Canapa light: informazioni legali su utilizzo e commercializzazione

La particolare composizione chimica della canapa light, che prevede soglie di TCH sempre al di sotto del limite di 0.6 imposto dalla legge, consente alla canapa light di non essere considerata una sostanza stupefacente e di poter essere dunque liberamente commercializzata ed acquistata tramite canali riconosciuti.

Un mercato che vanta un traffico complessivo di circa 40 milioni di euro e che sembra costantemente in crescita con i suoi diversi canali, compresi quelli web.

Presso store di ingrosso canapa light oppure presso negozi al dettaglio, la normativa consente la commercializzazione della canapa light secondo quanto sancito dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016 e dalle normative vigenti in materia di piante agricole, in particolare alle piante di canapa iscritte nel registro delle piante di questo tipo.

Come precisato la canapa light non va trattata come sostanza stupefacente e per questo non trovano applicazione in tale contesto le leggi di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope, comprendenti le norme di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, annoverate nel decreto n. 309 del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990.

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Affinché il prodotto commercializzato risulti legale ed aderente alle prescrizioni della normativa, occorre che l’intera filiera di lavorazione della canapa sia conforme e tracciabile. Anche lo smistaggio di merci sfuse ed il successivo riconfeziomento deve in ogni fase essere controllato e certificato, in tutela del consumatore finale e tutti i tramiti commerciali del prodotto.

La legge n. 242, da alcuni definita poco chiara, stabilisce che negozi al dettaglio o all’ingrosso di canapa light, possono commercializzare liberamente prodotti e derivati dalle infiorescenze di cannabis purché con limiti di TCH rispettati con l’obbligo per il consumatore di non farne un uso “ricreativo” dunque non destinata al consumo tramite fumo ma al massimo come profumatore per ambienti. Rientrano in quest’ottica tutte le diciture presenti sui prodotti di cannabis light che specificano di non essere destinati al consumo umano.

La normativa prevede che le infiorescenze di canapa light siano destinate ad un mero uso decorativo. Un’interpretazione più rigida di questa normativa potrebbe in qualche misura bloccare questo mercato ed il fiorire incontrastato dei negozi che commercializzano canapa light. In tale direzione sembrerebbero andare recenti interventi della Corte di Cassazione, decisioni rese note il 29 novembre ed il 7 dicembre 2018, mirate a restringere un piano normativo tendenzialmente contrastante. Per quanto tuttavia siano attestati questi tentativi del legislatore e della giurisprudenza, resta ancora poco se la cannabis light possa essere considerata al di sopra delle norme degli stupefacenti o se il limite di 0.6 TCH possa essere riconosciuto solo ai coltivatori e non ai commercianti. Sentenze oscillanti e giurisprudenze alternate, mostrano come gli stessi tribunali – a seconda della località – non abbiano ancora identificato un modo univoco d’interpretazione.

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