Rating: Moody’s declassa Germania, Olanda e Lussemburgo

Notizia inaspettata quella di ieri sera sulla decisione di Moody’s di declassare il debito tedesco, nonostante l’economia stesse offrendo risposte importanti alla crisi, acuita dalle difficoltà di accesso al credito di alcune economie periferiche, da ultime l’Italia e la Spagna.

Moodys rating GermaniaMoody’s ha cosi rivisto al ribasso l’outlook della Germania. Non solo i tedeschi ma anche Olanda e Lussemburgo sono oggetto del medesimo provvedimento. L’agenzia a stelle e strisce ha invece confermato la tripla A alla Finlandia con outlook stabile.

Durante il weekend si sono diffuse voci, dopo alcuni articoli pubblicati su fonti di stampa internazionale, che parlano della volontà del Fmi di non sostenere più la Grecia dopo l’esito negativo dell’ultima verifica del Troika. Atene sarebbe cosi costretta a dichiarare default nel giro di pochi mesi e tornare al dracma.

La borsa di Atene ieri ha perso l’8,1% seminando il panico tra la popolazione locale, già duramente provata da manovre di austerity.

Alcuni leader europei ieri hanno sottolineato come sia del tutto argnabile l’uscita ellenica dalla moneta unica. Moody’s in serata in un comunicato ha sottolineato che l’uscita della Grecia dall’euro rappresenterebbe una minaccia per tutta l’area euro, con rischi notevoli anche per economie più mature.

Samaras GreciaSulla situazione ellenica non sono arrivate ne conferme ne smentite ieri dal Fmi, dopo quanto scritto dal tedesco Spiegel. Bisogna anche attendere il parere della Bce, anche se sembra improbabile che la stessa possa unilateralmente sostenere il Paese guidato da Samaras, che dal canto suo continua a chiedere una proroga di due anni per il raggiungimento degli obiettivi prefissati con il Troika.

L’unico comunicato del Fmi spiega che a partire da oggi, gli economisti del Fmi incontreranno delegazioni elleniche per studiare azioni da intraprendere per riportare il Paese in carreggiata, verso il raggiungimento degli obiettivi concordati.

L’obiettivo principale, che pare ora irraggiungibile, è quello di portare il rapporto tra debito e Pil al 120%, il tutto entro il 2020.

Intanto dagli Stati Uniti il noto economista Paul Krugman ha criticato l’attegiamento superficiale di alcuni leader europei, che hanno definito gestibile un default del Paese. Per Krugman questo genererebbe una reazione a catena sui mercati finanziari con il coinvolgimento diretto di numerose banche.

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