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Prestito della speranza: Chiesa e banche si uniscono per aiutare privati e imprese a fronteggiare la crisi

18/MAG/2011 ore 10:15 Prestiti 0 Commenti Angelo Ferraro

Considerato il periodo di grande crisi economica che molte delle famiglie attraversano attualmente nel nostro paese, è stata recentemente promossa un’iniziativa denominata “Prestito della Speranza”.
Questa iniziativa è partita dalla Confederazione Episcopale Italiana (Cei), in accordo con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi).

prestiti privatiCerchiamo di capire in che cosa consiste esattamente.
Quello che la Cei ha provveduto a fare è stato istituire un fondo straordinario dell’ammontare di 30 milioni di euro da offrire sotto forma di microcredito ai soggetti in difficoltà. Tale fondo è destinato nella misura di circa l’85%, pari a 25 milioni di euro, alle famiglie che abbiano subito una riduzione del reddito familiare da lavoro per un qualsiasi motivo; il restante 15% circa, pari a circa 5 milioni di euro, è destinato a dei soggetti che, sotto forma di società di persone o cooperative, intendano avviare ex-novo una piccola attività imprenditoriale oppure migliorarne un’altra già esistente.

Questa iniziativa, che è stata creata e sviluppata lo scorso anno, ha visto raddoppiare nel 2011 l’ammontare del fondo il quale, a sua volta, potrebbe anche essere incrementato da eventuali donazioni da parte di privati che la Cei si impegna a raccogliere e gestire a questo scopo.
N.B.
Prerogativa imprescindibile per poter accedere a questa forma di credito nel 2011 è quella di essere una coppia sposata, non necessariamente con rito cattolico, ma anche con rito civile o di altra confessione.

Per quest’anno quindi i criteri di accesso al “Prestito della Speranza” sono meno rigidi rispetto a quelli dell’anno scorso in quanto è stata eliminata la clausola della “famiglia numerosa” che consentiva di fare richiesta per l’accesso a questo tipo di microcredito solo a famiglie che avessero almeno tre figli.
La richiesta potrà essere inoltrata anche in caso di coppia separata, solo se a farlo sarà il coniuge che provvede economicamente ai figli.

L’iter delle domande per questo tipo di prestito parte con una prima fase selettiva da parte delle parrocchie le quali invieranno le richieste con esito positivo alle diocesi che, a loro volta, verificheranno la presenza dei requisiti richiesti e inoltreranno le richieste alle banche. Le banche infine dovranno decidere in massimo quindici giorni se concedere o no il prestito.

Se il richiedente di tale prestito è una famiglia, l’importo massimo dell’operazione può essere di 6000 euro la cui modalità di riscossione da parte del beneficiario può essere decisa in base alle esigenze del singolo caso (rate mensili da 500 euro, unica soluzione). La restituzione della somma dovuta avverrà in rate mensili, 12 mesi dopo l’erogazione del prestito con un Tasso Annuo Effettivo (Taeg) del 4%. Se le circostanze dovessero cambiare e il richiedente non dovesse più aver bisogno del denaro chiesto in prestito, il contratto potrebbe essere sciolto senza conseguenze.

Se il richiedente è un’impresa, l’operazione può arrivare ad avere un valore di massimo 25.000 euro, da restituire sempre ratealmente con un Taeg pari al Tegm (Tasso Effettivo Globale Medio) ridotto del 30%.

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