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Pernigotti in mani turche: il Made in Italy perde altro brand storico

12/LUG/2013 ore 02:57 Imprese E Aziende 0 Commenti Angelo Ferraro

Logo PernigottiLe aziende italiane continua a vivere una profonda crisi, che spesso le porta a dover cedere alle lusinghe di partner stranieri. Ed è cosi che il made in Italy perde un’altra delle sue perle: la Pernigotti, che cede alle sirene turche.

Pernigotti era di proprietà di una nota famiglia imprenditoriale italiana, quella dei fratelli Averna. L’accordo è stato siglato con i turchi di Toksoz, e prevede la cessione dell’intero pacchetto azionario che porta l’azienda completamente in mani straniere.

Si è parlato poco di questa operazione ma oggi a giochi fatti fa riflettere sulla vulnerabilità del tessuto economico italiano. Che fine farà l’azienda e gli stabilimenti? Pernigotti ha sede a Novi Ligure, dove impiega circa 150 dipendenti

Toksoz dopo aver espresso esplicitamente la propria soddisfazione per aver portato a termine un’operazione sicuramente complessa, ha rassicurato sulla volontà di far crescere nel mondo l’azienda leader nel settore cioccolato, con l’obiettivo di penetrare anche in aree geografiche finora inesplorate o quasi.

Turchia ToksozPrima di tutto chiaramente quello turno, che l’azienda conosce molto bene. Toksoz è un gruppo di media dimensione, che fattura 450 milioni di euro operando in tre settori: quello alimentare, il farmaceutico e l’energetico.

Il segmento dolci attualmente pesa solo per 80 milioni di euro nel fatturato complessivo del gruppo e con l’operazione intende rafforzare in maniera importante un segmento ritenuto strategico per il futuro. Pernigotti, grazie ad una presenza importante anche negli Stati Uniti, cosi come in Cina e America Latina fatturava circa 75 milioni di euro.

La Famiglia Averna ha ammesso il corteggiamento dell’azienda turca, che andava avanti da diversi mesi. Ed ecco che i gianduiotti più famosi in Italia finiscono in mani straniere.

Intanto Coldiretti lancia l’allarme, sottolineando che dall’inizio della crisi, i brand storici italiani finiti in mani straniere, ammontano ad un controvalore di 10 miliardi di euro.

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