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Età pensionabile, Giovannini studia pensionamento a 62 anni

04/LUG/2013 ore 12:30 Lavoro 0 Commenti Angelo Ferraro

Ministro Welfare Enrico GiovanniniIn un contesto di alta recessione, e con un mercato del lavoro a pezzi, il ministro del Welfare Enrico Giovannini avrebbe allo studio un’idea in grado di rilanciare l’occupazione giovanile, partendo dal prepensionamento. Sarebbe in realtà controcorrente, considerando che le ultime riforme hanno invece allungato l’età per andare in pensione.

L’annuncio potrebbe arrivare già dopo l’estate e prevede la possibilità di andare in pensione a 62 anni ma con penalità rispetto a chi esce prima dei 66 anni. In realtà sarebbe una facoltà, esercitabile da chi comunque ha almeno 35 anni di contributi, e che comporta una penalizzazione che si ridurrebbe via via all’avvicinarsi dell’età pensionabile che rimane la medesima.

Il ministro Giovannini ha confermato l’intenzione di intervenire sul contenuto della Legge Fornero, senza tuttavia stravolgerlo ma ritoccandolo con una maggiore flessibilità. In Parlamento ci sarebbe una proposta interessante, presentata dall’ex ministro Damiano, che prevede per compensare l’uscita anticipata, anche la possibilità di prorogare il tempo di pensionamento fino ai 70 anni, ottenendo un bonus tanto maggiore quanto più ci si allontana dai 66 anni.

Quella che è stata definita la “staffetta generazionale” potrebbe aver vita entro il mese di ottobre, inserendola nella legge di stabilità.  Lo stesso decreto potrebbe contenere un prelievo maggiore sulle pensioni più elevate, che compenserebbe in parte il costo dell’intervento di pre-pensionamento.

Governo Enrico Letta pdIl governo sarà poi chiamato a pronunciarsi sul problema esodati. Il premier Enrico Letta ha rassicurato i sindacati che ha preso a cuore la situazione e di esser pronto a varare un intervento a sostegno. Per le situazioni più urgenti il governo utilizzerà i fondi residui, non utilizzati, dopo l’ultimo intervento approvato dal Parlamento nell’operazione di salvataggio precedente.

Ma il problema principale non è tanto degli esodati, per i quali ci sono le possibilità di copertura, quanto per chi nei prossimi mesi perderà posto di lavoro. Le risorse necessarie continuano a crescere, e a meno di un’inversione di tendenza dell’economia potrebbero richiedere nuovi stanziamenti al governo.

L’esecutivo sa bene che la patata è sempre più bollente e qui la necessità di varare l’intervento in tempi rapidissimi. Secondo le stime la staffetta generazione potrebbe portare  circa 190 mila posti di lavoro con un costo di 1,5 miliardi di euro.

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