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Tassi Bce allo 0,25%: fine dei rendimenti obbligazionari ? E i conti di deposito ?

11/NOV/2013 ore 15:46 Investimenti 0 Commenti Lorenzo Sentino

Draghi tassi BCELa decisione di Mario Draghi di tagliare nuovamente i tassi di interesse Bce è stata giustificata dalla volontà di dare linfa al credito, in un contesto di forte crisi economica. Il credit crunch è pesante e c’è corale convinzione che se le banche non tornano a fare il loro mestiere cioè quello di prestar soldi difficilmente il vecchio continente riuscirà a venir fuori dalle sabbie mobili.

In questo articolo però, non ci occuperemo di macroeconomia, ma ci soffermeremo sulle conseguenze che la decisione dell’ex presidente di Bankitalia potrà avere sui rendimenti dei titoli del reddito fisso.

Viene spontaneo chiedersi se le banche e le società in generale continueranno ad offrire rendimenti decenti sulle proprie emissioni.

Nel contesto attuale, con una bassa propensione al rischio e spread molto bassi, i rendimenti si sono assottigliati notevolmente ed il rischio concreto è che gli investitori per ottenere un rendimento decente investano il proprio denaro in titoli obbligazionari ad alto rischio.

Per questo genere di investimento, la stragrande maggioranza di investitori non ha le conoscenze giuste per giudicare la rischiosità dell’investimento stesso e spesso finisce per rimetterci il capitale andando a cozzare in default. La storia dei risparmiatori italiani è piena di questi eventi, Argentina e Grecia fanno scuola in tal senso.

Per investimenti ad alto rischio/rendimento è sempre meglio affidarsi a gestioni specializzate (fondi di investimento, sicav, ecc..).

Conti depositoLa situazione cambierà drasticamente anche per i conti deposito, che con i tassi attuali portano le banche a registrare perdite con i tassi offerti attualmente. A meno di esigenze importanti di liquidità di singoli istituti (e su questo vi invitiamo a tenere gli occhi ben aperti) difficilmente rivedremo i tassi dello scorso anno.

La scorsa settimana è stato emesso il BTP ITALIA che a nostro avviso è un’alternativa importante per i portafogli degli italiani in quanto consente di ottenere un tasso fisso a cui sommare l’andamento dell’inflazione italiana con una scadenza ragionevole: 4 anni.

Per il resto solo allungando l’orizzonte temporale dai 5 ai 10 anni si riesce ad ottenere un rendimento interessante, ma in questi casi bisogna metter in conto il rischio di rialzo degli spread, che potrebbe costringere l’investitore a portare fino a scadenza l’investimento altrimenti rischierebbe di chiuderlo in perdita.

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