La manovra finanziaria proposta dal Consiglio dei Ministri ed emanata dal Presidente della Repubblica in data 13 agosto 2011, sotto forma di decreto legge n. 138, è stata un atto ritenuto doveroso e necessario per cercare di raggiungere una stabilizzazione finanziaria contenendo, per quanto possibile, la spesa pubblica, dato il periodo di forte crisi e instabilità finanziaria dei mercati di tutto il mondo. Tale manovra è stata resa necessaria anche al fine di mantenere gli impegni sottoscritti con l’Unione Europea.
Essa però è arrivata a toccare diversi settori della vita pubblica lasciando poco soddisfatti, se non scontenti, molti tra cittadini e sindacati.
In questa sede cercheremo di elencare, nella maniera più chiara possibile, i cambiamenti apportati da tale manovra.
Una delle misure volte a controllare l’evasione fiscale, tenendo sotto controllo la tracciabilità dei movimenti finanziari, è stata quella di introdurre delle novità per quel che riguarda i libretti di risparmio al portatore, sia bancari che postali. Il Ministro Tremonti ha infatti deciso di imporre un limite al saldo totale presente su tali libretti. La cifra limite deve mantenersi al di sotto dei 5000 euro. Pertanto, entro il 30 settembre, i possessori di libretti di risparmio al portatore dovranno provvedere ad adeguarsi a tale disposizione.
Altra novità prevista da questa manovra riguarda la tassazione delle rendite finanziarie di qualsiasi tipo. Questo vuol dire che a partire dal primo gennaio del 2012 tutti coloro che avranno maturato dei dividendi, delle plusvalenze o delle cedole su investimenti in azioni, fondi comuni, etf, futures ma anche su semplici libretti bancari o postali, saranno obbligati a corrispondere un’imposta unica del 20%. Questo vuol dire un notevole aumento di imposta (dal 12,5% al 20%) per gli investimenti in obbligazioni, azioni, etf e strumenti finanziari simili) e un abbassamento (dal 27% al 20%) per gli interessi maturati su conti correnti, conti deposito e conti postali.

Un’altra novità introdotta dalla manovra finanziaria di agosto 2011 è quella relativa al cosiddetto Contributo di Solidarietà. In definitiva si tratta di una nuova tassa che andrà a gravare sui redditi lordi dei lavoratori dipendenti del settore privato e dei lavoratori autonomi. Vediamo in che modo. La nuova imposta avrà la forma di un’ulteriore addizionale Irpef calcolata sui redditi delle suddette categorie, qualora tali redditi superino i novantamila euro annui.
Questa nuova addizionale sarà suddivisa in due aliquote legate a due differenti scaglioni di reddito. Pertanto i redditi che andranno da 90mila a 150mila euro corrisponderanno un’aliquota pari al 5% mentre i redditi che superano i 150mila euro corrisponderanno un’aliquota pari al 10%.Tali tassazioni saranno calcolate e dovute relativamente ai redditi del 2011, 2012 e 2013. Il contributo di solidarietà non sarà dovuto da pensionati e dipendenti del settore pubblico. Questa misura potrà rimanere in vigore per sempre se continuerà ad essere necessaria per le esigenze di bilancio del governo.

Uno dei provvedimenti di questa finanziaria che è riuscito a scatenare le proteste e gli scontenti di chiunque è stato quello relativo alle pensioni. Il testo originale avrebbe avuto un impatto piuttosto forte sia sulle pensioni già percepite che sulle nuove modalità di pensionamento. Ma fortunatamente tale impatto è stato ridotto a tre clausole che riguardano l’età pensionabile delle donne, il tfr dei dipendenti pubblici e la finestra di pensionamento del settore scolastico.
Per quanto riguarda il primo punto le donne dipendenti del settore privato potranno iniziare a percepire la loro pensione di vecchiaia a 65 anni, e non più a 60, a partire dal 2016 e non più dal 2020. Questo slittamento si concluderà nel 2028, quando non ci sarà più differenza nell’età pensionabile tra uomini e donne.
Per quanto riguarda il secondo punto invece, i dipendenti pubblici che chiederanno in anticipo il pensionamento non avranno diritto a percepire il tfr se non dopo due anni dal pensionamento stesso. Per quanto riguarda il terzo punto, invece, i dipendenti della scuola rientreranno nella cosiddetta finestra mobile dei pensionamenti che implica la riscossione del primo assegno di pensione solo nove mesi dopo aver raggiunto i necessari requisiti pensionistici.
In data 30 agosto poi il governo aveva introdotto un altro emendamento relativo alle pensioni, che per fortuna è stato ritenuto incostituzionale e pertanto ritirato il giorno successivo. Tale emendamento prevedeva che a partire dal 2012 non sarebbe stato più possibile calcolare gli anni di durata legale di servizio militare, laurea e tirocini di specializzazione ai fini del calcolo dei 40 anni necessari al raggiungimento della pensione di anzianità.
Al fine di ridurre ulteriormente la spesa pubblica poi, in questa manovra finanziaria il governo ha deciso di cancellare le province con meno di 300.000 abitanti e che si estendano per meno di 3000 km quadrati. Quindi, allo scadere del regolare mandato elettorale, spariranno in tutto 29 province sul totale delle 110 totali, sempre che il governo riesca a portare a termine questa riforma.
Altri due punti in discussione sono quelli relativi all’aumento dell’IVA dell’1% e l’eventuale introduzione di una tassa patrimoniale. Ma, essendo il testo della manovra finanziaria non blindato, ma soggetto ad eventuali cambiamenti, non si è ancora arrivati ad una conclusione definitiva su questi due punti fondamentali che sicuramente non mancano di far discutere animatamente tutte le parti in causa. Soprattutto la tassa sul patrimonio (denaro, valori preziosi, immobili, azioni, obbligazioni, fondi, …) non è decisamente ben vista in quanto percepita come un sopruso da parte del governo che mette le mani sulla proprietà privata dei propri cittadini.
Nei prossimi giorni e settimane sono previste altre eventuali conferme o smentite sui cambiamenti realmente apportati da questa manovra finanziaria.



Settembre 7th, 2011
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