La tassazione delle cripto-attività

Le novità fiscali riguardanti la tassazione delle cripto-attività

Le cripto-attività sono rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto, come il possesso di un’opera d’arte, una somma in euro o in altre valute ufficiali, oppure uno strumento finanziario, come ad esempio le azioni, e sono basate su tecniche crittografiche, per rendere sicuri e verificabili i dati.

Essendo digitali, le cripto-attività non esistono materialmente, possono essere custodite solo in portafogli elettronici denominati wallet e vengono trasferite da un soggetto all’altro attraverso tecnologie anche molto complesse, come la blockchain, possono essere emesse da banche e altri intermediari, ma anche da emittenti diversi o non chiaramente identificabili.

A differenza delle valute ufficiali, come ad esempio l’euro, le cripto-attività non sono moneta legale, cioè moneta che la legge obbliga ad accettare in pagamento, non sono emesse o garantite da una banca centrale o da altre autorità pubbliche e non sono sempre in grado di assolvere a tutte le funzioni fondamentali della moneta: mezzo di pagamento, riserva di valore e unità di conto e per questo motivo è più corretto chiamarle cripto-attività anziché criptovalute.

Nel corso degli ultimi anni le cripto-attività hanno perso la loro caratteristica di essere considerate un contesto per un segmento di operatori molto specifico e di conseguenza e hanno fatto il loro ingresso nelle abitudini consuete di numerosi investitori, di professionisti e addirittura di piccoli risparmiatori.

Mentre fino a poco tempo fa le operazioni in cripto-attività venivano percepite come degli strumenti sperimentali, attualmente costituiscono un effettivo asset class, con valori miliardari e un’estensione che non può più essere sottovalutata, in conseguenza di ciò anche il legislatore italiano, andando nella direzione già intrapresa ormai a livello internazionale, ha stabilito di procedere con delle nuove norme fiscali sempre più chiare articolate e comprensibili.

La Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207 del  30 dicembre 2024) traccia un punto di cambiamento  rilevante nella normativa fiscale relativa alle cripto-attività, infatti dopo alcuni anni in cui si sono susseguiti dubbi interpretativi e normative temporanee, adesso è stata delineata una situazione che da una parte comporta più sicurezza e comprensibilità, mentre dall’altra vengono introdotti dei nuovi aggravi e spese a carico dei soggetti che effettuano investimenti o solamente possiedono delle cripto-attività, di conseguenza la tassazione delle cripto-attività diviene più pesante, ma nel contempo viene concessa la possibilità di effettuare una programmazione in maniera più efficace in conseguenza dell’opzione di rivalutazione.

In questa relazione vengono analizzati nei particolari le varie modifiche apportate:

  • come opera il nuovo metodo di tassazione;
  • quali pianificazioni possono utilizzare i contribuenti per una ottimale gestione del proprio portafoglio.
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La tassazione delle cripto-attività fino all’anno 2024

Per una migliore comprensione dell’importanza della riforma è opportuno rammentare il  funzionamento della tassazione cripto-attività fino alla data del 31 dicembre 2024.

Attraverso la Legge di Bilancio 2024 era stata effettuata l’introduzione di una nuova lettera all’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che aveva inserito le plusvalenze da cripto-attività tra i redditi diversi di natura finanziaria, concretamente ciò evidenziava che i profitti provenienti dalla cessione, dal rimborso, dalla permuta oppure dal solo possesso di cripto-attività venivano sottoposti a tassazione solamente se erano superiori ad un limite minimo.

In effetti la norma probabilmente più nota era quella relativa alla esenzione dei 2.000,00 euro, ossia che fino all’ammontare di tale importo complessivo annuale, le plusvalenze ed i proventi non avevano rilevanza dal punto di vista fiscale, al contrario, se la totalità delle suddette operazioni si concludeva con un risultato positivo superiore al suddetto limite, l’importo complessivo diveniva fiscalmente imponibile e veniva assoggettato a tassazione con l’imposta sostitutiva del 26%.

Oltre a ciò la normativa fissava che le operazioni di permuta tra le singole criptovalute non originassero una condizione tassabile a livello immediato, lo scambio di una criptovaluta con un’altra non prevedeva di per sé il versamento dell’imposta sostitutiva, eccetto il caso in cui successivamente non venisse effettuata la cessione della nuova criptovaluta conseguendo un utile.

Per concludere, già in quel momento anche le caratteristiche attività effettuate nel contesto delle cripto-attività quali il mining, lo staking o l’airdrop erano comprese nell’ambito tributario e, nel caso avessero prodotto dei proventi superiori al limite minimo, venivano assoggettate a tassazione.

Oltre all’assoggettamento a tassazione delle plusvalenze conseguite, si doveva anche fare fronte a degli specifici obblighi ai fini dichiarativi, infatti tutte le cripto-attività possedute dovevano essere indicate nel quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche oppure nel quadro W del Modello 730, allo scopo del corretto monitoraggio ai fini fiscali, a tutto questo si doveva aggiungere anche il versamento di un’imposta annuale sul valore delle cripto-attività pari allo 0,2% e riferito alla data del 31 dicembre, esattamente come accade con i conti correnti e con gli strumenti finanziari.

A titolo di esempio, un soggetto che nell’anno 2024 conseguiva delle plusvalenze per l’importo di 1.800,00 euro non doveva versare nessuna imposta sostitutiva, al contrario se l’importo delle plusvalenze era pari a 2.300,00 euro, l’integrale importo era assoggettato a tassazione all’aliquota del 26% e non solamente la parte che eccedeva il limite minimo, nel contempo, un soggetto che  aveva solamente posseduto cripto-attività per un controvalore di 60.000,00 euro riferito alla data di fine anno, aveva l’obbligo di versare un’imposta di bollo di 120,00 euro.

La tassazione delle cripto-attività nell’anno 2025

Il Legislatore, tramite la Legge di Bilancio 2025, ha stabilito di revisionare completamente tutto il complesso di elementi  delle cripto-attività:

  • procedendo all’eliminazione del limite minimo per l’assoggettamento a tassazione delle plusvalenze;
  • predisponendo tutto il necessario per un considerevole incremento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva.
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L’eliminazione del limite minimo di esenzione

Con decorrenza dal 1° gennaio 2025 non è più in vigore nessun limite minimo per procedere all’assoggettamento a tassazione delle plusvalenze, qualsiasi plusvalenza e qualunque provento proveniente dalle cripto-attività diviene imponibile a tassazione in maniera automatica, anche nel caso in cui l’importo risulti minimo, ciò mette in evidenza che un utile anche di poche decine di euro che deriva da una vendita di cripto-attività dovrà essere dichiarato e di conseguenza verrà assoggettato all’imposta sostitutiva prevista.

La conseguenza di questa nuova norma è molto chiara, il Legislatore ha stabilito di effettuare un avvicinamento sempre di più evidente tra la tassazione delle cripto-attività e quella degli altri strumenti finanziari, procedendo alla soppressione di qualsiasi soglia di accettabilità, l’atto pratico è quello di porre termine alla eventualità di valutare trascurabili gli investimenti per importi minimi e qualunque soggetto che effettua operazioni con le cripto-attività viene obbligato a tenere un comportamento del tutto adeguato dal punto di vista fiscale.

L’incremento dell’aliquota di tassazione

L’anno 2025 costituisce quindi un vero e proprio anno di transizione,  le plusvalenze rimangono tassate all’aliquota del 26%, ma non è più in vigore il limite minimo per procedere all’assoggettamento a tassazione delle stesse.

Invece, a decorrere dal 1° gennaio 2026, l’aliquota di tassazione passerà al 33%, è evidente che si tratta di un aumento rilevante, che comporta un grado di tassazione delle cripto-attività ai maggiori livelli stabiliti nel nostro Paese per i redditi di natura finanziaria.

La rivalutazione come metodo di programmazione

Allo scopo di moderare l’effetto della nuova disciplina fiscale, la normativa ha introdotto  l’opportunità di effettuare la rivalutazione del costo di acquisto delle cripto-attività possedute alla data del 1° gennaio 2025, nei fatti, il soggetto possessore può effettuare l’opzione per la sostituzione del valore storico di carico delle cripto-attività possedute con il valore di mercato alla data del 1° gennaio 2025, per poter procedere alla rivalutazione la norma prevede il versamento di un’imposta sostitutiva del 18%, dopo l’effettuazione della rivalutazione, l’attuale valore diviene la nuova base per il computo delle plusvalenze che verranno realizzate in futuro.

Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere eseguito:

  • in unica soluzione entro il termine del 30 novembre 2025;
  • in tre rate annuali, con la maggiorazione degli interessi al tasso del 3% sulle due rate successive.

Il motivo risulta evidente, se nell’anno 2026 le plusvalenze verranno assoggettate alla tassazione del 33%, il fatto di avere un valore di carico più elevato consente di diminuire l’imponibile e di conseguenza il prelievo fiscale, chiaramente tale opzione implica un immediato onere e non è detto che possa sempre risultare vantaggiosa, occorre effettuare la valutazione per ogni singolo caso, sulla base del portafoglio di cripto-attività posseduto ed alle future aspettative di vendita.

Un’ipotesi pratica di rivalutazione

Facciamo l’ipotesi che un soggetto alcuni anni fa abbia effettuato l’acquisto di varie cripto-attività per l’importo di 20.000,00 euro e che le stesse alla data del 1° gennaio 2025 abbiano un valore di 200.000,00 euro.

Nel caso in cui il soggetto prendesse la decisione di non effettuare la rivalutazione e di vendere nell’anno 2026 a 300.000,00 euro, la plusvalenza realizzata ammonterebbe a 280.000,00 euro, con tassazione al 33% e la corrispondente imposta da versare sarebbe pari a 92.400,00 euro.

Se, viceversa, decidesse di effettuare la rivalutazione, verserebbe sul momento l’imposta del 18% su 200.000,00 euro, ossia 36.000,00 euro, in occasione della vendita la plusvalenza verrebbe conteggiata sulla differenza tra 300.000,00 e 200.000,00, corrispondente a 100.000,00 euro, su tale importo verrebbe applicata l’imposta del 33%, equivalente a 33.000,00 euro, il soggetto verserebbe complessivamente 69.000,00 euro di imposte, economizzando 23.400,00 euro.

Questa ipotesi evidenzia come la rivalutazione possa essere una soluzione molto valida, ciò nonostante al tempo stesso necessita di una pronta disponibilità di risorse liquide e può determinare dei rischi nel caso in cui il prezzo delle cripto-attività dovesse diminuire, l’imposta sostitutiva versata in anticipo potrebbe non essere recuperata successivamente.

Monitoraggio fiscale cripto investimenti

Il monitoraggio fiscale e l’Imposta sul Valore delle Cripto Attività

La riforma normativa non va a modificare i previsti obblighi dichiarativi, tutti i soggetti possessori di cripto-attività sono ancora tenuti ad indicarle nel quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche oppure nel quadro W del Modello 730 ed al versamento dell’imposta di bollo sul valore delle cripto-attività, pari allo 0,2% del valore riferito alla data del 31 dicembre.

Tale adempimento è obbligatorio a prescindere dal fatto che siano state o meno conseguite delle plusvalenze, di conseguenza, anche un soggetto che unicamente possiede delle cripto-attività senza procedere a nessuna cessione deve in ogni caso provvedere agli obblighi di monitoraggio ed al versamento dell’imposta di bollo.

Le sanzioni previste in caso di mancata dichiarazione sono gravose, possono oscillare da un minimo del 3% ad un massimo del 15% dei valori non dichiarati, di conseguenza è indispensabile procedere alla conservazione di tutta la documentazione riguardante gli acquisti, i wallet e gli exchange dei quali è stata effettuata l’utilizzazione.

Il versamento delle varie imposte sulle cripto-attività è imprescindibile, ciò nonostante sussiste la possibilità di poterlo fare in modo più favorevole, nel nostro Paese i soggetti che possiedono delle cripto-attività si trovano di fronte a due possibili e distinte opzioni fiscali:

  • l’Imposta di Bollo, che viene applicata in maniera automatica da parte degli exchange italiani che sono registrati quali sostituti d’imposta;
  • l’Imposta sul Valore delle Cripto-attività (IC), che riguarda, invece, gli altri exchange e wallet privati e che richiede una dichiarazione autonoma.

In ogni caso non siamo di fronte solamente ad una formalità burocratica, la scelta dell’imposta più equa può incidere in modo rilevante sul prelievo fiscale a carico dei soggetti possessori di cripto-attività.

Andiamo ad analizzare nel dettaglio le differenze tra l’Imposta di Bollo e l’Imposta sul Valore delle Cripto-attività (IC).

Tutti e due le imposte hanno la medesima aliquota dello 0,2% che viene calcolata sul valore delle cripto-attività al 31 dicembre, tuttavia le stesse vengono applicate in modo differente:

  • l’Imposta di Bollo viene conteggiata sul saldo totale delle cripto-attività posseduto su un exchange italiano alla data del 31 dicembre e l’importo relativo viene prelevato in maniera automatica;
  • l’Imposta sul Valore delle Cripto-attività (IC), invece, viene applicata alle cripto-attività possedute su wallet privati oppure su altri exchange, viene conteggiata in proporzione ai giorni di possesso e deve essere dichiarata nel quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche oppure nel quadro W del Modello 730.

Un elemento determinante è anche il limite minimo dell’importo da versare:

  • l’Imposta di Bollo si versa in ogni caso, senza nessuna franchigia e con un valore minimo corrispondente ad 1,00 euro.
  • l’Imposta sul Valore delle Cripto-attività (IC), non viene versata nel caso in cui l’importo conteggiato sia al di sotto di 12,00 euro.

Le differenze più rilevanti vengono riepilogate nella tabella che segue:

  Descrizione  Imposta di BolloImposta sul Valore delle Cripto-attività (IC)
A chi viene applicataExchange che operano come sostituti d’impostaWallet privati, intermediari o exchange d’imposta
  Aliquota 0,2% sul valore delle cripto-attività0,2% sul valore delle cripto-attività
  Base di calcolo  Saldo totale al 31 dicembreProporzionale ai giorni di possesso
  Esenzioni  Nessuna, è sempre dovutaAl di sotto dei 12,00 euro non viene versata
Chi provvede al versamentoL’exchange sostituto d’imposta con prelievo automaticoIl contribuente tramite Modello F24
  Dichiarazione quadro RW    Sempre obbligatoria  Sempre obbligatoria

Lo schema riepilogativo di raffronto relativo agli anni 2024 – 2025 – 2026

  Anno  Regime fiscale  Aliquota  Soglia di esenzione  Rivalutazione
  2024Le plusvalenze sono tassabili oltre 2.000,00 euro  26%2.000,00 euro  Non prevista
  2025Tutte le plusvalenze sono tassabili  26%  NessunaPossibile al 18% entro 30/11/2025
  2026Tutte le plusvalenze sono tassabili  33%  NessunaNon più esercitabile

In quale modo procedere nell’anno 2025

In conseguenza dei vari ed importanti cambiamenti normativi, l’anno 2025 diviene sicuramente fondamentale per i soggetti che detengono delle cripto-attività, in pratica è l’esatto periodo in cui occorre effettuare la scelta se è conveniente o meno procedere alla rivalutazione, effettuare un controllo generale ed integrale del portafoglio e programmare le possibili cessioni.

I soggetti che possiedono quantità considerevoli ed hanno delle plusvalenze latenti molto rilevanti potrebbero valutare la convenienza di effettuare sul momento il versamento dell’imposta sostitutiva del 18% per diminuire l’importo delle imposte da versare in futuro, mentre, al contrario, i soggetti che possiedono dei modesti importi oppure che pensano di non cedere a breve termine potrebbero decidere di non effettuare la rivalutazione e proseguire con la gestione delle proprie cripto-attività con il sistema del costo storico.

Comunque in tutte le situazioni è importantissimo in fatto di non trascurare tutta la parte relativa alla burocrazia, il monitoraggio continuo, la indicazione nella dichiarazione dei redditi, il versamento dell’imposta sul valore delle cripto-attività sono dei precisi obblighi che non possono essere trascurati nella maniera più assoluta.

Si tratta di un settore che è in costante sviluppo, questa nuova certezza delle norme porta finalmente più comprensibilità, ma nel contempo richiede anche una responsabilità più impegnativa.

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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