Crisi Grecia, la Bundesbank minaccia uscita dall’euro per Atene

Negli ultimi giorni, dopo l’esito delle elezioni in Grecia e Francia, e le novità emergenti dall’Olanda, si è riposta sotto osservazione l’Unione Europea e la volontà di procedere nella direzione del rafforzamento politico del vecchio continente e nell’austerità dei conti pubblici.

Francois HollandeSul tema è intervenuto Jens Weidmann, il numero uno della banca centrale tedesca, che ha ribadito l’importanza di attuare una politica restrittiva per salvaguardare l’Europa.  L’attacco dell’economista tedesco è riferito in particolare al neo eletto presidente francese François Hollande, che durante la campagna elettorale più volte ha dichiarato di voler rivedere alcuni punti di politica estera promettendo discontinuità rispetto alla linea portata avanti dal leader del centrodestra Nicolas Sarkozy.

Il punto chiave è il Fiscal Compact, sintesi alla quale sono giunti i rispettivi governi dopo lunghe trattative e che è ritenuta l’ancora di salvataggio per il vecchio continente.

Altro punto caldo è la Grecia. L’uscita dall’euro di Atene non è esclusa e le conseguenze ricadrebbero su tutto il continente, come ammette anche il presidente della  Bundesbank che nel contempo garantisce che gli aiuti della Bce e del Fmi saranno erogati soltanto se il Paese rispetterà gli impegni assunti e questi dipenderanno sicuramente dal governo che si formerà visto che ci sono delle chiare fonti anti-europeiste.

In settimana l’ultimatum è stato lanciato anche dal noto ministro delle Finanze tedesco Schäuble, che senza mezzi termine ha dichiarato che “non verrà costretto  nessuno a rimanere nell’euro”. Difficile stimare i costi di un ritorno al Dracma di Atene, e soprattutto le conseguenze. Le recenti iniezioni di liquidità e le ricapitalizzazioni che hanno coinvolto le banche europee dovrebbero consentire di attutire il “botto” ma quello che preoccupa è l’effetto contagio che potrebbe alimentare un circolo vizioso che tirerebbe in ballo anche altre economie periferiche.

Ministro tedesco SchaubleAl di là delle dichiarazioni di facciata è difficile comprendere a fondo il pensiero comunque dei leader internazionali sul discorso Grecia. Sono in molti, tra gli analisti infatti a ritenere che, il default pilotato di qualche mese fa, sia stato l’inizio del tracollo del Paese. Un default in due tranche in modo da attutire il colpo e consentire al sistema finanziario di rientrare dalle ingenti svalutazioni portate a bilancio.

La palla ora è in mano alla stessa Grecia, e molto dipenderà da chi siederà al governo. La vittoria di partiti antieuropeisti che hanno fondato la campagna elettorale ponendo un muro sull’Europa difficilmente rispetteranno quanto costruito in mesi di lavoro dal governo Papademos e il ritorno al Dracma non sarebbe più così lontano.

Puoi lasciare un commento, o trackback dal tuo sito.

Lascia un Commento