Piazza Affari ai minimi dopo 5 anni di crollo

Negli ultimi giorni le quotazioni dei listini finanziari hanno registrato impennate sorprendenti, considerando che il mese di agosto era stato dipinto come tra i più temibili in assoluto. Anche gli spread tra bond periferici ed il benchmark tedesco si sono calmierati, portando i rendimenti decennali su livelli sostenibili nel medio periodo.

Difficile a questo punto parlare di inversione di tendenza, considerando che i Paesi dell’Eurozona, da qui ai prossimi anni, saranno chiamati ad azioni di austerità che necessariamente incideranno sulla crescita. Il mercato tuttavia ha dimostrato di aver fiducia nei buoni propositi che i leader internazionali hanno ostentato dopo gli ultimi vertici. In particolare quello di Bruxelles di fine giugno, in cui all’unanimità (o quasi, considerando le esternazioni di Olanda e Finlandia, e l’attegiamento ambiguo tedesco) si è deciso di dar vita allo scudo antispread.

Andamento Piazza AffariSettembre sarà un mese molto importante per i mercati finanziari con diversi appuntamenti core. In primis quello della corte costituzionale tedesca che si pronuncerà sulla legittimità dell’Esm.

Negli ultimi 5 anni Piazza Affari ha perso circa il 60% della propria capitalizzazione di borsa, con perdite che hanno affossato in particolare i finanziari. A poco è servito il rally d’agosto, tanto che dal 24 luglio ad oggi il listino ha recuperato circa il 22%.

Interessante il report pubblicato in data odierna dal Sole24Ore che illustra la valorizzazione ad oggi delle quotazioni di Piazza Affari. A salvarsi quasi solo esclusivamente le società il cui business è orientato all’export.

A scaricare l’Italia sono stati in particolare gli istituzionali, mentre il “parco buoi” è rimasto incastrato in forte perdita sulle diverse posizioni.

A guardare le quotazioni di cinque anni fa vengono davvero i brividi. Chi ha investito, e sono in tanti, sul listino milanese ai massimi di periodo ora si trova i cocci di un sistema fortemente indebolito nelle fondamenta. Anche oggi, comprare su questi livelli non rende tranquilli data la forte recessione del Paese, che nell’inverno scorso ha rischiato seriamente di implodere.

A penalizzare il listino italiano l’elevata presenza di titoli del comparto bancario.

Non mancano tuttavia le mosche bianche, a partire da Saipem con una performance positiva del 55% dovuta ad un business che ha saputo creare una forte posizione internazionale. Ciò ha generato una redditività molto elevata che ha mantenuto i multipli su livelli da grande opportunità, nonostante i costanti rialzi.

Rialzi considerevoli anche per i due big del made in Italy Tod’s e Campari con un progresso rispettivamente del 33 e del 42%. Chi ha investito cinque anni fa in Diasorin ora vede la propria quota raddoppiata. La società cinque anni fa era cosi piccola da quotare in listini minori della borsa italiana.

Diego Della ValleAltre performance considerevoli da segnalare sono quelle di Pirelli (43%) e Terna (12%). Positiva anche Ansaldo (5%).

Veniamo ora ai cocci che si raccolgono dalle ceneri del comparto bancario. Il titolo più penalizzato dallo scossone delle ultime due recessioni è stato il Banco Popolare con un -91%. Chi ha investito 10 mila euro sul titolo, ora se ne trova 900 euro.

Rotta simile per Unicredit -90,5 , Popolare Milano -88%, UbiBanca l’85% e  Intesa Sanpaolo -77%.

Anche chi ha investito in Fiat si trova con un 50% di perdite. Le ultilies considerate come asset difensivo hanno registrato pesanti perdite, anche se parzialmente calmierate da lauti dividendi. Enel ha perso il 60% del proprio valore, A2A l’83%, Telecom il 70%.

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