Prestazioni occasionali: i limiti ed il funzionamento

Le prestazioni occasionali, nonostante le limitazioni che continuano ad essere introdotte, rimangono la tipologia di contratto più adatto per poter remunerare le attività sporadiche e non continuative, a condizione che non sussista vincolo di subordinazione.

La prestazione occasionale consente di svolgere un’attività professionale, in modo sporadico e saltuario, senza la necessità di dover aprire la partita Iva.

Trattandosi di un’attività svolta in modo non abitualeenoncontinuativo, sulla prestazione occasionale  sovente  c’è molta confusione riguardo ai limiti sia temporali che economici oltre che alla tipologia di contratto vero e proprio.

Le tipologie di contratti di lavoro occasionale

I contratti di lavoro occasionale in essere in questo momento sono suddivisi come di seguito indicato:

  • il lavoro autonomo occasionale: ai sensi dell’art. 2222 e seguenti del Codice Civile, ossia le prestazioni che sono saltuarie e che non sono assoggettate al coordinamento del committente; si tratta di redditi che sotto l’aspetto fiscale sono qualificati come redditi diversi e sotto l’aspetto previdenziale invece non sono assoggettati alla contribuzione della gestione separata Inps per importi al di sotto di 5.000,00 euro nell’anno solare, calcolando la somma dei compensi corrisposti da tutti i committenti occasionali;
  • il lavoro occasionale accessorio:ossia le prestazioni puramente occasionali non riconducibili a tipologie contrattuali specifiche di lavoro subordinato o autonomo, i cui compensi sono totalmente esenti ai fini fiscali e non influiscono sullo stato di disoccupato o di inoccupato; per queste attività il Decreto Legislativo n. 276 del 10 settembre 2003 aveva introdotto un procedimento di tutela assicurativa e previdenziale, con l’entrata in utilizzo del sistema dei buoni lavoro, che successivamente sono stati soppressi e rimpiazzati dai PrestO.

La condizione essenziale che differenzia le due tipologie è il requisito dell’autonomia, da ritenersi fondamentale nel lavoro autonomo occasionale, che esclude il vincolo di subordinazione e di coordinamento e la collocazione nell’organizzazione del committente.

A titolo di esempio: per effettuare una consulenza informatica come attività autonoma occasionale a favore di uno studio professionale, dovrà essere utilizzata la prestazione occasionale, tramite l’emissione di una ricevuta per prestazione occasionale, mentre, se occasionalmente vengono svolti lavori come colf, baby sitter, cameriere, o in ogni altra attività assimilabile al lavoro dipendente, dovranno essere utilizzati il Libretto Famiglia oppure il PrestO.

Ipotesi di apertura della partita Iva se viene superato il limite di  5.000,00 euro

In realtà non sussiste un vero e proprio importo superato il quale si rende obbligatoria l’apertura della partita Iva.

Il noto limite dei 5.000,00 euro rappresenta unicamente la soglia di esonero dal versamento della contribuzione relativa alla gestione separata Inps.

La prestazione occasionale non deve essere intesa come un’alternativa alla partita Iva e di conseguenza non può rappresentare una pratica e rapida soluzione per poter svolgere attività professionali o commerciali.

La partita Iva deve essere aperta al momento in cui un’attività professionale o commerciale diviene abituale e continuativa nel tempo indipendentemente dai ricavi realizzati.

In quali casi si deve aprire la partita Iva

Esempio 1 – Un lavoratore dipendente che per mera passione ripara un elettrodomestico di       un amico. Si tratta di un’attività professionale occasionale, e pertanto, tenendo in considerazione l’occasionalità dell’attività, è plausibile avvalersi della prestazione occasionale senza dover aprire la partita Iva.

Esempio 2 – Un soggetto che procede alla vendita di oggetti sul web.In questo caso si tratta di un’attività commerciale e non professionale, per questo motivo le prestazioni occasionali non sono applicabili e si potrà procedere all’emissione di una ricevuta non fiscale di vendita, a condizione che l’attività di vendita sia totalmente saltuaria e non continuativa nel tempo.

Lavoro occasionale

I limiti quantitativi per la prestazione occasionale

Come prestazione di lavoro autonomo occasionale si deve intenderequalsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione”.

La materia delle prestazioni occasionali è stata introdotta dallaLegge n. 30 del 14 febbraio 2003, poi modificata dal Decreto Legislativo n. 276 del 10 settembre 2003 e successivamente riveduta dal Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con la Legge n. 214 del 22 dicembre 2011.

Con il Decreto Legislativo n. 276 del 10 settembre 2003 sono stati inseriti i limiti quantitativi alla prestazione occasionale di seguito indicati:

  • una durata non superiore a 30 giorni in un anno con il medesimo committente;
  • un compenso non superiore a 5.000,00 euro da ciascun committente.

I suddetti limiti quantitativi sono stati successivamente aboliti a decorrere dal 25 giugno 2015 con l’entrata in vigore del Jobs Act.  

Da un punto di vista civilistico la sola disciplina che è applicabile è quella del “Contratto d’opera” stabilita dall’articolo 2222 del Codice Civile: “Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV.”

I limiti qualitativi per la prestazione occasionale

Al fine di poter far parte di quelle di tipo occasionale è essenziale che un’attività di lavoro autonomo debba rispettare certi limiti qualitativi.

Di conseguenza è indispensabile che debba trattarsi:

  • di prestazione di lavoro autonomo effettuata in modo occasionale e non abituale, non esiste, purtroppo, una definizione della abitualità e anche nella prassi un’attività abituale viene considerata come un’attività duratura e prolungata nel tempo, è dunque fondamentale procedere a fare, caso per caso, un’adeguata valutazione;
  • di prestazione autonoma che non abbia nessun tipo di coordinamento  da parte del committente.

Nei casi in cui la prestazione occasionale non abbia più i requisiti qualitativi, necessiterà il passaggio all’utilizzo di una disciplina di:

  • lavoro dipendente;
  • lavoro autonomo, con partita Iva, nel caso in cui vi siano vari committenti e vengano effettuate  varie prestazioni autonome abituali.

Il contratto di collaborazione occasionale

Quando si effettua una prestazione occasionale molto spesso ci si accorda verbalmente ed è consuetudine non redigere nessun contratto.

Invece è sempre consigliabile procedere a redigere un contratto scritto facendo attenzione affinché siano inseriti:

  • una descrizione dettagliata dell’attività che verrà svolta;
  • il compenso e le scadenze di pagamento;
  • la possibilità di recesso anticipato.
Contratto di collaborazione occasionale

La ricevuta per lavoro autonomo occasionale

In conseguenza del pagamento, il soggetto che effettua la prestazione occasionale di lavoro autonomo deve procedere a rilasciare al committente una ricevuta non fiscale nella quale devono essere indicati gli elementi di seguito indicati:

  • i dati personali del prestatore;
  • le generalità del committente;
  • la data di emissione ed il numero progressivo della ricevuta;
  • il corrispettivo lordo pattuito;
  • la ritenuta d’acconto, pari al 20% dei compenso lordo;
  • l’importo netto da corrispondere al prestatore.

La ritenuta d’acconto del 20% deve essere applicata in diminuzione del compenso lordo dovuto per la prestazione e deve essere applicata solamente nel caso in cui il committente è un sostituto di imposta, a tale scopo si ricorda che i contribuenti che utilizzano il regime forfetario non sono sostituti di imposta.

Dal momento che si tratta di una ricevuta non fiscale, il Legislatore ha previsto che sulla stessa venga apposta una marca da bollo da 2,00 euronel caso in cui l’importo della prestazione superi i 77,47 euro.

La marca da bollo deve essere apposta solamente sull’esemplare della ricevuta destinata al committente.

Allo scopo di evitare eventuali sanzioni la marca da bollo deve riportare una data di emissione che sia anteriore rispetto a quella di emissione della ricevuta.  

Essendo a carico del committente della prestazione, l’importo della marca da bollo può essere riaddebitato allo stesso inserendolo nella ricevuta nella parte relativa ai conteggi degli importi.

La regolamentazione fiscale delle prestazioni occasionali

L’introito che deriva dalle prestazioni occasionali fa parte della tipologia dei redditi diversi a norma dell’articolo 67, comma 1, lettera l), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986.

In base a quanto stabilito dall’articolo 71, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986 i redditi da lavoro autonomosono dati dalla differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese specificatamente inerenti alla loro produzione.

Questi redditi devono essere dichiarati tramite il Modello 730 oppure mediante il Modello Redditi Persone Fisiche.

In sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, tramite la Certificazione Unica rilasciata dal committente, è consentito recuperare l’importo totale delle ritenute d’acconto subite.

Esattamente, al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi si potrà procedere al conguaglio delle imposte dovute e si potrà determinare se quanto versato attraverso le ritenute d’acconto subite è adeguato, inferiore, o superiore rispetto a quanto dovuto.

Nel caso si tratti dell’unico reddito posseduto, in presenza di oneri deducibili e/o detraibili da poter recuperare, dei quali chiaramente devono essere conservati i documenti di spesa e di pagamento tracciabile, indubbiamente quanto già versato attraverso le ritenute d’acconto subite risulterà essere superiore a quanto dovuto e quindi, per l’importo risultante a credito, sarà possibile richiedere il rimborso oppure procedere alla compensazione con altre imposte dovute.

Contratto INPS prestazione occasionale

L’esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi

E’ da tenere presente che non vi è l’obbligo della presentazione della dichiarazione dei redditi nel caso in cui in un periodo di imposta siano stati percepiti esclusivamente redditi da prestazioni occasionali per un importo complessivo inferiore a 4.800,00 euro lordi.

In ogni caso, anche se esentati, potrebbe essere vantaggioso procedere alla presentazione della dichiarazione dei redditi quando le ritenute d’acconto subite risultassero superiori rispetto all’Irpef dovuta, dal momento che dalla dichiarazione scaturirebbe un credito di imposta a favore del contribuente.

I contributi Inps sulle prestazioni occasionali

Qualora i compensi occasionali percepiti nell’anno superino l’importo di 5.000,00 euro lordi deve essere effettuata l’iscrizione alla gestione separata Inps e procedere al versamenti dei relativi contributi dovuti.

L’importo di 5.000,00 euro lordi deve essere conteggiato tenendo in considerazione:

  • solamente le prestazioni occasionali;
  • la sommatoria di tutti gli importi lordi percepiti nell’anno fino a quel momento;
  • l’esclusione di tutti i redditi di altre tipologie.

I contributi previdenziali dovuti alla gestione separata Inps devono essere calcolati e versati   sulla quota di compensi che eccede l’importo di 5.000,00 euro e risultano per 1/3 a carico del prestatore e per 2/3 a carico del committente.

In caso di superamento dell’importo dei 5.000,00 euro, nella ricevuta per lavoro occasionale il prestatore dovrà indicare, oltre alla ritenuta fiscale, anche la ritenuta previdenziale pari ad 1/3 del contributo dovuto, i rimanenti 2/3 del contributo sono dovuti dal committente.

Allo scopo di consentire al committente di effettuare le ritenute previdenziali, è indispensabile  che il prestatore gli trasmetta apposita comunicazione che sta per superare il limite annuo di 5.000,00 euro per tutti i committenti. In difetto della suddetta comunicazione, il committente non sarà ritenuto responsabile del mancato versamento dei contributi dovuti alla gestione separata Inps ed il prestatore dovrà provvedere al versamento di tutti i contributi previdenziali dovuti, compresi anche i 2/3 a carico del committente, in sede di compilazione nella dichiarazione dei redditi.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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