltre a ciò, il credito d’imposta compete:

  • nella misura del 50% delle anzidette spese sostenute nell’anno 2020, fino all’importo massimo di 20.000,00 euro, per ogni soggetto beneficiario;
  • nel limite totale di spesa deliberato per questa agevolazione per l’anno 2020, stabilito in 50 milioni di euro.

I soggetti beneficiari dell’agevolazione

Come già detto possono beneficiare del credito d’imposta:

  • i soggetti che esercitano attività d’impresa, indipendentemente, a quanto appare da una prima analisi, dalla natura giuridica, dal settore economico in cui operano, dalla dimensione e dal regime contabile utilizzato;
  • i soggetti che esercitano arti e professioni, sia in forma individuale che associata.

L’ambito oggettivo dell’agevolazione

Per quanto riguarda l’oggetto del credito d’imposta, l’art. 64 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 fa specifico riferimento alle “spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate”.

Questa agevolazione appare correlata al Protocollo del 14 marzo 2020 per il contrasto ed il contenimento della diffusione del contagio del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, che stabilisce delle particolari e specifiche disposizioni sulla pulizia e sulla sanificazione nelle sedi di svolgimento delle attività.

Rimanendo in attesa delle relative disposizioni attuative, che dovranno specificare nei particolari anche le spese rientranti nell’agevolazione, in linea generale, per attività di sanificazione possono essere intese quelle che riguardano “il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”, come indicato all’art. 1, lettera e) del Decreto Ministeriale n. 274 del 7 luglio 1997, concernente le attività delle imprese di pulizia.

L’art. 30 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 dispone che, allo scopo di sostenere l’acquisto di attrezzature e di dispositivi idonei a contrastare e contenere la diffusione del contagio del virus Covid-19 nei luoghi di lavoro, il credito d’imposta stabilito dall’art. 64 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 trova la sua applicazione anche per quanto riguarda le spese sostenute nell’anno 2020 per “l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale”.

Pertanto la nuova norma dispone l’allargamento delle tipologie di spese che vengono ammesse al credito d’imposta originariamente concesso per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, inserendo, come si può osservare nella Relazione illustrativa del 9 aprile 2020 al Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, anche quelle riguardanti:

  • spese per dispositivi di protezione individuale, quali, a titolo di esempio, mascherine chirurgiche, mascherine FFP2 e FFP3, visiere di protezione, occhiali protettivi, guanti, tute di protezione e calzari;
  • acquisto e l’installazione di ulteriori dispositivi di sicurezza idonei alla protezione delle persone dall’esposizione involontaria agli agenti biologici e ad assicurare la distanza di sicurezza tra le persone stesse, quali, a titolo di esempio, pannelli e barriere protettivi;
  • l’acquisto di idonei detergenti per le mani e di idonei prodotti disinfettanti per gli ambienti di lavoro.
Presidi sicurezza agevolazioni imprese

Le misure ed i limiti dell’agevolazione

Questa agevolazione trova la sua applicazione sulla base delle misure ed entro i limiti di spesa totali stabiliti dall’art. 64 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

Pertanto, il credito d’imposta compete:

  • nella misura del 50% delle anzidette spese sostenute nell’anno 2020, fino all’importo massimo di 20.000,00 euro, per ogni soggetto beneficiario;
  • nel limite totale di spesa deliberato per questa agevolazione per l’anno 2020, stabilito in 50 milioni di euro.

L’attesa delle disposizioni attuative

L’art. 30, comma 2, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 rimanda alle disposizioni attuative previste dall’art. 64, comma 2, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, che prevede l’adozione di un “Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, … entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, allo scopo di stabilire “…i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa .

E’ da osservare che il Decreto Ministeriale doveva essere emanato entro il 16 aprile 2020, ossia entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

Ciò premesso, alla data di redazione della presente informativa (sabato 2 maggio 2020) nessun Decreto attuativo risulta essere stato emanato da parte dei sopraindicati Ministeri, facendo rimanere molti i dubbi su come funzionerà il nuovo credito d’imposta e rendendo al momento non possibile l’attribuzione del credito di imposta in favore dei beneficiari, pertanto si attendono novità in tal senso nel prossimo futuro.

Il Decreto Ministeriale è necessario per definire i metodi e le regole di applicazione per poter beneficiare del credito d’imposta, anche allo scopo di garantire il rispetto del sopraindicato limite massimo complessivo di spesa.

Di conseguenza, il credito d’imposta dovrebbe non avere carattere automatico, dal momento che risulta essenziale il fatto di dover rispettare il limite globale delle risorse stanziate pari a 50 milioni di euro per l’anno 2020.

Per poter richiedere il credito d’imposta per le spese di sanificazione occorrerà perciò attendere il  Decreto attuativo. Infatti, a differenza di altre forme di credito di imposta, riconosciute dal Consiglio dei Ministri per far fronte all’emergenza Covid-19, quale a titolo di esempio, il credito di imposta per canoni di locazione di negozi e botteghe, il credito di imposta per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale non dovrebbe essere riconosciuto con procedura automatica, ma solamente dopo il completamento di un’apposita procedura che sarà definita dal Decreto attuativo stesso e, probabilmente, sarà necessario presentare apposita documentazione delle spese sostenute e di conseguenza la procedura potrebbe non risultare veloce.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Acconti Irpef, Ires e Irap, riduzione all’80% con il criterio previsionale

L’art. 20 del “Decreto Liquidità”, Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, dispone la riduzione all’80% della misura degli acconti Irpef, Ires e Irap dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, quindi l’anno 2020 per i soggetti solari, nel caso in cui gli acconti stessi risultino conteggiati con la cosiddetta procedura previsionale.

Tramite la Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto a fornire varie precisazioni relativamente a questa norma.

Più precisamente, la disposizione prevede la non applicabilità delle sanzioni e degli interessi per omesso oppure insufficiente versamento dei acconti sopraindicati, nel caso in cui l’importo versato risulti come minimo pari all’80% dell’importo che risulterebbe dovuto a titolo di acconto sulla base della dichiarazione riguardante l’anno 2020, ossia, in base ai Modelli Redditi/2021 ed ai Modelli Irap/2021.

L’Agenzia delle Entrate, al paragrafo 4 della Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, ha rilasciato delle precisazioni relativamente a questa agevolazione evidenziando che, oltre alle imposte esplicitamente indicate, la suddetta riduzione viene applicata anche ai tributi di seguito indicati:

  • Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali, delle addizionali comunali e dell’Irap dovuta dai contribuenti che procedono alla determinazione del reddito utilizzando metodi forfetari;
  • Cedolare secca sui canoni di locazione, stabilita dall’art. 3 del Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011;
  • Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero, stabilita dall’art. 19, commi 18 – 22, del Decreto Legge n.  201 del 6 dicembre 2011;
  • Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero, stabilita dall’art. 19, commi 13 – 17, del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011.

Inoltre è stato anche evidenziato che la norma viene applicata ad ambedue le rate dell’accontodovuto per l’anzidetto periodo d’imposta.

Oltre a ciò, per evitare l’applicazione del regime sanzionatorio, previsto dall’art. 13 del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997, il limite minimo dell’80% può essere salvaguardato anche nel caso di versamento omesso oppure insufficiente, a condizione che venga sanato tramite il ravvedimento operoso, in base alle procedure ordinarie.

In buona sostanza, sussiste la possibilità di sanare l’omesso oppure insufficiente versamento dei sopraindicati acconti procedendo a versare, oltre alla quota capitale ed agli interessi, anche la sanzione ridotta calcolata in base alla data di regolarizzazione della violazione, come indicato al paragrafo 4.2.1 della Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

Acconti Irpef

L’ambito di applicazione della riduzione degli acconti Irpef, Ires e Irap

Sebbene la rubrica del menzionato art. 20 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 indichi testualmente “Metodo previsionale acconti giugno”, la norma deve intendersi riferita ad ambedue le rate dell’acconto dovuto per il periodo d’imposta 2020, come evidenziato al paragrafo 4.2.2. della Circolare n. 9 del 13 aprile 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, il suddetto documento di prassi sembra che non chiarisca se, ferma rimanendo la non applicabilità delle sanzioni e degli interessi nel caso in cui l’acconto versato globalmente per l’anno 2020 sia come minimo pari all’80% dell’imposta dovuta per lo stesso anno, la prima rata debba in ogni caso essere non inferiore al 40%, oppure al 50% per i soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, rispetto all’importo dovuto in totale, e quindi, in pratica, non inferiore al 32% oppure al 40% per quanto riguarda i soggetti agli ISA, dell’imposta che si prevede dovuta per l’anno 2020.

In questo senso, si ritiene possa trovare applicazione quanto disposto dall’art. 4, comma 2, lettera b), del Decreto Legge n. 69 del 2 marzo 1989, convertito dalla Legge n. 154 del 27 aprile 1989, in base al quale le sanzioni previste non vengono applicate“in caso di insufficiente versamento della prima rata, se l’importo versato non è inferiore al 40 per cento della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso”.

Riassumendo, considerato che, per l’anno 2020, l’importo dovuto a titolo di acconto sulla base della relativa dichiarazione risulta pari all’80% dell’imposta che si prevede dovuta per tale anno, pare ragionevole essere orientati per la non applicabilità delle sanzioni previste nel caso in cui la prima rata risulti non inferiore al 32%, vale a dire il 40% dell’80%, dell’imposta, oppure al 40%, vale a dire il 50% dell’80%, per quanto riguarda i soggetti agli ISA.

I tributi interessati dalla riduzione degli acconti Irpef, Ires e Irap

Come evidenziato al paragrafo 4.1 della Circolare n. 9 del 13 aprile 2020 dell’Agenzia delle Entrate, oltre alle imposte specificatamente indicate, quali acconti Irpef, Ires e Irap, la riduzione viene applicata anche ai tributi di seguito indicati:

  • Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali, delle addizionali comunali e dell’Irap dovuta dai contribuenti che procedono alla determinazione del reddito utilizzando criteri forfetari, stabilita dall’art. 1, comma 54 e seguenti, della Legge n. 190 del 23 dicembre 2014, e criteri di vantaggio, stabilita dall’art. 27, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011;
  • Cedolare secca sui canoni di locazione, stabilita dall’art. 3 del Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011;
  • Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero, stabilita dall’art. 19, commi 18 – 22, del Decreto Legge n.  201 del 6 dicembre 2011;
  • Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero, stabilita dall’art. 19, commi 13 – 17, del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011.

Anche se non specificati nella Circolare n. 9 del 13 aprile 2020, si può ritenere che la variazione della misura dell’acconto calcolato non il metodo previsionale riguardi anche i tributi di seguito indicati:

  • maggiorazione Ires del 10,5% a carico delle società non operative, stabilita dall’art. 2 del Decreto Legge n. 138 del 13 agosto 2011;
  • addizionale Ires del 3,5% a carico degli intermediari finanziari e della Banca d’Italia, stabilita dall’art. 1, comma 65, della Legge n. 208 del 28 dicembre 2015;
  • addizionale Ires del 4% a carico delle imprese con elevata capitalizzazione di Borsa che operano nei settori del petrolio e dell’energia, stabilita dall’art. 3 della Legge n. 7 del 6 febbraio 2009;
  • addizionale acconti Irpef e Ires del 25% sul materiale pornografico e di incitamento alla violenza, cosiddetta tassa etica, stabilita dall’art. 1, comma 466, della Legge n. 266 del 23 dicembre 2005, a carico delle attività individuate con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 marzo 2009.
Riduzioni Irpef Ires

Le condizioni per poter applicare la riduzione degli acconti Irpef, Ires e Irap

Perché la riduzione possa essere applicata, è indispensabile che l’acconto venga conteggiato mediante il criterio previsionale, ossia utilizzando il riferimento dell’imposta che sarà dovuta per l’anno 2020, valutando i redditi che prevedibilmente saranno realizzati nel suddetto anno, al netto delle ritenute subite, degli oneri deducibili e/o detraibili sostenuti e dei crediti d’imposta di spettanza.

Al contrario, non è stabilita alcuna riduzione nell’ipotesi in cui l’acconto venga conteggiato mediante il criterio storico, nel qual caso rimangono perciò applicabili i principi generali.

La possibilità di raggiungimento del limite minimo col ravvedimento operoso

Al fine di evitare l’applicazione del regime sanzionatorio di cui all’art. 13 del Decreto Legislativo n. 471 del 18 dicembre 1997, il limite minimo dell’80% può essere salvaguardato anche nel caso di un versamento omesso oppure insufficiente, a condizione che venga sanato tramite il ravvedimento operoso, in base alle procedure ordinarie.

Tuttavia quanto sopra è vincolato alla circostanza che non sia ancora avvenuta la notificazione degli atti di liquidazione oppure di accertamento, incluse le comunicazioni inviate al contribuente da parte dell’Agenzia delle Entrate, relative alle risultanze:

  • della liquidazione automatica, di cui all’art. 36-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973 e all’art. 54-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972;
  • del controllo formale, di cui all’art. 36-ter del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973.

In buona sostanza, sussiste la possibilità di sanare l’omesso oppure insufficiente versamento dei sopraindicati acconti procedendo a versare, oltre alla quota capitale ed agli interessi, anche la sanzione ridotta calcolata in base alla data di regolarizzazione della violazione, come indicato al paragrafo 4.2.1 della Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Certificazione Unica 2020: consegna e trasmissione entro il 30 aprile 2020

L’art. 22 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, più comunemente noto come “Decreto Liquidità” ha disposto una proroga aggiuntiva per quanto riguarda i termini riguardanti la consegna ai soggetti percipienti e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate della Certificazione Unica 2020, relativa ai redditi dell’anno 2019.

In particolare, sono state disposte le ulteriori proroghe di seguito indicate:

  • dal 31 marzo 2020 al 30 aprile 2020 il termine per la consegna ai soggetti percipienti delle Certificazioni Uniche 2020;
  • dal 31 marzo 2020 al 30 aprile 2020 il termine, senza l’applicazione delle sanzioni, per eseguire la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle Certificazioni Uniche 2020 aventi rilevanza per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi precompilate relative all’anno 2019, nello specifico i Modelli 730/2020 ed i Modelli Redditi Persone Fisiche/2020.

Al contrarionon sonostate disposte proroghe aggiuntive per effettuare la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate degli elementi riguardanti gli oneri deducibili e detraibili sostenuti nell’anno 2019, comprendendo le spese veterinarie ma con esclusione delle spese sanitarie, dei quali avvalersi per l’elaborazione delle dichiarazioni dei redditi precompilate.

Di conseguenza il termine per l’effettuazione degli invii degli elementi anzidetti è venuto a scadere il 31 marzo 2020.  

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, ha dato i primi chiarimenti in relativamente alla norma indicata fornendo la precisazione che la trasmissione telematica della Certificazione Unica 2020 comprendente unicamente redditi esenti oppure non dichiarabili tramite la dichiarazione dei redditi precompilata, potrà essere effettuata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta, Modello 770/2020, è più precisamente entro il 2 novembre 2020, dal momento che il 31 ottobre 2020 è sabato.

Pertanto, riepilogando, le Certificazioni Uniche 2020, riguardanti l’anno 2019, devono essere trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro le scadenze di seguito indicate:

  • 30 aprile 2020 nei casi in cui hanno rilevanza ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, scadenza fissata dall’art. 22 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, rispetto all’antecedente rinvio al 31 marzo 2020 stabilito dall’art. 1 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 ed alla originaria scadenza del 9 marzo 2020, dal momento che il 7 marzo 2020 era sabato;
  • 2 novembre 2020, dal momento che il 31 ottobre 2020 è sabato, nei casi in cui non comprendano elementi dei quali avvalersi per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi precompilate, e che rappresenta anche la scadenza per la presentazione del Modello 770/2020.

Il termine per la consegna della Certificazione Unica 2020 ai soggetti percipienti

In base a quanto stabilito dell’art. 22, comma 1, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 viene posticipata al 30 aprile 2020 la scadenza per effettuare la consegna ai soggetti percipienti della Certificazione Unica 2020.

La scadenza entro la quale i sostituti d’imposta devono effettuare la consegna ai soggetti percipienti interessati delle Certificazioni Uniche riguardanti i redditi di lavoro dipendente e assimilati e i redditi di lavoro autonomo è stata,quindi, posticipata al 30 aprile 2020 rispetto al 31 marzo 2020, scadenza prevista dall’art. 4, comma 6-quater, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 22 luglio 1998 e successive modificazioni.

Il differimento è stato disposto in conseguenza delle difficoltà causate dall’emergenza pandemica da Covid-19, con l’intento di:

  • permettere ai soggetti sostituti d’imposta di poter disporre di un maggiore lasso di tempo per provvedere all’esecuzione dell’adempimento;
  • consentire ai cittadini, ed anche ai soggetti che effettuano l’assistenza fiscale, di avere a disposizione le informazioni e gli elementi occorrenti per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Trasmissione Certificazione Unica 2020

Il termine per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate della Certificazione Unica 2020

L’art. 22, comma 2, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 prevede che relativamente alle Certificazioni Uniche 2020 trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate oltre il 31 marzo 2020, scadenza stabilita dall’art. 1, comma 3, del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020, ma comunque non oltre il 30 aprile 2020, non è prevista l’applicazione di sanzioni per adempimento tardivo.

Si ricorda che l’art. 4, comma 6-quinquies, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 22 luglio 1998 dispone che in caso di certificazione omessa, tardiva o errata è prevista l’applicazione di una sanzione pari a 100,00 euro, in deroga a quanto stabilito dall’art. 12 del Decreto Legislativo n. 472 del 18 dicembre 1997, e fino ad un importo massimo di 50.000,00 euro per sostituto d’imposta.

Di conseguenza le Certificazioni Uniche 2020 possono essere trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro e non oltre il 30 aprile 2020 senza che vengano applicate le sanzioni per adempimento tardivo.

La trasmissione telematica delle Certificazioni Uniche sui redditi esenti oppure non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata

Come è stato precisato dall’Agenzia delle Entrate tramite la Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, la trasmissione in via telematica delle Certificazioni Uniche comprendenti unicamente redditi esenti oppure non dichiarabili attraverso la dichiarazione precompilata, prevista dall’art. 1 del Decreto Legislativo n. 175 del 21 novembre 2014, può essere effettuata entro la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta, Modello 770, perciò entro il 2 novembre 2020, dal momento che il 31 ottobre 2020 è sabato.

Pertanto, a titolo di esempio, quanto sopra si riferisce alle Certificazioni Uniche relative:

  • ai compensi di lavoro autonomo percepiti nell’esercizio abituale di arti o di professioni, comprese quelle riguardanti i contribuenti minimi, di cui all’art. 27 del Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011, oppure i contribuenti in regime forfetario, di cui alla Legge n. 190 del 23 dicembre 2014;
  • alle provvigioni;
  • ai corrispettivi corrisposti dai condomìni per le attività riguardanti contratti di appalto;
  • ai redditi esenti.

In realtà, sebbene l’art. 22 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 faccia riferimento soltanto all’art. 4, comma 6-quater, del del Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 22 luglio 1998, una diversa e restrittiva interpretazione della disposizione andrebbe a contrastare con il fondamento di tutto il provvedimento legislativo, che è diretto ad agevolare i contribuenti nel compimento degli adempimenti.

Concludendo le Certificazioni Uniche 2020, riguardanti l’anno 2019, devono essere trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro le scadenze di seguito indicate:

  • 30 aprile 2020 nei casi in cui hanno rilevanza ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, scadenza fissata dall’art. 22 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, rispetto all’antecedente rinvio al 31 marzo 2020 stabilito dall’art. 1 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 ed alla originaria scadenza del 9 marzo 2020, dal momento che il 7 marzo 2020 era sabato;
  • 2 novembre 2020, dal momento che il 31 ottobre 2020 è sabato, nei casi in cui non comprendano elementi dei quali avvalersi per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi precompilate, e che rappresenta anche la scadenza per la presentazione del Modello 770/2020.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Credito di imposta locazione per i negozi, le misure Covid-19

Allo scopo di limitare le conseguenze negative provenienti dalle misure di prevenzione e di contenimento collegate all’emergenza pandemica da Covid-19, l’art. 65 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, più comunemente noto come “Decreto Cura Italia”, prevede il riconoscimento, a beneficio dei soggetti che esercitano attività d’impresa, di un credito d’imposta nella misura del 60% dell’importo del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, per i fabbricati facenti parte della categoria catastale C/1, denominata negozi e botteghe.

Possono usufruire di questo credito d’imposta i locatari:

  • esercenti un’attività economica di vendita di beni e servizi al pubblico oggetto di sospensione, in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali, così come individuate nell’Allegato 1 e nell’Allegato 2 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020;
  • intestatari di un contratto di locazione di un fabbricato facente parte della categoria catastale C/1, denominata negozi e botteghe. 

Nel contesto della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E del 3 aprile 2020, risposta 3.1, è stato precisato che il credito d’imposta per la locazione di negozi e botteghe compete sui canoni di locazione pagati.

Questa specifica agevolazione ha come obiettivo il contenimento delle conseguenze negative provenienti dalle misure di prevenzione e di contenimento dell’emergenza pandemica nei confronti dei soggetti che esercitano un’attività d’impresa nell’ambito della quale è in corso la conduzione in locazione di un fabbricato facente parte della categoria catastale C/1, denominata negozi e botteghe.

Sebbene la norma faccia riferimento, in modo generico, al 60% dell’importo del canone di locazione, la stessa ha come obiettivo quello di fornire un aiuto all’impresa per quanto riguarda il costo sostenuto per il canone di locazione, pertanto, in concordanza con questo obiettivo, il suddetto credito d’imposta andrà a maturare solamente in conseguenza dell’effettuazione del pagamento del canone stesso.

Oltre a questo L’Agenzia delle Entrate evidenzia che rimangono esclusi dal credito d’imposta in questione i fabbricati facenti parte della categoria catastale D/8, come indicato nella Circolare n. 8/E del 3 aprile 2020, risposta 3.2.

L’esame dell’aspetto soggettivo

Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, la norma è finalizzata a concretizzare la sua efficacia unicamente in favore dei soggetti che esercitano un’attività d’impresa, rimanendo di conseguenza esclusi i soggetti che esercitano arti e professioni, i cosiddetti liberi professionisti.

Credito imposta locazione e affitti

L’esame dell’aspetto oggettivo per usufruire del credito di imposta sulla locazione

Come visto il credito d’impostaviene riconosciutoai fabbricati appartenenti alla categoria catastale C/1, denominata negozi e botteghe,a prescindere dalla superficie del locale oggetto della locazione.

Di conseguenza rimangono escluse dal credito d’imposta tutte le altre categorie catastali riguardanti i fabbricati strumentali, quali ad esempio:

  • uffici e studi privati, categoria catastale A/10;
  • magazzini e depositi, categoria catastale C/2;
  • laboratori, categoria catastale C/3;
  • fabbricati strumentali a destinazione speciale, intero gruppo catastale D.

Questa restrizione ha avuto di recente conferma nella Circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 attraverso la quale l’Agenzia delle Entrate ha ripetuto che: “gli immobili oggetto di locazione (per cui è possibile fruire del credito d’imposta) devono essere classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe). Restano, quindi, esclusi dal credito d’imposta previsto dal Decreto i contratti di locazione di immobili rientranti nelle altre categorie catastali anche se aventi destinazione commerciale, come ad esempio la categoria D/8”.

È totalmente palese che la disposizione sia certamente criticabile, dal momento che non solo i negozi hanno dovuto subire i blocchi stabiliti dai Decreti emanati nel mese di marzo.

Perciò viene auspicato, come d’altra parte prospettato su diversi organi di informazione,  che in sede di conversione in Legge del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, il credito d’imposta possa essere ammesso anche a favore di fabbricati che vengono utilizzati in locazione e che risultano censiti in categorie catastali diverse dalla C/1.

Inoltre è da tenere presente che il credito d’imposta si riferisce alle locazioni, senza però richiamare nessuna particolare tipologia di contratto di locazione, di fabbricati in categoria C/1.

Di conseguenza nessun credito di imposta spetta ai soggetti che esercitano attività d’impresa e che impiegano un fabbricato censito in categoria C/1 per effetto di un titolo giuridico diverso dalla locazione.

Così come nessun credito d’imposta spetta soggetti che esercitano attività d’impresa nel caso in cui impieghino il fabbricato di categoria C/1 in conseguenza di un contratto di comodato oppure posseduto a titolo di proprietà, a prescindere dalla esistenza o meno di un potenziale mutuo per il quale viene pagata una rata periodica.

Si deve anche evidenziare che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che:

  • il credito d’imposta spetta ai contratti di locazione relativi a negozi e botteghe;
  • rimangono esclusi i contratti che hanno per oggetto, oltre alla possibilità dell’uso del fabbricato, anche altri beni e servizi, quali i contratti di affitto di ramo d’azienda oppure altre forme contrattuali che disciplinino i rapporti tra proprietario e locatario per i fabbricati aventi uso commerciale.

Le attività d’impresa non ammesse all’agevolazione del credito di imposta sulla locazione

Per effetto di specifica disposizione normativa, il credito d’imposta non viene applicato alle attività elencate negli allegati 1 e 2 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020.

Nello specifico si tratta delle attività commerciali che non sono state sospese per prevenire e contenere la diffusione del contagio da Covid-19.

Elenco delle attività di vendita di generi alimentari e di beni di prima necessità specificate nell’allegato 1 al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020, che non possono usufruire del credito d’imposta:

  • Ipermercati
  • Supermercati
  • Discount di alimentari
  • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
  • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
  • Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
  • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici Ateco: 47.2)
  • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
  • Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice Ateco: 47.4)
  • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
  • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
  • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
  • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
  • Farmacie
  • Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
  • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
  • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
  • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
  • Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
  • Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
  • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
  • Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

Elenco delle attività attinenti i servizi alla persona specificate nell’allegato 1 al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020, che non possono usufruire del credito d’imposta:

  • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
  • Attività delle lavanderie industriali
  • Altre lavanderie, tintorie
  • Servizi di pompe funebri e attività connesse

Di conseguenza, possono usufruire del credito d’imposta le imprese di ristorazione che esercitano l’attività in un fabbricato di categoria C/1 utilizzato in locazione, dal momento che risultano sospese dal menzionato Decreto.

Contrariamente, il credito d’imposta non spetta ai supermercati, dal momento che risultano tra le attività escluse dalla sospensione.

Credito imposta locazione per affitti e supermercati

Il pagamento del canone del mese di marzo 2020

Sulla base del contenuto testuale della disposizione si potrebbe ritenere che il credito competa per quanto riguarda il canone di marzo 2020, a prescindere dal fatto che il canone stesso sia stato pagato o meno al proprietario.

Esattamente la disposizione indica “canone di locazione relativo al mese di marzo”, ma non richiama anche il presupposto che tale canone debba anche essere stato pagato ai fini dell’ottenimento del credito d’imposta.

Di diverso parere è invece l’Agenzia delle Entrate che, con la risposta 3.1 contenuta nella propria Circolare n. 8/E del 3 aprile 2020, ha asseritoche: “L’agevolazione in esame ha la finalità di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica nei confronti dei soggetti esercitanti attività d’impresa nell’ambito della quale risulta condotto in locazione un immobile in categoria catastale C/1. Ancorché la disposizione si riferisca, genericamente, al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, la stessa ha la finalità di ristorare il soggetto dal costo sostenuto costituito dal predetto canone, sicché in coerenza con tale finalità il predetto credito maturerà a seguito dell’avvenuto pagamento del canone medesimo”.

La spiegazione indicata dall’Agenzia delle Entrate appare essere adeguata alla relazione tecnica al Decreto dove viene fatto riferimento al pagamento del canone, specificando che il credito d’imposta riguarda i costi sostenuti nel mese di marzo 2020 relativamente ai canoni di locazione di fabbricati facenti parte della categoria catastale C/1, denominata negozi e botteghe.

Conseguentemente, seguendo la posizione dell’Agenzia delle Entrate, nel momento in cui verrà pagato il canone di locazione di competenza del mese di marzo 2020 verrà a maturare anche il diritto all’utilizzazione del credito d’imposta.

Le modalità di utilizzazione del credito d’imposta

Relativamente alle modalità di utilizzazione del credito d’imposta, che come già detto è pari al 60% dell’importo del canone di locazione relativo al mese di marzo 2020, l’articolo 65, comma 2, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 stabilisce che lo stesso può essere utilizzato unicamente in compensazione nell’ambito del Modello F24, per il pagamento di altri debiti tributari, contributivi e/o assicurativi. Come specificato con la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 13/E del 20 marzo 2020, l’importo può essere utilizzato a decorrere dal 25 marzo 2020 unicamente in compensazione, tramite utilizzazione del Modello di pagamento F24, da presentare solamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate mediante il codice tributo “6914”, denominato “Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi – articolo 65 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020”.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

Sospensione dei versamenti per l’emergenza Covid-19

Con il Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, meglio conosciuto come “Decreto Liquidità”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 8 aprile 2020 ed in vigore dal 9 aprile 2020, sono state stabilite ulteriori proroghe per quanto riguarda i termini di esecuzione dei versamenti sia ai fini fiscali che contributivi. Nel complesso, la sospensione dei versamenti risulta essere diversificata in base:

  • all’importo complessivo dei ricavi o dei compensi del periodo d’imposta 2019;
  • al parametro percentuale della diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei mesi di marzo e di aprile 2020 in rapporto agli stessi mesi dell’anno 2019;
  • alla collocazione in specificate zone colpite in maggior misura;
  • alla tipologia dell’attività esercitata.

Nello specifico, per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, con conseguimento di ricavi o di compensi non superiori a 50 milioni di euro nell’anno solare 2019, viene stabilita la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, l’addizionale regionale, l’addizionale comunale, l’Iva, i contributi previdenziali ed assistenziali ed i premi Inail, con la condizione necessaria che venga riscontrata una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% in rapporto allo stesso mese dell’anno 2019.

Nel caso in cui i ricavi o i compensi conseguiti nell’anno solare 2019 siano superiori a 50 milioni di euro, necessita che la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi risulti quantomeno del 50%.

I versamenti vengono sospesi anche per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione che hanno iniziato le attività stesse con decorrenza dal 1 aprile 2019.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 inferiori a 50 milioni di euro

L’art. 18, commi 1 e 2, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce che per i soggetti  che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 9 aprile 2020,  viene prevista la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione dei sopraindicati versamenti viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi, di conseguenza il raffronto deve essere effettuato tra importi al lordo dell’Iva, quantomeno del 33% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione versamenti

Sospensione dei versamenti per i soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 inferiori a 2 milioni di euro

L’art. 62 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, stabilisce che i soggetti che esercitano  attività d’impresa, di arte o di professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 2 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo 2020, che non esercitano l’attività in determinati settori o Province maggiormente colpiti dall’emergenza, hanno usufruito della sospensione dei versamenti:

  • riguardanti l’Iva, le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, i contributi previdenziali ed assistenziali ed i premi Inail;
  • che avevano scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 ed il 31 marzo 2020.

Questi soggetti, per poter usufruire delle ulteriori sospensioni nei mesi di aprile e di  maggio 2020 devono pertanto attenersi al nuovo requisito della riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33%, come in precedenza riportato.

Sospensione dei versamenti per i soggetti con ricavi o compensi dell’anno 2019 superiori a 50 milioni di euro

L’art. 18, commi 3 e 4, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce che i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato, che hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 9 aprile 2020, viene prevista la sospensione dei versamenti nei mesi di aprile e maggio 2020 riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

La sospensione dei sopraindicati versamenti viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi, di conseguenza il raffronto deve essere effettuato tra importi al lordo dell’Iva, quantomeno del 50% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 50% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti che hanno iniziato l’attività con decorrenza dal 1 aprile 2019

L’art. 18, comma 5, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 stabilisce la sospensione dei versamenti anche per i soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione,  indipendentemente dal riscontro della diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei mesi di marzo e di aprile 2020, che hanno:

  • il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato;
  • iniziato le attività stesse con decorrenza dal 1 aprile 2019.

Anche per questi soggetti si tratta dei versamenti riguardanti:

  • l’Iva;
  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e all’addizionale comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

I versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.
Emergenza Covid Bergamo

I soggetti domiciliati o aventi sede legale oppure operativa nelle Province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza

L’art. 18, comma 6, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, stabilisce la sospensione dei versamenti Iva nei mesi di aprile e di maggio 2020 relativamente ai soggetti che esercitano attività d’impresa, di arte o di professione:

  • che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nei territori delle Province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza;
  • indipendentemente dall’importo complessivo dei ricavi o dei compensi conseguiti nel periodo d’imposta precedente.

La sospensione dei versamenti Iva viene applicata:

  • nel mese di aprile 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di marzo 2020con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta;
  • nel mese di maggio 2020, con la necessaria condizione che questi soggetti abbiano sopportato una riduzione del fatturato o dei corrispettivi quantomeno del 33% nel mese di aprile 2020 con riferimento al corrispondente mese del precedente periodo d’imposta.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

I soggetti che esercitano l’attività in specificati settori colpiti in maggior misura dall’emergenza

In base a quanto previsto dall’art. 18, comma 8, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, in riferimento ai soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale oppure la sede operativa nel territorio dello Stato e che esercitano l’attività nei settori colpiti in maggior misura dall’emergenza sanitaria, quali ad esempio turismo, ristorazione, trasporti, servizi di assistenza, attività sportive, intrattenimento, attività culturali, ecc., rimane invariata la sospensione, stabilita dall’art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e dall’art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, con decorrenza dal 2 marzo 2020 e fino al 30 aprile 2020, dei termini riguardanti i versamenti:

  • delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, che gli anzidetti soggetti effettuano nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

Per questi soggetti erano anche gia stati sospesi i termini dei versamenti riguardanti l’Iva, in scadenza nel mese di marzo 2020.

I soggetti in questione devono provvedere ad eseguire i versamenti sospesi in precedenza dall’art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e dall’art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, senza l’applicazione di sanzioni e interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020, che cadendo di domenica, viene posticipato al 1 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino a un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di maggio 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione dei versamenti per i soggetti che esercitano più attività

In conseguenza di quanto precisato al paragrafo 1.2 della Circolare Agenzia delle Entrate 3.4.2020 n. 8, nel caso in cui un soggetto svolga l’esercizio più attività nell’ambito della medesima impresa e solamente una oppura una parte di tali attività sia compresa nei settori descritti dai menzionati art. 8 del Decreto Legge n. 9 del 2 marzo 2020 e art. 61 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, per poter usufruire della sospensione dei versamenti è indispensabile che le attività facenti parte di quelle oggetto di sospensione vengano esercitate in modo prevalente in rapporto alle altre esercitate dalla stessa impresa, prendendo quale riferimento il maggiore ammontare dei ricavi o dei compensi che ne conseguono, con riferimento all’ultimo periodo d’imposta per il quale è stata presentata la dichiarazione.

Covid agevolazioni sport

Le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 8, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche, rimane ferma la sospensione fino al 31 maggio 2020 dei versamenti riguardanti le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, i contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi Inail, a norma dell’art. 61, comma 5, del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020.

I versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Sospensione dei versamenti per gli enti non commerciali

L’art. 18, comma 5, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 ha previsto che relativamente agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosicivilmente riconosciuti, che esercitano attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa, vengono sospesi i versamenti nei mesi di aprile e di maggio 2020 riguardanti:

  • le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, di cui agli articoli 23 e 24 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 29 settembre 1973, ed alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che gli anzidetti soggetti eseguono nella loro qualità di sostituti d’imposta;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi Inail per l’assicurazione obbligatoria.

In base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 7, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 n. 23, i versamenti che beneficiano della sospensione in seguito alle nuove norme possono essere eseguiti, senza l’applicazione di sanzioni e di interessi:

  • in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
  • ovvero tramite rateazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di uguale importo, con decorrenza dal mese di giugno 2020.

Non viene effettuato il rimborso di quanto già versato.

Gli acconti Irpef, Ires e Irap per l’anno 2020

L’art. 20 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 stabilisce, in sostanza, la riduzione all’80% della misura degli acconti Irpef, Ires e Irap dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, quindi l’anno 2020 per i soggetti solari, nel caso in cui gli acconti vengano conteggiati con il cosiddetto criterio previsionale.

In particolare, viene stabilito che non verranno applicate le sanzioni e gli interessi per omesso o insufficiente versamento dei sopraindicati acconti, nel caso in cui l’importo versato sia come minimo uguale all’80% dell’ammontare che risulterebbe dovuto a titolo di acconto in base alla dichiarazione relativa all’anno 2020, ossia in base ai modelli Redditi/2021 e Irap/2021.

La sospensione delle ritenute d’acconto per i soggetti con ricavi o compensi inferiori a 400.000 euro

L’art. 19 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, che adegua con modificazioni il comma 7 dell’art. 62 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, stabilisce che i professionisti e gli intermediari del commercio, quindi i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo, quali a titolo di esempio i professionisti e gli artisti, oppure redditi per rapporti di agenzia, di rappresentanza di commercio, di commissione, di mediazione e di procacciamento di affari, hanno la possibilità di richiedere ai propri committenti che non venga operata la ritenuta d’acconto al momento del pagamento dei propri compensi, nel caso in cui il pagamento venga effettuato nel periodo dal 17 marzo 2020 al 31 maggio 2020.

Per poter procedere all’applicazione di questa norma, i soggetti interessati devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • aver incassato nell’anno 2019 ricavi o compensi per un importo complessivo non superiore a 400.000,00 euro;
  • non aver sopportato costi per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato nel mese precedente,rispetto al momento dell’applicabilità della ritenuta.

La richiesta può essere specificata nella fattura, con uno specifico richiamo alla norma e di conseguenza non verrà indicato il rigo relativo alla ritenuta d’accontocon l’importo da trattenere.

Sarà poi cura del percipiente procedere direttamente al versamento dell’importo della ritenuta non operata, in unica soluzione entro il 31 luglio 2020 oppure in cinque rate mensili con decorrenza dal mese di luglio 2020, senza l’applicazione di sanzioni o di interessi.

La collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate, gli Enti di previdenza e l’Inail ai fini delle verifiche

L’art. 18, comma 9, del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020 dispone che l’Inps, gli altri Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e di assistenza e l’Inail procedano alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati identificativi dei soggetti che hanno provveduto ad effettuare la sospensione del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi di assicurazione obbligatoria in base alle norme previste dallo stesso art. 18 e che sono già state illustrate in precedenza. L’Agenzia delle Entrate provvederà poi a comunicare agli Enti suddetti i risultati dei riscontri eseguiti sulle verifiche dei requisiti riguardanti il fatturato ed i corrispettivi, che hanno rilevanza ai fini della sospensione dei versamenti.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com