Wall Street seduta peggiore da Dicembre, a picco il Petrolio

quotazione barile petrolioL’ultima seduta di contrattazioni sui mercati finanziari si è chiusa con pesanti perdite sulla scia di dati macroeconomici poco entusiasmanti provenienti dagli Stati Uniti. Anche i mercati europei dopo aver viaggiato in rialzo di oltre un punto percentuale hanno invertito la rotta dopo la presentazione dei dati sul mercato del lavoro a stelle e strisce, contrastanti ma comunque sotto le attese degli analisti.

Wall Street chiude appesantita dalle vendita con l’indice Dow Jones in ribasso dell’1,27% appena sopra i 13 mila punti ed il Nasdaq in discesa del 2,47% a 2.638 punti. Il bilancio settimanale è negativo, il peggiore nell’anno in corso alimentando speculazioni anche su altri asset strettamente correlati, come il petrolio che ha chiuso in calo del 3,83% a 98,625 dollari al barile.

In ribasso anche il Brent, quotato sulla piazza di Londra in deciso ritracciamento dai massimi di periodo. L’andamento del petrolio negli ultimi mesi aveva sorpreso gli analisti considerando il rallentamento globale attualmente in corso, con effetti discorsivi in termini di stimolo all’ascesa dei livelli dei prezzi al consumo.

Segretario generale OpecIl segretario generale dell’Opec Abdalla Salem el-Badri ha sottolineato come si stia lavorando nella direzione della riduzione dei prezzi, incrementando l’offerta, che nel mese di marzo ha subito un aumento di 2 milioni di barile portandosi a quota 32 milioni di barili. Da segnalare poi l’incremento delle scorte evidenziato dall’ultima rilevazione settimanale, arrivate sui livelli massimi dal 1990.

A livello globale la domanda, considerando anche i prezzi, si è ridotta drasticamente. In Italia ad esempio la domanda di carburanti ha segnato un calo di oltre il 15%. Un altro fattore che verte in favore di una riduzione dei prezzi è la sempre maggiore autosufficienza da parte degli Stati Uniti, che stanno notevolmente riducendo la dipendenza da Paesi esteri nell’export di greggio riducendo di fatto la possibilità di speculazioni dovute a tensioni politico/sociali relative a talune zone esportatrici di petrolio come avvenuto recentemente in Libia e Iran.

Un rallentamento dei prezzi del petrolio è necessario per stimolare nuovamente la domanda ed allentare l’effetto della crisi data la diretta connessione con i beni di consumo e quindi con il tasso di inflazione. I fondamentali non hanno giustificato negli ultimi mesi l’impennata dei prezzi, dovuta soprattutto a quanto accaduto in Nord Africa e poi in Iran.

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