I buoni risultati presentati negli ultimi giorni dagli Stati Uniti hanno rafforzato il dollaro, dopo un trend in discesa iniziato la scorsa estate e mai interrotto che aveva portato la valuta americana sui massimi ad un anno nei confronti nelle altre principali monete estere.
Un’asimmetria rilevante considerando che l’economia statunitense cresce ed è imparagonabile a quella del vecchio continente che invece, ha un’economia debole con una valuta forte, che rischia come ammesso dagli stessi leader europei di condizionare negativamente il labile tentativo di crescita.
Intanto dal board della Fed sono emerse spaccature con riferimento alla politica di Quantitative Easing messa in campo dalla banca centrale che dura ininterrottamente dall’inizio della crisi.
Il pericolo principale è che con una politica di costante allentamento monetario si possa alimentare una bolla finanziaria, oltre che una forte partenza dell’inflazione che imporrebbe poi una drastica azione di rialzo dei tassi.
La strategia del presidente Ben Bernanke è invece quella di proseguire nell’allentamento monetario fintantoché non ci manifesteranno segnali concreti di recupero del mercato del lavoro. Per quanto concerne il cambio euro/dollaro ha toccato il minimo da gennaio a 1,323 e continua a registrare una variazione negativa anche se è presto per parlare di un’inversione di tendenza.
Decisiva secondo autorevoli fonti di stampa sarebbe il prossimo vertice tra i banchieri americani in programma il 19 e 20 marzo prossimo. In quell’occasione visto il dibattito ormai pubblico sicuramente verranno forniti maggiori dettagli sulla strategia, mentre per ora continua il programma da 85 miliardi di dollari messi in campo mensilmente.
La Federal Reserve è stata in assoluto la banca centrale più attiva durante la crisi, tanto da aver portato in orbita il debito americano. Quest’ultimo aspetto non è da sotto lutare visto che nel Congresso ci sono diverse note stonate, contrarie a proseguire la politica di innalzamento del tetto del debito, che ha tra l’altro portato il Paese al taglio della tripla A da parte di un’agenzia di rating.
Nessuna indecisione invece da parte della banca centrale inglese, che ha annunciato di confermare il tasso di riferimento bancario allo 0,5%, portando il piano di acquisto di titoli sul mercato a 400 miliardi di sterline.



Febbraio 21st, 2013
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