Divieto di licenziamento per cause economiche fino al 31 gennaio 2021

L’art. 12, ai commi 9,10 e 11, del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020, meglio conosciuto come Decreto Ristori, ha prolungato fino al 31 gennaio 2021 la scadenza del divieto di licenziamento per cause economiche, che era stato originariamente introdotto, con inizio dal 17 marzo 2020, dall’art. 46 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 e successivamente confermato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

In seguito della specificazione di una data certa sono state superate le incertezze sulla reale scadenza del divieto, dal momento che il Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva collegato questa scadenza alla ricezione degli ammortizzatori sociali e dell’esonero contributivo previsti nel decreto stesso.

Il “Decreto Ristori” ha conservato le eccezioni al divieto prescritte dall’art. 14 del Decreto Legge n.  104 del 14 agosto 2020, di conseguenza si potranno effettuare licenziamenti:

  • nel caso in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore;
  • in caso di cessazione definitiva dell’attività di impresa;
  • nel caso di procedura fallimentare senza esercizio provvisorio dell’impresa o cessazione della stessa;
  • in presenza di un accordo sindacale aziendale che autorizzi l’esodo incentivato di volontari.

La scadenza del divieto

Il sopraindicato art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 aveva previsto che il divieto di licenziamento venisse applicato ai datori di lavoro che non avessero interamente beneficiato dei trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19 previsti dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali previsti dall’art. 3 dello stesso Decreto Legge.

La conseguenza della suddetta norma era stata quella di frazionare i datori di lavoro in varie tipologie, per i quali il divieto di licenziamento era operativo sulla base di scadenze variabili, anche se il termine ultimo sarebbe stato in ogni caso il 31 dicembre 2020.

Per i datori di lavoro che si fossero avvalsi fin dall’inizio e senza soluzione di continuità delle 18 settimane previste dall’art. 1 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020, il divieto in questione sarebbe in realtà scaduto prima, per l’esattezza il 15 novembre 2020, con la conseguente possibilità di poter procedere con un licenziamento per cause economiche a decorrere dal giorno seguente.

Al contrario, la nuova norma disposta del “Decreto Ristori” torna a stabilire una data certa di scadenza per quanto riguarda il divieto di licenziamento, e questo per tutti i datori di lavoro.

Con il differimento al 31 gennaio 2021, l’efficacia del divieto di licenziamento ha in questo modo superato i 10 mesi e si può ragionevolmente ritenere che possa essere destinata ad un prolungamento, dal momento che sono state preannunciate, da parte di esponenti del Consiglio dei Ministri, ulteriori proroghe per quanto riguarda la durata degli ammortizzatori sociali emergenziali, da cui dovrebbe derivare un ulteriore posticipazione del termine di scadenza del divieto, perlomeno per i datori di lavoro che usufruiranno di questi ammortizzatori.

I licenziamenti preclusi

In conclusione, fino alla data del 31 gennaio 2021, ai datori di lavoro:

  • rimane vietato dare inizio a procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223 del 23 luglio 1991 e rimangono sospese quelle in corso che sono iniziate dopo il 23 febbraio 2020, fatte salve le eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro oppure di clausola del contratto di appalto;
  • rimane vietato, a prescindere dal numero di dipendenti, il recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 604 del 15 luglio 1966 e rimangono sospese le procedure già iniziate ai sensi dell’art. 7 della legge stessa.

Le eccezioni al divieto di licenziamento

L’art. 12 del Decreto Legge n. 137 del 28 ottobre 2020 ha conservato le eccezioni al divieto di licenziamento per cause economiche già previste dall’art. 14 del Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020.

Di conseguenza, sarà possibile procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro oltre che, come già segnalato, nell’eventualità in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato in un appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore, anche nelle situazioni di:

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, consequenziale alla messa in liquidazione della società senza proseguimento, anche ridotto, dell’attività, a condizione che non possa essere configurabile un trasferimento d’azienda oppure di un ramo della stesa ai sensi dell’art. 2112 del Codice Civile e che la cessazione dell’attività sia definitiva e si riferisca all’intera azienda, non essendo sufficiente la chiusura di un’unità produttiva oppure di un singolo reparto;
  • stesura di un accordo collettivo aziendale, stipulato dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che includa un’incentivazione all’esodo per quei lavoratori dipendenti che diamo la loro disponibilità ad accettare la risoluzione del rapporto di lavoro, senza che questo possa comportare la perdita della NASpI;
  • procedura fallimentare, qualora non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa oppure ne sia disposta la cessazione, mentre nel caso in cui l’esercizio provvisorio riguardi solamente un ramo dell’azienda, si potrà procedere con i licenziamenti, in deroga al divieto, con riferimento ai lavoratori dipendenti impiegati nei settori dell’azienda che non sono compresi tra quelli per i quali è stato disposto l’esercizio provvisorio.
   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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