Economia mondiale 2012, per il Fmi Europa in recessione prolungata

FMIL’economia globale negli ultimi trimestri ha dato chiari segnali di rallentamento, come confermato dall’ultimo report divulgato dal Fondo Monetario Internazionale.

L’anno in corso sarà comunque in crescita, ma in misura minore rispetto allo scorso anno, passando da un saldo positivo del 3,8% al 3,3%. Sarebbe sia il secondo anno di rallentamento consecutivo, dopo un 2010 in crescita del 5,2%.

Non è solo l’Europa a vivere la crisi, ma anche i Paesi emergenti registreranno un ritmo di crescita sensibilmente ridotto rispetto all’ultimo decennio, tanto che nei prossimi anni questa tendenza potrebbe portare ad una normalizzazione del trend, come è avvenuto in Occidente.

Il Fmi ha comunque espresso preoccupazioni sullo stato di salute dell’Eurozona, in cui si registrerà una recessione prevista dello 0,5%. Tra le economie mature è prevista una crescita in Usa e Giappone, rispettivamente dell’1,8% e dell’1,7%.

La crescita dei Paesi emergenti sarà mediamente del 7,3% in Asia e del 3,6% in America Latina.

Tra le misure che potrebbero favorire il recupero del sistema viene segnalata l’azione di politica fiscale, anche perché sul fronte della politica monetaria i margini sono molto ridotti con i tassi ormai prossimi allo 0%.  Il Fmi chiede riforme strutturali, soprattutto ai Paesi che presentano situazioni di oggettiva difficoltà e che altrimenti sarebbero destinati a soffrire in maniera costante da qui ai prossimi anni.

Unione europeaRichiamo specifico anche all’Italia, in cui c’è molto da fare per riformare il sistema il cui impatto in ogni caso si avrebbe soltanto nel medio periodo.

In Europa è prevista una recessione prolungata, che potrebbe rivelarsi anche peggiore della attese. Quello che preoccupa maggiormente, oltre alla mancanza di crescita, è il forte indebitamento degli agenti economici: famiglie, Stato e imprese con Paesi che non sono mai usciti fuori dalla crisi del 2008.

Un focus a parte va attribuito all’indebitamento delle famiglie sull’emergenza mutui, appesantito ulteriormente dal settore immobiliare che continua a registrare segnali ribassisti.

Anche in Usa, dopo un’iniziale ripresa, in cui aveva assunto un ruolo cruciale il piano di incentivi varato dal governo Obama, il settore immobiliare continua a pagare dazio.

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