Fiat – Marchionne: se perdura crisi automotive in Italia c’è uno stabilimento di troppo

Marchionne FiatLe polemiche tra l’AD Sergio Marchionne sul sistema Italia proseguono a ritmo serrato e sanno di ritorsione dopo le decisioni assunte a livello giudiziario dal Tribunale di Roma, che ha deliberato la riassunzione dei 145 dipendenti di Pomigliano iscritti alla Fiom. Contro la decisione il Lingotto ha già annunciato ricorso.

Il manager italo-canadese, sempre più preda delle proteste dei sindacati che da ormai diverso tempo lo accusano della volontà di voler portare la produzione fuori dal Bel Paese, ha sottolineato come la crisi che ha colpito l’Europa negli ultimi anni ha letteralmente paralizzato il settore.

Da qui ai prossimi 24/36 mesi la società potrebbe esser chiamata a decisioni che creerebbero un caos notevole a livello sociale.. Marchionne ha infatti dichiarato che se in tale lasso di tempo la situazione macroeconomica non dovesse migliorare, in Italia vi è uno stabilimento in eccesso rispetto alla domanda di mercato.

L’Ad poi rilancia dicendo che se la produzione venisse spostata negli Stati Uniti questo problema non sussisterebbe. L’ira di Marchionne è verso i sindacati, sottolineando quanto fatto in Gran Bretagna nello stabilimento Gm, in cui è stata prevista la possibilità di produrre anche di sabato.

Le dichiarazioni provenienti da Torino arrivano in un clima già molto caldo, dopo l’annuncio di qualche giorno fa della chiusura di cinque sedi Iveco in Europa.

La delocalizzazione del Lingotto avrebbe effetti estremamente depressivi sul mercato del lavoro italiano, considerando che l’industria Fiat impiega anche numerosi lavoratori negli indotti e nei distretti industriali.

Immatricolazioni auto FiatIntorno al settore automobilistico italiano lavora una grande mole di italiani che ora vedono il loro posto a rischio. D’altro canto criticare Marchionne è semplice, ma se si guardano gli ultimi dati, emerge la forte depressione del mercato dell’auto in Italia come dimostrano le immatricolazioni nel mese di giugno risultati in contrazione del 24,4% rispetto al precedente periodo di rilevazione.

A meno di un’inversione di tendenza, se dovesse proseguire con questo andazzo, il 2012 segnerebbe il peggior anno dal 1979 per le vendite di Fiat.

Marchionne per ora ha confermato gli investimenti programmati in Italia ma è chiaro che le ultime dichiarazioni lasciano intendere che il presidio italiano di quello che sarà il nuovo gruppo automobilistico Fiat-Chrysler potrebbe ridimensionare la propria presenza nel Bel Paese cercando una maggior differenziazione a livello mondiale.

Puoi lasciare un commento, o trackback dal tuo sito.

Lascia un Commento