Buoni del tesoro: poliennali e indicizzati all’inflazione europea

btpI Buoni Poliennali del Tesoro (BTP) sono dei certificati di debito a durata poliennale, infatti le loro scadenze sono previste a 3, 5, 10, 15 o 30 anni.
Avendo scadenze così lunghe (per essere più appetibili agli investitori) essi maturano delle cedole annuali di interesse che vengono corrisposte all’investitore a scadenze semestrali. Quindi, ad esempio, un BTP che ha un rendimento fisso del 7% maturerà una cedola che verrà corrisposta nella misura del 3,5% ogni sei mesi.

Il loro rendimento però non è legato solo a questa cedola ma anche allo scarto di vendita, e cioè alla differenza tra il prezzo corrisposto al momento della sottoscrizione di acquisto e il loro valore di vendita al momento della scadenza. Tale valore però verrà elargito all’investitore con una decurtazione del 12,5% a titolo di tassazione.

Anche questo è un mezzo di investimento piuttosto sicuro per chi decide di sottoscriverlo in quanto è un titolo a “capitale garantito” e quindi, al momento del rimborso per scadenza, il risparmiatore otterrà sicuramente l’intero valore nominale del titolo stesso.

Come per tutti gli altri titoli di stato italiani, il prezzo minimo è di 1000 euro e le sue contrattazioni avvengono due volte al mese sul Mercato Generale dei Titoli di Stato se i lotti hanno un valore che supera i 2,5 milioni di euro, mentre avvengono sul MOT se i lotti hanno dimensioni più contenute.

L’ente preposto alla collocazione di questi titoli sul mercato è la Banca d’Italia che riceve per queste operazioni delle provvigioni pari allo 0,20% per i titoli triennali, dello 0,30% per i titoli a scadenza quinquennale e dello 0,40% per i titoli con scadenze superiori. Queste cifre verranno poi liquidate agli intermediari finanziari che operano da ponte tra la Banca Centrale e gli investitori ai quali non potranno chiedere alcuna cifra a titolo di commissione.
Alle aste di vendita partecipano solo intermediari autorizzati che possono essere le Poste o le Banche.
I BTP sono dei titoli che, dalla loro immediata emissione, iniziano ad essere quotati in borsa e pertanto risentono delle oscillazioni del mercato finanziario che possono andare sia a vantaggio che a svantaggio degli eventuali investitori che scelgono tali titoli.

Una variante di questi titoli di stato è stata introdotta nel 2003. Si tratta dei BTP€i (Buoni del Tesoro Poliennali Indicizzati all’inflazione europea). Questi certificati sono quasi del tutto assimilabili ai loro “antenati” tranne per il fatto che sia le cedole di interessi che il capitale rimborsato vengono rivalutati e allineati all’inflazione esistente nella zona euro.
Per essere più precisi, il valore delle cedole si calcola moltiplicando il tasso fisso, deciso al momento della sottoscrizione di acquisto, per il capitale investito che viene ricalcolato sulla base dell’inflazione avvenuta dal momento in cui gli interessi hanno iniziato a maturare e il momento in cui la cedola deve essere pagata. L’indicizzazione sul capitale poi consente di recuperare l’eventuale perdita di potere d’acquisto che il capitale stesso ha subìto durante il periodo in cui è stato bloccato nell’investimento. Se però nel periodo di investimento l’inflazione dovesse aver subìto un abbassamento, il valore nominale del capitale non verrà ricalcolato.

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2 Commenti per “Buoni del tesoro: poliennali e indicizzati all’inflazione europea”

  1. Andrea ha detto:

    Che ne pensate dei nuovi BTP Italia, ossia i Titoli di Stato indicizzati all’inflazione italiana? La prima emissione è prevista dal 19 al 22 marzo 2012. Grazie

  2. GR ha detto:

    Credo sia un’iniziativa molto interessante imbastita dal nuovo esecutivo. Cade in un momento molto particolare, dove gli spread sono rientrati sui 300 basis point, quindi i rendimenti non saranno cosi interessanti come quelli degli ultimi mesi.

    La durata è di 4 anni ma la caratteristica più importante è l’indicizzazione all’inflazione italiane che al contrario di ciò che si dice in giro, secondo me, al pari dell’area euro, è destinata pian piano a salire vista la politica accomodante della Bce.

    Per come congeniati sono particolarmente indicati per investitori cassettisti, che portano a scadenza l’asset tanto che chi non venderà prima del termine avrà anche diritto ad un premio fedeltà. Dunque dopo una breve descrizione del tutto, la risposta è si sono interessanti ma vanno bene per determinati profili di investitore.

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