Le novità in tema di transazione fiscale

L’art. 3, comma 1-bis, del Decreto Legge n. 125 del 7 ottobre 2020 convertito dalla Legge n. 159 del 27 novembre 2020, in vigore dal 4 dicembre 2020, ha provveduto ad anticipare alcune delle innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, e quindi ha modificato gli articoli 180, comma 4, e 182-bis, comma 4, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942 in materia di transazione fiscale.

Per mezzo della Circolare n. 34 del 29 dicembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad analizzare la materia della transazione fiscale, ed ha fornito delle nuove istruzioni per gli Uffici per quanto riguarda le procedure di valutazione delle proposte di trattamento del credito tributario nelle procedure di regolazione e di composizione della crisi, di cui alla Circolare n. 16 del 29 ottobre 2018 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Oltre a ciò, vengono anche fornite indicazioni riguardanti:

  • la cosiddetta “finanza esterna”;
  • il trattamento per i “creditori strategici”.

Il suddetto provvedimento di prassi si rende indispensabile anche in conseguenza delle modificheapportateagli articoli 180, comma 4, e 182-bis, comma 4, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942 nonché delle innovazioni di cui al Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, che adesso autorizzano l’omologazione del concordato oppure degli accordi di ristrutturazione anche nei casi in cui si verifichi la mancanza di voto o di adesione da parte dell’Amministrazione Finanziaria, oppure degli Enti gestori di forme di previdenza o di assistenza obbligatorie, allorché:  

  • l’adesione risulta essere determinante allo scopo di poter raggiungere le maggioranze per l’approvazione del concordato, di cui all’art. 177 del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942;
  • l’adesione risulta essere decisiva ai fini delle maggioranze per la stipulazione dell’accordo, di cui all’art. 182-bis, comma 1, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942;
  • anche in base a quanto evidenziato nella relazione del professionista, di cui all’art. 161, comma 3, o all’art. 182-bis, comma 1, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, la proposta di soddisfacimento dell’Amministrazione oppure degli Enti previdenziali risulta essere vantaggiosa in relazione all’alternativa liquidatoria.
Tasse e fisco

Per questo motivo, viene evidenziato chel’approvazione della proposta risulta essere fondata sul maggiore, oppure minore, vantaggio economico della stessa in relazione all’alternativa liquidatoria e, a questo scopo, la valutazione degli Uffici si basa sulla relazione del professionista, che di conseguenza assume un’importanza ormai determinante.

Ai fini della valutazione della proposta, oltre a ciò, assume rilevanza il comportamento da parte del contribuente.

Per quanto riguarda i tempi di rateizzazione del debito tributario, l’Agenzia delle Entrate reputa indispensabile procedere alla valutazione delle possibilità di esito positivo del progetto di risanamento, lasciando da parte valutazioni di tipo ipotetico.

Equivalenti attente valutazioni vengono effettuate anche per quanto riguarda la percentuale di ristoro.

In relazione all’accordo di ristrutturazione, non sono da ritenersi di impedimento le clausole che vanno ad estendere gli effetti remissori della transazione a beneficio dei coobbligati.

La relazione del professionista e la valutazione di convenienza da parte dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate stabilisce che, nel nuovo sistema normativo, la relazione del professionista attestatore assume una determinante importanza per la procedura e deve contenere una lista minima di indicazioni, che sono state esposte nella Circolare.

L’accettazione della proposta di trattamento del credito tributario deve essere basata sulla maggiore o minore convenienza economica della stessa in rapporto all’alternativa liquidatoria e, per questo motivo, la relazione del professionista riveste un ruolo sostanziale.

Di fatto la valutazione da parte degli uffici si basa sulle indicazioni evidenziate nel piano attestato da parte del professionista indipendente e, nell’ipotesi di concordato, anche su quanto attestato ed accertato da parte del commissario giudiziale.

In caso di contestazione di detti elementi, il giudizio di palese inattendibilità o insostenibilità dell’ufficio deve essere motivato e portato a conoscenza del contribuente, anche per poter permettere un puntuale contraddittorio con il debitore.

I metodi per la valutazione della proposta di transazione fiscale

Per quanto riguarda la valutazione della proposta, acquisiscono rilevanza sia il comportamento del contribuente che le attività distrattive oppure decettive in ipotesi effettuate.

Solitamente i precedenti fiscali non vengono sottoposti ad esame relativamente alla valutazione della proposta, ciò nonostante, il verificarsi di una sistematica e deliberata violazione degli obblighi fiscali, anche se non avrà una rilevanza autonoma, sarà ricompresa nell’ambito della valutazione.

Una specifica attenzione viene destinata anche agli atti di frode, quali:

  • l’utilizzazione di documentazione falsa;
  • gli artifizi ed i raggiri;
  • le operazioni simulate, in tutto o in parte;

inoltre hanno rilevanza le situazioni di discontinuità relativamente alla compagine sociale oppure agli organi direttivi dell’impresa.

La rateizzazione del debito tributario e la percentuale di ristoro

Per quanto riguarda i tempi di rateizzazione del debito tributario nell’ambito del concordato, l’Agenzia delle Entrate non consente che un puntuale scadenzario debba, a priori, essere ritenuto o meno accettabile, visto che risulta indispensabile procedere alla valutazione delle possibilità di esito positivo del progetto di risanamento.

Valutazioni similari vengono effettuate in relazione alla percentuale di ristoro che viene proposta per quanto riguarda il pagamento del debito tributario.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nella transazione fiscale

In relazione agli accordi di ristrutturazione dei debiti, non vengono considerate di ostacolo automatico le clausole che ampliano le conseguenze remissorie della transazione a beneficio dei coobbligati.

Così come accade per il concordato, anche per gli accordi di ristrutturazione dei debiti viene applicato il principio del trattamento non inferiore per l’Erario. Le sole eccezioni sono quelle contraddistinte dalla presenza di creditori che hanno valenza strategica, così come previsto dall’art. 182-quinquies, comma 5, del Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942.

   

Paolo Chiari
Commercialista – Revisore Contabile
paolo.chiari@studiochiari.com

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