Ancora brutte notizie dall’Ilva di Taranto che ha fatto richiesta di cassa integrazione dal prossimo 19 novembre. Si tratta di un intervento che coinvolgerà circa 2000 unità di personale, e che dopo le indiscrezioni delle ultime ore è stato confermato anche dai sindacati Fim, Fiom e Uilm.
Aperto ora un confronto con i sindacati che cercheranno in queste ore di comprendere al meglio le modalità e i tempi della cassa ma soprattutto le prospettive dell’azienda, che nell’ultimo periodo ha fatto più volte parlare di se.
Per ora si sa davvero poco, solo che dal 19 novembre inizierà una cassa che durerà inizialmente almeno due mesi.
Continua intanto lo sciopero dei lavoratori che chiedono all’azienda garanzie, ribadendo giorno per giorno si esser disposti a sedersi ad un tavolo per discutere sul da farsi, anche a costo di pagare dazio alla crisi. Lo sciopero riguarda soprattutto l’area ferroviaria, dove lo scorso 30 ottobre un dipendente, Claudio Marsella, ha perso la vita schiacciato da un locomotore.
I dipendenti di questo reparto hanno preparato un documento che hanno sottoposto all’azienda nel quale riepilogano le condizioni richieste per riprendere a lavorare, con richieste che vanno dalla revisione della riduzione del personale, alla revisione del piano di emergenza, maggior sicurezza dei lavoratori.
Francesco Rizzo di Unione sindacale di base, in un comunicato, in riferimento allo sciopero del comparto ferroviario, ha specificato che la posizione aziendale e quella sindacale è identica, e questo rende difficile la revisione della situazione per andare incontro alle richieste dei lavoratori.
Il segretario provinciale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, ha riferito delle proprie perplessità sul comportamento dell’azienda che chiamata a esprimere una valutazione sul da farsi ha risposto di non esser in grado al momento di giungere a conclusioni in quanto sta ancora valutando la sostenibilità finanziaria degli interventi di risanamento.



Novembre 7th, 2012
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