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Richard Ginori dichiara fallimento!

08/GEN/2013 ore 12:23 Imprese E Aziende 0 Commenti Angelo Ferraro

Azienda Richard GinoriUna notizia temuta da tempo, ora divenuta realtà. Richard Ginori, tra i brand più noti del made in Italy ha chiuso i battenti, dopo tre secoli di storia.

La sentenza definitiva è arrivata ieri dal Tribunale di Firenze. Si tratta di un dato che ha scatenato la rabbia dei dipendenti (314) che dall’estate scorsa già erano in cassa integrazione.

Non mancavano potenziali interessati al progetto, in primis una cordata composta da Lenox e Apulum, che avevano dato la propria disponibilità ad un progetto che prevedeva inizialmente un ingresso nell’azienda per poi rilevarla dopo per una cifra di 13 milioni di euro.

Le altre risorse sarebbero poi arrivate dalla cessione allo Stato di musei di Richard Ginori dal valore di 23 milioni di euro. Il Tribunale di Firenze ha tuttavia considerato il piano troppo aleatorio definendolo dotato di “intrinseca incertezza”.
Negato quindi il concordato preventivo, che avrebbe consentito di prender tempo a Richard Ginori.

I dipendenti dell’azienda si sono ritrovati a Sesto Fiorentino occupando lo stabilimento. Il curatore fallimentare Andrea Spignoli, ha dichiarato di non darsi per vinto e mettersi subito alla ricerca di nuovi potenziali compratori annunciando un nuovo bando di vendita, che sarà aperto a tutti.

Ginori manifestazione CobasLe speranze di salvezza potrebbero giungere da sirene estere, considerando che proprio fuori dall’Italia il marchio è molto conosciuto, rotenuto tra le perle del made in Italy. La storia dell’azienda è secolare, considerando che è iniziata nel 1735 quando la fabbricazione della porcellana era un’arte non conosciuta in Occidente ed in cui il marchese toscano Carlo Ginori decise di puntare fabbricando il primo forno nella sua tenuta.

L’azienda ha avuto anni gloriosi, come quando insieme al gruppo Pozzi decide di entrare nel business dell’arredo bagno.

Poi ci sono anni di gestione avventata, con numerose proprietà che si avvicendano in progetti frammentati, che giungono poi alla quotazione in borsa nel 2009. Poi di male in peggio con l’indebitamento in crescita costante ed un business che fatica a mantenere i livelli del passato.

Per ora lo stabilimento da quanto si apprende rimane ancora in funzione, seppur con la minima capacità in attesa che in questi giorni arrivi il cavaliere bianco a rilevare questa società, che nonostante la deficitaria situazione finanziaria sembra avere tutte le carte in regola per ripartire.

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