Dopo il tormentone sulla Grecia, parzialmente raffreddato dall’adesione all’85% allo swap proposto agli investitori privati, sotto la lente finisce il Portogallo che già poco più di un anno fa aveva ricevuto un piano di aiuti da parte di Ecofin, Bce e Fmi per 78 miliardi di euro.
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare della necessità per il Portogallo di un nuovo piano di iniezione di liquidità, anche alla luce della recessione che pare colpirà il Paese nel 2012.
Gli istituzionali temono un contagio su tutta l’area Piigs, l’acronimo coniato per descrivere i cinque Paesi che versano in maggior difficoltà cioè Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.
Tenendo da parte l’Italia, che con la cura Monti pare aver riconquistato credibilità internazionale, gli altri quattro non versano in acque tranquille. Sta un po’ meglio la Spagna, che tuttavia potrebbe registrare conseguenze assai negative in caso di deterioramente del quadro macroeconomico portoghese, già abbastanza compromesso.
Un default del Portogallo avrebbe un effetto contagio di gran lunga superiore a quello ellenico, cosi come le conseguenze sulla moneta unica sarebbero da non sottovalutare. L’esecutivo del Paese ha già messo in atto azioni di austerity finalizzata al rientro dal deficit.
Nel Paese si respira un’aria di profonda recessione, testimoniata poi dall’ultimo dato relativo al Pil, contrattosi dell’1,5% nell’ultimo anno. Le previsioni per il 2012 sono di una recessione di oltre 3 punti percentuali, con il debito arrivato al 90% del Pil.

La disoccupazione continua a segnare numeri molto preoccupanti, e le prospettive delle imprese sono indebolite dal credit crunch bancario, dovuto alla necessità di adeguare il bilancio ai nuovi requisiti richiesti al sistema bancario internazionale.
Il Paese oltre che di austerità e piano di rientro dal debito ha bisogno di programmi di rilancio, in grado di stimolare la domanda di consumi. Non è semplice però, visto che a subordinare gli aiuti vi è un commissariamento di fatto dell’azione di governo, con la presenza della Troika ad avallare i conti pubblici.
I vertici internazionali mostrano un certo ottimismo sull’uscita dalla crisi del Paese, cosi come il presidente della Bce Mario Draghi che ha esortato il governo a continuare a lavorare sulla strada intrapresa.
I mercati tuttavia non credono al risanamento, e le pressioni sui titoli di Stato locali continuano a creare panico nel Paese, basti pensare che il titolo decennale quota a metà del proprio valore nominale testimoniando attese di haircut, in stile Grecia.
Lo spread sui titoli di Stato tedeschi, benchmark di riferimento per i governativi europei, ha superato i 1.200 punti base e questo la dice lunga sulle prospettive che investitori, retail e istituzionali, hanno sul futuro del Paese e sulla capacità di onorare le scadenze.



Marzo 14th, 2012
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