La detassazione dei premi di risultato

L’Agenzia delle Entrate con la Risposta a Interpello n. 176 del 16 marzo 2021, ha precisato che la mancanza di rappresentanza sindacale aziendale o di rappresentanza sindacale unitaria non impedisce la detassazione, ossia l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 10% prevista dall’art. 1, comma 182, della Legge n. 208 del 28 dicembre 2015 sulle somme da corrispondere ai dipendenti a titolo di premio di risultato, nel caso in cui queste vengano versate in relazione ad un contratto collettivo aziendale concluso con le sezioni territoriali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori più significative a livello nazionale ai sensi dell’art. 51 del Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015, anche se esterne all’azienda.

Sulla materia, l’Agenzia delle Entrate sottolinea come il combinato disposto delle norme di cui alla Legge n. 208 del 28 dicembre 2015, in materia di detassazione dei premi di risultato, e del menzionato art. 51 del Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015, identifichi tra i contratti collettivi riconosciuti ad integrare la disciplina di legge anche i contratti collettivi aziendali conclusi con le sezioni territoriali delle organizzazioni sindacali più significative a livello nazionale e non soltanto quelli conclusi dalle loro RSA (rappresentanza sindacale aziendale) o RSU (rappresentanza sindacale unitaria).

Il caso oggetto dell’istanza di interpello sulla detassazione

Il parere sull’argomento riguardante la detassazione è stato richiesto da parte di una società orientata ad avviare in favore dei propri dipendenti un sistema di retribuzioni premiali correlate agli incrementi degli obiettivi di produttività, di redditività, di qualità, di efficienza e di innovazione.

Nello specifico, la società, che applica il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Metalmeccanico Aziende Industriali, rammenta che, a norma dell’art. 1, comma 187, della Legge n. 208 del 28 dicembre 2015, l’assegnazione del premio di risultato deve avere luogo in attuazione di contratti aziendali e territoriali conclusi dalle organizzazioni sindacali più significative a livello nazionale di cui all’art. 51 del Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015, con specifico riferimento alle loro rappresentanze aziendali.

Ciò nonostante, viene messo in evidenza come la società:

  • non abbia al proprio interno rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o rappresentanze sindacali unitarie (RSU);
  • non risulti iscritta, per propria scelta, a nessuna delle associazioni di categoria datoriale.

Sempre in base di quanto specificato nel quesito, in ambito di zona non risulta essere presente un contratto collettivo territoriale per il settore metalmeccanico al quale la società possa effettuare adesione.

Tutto ciò premesso, la società ritiene che in conseguenza dell’eventuale conclusione di uno specifico accordo collettivo con le sezioni territoriali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori “comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” , sia in ogni caso possibile poter usufruire del particolare regime di detassazione regolamentato dall’art. 1, comma 182, della Legge n. 208 del 28 dicembre 2015 e, nel caso in cui venisse approntato un sistema di welfare aziendale, anche il regime fiscale agevolativo previsto dall’art. 51, commi 2 e 3, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Detassazione aziendale

La Risposta a Interpello dell’Agenzia delle Entrate

Nel dare risposta positiva alla soluzione esposta da parte della società, l’Agenzia delle Entrate rammenta che già tramite la Circolare n. 5/E del 29 marzo 2018, in riferimento all’eventualità di premi di risultato assegnati in mancanza di rappresentanze sindacali aziendali, è stato precisato che l’azienda può in ogni caso fare proprio il contratto collettivo territoriale di settore e, di conseguenza, ricorrendo le condizioni richieste, di poter effettuare l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui premi di risultato assegnati in esecuzione del suddetto contratto territoriale.

Al contrario, nel caso in cui non sia stato concluso un contratto territoriale di settore, l’azienda può utilizzare il contratto territoriale che reputa più pertinente alla propria realtà, effettuandone informazione ai lavoratori dipendenti, il quale verrà fatto proprio non soltanto per la previsione agevolativa, ma anche per la regolamentazione degli altri vari aspetti del rapporto di lavoro esistenti tra l’azienda ed i lavoratori dipendenti.

Viene osservato che, in alternativa, il combinato disposto delle norme di cui alla Legge n. 208 del 28 dicembre 2015, in materia di detassazione dei premi di risultato, e del menzionato art. 51 del Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015, identifichi tra i contratti collettivi riconosciuti ad integrare la disciplina di legge anche i contratti collettivi aziendali conclusi con le sezioni territoriali delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale e non soltanto quelli conclusi dalle loro RSA (rappresentanza sindacale aziendale) o RSU (rappresentanza sindacale unitaria).

Di conseguenza, a parere dell’Agenzia delle Entrate, non esistono specifiche ragioni ostative alla possibilità, per la società, di poter procedere all’applicazione dell’imposta sostitutiva del 10% prevista dalla Legge n. 208 del 28 dicembre 2015 sulle somme da corrispondere ai propri lavoratori dipendenti a titolo di premio di risultato e, nel caso in cui venisse approntato un sistema di welfare aziendale, anche il regime fiscale agevolativo previsto dall’art. 51, commi 2 e 3, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, corrisposte in conseguenza di un contratto collettivo aziendale concluso con le sezioni territoriali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori più significative a livello nazionale, anche se esterne all’azienda.

Nella Risposta di Interpello viene ulteriormente precisato che, per assicurare un opportuno coinvolgimento da parte dei lavoratori dipendenti dell’azienda, in similitudine a quanto avviene per quanto riguarda il recepimento del contratto territoriale, il contratto aziendale concluso con le organizzazioni sindacali esterne potrà essere oggetto di una apposita informazione scritta da trasmettere a tutti i lavoratori dipendenti, senza che sia indispensabile l’ottenimento della firma per accettazione da parte di questi ultimi, a condizione che sia presente una procedura che ne possa provare l’avvenuto recapito ai diretti interessati. Concludendo, l’Agenzia delle Entrate evidenzia anche il fatto che un’azienda che non ha rappresentanze sindacali potrebbe anche optare per il recepimento del contratto territoriale di settore concluso in un’altra Regione, ovviamente a condizione che lo stesso abbia compatibilità con la propria e specifica realtà aziendale.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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