Quando pensiamo all’oro tendiamo a collegarlo all’idea di metallo prezioso per eccellenza, quello che molte volte rappresenta anche un’importante riserva di valore per un risparmiatore. In effetti l’oro è stato tutto questo nel corso della storia dell’uomo, oltre ad essere anche considerato uno dei mezzi di pagamento più sicuri ed efficaci.
Volendo parlare di numeri possiamo dire che l’oro viene utilizzato da circa seimila anni e in quest’arco di tempo ne sono state estratte e lavorate circa 135.000 tonnellate.
Negli ultimi anni, con i sistemi di estrazione più moderni, sofisticati ed efficaci, si arriva ad estrarne circa 2400 tonnellate annue.
L’uso dell’oro come moneta risale all’Inghilterra del 1816, grazie alla creazione, avvenuta proprio in questa nazione, del cosiddetto “Gold Standard” che è un sistema che consente la convertibilità dell’oro in moneta (in particolare sterlina) e viceversa. Lo stesso sistema, a distanza di pochi anni, fu adottato da Germania (1872) e Stati Uniti (1900).
Nell’epoca in cui il “Gold Standard” fu creato c’era una forte stabilità economica legata soprattutto al fatto che l’importazione e l’esportazione di oro era completamente libera, come pure la sua coniazione sotto forma di metallo grezzo o di moneta. Inoltre il tasso di cambio tra le monete dei diversi paesi non subiva alcuna oscillazione e rimaneva fisso. È ovvio che questo fattore conferiva un forte equilibrio agli scambi internazionali. Il fatto poi che l’oro potesse essere usato negli scambi commerciali al posto della cartamoneta, riduce l’aumento di immissione della stessa e, naturalmente, l’inflazione si manteneva molto bassa.
Il periodo tra le due guerre, come si sa, fu un periodo molto complesso dal punto di vista economico-finanziario e questo spinse i rappresentanti di 44 paesi a riunirsi a Bretton Woods nel 1944, sotto la guida di Stati Uniti e Inghilterra, per dare vita al Fondo Monetario Internazionale. In seguito fu stabilito che il prezzo di scambio dell’oro dovesse essere fissato a 35 dollari l’oncia e questo fece basare il mercato finanziario internazionale su due basi solide e importanti: l’oro e il dollaro. A quel prezzo, fissato in accordo con gli altri paesi, gli Stati Uniti iniziarono a comprare il prezioso metallo da chiunque per rivenderlo alle Banche Centrali. Ma la nascita di questa istituzione finanziaria comportò un obbligo per i 44 paesi membri, cioè quello di versare al Fondo Monetario Internazionale una quota di oro e una di valuta nazionale, dichiarando la parità di valore tra i due. Questo sistema creò un grande equilibrio tra domanda e offerta, equilibrio che però andò disfacendosi intorno agli anni ’60. Questo disequilibrio fu dovuto alla crisi del dollaro che spinse molti acquirenti a richiedere oro piuttosto che dollari.
Dopo questo episodio il metallo prezioso assunse la sua funzione di bene di rifugio contro le fluttuazioni dei tassi di cambio monetari. Quindi il prezzo dell’oro iniziò a non essere più qualcosa di fisso e prestabilito, ma qualcosa di dipendente dall’andamento della domanda e dell’offerta.
Siamo nel marzo del ’68, data che viene scelta per segnare la nascita ufficiale del mercato dell’oro che si sdoppiava in due parti a seconda dei casi e delle esigenze degli acquirenti: da una parte rimaneva il mercato per le transazioni internazionali con il prezzo ancora fissato a 35 dollari per oncia, dall’altra nasceva il mercato di scambio tra privati in cui il prezzo dell’oro era dipendente dall’andamento di domanda e offerta e dalle contrattazioni ad esso legate.
Nell’agosto del 1971, quando l’amministrazione Nixon in America abolì la convertibilità dollaro-oro, il sistema aureo subì una forte crisi accompagnata anche da una svalutazione del dollaro stesso. Quindi i due pilastri che, da Bretton Woods, garantivano una stabilità finanziaria vennero demoliti dalle fondamenta e il doppio mercato dell’oro terminò i suoi giorni nel 1976, in seguito dalla decisione del Fondo Monetario Internazionale di abolire il prezzo ufficiale del metallo.
Nonostante la liberalizzazione del prezzo dell’oro, esso non ha smesso di ricoprire il ruolo di bene rifugio proprio perché ha un valore universalmente riconosciuto e facilmente vendibile, rimanendo senz’altro più forte delle varie valute che possono subire rapidi cali di valore legati a contingenze sociali o politiche di ogni singolo paese.
Comunque l’attuale situazione economica non fa neanche lontanamente supporre un ritorno al sistema di scambio dell’oro a quotazioni fisse anche se, dopo il crollo del sistema di scambio deciso a Bretton Woods, le quotazioni di riferimento dell’oro vengono stabilite due volte al giorno dalla Borsa di Londra. È quello che tecnicamente viene definito fixing dell’oro.
Come tutti gli altri metalli preziosi, il prezzo dell’oro viene stabilito per grammo o per oncia e la purezza del metallo, quando dovesse essere in lega con altri metalli, è misurata in carati: l’oro puro misura 24 carati.



Dicembre 24th, 2011
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Articolo molto interessante 🙂